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Discussione: Mozioni congressuali

  1. #1
    laico progressista
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    Predefinito Mozioni congressuali

    Questo documento sarà presentato al congresso come mozione, per proporre un cambiamento di linea politica al movimento.

    I Repubblicani Europei verso
    l’Unità repubblicana a Sinistra e il polo laico

    Documento per il dibattito congressuale del 14-15 gennaio 2006




    Una strategia da rivedere

    Siamo a ridosso delle elezioni e il centrosinistra bisticcia da tempo con un processo di assestamento che si rimette in moto ogni volta che sembra concluso, dando vita da più di un anno ad uno spettacolo indecoroso per il suo elettorato.
    La creazione di una forza unitaria, come sintesi di politiche alternative e contraddittorie (laici e cattolici-clericali, liberali e socialdemocratici) all’insegna di un non meglio precisato “riformismo”, si sta rivelando, come da molti previsto, un tentativo del tutto velleitario e irrealistico. Lo stesso Prodi, malgrado le primarie, appare un timoniere debole, costretto a glissare sul programma per non accendere micce e non scontentare nessuno, costretto a barcamenarsi tra gli interessi e le volontà dei partiti maggiori.
    In questo contesto scommettere tutte le proprie carte sul disegno prodiano si è rivelata una strategia perdente per tutte le forze minori, Repubblicani Europei compresi.
    Se fino alle europee questo è stato utile se non necessario, è mancata da lì in poi la capacità di far crescere le nostre idee e la nostra sostanza elettorale. Il Mre si è messo a rimorchio del Professore, senza pensare a costruire una linea politica qualificante, senza valorizzare tutte le risorse reali di cui dispone sul territorio e senza voler irrobustire le nostre fila recuperando tutto il bacino repubblicano esistente in Italia.
    Oggi non raccogliamo frutti, perché non abbiamo voluto camminare sulle nostre gambe, restando vittime indifese dei giochi degli altri.
    Se vogliamo rinascere, dobbiamo pertanto voltare pagina e puntare a rappresentare un’area politica laica e democratica visibile e distinta, che esprima liberamente una propria visione del Paese.
    Per raggiungere questi obiettivi, indichiamo di seguito le strategie, i contenuti e i passaggi politici indispensabili.


    Riunire la diaspora repubblicana di sinistra

    I repubblicani a sinistra sono rimasti a lungo divisi, sparsi in tante realtà diverse e disgiunte, spesso tra loro in competizione, che hanno disperso il voto repubblicano in molteplici direzioni. Tale situazione è stata un grave limite oltre che elettorale, anche in termini organizzativi e operativi, poiché non ha consentito di veicolare tutte le risorse disponibili verso un unico soggetto e un solo obiettivo.
    Il Mre, quale movimento di respiro nazionale dotato di una sufficiente ramificazione territoriale, deve farsi motore di un processo aggregativo, facendo ogni sforzo e ogni passo utile per ricucire l’intera diaspora del centrosinistra, anche a costo di dare vita ad un nuovo soggetto repubblicano, aperto e inclusivo, capace di valorizzare tutte le risorse in campo. Dobbiamo concorrere a rafforzare e riassumere questo processo, coinvolgendo innanzi tutto le forze e le organizzazioni che tradizionalmente costituiscono la società civile repubblicana, dal sindacato, alla cooperazione al volontariato sociale, all’associazionismo culturale, ma anche quanti hanno cercato di proseguire, comunque da repubblicani, il proprio impegno politico.
    Oggi molte altre forze repubblicane che esistono localmente sul territorio, hanno avviato questo processo e hanno lanciato un deciso appello unitario a Luciana Sbarbati. E’ nata infatti, su base nazionale, un’aggregazione tra i Repubblicani Democratici, Democrazia Repubblicana e i Liberaldemocratici di Valerio Zanone, in un unico soggetto politico: i Repubblicani per l’Unione. Anche sul fronte della Sinistra Repubblicana si avvertono pulsioni unitarie significative, che proiettano i repubblicani della Quercia fuori da quel partito. E nello stesso Pri si fa sempre più insanabile la spaccatura tra una dirigenza nazionale orientata a destra e le zone di radicamento storico del partito, in primis la Romagna, schierate con la sinistra.
    Si tratta di un’occasione che non possiamo lasciar cadere: se la diaspora repubblicana non si organizzerà con noi, dovrà inevitabilmente farlo contro di noi. E tre partiti repubblicani – due nel centrosinistra – sono davvero troppi, gli elettori ne riderebbero, i repubblicani non ce lo perdonerebbero.
    La “responsabilità” di questo processo compete a noi, che siamo la forza più grande e che possiamo, se lo vogliamo davvero, trovare il modo di allargare la nostra famiglia.


    Ritrovare spirito collegiale e contatto con la società

    Le radici della crisi in cui oggi versa il nostro movimento vanno cercate anche nel peso del passato, nelle scorie di abitudini, legami e modi di agire ereditati da troppi anni di compartecipazione, grande o piccola, alle pratiche del potere. Quella assuefazione alle comodità che offre l’essere ammessi al banchetto dei “grandi” che ha portato il vecchio Pri nelle braccia di Berlusconi, ma cui neanche noi siamo stati esenti. L’illusione di essere accettati nella “stanza dei bottoni”, ci ha portato ad abbandonare la nostra ispirazione iniziale. Ha provocato uno scollamento profondo tra la base del movimento che si è sentita abbandonata (e che ha reagito disinteressandosi di quanto accadeva al di fuori del proprio orizzonte), e un centro che si è trovato ad agire nel vuoto.
    Per questo dobbiamo pensare ad un partito strettamente legato alla società civile, ed organizzato su base federativa, e non a un'organizzazione gestita solo dal centro per la conquista delle istituzioni. Occorre valorizzare tutte le risorse periferiche e locali, dare fiducia a chi è in grado di ottenere consensi, lasciare che il partito cresca dal basso, con la gente e per la gente. Alla piramide dei partiti che abbiamo ereditato dobbiamo finalmente sostituire una struttura policentrica e a rete. Non si tratta di mettere in discussione il ruolo di chi ha sinora guidato il movimento ma di ridare nuovo slancio al nostro stare insieme.
    Dobbiamo ridare senso ai nostri organi democratici interni, troppo spesso trasformati in meri ratificatori di decisioni prese altrove.
    Dobbiamo costruire una nuova organizzazione del Movimento che a un rapporto gerarchico sostituisca un maggior dialogo e la diffusione sul territorio delle istanze decisionali.
    Dobbiamo recuperare una dimensione collegiale e comunitaria del nostro agire politico.


    Dare corpo a una politica laica e di progresso

    I repubblicani devono ricominciare ad elaborare una proposta politica forte, innovativa, che faccia presa sull’elettorato e dia un segno chiaro alla nostra identità.
    In Italia, le recenti vicende hanno evidenziato la totale incompatibilità tra laici e clericali: il referendum sulla procreazione assistita, il finanziamento alle scuole private, l’esenzione dall’ICI per gli immobili del Vaticano, i tagli alla ricerca scientifica, le nuove teorie creazioniste e la messa in discussione di Darwin, la cieca difesa della famiglia tradizionale e il rifiuto dei PACS, l’indifferenza parlamentare riguardo l’adesione alle normative europee sulle biotecnologie, i crocifissi nelle scuole e nei tribunali, l’ora di religione, la revisione del Concordato, i nuovi rigurgiti anti-abortisti, il difficile rapporto col mondo musulmano e con le comunità ebraiche.
    C’è in questo senso una battaglia ineludibile che ci chiama a raccolta, una scommessa che può dare linfa al nostro riscatto e conferire ancora un senso molto forte alla nostra esistenza: quella della laicità.
    Il mondo contemporaneo chiama i laici ad un nuovo impegno. Offre loro la possibilità di intercettare un consenso molto più ampio e motivato di prima. E il dialogo d’un tempo, è reso sempre più difficile dalle sfide del nuovo secolo, che segnano il nuovo crinale di divisione della politica, tra due visioni forti della realtà, antitetiche e alternative, tra chi è disposto a mettere in discussione dottrine, modelli e abitudini per favorire una società aperta e chi invece si arrocca nella difesa dei propri valori, nel dogma della fede, nella tutela dell’esistente.
    La società in cui viviamo è sempre più secolarizzata e pluralista. Si tratta di un processo che andrà sempre più sviluppandosi e che richiede equilibrio, attenzione, spirito inclusivo, legalità, e a cui la classe politica risponde – a destra come a sinistra – con ripiegamenti identitari e genuflessioni alle imposizioni delle gerarchie vaticane.
    La società di oggi poi, fa i conti con le nuove frontiere aperte dal progresso scientifico e tecnologico, che costringono a riflettere sull’etica, ad immaginare il futuro, a gestire con raziocinio lo sviluppo, limitandone i rischi oggettivi senza per questo ostacolare l’evoluzione umana.
    C’è una Costituzione da difendere, un principio di neutralità dello Stato di fronte alle religioni da affermare, un confine da tracciare tra la sfera pubblica e quella etico-spirituale, una nuova etica civica condivisa da affermare.
    Noi crediamo che i repubblicani debbano schierarsi sul versante della laicità, del progresso e dell’innovazione: questa è la cornice entro cui inserire la nostra proposta politica, con coerenza e senza cedimenti.


    Aderire al progetto laico-socialista-radicale

    L’adesione al costruendo Partito Democratico ci vede contrari.
    Anzitutto perché riteniamo che questo processo semplificatorio sia velleitario e pasticciato. Poi perché un partito laico infinitamente minoritario nei rapporti di forza, non potrà godere né di adeguata considerazione né di spazio politico, come le recenti chiusure sulle liste elettorali hanno ampiamente dimostrato. Infine perché crediamo che ci si debba ritagliare un ruolo in un’area più specificatamente laica e liberaldemocratica, in cui poter crescere e intercettare l’esigenza di laicità sempre più diffusa nel Paese. E’ la strada che ha intelligentemente seguito Enrico Boselli, quando si è tirato fuori dal pantano per fare crescere un polo laico.
    Su questo fronte, è nata un’aggregazione che mette insieme le esigenze di laicità e di giustizia sociale che da sempre sono la nostra ragion d’essere. Un’aggregazione forte sia nei valori che nei programmi e che colma un vuoto politico rimasto a lungo scoperto. Crediamo che questo progetto, che riunisce radicali e socialisti e che ha più volte chiamato all’appello anche il mondo repubblicano, sia la strada giusta per chi, come noi, vuole ridare fiato ai propri contenuti senza mediazioni. In un polo laico siffatto, saremmo il valore aggiunto in grado di pesare sul serio, per migliorare e arricchire una proposta politica laica, democratica, liberale e solidale.
    Riteniamo pertanto che il Mre debba costruire al più presto un accordo politico-elettorale con la federazione della “Rosa nel Pugno” radical-socialista.

    Soltanto se saremo in grado di dare seguito a quanto esposto, questo congresso nazionale non sancirà la scomparsa del repubblicanesimo dalla scena politica italiana, ma al contrario sarà davvero l’occasione per un nuovo inizio.



    Roma, 8 gennaio 2006

    Paolo Arsena – Mre Roma
    Pietro Finelli - direzione nazionale MRE
    Glauco Babini - direz. regionale MRE Emilia Romagna
    Martino Bianchi – Mre Milano
    Nicola Carrino– esecutivo provinciale Taranto
    Massimo Mingolla– Mre Roma
    Andrea Morroni – Mre Osimo (An)

  2. #2
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    Innanzitutto devo fare a tutti voi i miei complimenti per aver elaborato un documento ricco e articolato, che spero riceva un numero significativo di consensi.

    Sono molto d'accordo con la parte programmatica, con quella organizzativa e con il preambolo, oltre che con la parte in cui si sollecita la costruzione di un partito che raggruppi i repubblicani e i liberali di sinistra.

    Non sono d'accordo con le conclusioni (adesione all'alleanza radicalsocialista) e con la parte in cui si rigetta il progetto della costruzione del Partito Democratico, anche se concordo laddove si afferma che si è andati troppo a rimorchio di Prodi.

    Tuttavia trovo che lanciarsi in una critica a tutto spiano e senza attenuanti di Prodi, in un momento come questo, sia politicamente suicida.

  3. #3
    repubblicano nella sinistra
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    spero che le tre mozioni postate siano uguali .
    Scrivo come se ciò fosse accertato.
    La prima osservazione potrebbe essere che c' è una contraddizione fra la volontà di unificare le tre principali componenti repubblicane di sinistra (MRE, Sin Rep e Repubblicani per l' unione) che stando agli atti ufficiali si sono dichiarate per la lista ulivo e il progetto prodiano in genere e la proposta di aderire alla rosa nel pugno , ove , se sono informato di repubblicani c' è lucifero e non molti di più.
    Ma nel post che attualmente chiude "regolamento congressuale" paolo ci lancia un messaggio neppure troppo subliminale : attenti , sembra dire , con l' ulivo rischiamo di avere solo un seggio ( quello della Luciana) in cambio di un eurodeputato ( tra l' altro), mentre con i radical socialisti potremmo avere parecchio ( per riprendere una terminologia giolittiano, tanto zanone è con noi).
    Qui sta il punto , non sono favorevole a mercanteggiamenti per un parlamentare in più o in meno e comunque sarei contrario a patteggiamenti fra proposte alternative ( alla pannella di 12 mesi fa, per intendersi, povero boselli) ma esiste un minimo vitale a cui non si può rinunciare e per il quale vale la pena di guardarsi intorno all' interno della stessa coalizione ( a questo punto senza fermarsi a due forni, se ce ne sono tre è meglio)
    Se venisse fuori che è minacciato il nostro minimo vitale ( tutti più o meno ne abbiamo una quantificazione intuitiva, ma noin può essere un deputato e neanche un deputato e un senatore) sarei per una trattativa tout azimout all' interno del centro sinistra, ma allora diciamo che è questo e non andiamo a scomodare gli ideali imperituri.lasciamo il salotto e andiamo in macelleria.
    Se, come spero , il nostro vertice non è stato così imprevidente , e quindi il minimo vitale sia assicurato, pur rispettando la posizione di Paolo , Tino e gli altri , vorrei discutere su come raggiungere l' unità della diaspora repubblicana all' interno dell' ulivo ( o costuituente del partito democratico o come madonna si chiama) e richiamare il massimo di foze laiche in quell' insieme

  4. #4
    repubblicano nella sinistra
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    dimenticavo, a parte la precisazione di cui sopra, sulla mozione concordo pienamente con jan, compresi i complimenti per il bel documento

  5. #5
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    Credo che sia saltato il mio commento precedente.

    Tanto per cominciare, anche se non sono d'accordo con parte del documento (soprattutto le conclusioni) vorrei esprimere la mia soddisfazione perché siete stati capaci di elaborare un documento che è un sasso nello stagno, che parla di politica e non di politicantismi, che rinvia a degli ideali e non a mere etichette di convenienza, che invita ad un dibattito e lo stimola invece di limitarsi ad una celebrazione.

    Sono contento che abbiate fatto questo tentativo, che è un tentativo serio; l'ho già diffuso alla mailing list dell'MRE di Ascoli Piceno (che conta una trentina di iscritti, non solo in provincia di Ascoli Piceno e non tutti iscritti all'MRE), spero che formi oggetto della riunione che terremo domani sera qui in provincia, e lo posto subito anche nel gruppo di discussione Yahoo.

    Sono sicuro che ci saranno altre adesioni (anche se non la mia) in sede di congresso.

    Ma veniamo al merito; sarò molto sintetico e conciso.


    [B]Siamo a ridosso delle elezioni e il centrosinistra bisticcia da tempo con un processo di assestamento che si rimette in moto ogni volta che sembra concluso, dando vita da più di un anno ad uno spettacolo indecoroso per il suo elettorato.
    La creazione di una forza unitaria, come sintesi di politiche alternative e contraddittorie (laici e cattolici-clericali, liberali e socialdemocratici) all’insegna di un non meglio precisato “riformismo”, si sta rivelando, come da molti previsto, un tentativo del tutto velleitario e irrealistico. Lo stesso Prodi, malgrado le primarie, appare un timoniere debole, costretto a glissare sul programma per non accendere micce e non scontentare nessuno, costretto a barcamenarsi tra gli interessi e le volontà dei partiti maggiori.
    In questo contesto scommettere tutte le proprie carte sul disegno prodiano si è rivelata una strategia perdente per tutte le forze minori, Repubblicani Europei compresi.
    Se fino alle europee questo è stato utile se non necessario, è mancata da lì in poi la capacità di far crescere le nostre idee e la nostra sostanza elettorale. Il Mre si è messo a rimorchio del Professore, senza pensare a costruire una linea politica qualificante, senza valorizzare tutte le risorse reali di cui dispone sul territorio e senza voler irrobustire le nostre fila recuperando tutto il bacino repubblicano esistente in Italia.
    Oggi non raccogliamo frutti, perché non abbiamo voluto camminare sulle nostre gambe, restando vittime indifese dei giochi degli altri. Se vogliamo rinascere, dobbiamo pertanto voltare pagina e puntare a rappresentare un’area politica laica e democratica visibile e distinta, che esprima liberamente una propria visione del Paese.
    Penso che questo sia un giudizio troppo drastico e, in ogni caso, prematuro. Concordo però sulla parte nella quale si rimprovera al nostro partito un'insufficiente fiducia nella propria capacità di produrre idee (e, aggiungerei, uno stile politico meno convenzionale) e nell'essere andato troppo a rimorchio di Prodi.



    Riunire la diaspora repubblicana di sinistra

    I repubblicani a sinistra sono rimasti a lungo divisi, sparsi in tante realtà diverse e disgiunte, spesso tra loro in competizione, che hanno disperso il voto repubblicano in molteplici direzioni. Tale situazione è stata un grave limite oltre che elettorale, anche in termini organizzativi e operativi, poiché non ha consentito di veicolare tutte le risorse disponibili verso un unico soggetto e un solo obiettivo.
    Il Mre, quale movimento di respiro nazionale dotato di una sufficiente ramificazione territoriale, deve farsi motore di un processo aggregativo, facendo ogni sforzo e ogni passo utile per ricucire l’intera diaspora del centrosinistra, anche a costo di dare vita ad un nuovo soggetto repubblicano, aperto e inclusivo, capace di valorizzare tutte le risorse in campo. Dobbiamo concorrere a rafforzare e riassumere questo processo, coinvolgendo innanzi tutto le forze e le organizzazioni che tradizionalmente costituiscono la società civile repubblicana, dal sindacato, alla cooperazione al volontariato sociale, all’associazionismo culturale, ma anche quanti hanno cercato di proseguire, comunque da repubblicani, il proprio impegno politico.
    Oggi molte altre forze repubblicane che esistono localmente sul territorio, hanno avviato questo processo e hanno lanciato un deciso appello unitario a Luciana Sbarbati. E’ nata infatti, su base nazionale, un’aggregazione tra i Repubblicani Democratici, Democrazia Repubblicana e i Liberaldemocratici di Valerio Zanone, in un unico soggetto politico: i Repubblicani per l’Unione. Anche sul fronte della Sinistra Repubblicana si avvertono pulsioni unitarie significative, che proiettano i repubblicani della Quercia fuori da quel partito. E nello stesso PRI si fa sempre più insanabile la spaccatura tra una dirigenza nazionale orientata a destra e le zone di radicamento storico del partito, in primis la Romagna, schierate con la sinistra.
    Si tratta di un’occasione che non possiamo lasciar cadere: se la diaspora repubblicana non si organizzerà con noi, dovrà inevitabilmente farlo contro di noi. E tre partiti repubblicani – due nel centrosinistra – sono davvero troppi, gli elettori ne riderebbero, i repubblicani non ce lo perdonerebbero.
    La “responsabilità” di questo processo compete a noi, che siamo la forza più grande e che possiamo, se lo vogliamo davvero, trovare il modo di allargare la nostra famiglia.
    Perfettamente d'accordo in linea di principio.
    Ma come fare?
    Comunque è una parte che condivido in pieno.


    Ritrovare spirito collegiale e contatto con la società

    Le radici della crisi in cui oggi versa il nostro movimento vanno cercate anche nel peso del passato, nelle scorie di abitudini, legami e modi di agire ereditati da troppi anni di compartecipazione, grande o piccola, alle pratiche del potere. Quella assuefazione alle comodità che offre l’essere ammessi al banchetto dei “grandi” che ha portato il vecchio PRI nelle braccia di Berlusconi, ma cui neanche noi siamo stati esenti. L’illusione di essere accettati nella “stanza dei bottoni”, ci ha portato ad abbandonare la nostra ispirazione iniziale. Ha provocato uno scollamento profondo tra la base del movimento che si è sentita abbandonata (e che ha reagito disinteressandosi di quanto accadeva al di fuori del proprio orizzonte), e un centro che si è trovato ad agire nel vuoto.
    Per questo dobbiamo pensare ad un partito strettamente legato alla società civile, ed organizzato su base federativa, e non a un'organizzazione gestita solo dal centro per la conquista delle istituzioni. Occorre valorizzare tutte le risorse periferiche e locali, dare fiducia a chi è in grado di ottenere consensi, lasciare che il partito cresca dal basso, con la gente e per la gente. Alla piramide dei partiti che abbiamo ereditato dobbiamo finalmente sostituire una struttura policentrica e a rete. Non si tratta di mettere in discussione il ruolo di chi ha sinora guidato il movimento ma di ridare nuovo slancio al nostro stare insieme.
    Dobbiamo ridare senso ai nostri organi democratici interni, troppo spesso trasformati in meri ratificatori di decisioni prese altrove.
    Dobbiamo costruire una nuova organizzazione del Movimento che a un rapporto gerarchico sostituisca un maggior dialogo e la diffusione sul territorio delle istanze decisionali.
    Dobbiamo recuperare una dimensione collegiale e comunitaria del nostro agire politico.
    Mi sembra la parte migliore della mozione perché individua una continuità tra il modo in cui il nostro partito "vive" al suo interno e la concezione della politica che dovremmo impersonare, e perché dà voce a sentimenti diffusi tra molti iscritti circa l'insufficienza del modo in cui il partito è gestito, un modo che soffoca il dibattito interno e ci riduce ad un comitato elettorale contro la nostra volontà.


    Dare corpo a una politica laica e di progresso

    I repubblicani devono ricominciare ad elaborare una proposta politica forte, innovativa, che faccia presa sull’elettorato e dia un segno chiaro alla nostra identità.
    In Italia, le recenti vicende hanno evidenziato la totale incompatibilità tra laici e clericali: il referendum sulla procreazione assistita, il finanziamento alle scuole private, l’esenzione dall’ICI per gli immobili del Vaticano, i tagli alla ricerca scientifica, le nuove teorie creazioniste e la messa in discussione di Darwin, la cieca difesa della famiglia tradizionale e il rifiuto dei PACS, l’indifferenza parlamentare riguardo l’adesione alle normative europee sulle biotecnologie, i crocifissi nelle scuole e nei tribunali, l’ora di religione, la revisione del Concordato, i nuovi rigurgiti anti-abortisti, il difficile rapporto col mondo musulmano e con le comunità ebraiche.
    C’è in questo senso una battaglia ineludibile che ci chiama a raccolta, una scommessa che può dare linfa al nostro riscatto e conferire ancora un senso molto forte alla nostra esistenza: quella della laicità.
    Il mondo contemporaneo chiama i laici ad un nuovo impegno. Offre loro la possibilità di intercettare un consenso molto più ampio e motivato di prima. E il dialogo d’un tempo, è reso sempre più difficile dalle sfide del nuovo secolo, che segnano il nuovo crinale di divisione della politica, tra due visioni forti della realtà, antitetiche e alternative, tra chi è disposto a mettere in discussione dottrine, modelli e abitudini per favorire una società aperta e chi invece si arrocca nella difesa dei propri valori, nel dogma della fede, nella tutela dell’esistente.
    La società in cui viviamo è sempre più secolarizzata e pluralista. Si tratta di un processo che andrà sempre più sviluppandosi e che richiede equilibrio, attenzione, spirito inclusivo, legalità, e a cui la classe politica risponde – a destra come a sinistra – con ripiegamenti identitari e genuflessioni alle imposizioni delle gerarchie vaticane.
    La società di oggi poi, fa i conti con le nuove frontiere aperte dal progresso scientifico e tecnologico, che costringono a riflettere sull’etica, ad immaginare il futuro, a gestire con raziocinio lo sviluppo, limitandone i rischi oggettivi senza per questo ostacolare l’evoluzione umana.
    C’è una Costituzione da difendere, un principio di neutralità dello Stato di fronte alle religioni da affermare, un confine da tracciare tra la sfera pubblica e quella etico-spirituale, una nuova etica civica condivisa da affermare.
    Noi crediamo che i repubblicani debbano schierarsi sul versante della laicità, del progresso e dell’innovazione: questa è la cornice entro cui inserire la nostra proposta politica, con coerenza e senza cedimenti.
    E' vero: dobbiamo schierarci su questo versante; ma le questioni che ci chiamano ad un impegno non sono soltanto quelle del "progresso" (un mito peraltro in crisi), dell'etica, della laicità; anche se su di esse dovremmo avere il coraggio di dire qualcosa di originale e di qualificante, quel qualcosa che nessun altro dice o che magari rispolvera in maniera strumentale (e questo è un sospetto che dobbiamo avere nei confronti della Rosa nel Pugno).
    Cosa abbiamo da dire in materia di immigrazione, di politica economica, di politica estera, di integrazione europea, di politica dei servizi sociali? Su questo la laicità ci aiuta poco e la dicotomia laici-cattolici ci può precludere alleanze con i nostri simili.
    La chiave di lettura della laicità rischia di essere limitativa se la si considera l'unica valida.



    Aderire al progetto laico-socialista-radicale

    L’adesione al costruendo Partito Democratico ci vede contrari.
    Anzitutto perché riteniamo che questo processo semplificatorio sia velleitario e pasticciato. Poi perché un partito laico infinitamente minoritario nei rapporti di forza, non potrà godere né di adeguata considerazione né di spazio politico, come le recenti chiusure sulle liste elettorali hanno ampiamente dimostrato. Infine perché crediamo che ci si debba ritagliare un ruolo in un’area più specificatamente laica e liberaldemocratica, in cui poter crescere e intercettare l’esigenza di laicità sempre più diffusa nel Paese. E’ la strada che ha intelligentemente seguito Enrico Boselli, quando si è tirato fuori dal pantano per fare crescere un polo laico.
    Su questo fronte, è nata un’aggregazione che mette insieme le esigenze di laicità e di giustizia sociale che da sempre sono la nostra ragion d’essere. Un’aggregazione forte sia nei valori che nei programmi e che colma un vuoto politico rimasto a lungo scoperto. Crediamo che questo progetto, che riunisce radicali e socialisti e che ha più volte chiamato all’appello anche il mondo repubblicano, sia la strada giusta per chi, come noi, vuole ridare fiato ai propri contenuti senza mediazioni. In un polo laico siffatto, saremmo il valore aggiunto in grado di pesare sul serio, per migliorare e arricchire una proposta politica laica, democratica, liberale e solidale.
    Riteniamo pertanto che l'MRE debba costruire al più presto un accordo politico-elettorale con la federazione della “Rosa nel Pugno” radical-socialista.

    Soltanto se saremo in grado di dare seguito a quanto esposto, questo congresso nazionale non sancirà la scomparsa del repubblicanesimo dalla scena politica italiana, ma al contrario sarà davvero l’occasione per un nuovo inizio.
    Questa parte mi vede decisamente contrario.
    E' irrealistico pensare di poter "correre da soli", e presentare la Rosa nel Pugno, un progetto che ha le sue peculiari ambiguità e che è nato sotto la spinta di un'impellenza elettorale come un disegno che ha, di per sé, un capo e una coda.
    E' poi politicamente suicida farlo tre mesi prima di elezioni politiche imminenti, buttando a mare tutto quanto è stato fatto da due anni a questa parte. Se la mozione, in questa forma, passasse, daremmo all'elettorato la sensazione di essere non un partito che vuole portare una ventata di laicità e di spirito partecipativo in politica, ma quella di un partito dalle idee confuse, che non sa quel che vuole, come una macchina condotta da un guidatore sotto l'influsso dell'LSD.
    Che, non a caso, spingeva a gettarsi dalle finestre nel vuoto.

  6. #6
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    Comunque mi avete tirato su.
    E' da un pezzo che non sento parlare di politica alta.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Jan Hus
    Credo che sia saltato il mio commento precedente.

    E' vero: dobbiamo schierarci su questo versante; ma le questioni che ci chiamano ad un impegno non sono soltanto quelle del "progresso" (un mito peraltro in crisi), dell'etica, della laicità; anche se su di esse dovremmo avere il coraggio di dire qualcosa di originale e di qualificante, quel qualcosa che nessun altro dice o che magari rispolvera in maniera strumentale (e questo è un sospetto che dobbiamo avere nei confronti della Rosa nel Pugno).
    Cosa abbiamo da dire in materia di immigrazione, di politica economica, di politica estera, di integrazione europea, di politica dei servizi sociali? Su questo la laicità ci aiuta poco e la dicotomia laici-cattolici ci può precludere alleanze con i nostri simili.
    La chiave di lettura della laicità rischia di essere limitativa se la si considera l'unica valida.




    .

    confermo la piena concordanza con jan , anche con le integrazioni fatte , in particolare quella riportata qui sopra è la chiave del dissenso sulla rosa nel pugno ( avevo provato a spiegarlo con la sbrodolata sul' articolo dell' economist e la decadenza d' italia , ma non ho la sinteticità di jan)

  8. #8
    laico progressista
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    Caro Jan e caro Lucrezio, intanto personalmente vi ringrazio per gli apprezzamenti e per i costruttivi commenti.
    Scusatemi se in questi giorni interverrò in modo molto lapidario, ma la vigilia congressuale sottrae parecchio tempo soprattutto al lavoro, e in questo periodo i giorni dovrebbero essere almeno di 30 ore....
    A Lucrezio, che invita simpaticamente a uscire dal salotto e ad entrare in macelleria: per noi il Partito Democratico nasceva macelleria, e si è ridotto a solo salotto, tra l'altro a digiuno su uno sgabello pencolante, mentre gli altri discettano in poltrona (con la pancia piena di carne). La Rosa nel Pugno è invece salotto e macelleria assieme, nel senso che il progetto politico per noi può essere di lunga durata, e restare coerente nel tempo, ma oggi ci conviene cominciarlo con questa operazione, che potrebbe rivelarsi anche solo elettorale. Domani chissà....
    A Jan: concordo sui limiti di un programma incentrato esclusivamente sulla laicità, ma da qualche parte dobbiamo pure cominciare. Quanto all'accordo con socialisti e radicali, vale quanto detto a Lucrezio, aggiungendo che è vero che è tardi e che potremmo apparire ondivaghi. Ma l'alternativa è il suicidio. Facciamo uno scatto di reni, anche in extremis, ma facciamolo. E comunque, un dibattito simile, avremmo dovuto affrontarlo forse almeno due mesi fa, con un bel Congresso annunciato per tempo. Che ci possiamo fare?

  9. #9
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    Non potete farci niente che non abbiate tentato di fare.

    Non è colpa vostra se le informazioni agli iscritti latitano (ma non nella mia provincia), se esecutivi e direttivi dalla variopinta e statutariamente incerta composizione vengono spesso convocati a singhiozzo (ma non nella mia provincia), se il partito è condotto in maniera verticistica e accentratrice (ma non nella mia provincia e comunque non da me per la parte che mi compete).

    E', invece, un vostro merito quello di aver tentato di smuovere acque stagnanti in cui galleggiano, diciamocelo, troppe mezze calzette che, con il loro modo di (non)/agire, mi fanno a volte VERGOGNARE di essere repubblicano, altro che esserne fiero...

  10. #10
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    Che dire?

    COLPO DI SCENA AMICI!

 

 
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