Risultati da 1 a 8 di 8

Discussione: Storia

  1. #1
    Non sono d'esempio in nulla
    Data Registrazione
    25 May 2003
    Località
    Firenze
    Messaggi
    8,664
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Post Storia

    Olocausto e revisionismo
    33 domande e risposte

    Ciò che avreste (forse) sempre desiderato sapere, ma che i media concordemente tacciono

    ---------------------------

    Il caso Faurisson (oggi Zundel o Irving ndr) non rappresenta la nascita del revisionismo olocaustico. Ne rappresenta, però, il momento di piena maturità. Da esso, da ciò che vi ha tenuto dietro, da Faurisson personalmente, gli studi revisionistici hanno ricevuto un impulso determinante. Ne è seguito un allargamento e un approfondimento delle ricerche. Il tesbo che facciamo seguire, e che risale al principio di quest'anno, fornisce un quadro complessivo dei risultati che oggi si debbono considerare acquisiti in ordine alla persecuzione antiebraica durante la seconda guerra mondiale.

    Non abbiamo mai sottaciuto che revisionisti sono uomini di sinistra non meno che uomini di destra, e ancora oggi, senza dubbio, i secondi sono più dei primi. La cosa essenziale -- per nulla scontata è che le opzioni ideologiche restino esterne all'opera di ricerca, ad essere impegnati nella quale sono dei singoli. E', poi, naturale, e salutare, che ci si divida quanto all'uso politico che si fa dei risultati di quest'opera: non v'è nessun tratto di strada da percorrere insieme politicamente -- nessun tratto di strada che comporti l'uso di quei risultati.

    Questo testo emana da ambienti di destra. Dobbiamo constatare che tale circostanza non ha inciso sull'obiettività dell'esposizione. V'è un passo, tuttavia, che da parte nostra richiede una messa a punto. Per il tenia cui si riferisce, esso è inessenziale ai fini della completezza informativa del quadro; non senza fondate motivazioni, dunque, potremmo amputarlo e limitarci a indicare l'amputazione con i rituali tre pungini. Ma questo modo di procedere, pur legittimo, nel caso specifico ci lascerebbe con il dubbio di aver sottratto al lettore un elemento alla cui conoscenza egli ha diritto.

    Ci riferiamo alla seconda parte della risposta alla trentaduesima domanda. Se la omettessimo, ci risparmieremmo non già un imbarazzo (non è di ciò che si tratta), ma una spiegazione necessariamente complessa, la quale, soprattutto, dovrebbe investire temi non aventi rapporto alcuno con il revisionismo olocaustico.

    Quest'ultima considerazione è qui decisiva; e dunque preciseremo che se ci si pore, come noi ci poniamo, nell'ottica della lotta di classe, e prima di tutto della sua ripresa a chiusura di una corso storico disastroso per la classe operaia e per ogni possibilità di trasformazione socialista, noti si può non considerare -- contro l'irresponsabilità e le superstizioni solidaristiche in cui non può non crologiarsi il genus che oggi passa per essee "di sinistra" -- la prospettiva del multiculturalismo con un'inquietudine che non è per niente minore di quella con la quale guardano al fenomeno quegli "esprits d'orientation nationale" al cui novero non apparteniamo. Questa inquietudine è giustificata, in primo luogo, dal fatto che, creandosene le condizioni, la lotta tra le razze minaccerebbe obieitivamente di sostituirsi alla lotta di classe e, in un quadro storico il dato saliente del quale è la lunga assenza di quest'ultima, di prevenirne la possibilità di ricomparsa (cose di cui non si accorgeranno se non con il ritardo consueto coloro che in sede di analisi si permettono di confondere essere e dover essere); poi dalfatto che altrettanto obiettivamente i flussi migratori lendono a metter capo alla ricostituzione di un esercito lavorativo di riserva (in Italia, secondo Guido Bolaffi, lo fanno già) il cui sfruttamento a prezzo rinvilito non mancherebbe sul lungo periodo di ripercuotersi sulla composizione organica del capitale, nel senso di un rallentamento della discesa del saggio di profitto, anche se è del tutto probabile che la tendenza non si realizzi mai compiutamente.

    Chiarita, anche se nel modo più sommario, la qual cosa, il campo resta libero a quei cotali che coglieranno il destro per blaterare di un nostro "scivolamento" (vedi appendice al saggio introduttivo).

    [C.S.]



    1. E' provato che i tedeschi abbiano ucciso sei milioni di ebrei ?

    Nessuno contesta che tantissimi ebrei siano morti durante la seconda guerra mondiale a causa della loro deportazione nell'Europa dell'Est e delle condizioni inumane che in certi periodi si verificarono nei campi di concentramento. Niente dimostra, tuttavia, che. sia esistito (e sia stato eseguito) un piano per l'uccisione di chicchessia in ragione della sua razza. Né gli ebrei, né gli zingari sono stati sterminati in modo sistematico. Tutti coloro che morirono nei campi di concentramento, dai criminali di diritto comune ai resistenti e partigiani di varie nazionalità, ecc., conobbero lo stesso tragico destino.

    2. E' provato che Hitler fosse al corrente dell'Olocausto e che lui o Himmler abbiano dato un ordin!, in proposito?

    Non esiste alcun ordine scritto esplicito. Tuttavia le autorità naziste si rendevano sicuramente conto che la deportazione degli ebrei all'Est era realizzata in coridizioni tanto dure che gran parte degli ebrei dovevano lasciarvi la pelle.

    3. Esistono ordini scritti per lo srenninio degli ebrei?

    Neanche uno. E' inimmaginabile che, nella Germania di quest'epoca, rigorosamente burocratica e gerarchizzata, un'azione di tali proporzioni sia stata compiuta senza una catena di ordini espliciti, scritti, chiari e dettagliati. Si pretende che parole come Sonderbehandlung, Umsiedlung, Arbeirseinsatz ed Endlösung equivalessero in codice a "sterminio". A nostro avviso, questa è una speculazione senza fondamento.

    4. Un'operazione di tale ampiezza poteva restare segreta?

    Impossibile. D'altronde, è chiaro che le pretese camere a gas da esecuzione avrebbero potuto essere notate da qualcuno. Si vedano Air Photo Evidence di John C. Ball e l'Album di Auschwitz di Serge Klarsfeld.

    5. Perché gli ebrei non opposero resistenza o quasi?

    Perché, apparentemente, nessuno aveva l'intenzione di sterminarli. Per vari motivi (essenzialmente di sicurezza), essi venivano raggruppati e poi deportati verso ghetti o campi dove erano costretti a lavorare in condizioni il più delle volte terribili.

    6. E' dimostrato che non sono stati uccisi sei milioni di ebrei?

    E' difficile dimostrare che una cosa non si è verificata. Ma i revisionisti hanno presentato, nel corso degli anni, innumerevoli argomenti di natura criminologica, demografica, analitica, logistica, tecnica e comparativa, dai quali scaturisce un'immagine ben diversa della sorte degli ebrei.

    7. Che cosa risulta alla Croce rossa internazionale sul preteso genocidio?

    Una delegazione della CRI, che visitò Auschwitz nel settembre del 1944, segnalò specificamente nel proprio rapporto che i detenuti potevano ricevere pacchi di generi alimentari e che, dopo aver cercato di verificare le voci sulle pretese camere a gas, non era in grado di confermarle. Inoltre la CRI dispone di un Servizio internazionale di ricerche ad Arolsen, che centralizza tutti i dati a carattere individuale sui detenuti dei campi e che, su richiesta delle famiglie, rilascia informazioni o certificati di morte. Alla data del 31 dicembre 1983 la Croce rossa aveva compilato complessivamente 373.486 certificati relativi a tutti i decessi, di ebrei e non ebrei, nei campi tedeschi. Il numero degli ebrei morti in questi campi e fuori di essi non è ancora stato stabilito.

    8. Simon Wiesenthal ha dichiarato che "non ci sono stati campi di sterminio sul territorio tedesco" e che gli ebrei assassinati non sono sei, ma undici milioni?

    Sì, nel numero di aprile del 1975 di "Books and Bookmen", ha confermato che le gassazioni ebbero luogo solo in Polonia e, sul settimanale belga-olandese "De Post" del 9 maggio 1982, ha parlato di undici milioni di morti ebrei.

    9. Ciò nondimeno, Dachau si trova in Germania e dei veterani americani sostengono che vi era una camera a gas. Ci sono anche delle fotografie di delegati del Congresso americano che visitano questa camera a gas.

    Si tratta di propaganda di guerra respinta oggi da tutti gli storici, compresi quelli antirevisionisti.

    10. E' provato che ad Auschwitz vi siano state camere a gas da esecuzione?

    No. Nel 1976 il professor Faurisson ha scoperto che la pretesa camera a gas del campo principale di Auschwitz, visitata ogni anno da decine di migliaia di turisti, non è che un imbroglio. Nel 1995, lo storico antirevisionista Erie Conan lo ha ammesso: "E' tutto falso" ("L'Express", 19 gennaio, p. 68).

    11. Se Auschwitz non era un campo di sterminio, che cosa era?

    Questo campo faceva parte di un grande complesso industriale dove si producevano particolarmente caucciù sintetico e benzina a partire dal carbone. Il campo dei detenuti serviva come riserva di manodopera, ma anche come Durchgangslager (campo di transito), dal quale gruppi di lavoro (Kommandos) erano inviati presso altri campi. Sarebbe anche servito da base per il trasferimento degli ebrei in Bielorussia (si veda Die 2. babylonische Gefangenschaft di Steffen Werner, Pfullingen, 1990).

    Gli aerei da ricognizione americani fotografarono d'altronde questo importante complesso chimico a partire dal 1943. Sulla base dei loro clichés, John C. Ball, esperto canadese in foto aeree, ha scritto Air Photo Evidence, dal quale le tesi dei revisionisti ricevono una convincente conferma. Auschwitz tutto era fuorché il luogo ideale per commettere un genocidio al riparo da sguardi indiscreti.

    12. Perché allora Rudolf Höss, comandante di Auschwitz, ha confessato che nel campo sarebbero stati gassati due milioni e mezzo di ebrei?

    Grazie al revisionista francese Robert Faurisson sappiamo oggi che Höss fece le sue ammissioni sotto tortura. Gli inquirenti britannici riferirono come avevano catturato Höss e lo avevano picchiato per giorni; all'apparenza, essi ne erano fieri. In seguito Höss fu consegnato ai polacchi, che lo impiccarono nel 1947. "Confessioni" ottenute in questo modo erano moneta corrente in Germania all'indomani della guerra.

    13. C'è una differenza tra i campi di concentramento tedeschi e i campi di concentramento americani nei quali furono internati, durante la guerra, i cittadini americani di origine giapponese?

    In principio, no. Anche i giapponesi furono considerati pericolosi per la sicurezza, come appartenenti ad un popolo contro il quale gli Stati Uniti erano in guerra. Tuttavia gli Stati Uniti erano lontani dal teatro del conflitto e non si trovavano in una situazione disperata come quella della Germania.

    14. Quanti ebrei vivevano nei territori controllati dalla Germania?

    Meno di quattro milioni.

    15. Numerose fotografie mostrano montagne di scheletri. Anche in questo caso si tratta di una falsificazione?

    In sé, i cumuli di cadaveri non dicono niente a proposito della causa delle morti. E' significativo, invece, che la maggior parte di questi cadaveri fossero scarnificati, ciò che suggerisce come causa del decesso il tifo. Le persone colpite da tifo diventano infatti scheletri viventi (si vedano le immagini che giungono dall'Africa). Dei corpi così scarnificati non potevano certamente appartenere a deportati appena arrivati, cioè in condizioni di salute ancora relativamente buone.

    Ma è curioso che siano sempre le montagne di cadaveri filmate nel campo di Bergen-Belsen (Germania del Nord), dove nessuno ha mai preteso che esistessero camere a gas, che servano a illustrare le gassazioni... di Auschwitz! Tutti sanno che a Bergen-Belsen vi furono migliaia di morti (tra i quali Anna e Margot Frank) a seguito, agli inizi del 1945, di un'epidemia terribile di tifo che non fu possibile debellare. Dopo la liberazione del campo da parle dei britannici, il 15 aprile 1945, vi morirono ancora numerosissimi deportati, poiché i britannici commisero l'errore di mettere il campo sotto quarantena, cosicché i detenuti indeboliti e affamati ma non ancora colpiti dal morbo si ammalarono anch'essi e morirono nelle settimane successive.

    Al momento dell'epidemia di tifo del 1942, Höss, comandante del campo di Auschwitz, aveva commesso lo stesso errore, con le stesse conseguenze.

    Un'altra falsificazione ben nota è quella delle fotografie di GI's americani tra centinaia di cadaveri di detenuti disposti su lunghe file di fronte ad una fabbrica di Nordhausen. Questi detenuti non morirono per colpa dei tedeschi, ma sotto un bombardamento americano il 4 aprile del 1945. Un'azione del tutto superflua, per di più, poiché la sconfitta tedesca era sicura.

    Anche il celebre film proiettato al processo di Norimberga è un cocktail di immagini e di messe in scena realizzato dall'esperto Alfred Hitchcock.

    Non per nulla ancora oggi ci si deve rivolgere a uno Spielberg, maestro nella fantascienza, quando si vuole spacciare la fiction per realtà (si vedano i punti 27 e 28).

    16. Quale era le cause principali di decesso?

    Seprattutto le epidemie di tifo, rita anche le condizioni di vita terribili e il trattamento spesso barbaro infitto ai detenuti dai Kapo (criminali di diritto comune, comunisti, ebrei).

    17. Che cos'è il tifo?

    Questa malattia si diffonde soprattutto quando molte persone sone costrette a vivere insieme in condizioni di scarsa igiene. Un esempio: il Ruanda nell'agosto del 1994. La malattia si trasmette attraverso le pulci.

    18. Quale metodo di disinfestazione impiegavano i tedeschi?

    Lo Zyklon B, marchio commerciale dell'acido cianidrico, era ed è ancora utilizzato per ogni intervento contro i pidocchi. La Germania ne era sprovvista, così come mancava di tante altre materie prime. Paradossalmente, si può affermare che, se i tedeschi avessero avuto a disposizione una quanItà maggiore di Zyklon B, sarebbe sopravvissuto un numero maggiore di detenuti. Inoltre, negli ultimi catastrofici mesi (avvicinamento dei fronti militari, bombardamenti continui, evacuazioni improvvise, milioni di rifugiati dall'Est, carestia), non potevano essere applicati i metodi nonnali di disinfestazione, così che in numerosi campi scoppiarono epidemie di tifo le cui immagini atroci sono note al mondo intero.

    19. Lo Zyklon B poteva anche servire alla gassazione in massa di esseri umani?

    No. I tedeschi avevano inoltre, vicino ad Auschwitz, nel complesso industriale chimico di Monowitz, riserve quasi inesauribili di prodotti più efficaci e meno cari. Negli Stati Uniti le camere a gas da esecuzione sono cabine capaci di contenere una o al massimo due persone; la preparazione, l'introduzione e l'estrazione del gas vi si svolgono in modo completamente diverso da quello delle pretese gassazioni di massa di Auschwitz. Il revisionista oggi più conosciuto, Robert Faurisson, è stato il solo e il primo a interrogarsi sulla possibilità materiale e chimica delle gassazioni. Nei suoi studi, egli è spesso tornato sull'argomento e ha specificamente dedicato al "problema delle camere a gas" una videocassetta nella quale espone il suo punto di vista in modo pacato e convincente. L'esperto americano di camere a gas Fred Leuchter (1988), il chimico tedesco Germar Rudolf (1991), che ha lavorato alla Max Planck Gesellschaft di Stuttgart, organismo di fama internazionale, e l'ingegnere austriaco Walter Lüftl (1992) hanno approfondito questo aspetto.

    20. E' vero che lo Zyklon B lascia delle tracce? E' stata mai effettuata una perizia chimica?

    Sì, vi sono già state varie perizie chimiche e, tutte, hannò dato direttamente o indirettamente ragione ai revisionisti. Anche la perizia del Museo nazionale di Auschwitz conferma le constatazioni di Fred Leuchter sull'assenza di ferriferrocianuro.

    Per anni, il professore francese Robert Faurisson ha svolto ricerche in questo settore. Egli è stato il primo a esaminare in loco come funzioni per esempio una camera a gas americana ed è stato lui a scoprire i progerti dei crematori nel Museo di Auschwitz. Quando il revisionista tedesco-canadese Emst Zündel è stato processato, ha nominato Robert Faurisson come esperto della difesa. Insieme, essi hanno dato mandato allo specialista americano di camere a gas Fred Leuchter Jr. di esaminare i locali reputati camere a gas di Auschwitz, Birkenau e Majdanek e di depositare una perizia. Il 25 febbraio 1988 si è mossa un'équipe che ha effettuato in loco delle constatazioni e delle misure e ha riportato 32 campioni (mattoni, malta, ecc.) per controllarvi la presenza di cianuro.

    Il dottor James Roth, direttore degli Alha Analytical Laboratories di Ashland (Massachusetts) ha testimoniato al processo che si sono riscontrati 1050 mg/kg di cianuro nel campione n. 32 (proveniente da una camera a gas per la disinfestazione degli oggetti), ma niente, o tracce insignificanti, negli altri 31 campioni. Ne deriva che gli impianti nei quali, stando a ciò che si è preteso finora, milioni di esseri umani sarebbero stati gassati con l'acido cianidrico, non sono mai stati di fatto in contatto con questo gas! E' stata la fine del mito delle camere a gas.

    Nel 1990, dalle lapidi commemorative del Museo di Auschwitz è stato eliminato un testo che affermava che 4 milioni di esseri umani erano morti assassinati in questo campo.

    Adesso gli storici tradizionali stanno riducendo questa cifra tutti gli anni; si è già passati da un milione e mezzo a 600.000-800.000 (J.-C. Pressac).

    21. Numerosi sopravvissuti affermano che i corpi venivano ammucchiati e bruciati in fossati.

    La procedura descritta da questi "testimoni" è tecnicamente impossibile (si veda il punto 25).

    22. Perché c'erano forni crematori ad Aurchwitz?

    E' sicuro che i crematori II e III servirono principalmente per incenerire dei cadaveri. Furono d'altronde concepiti e costruiti nell'inverno 1942-43 dopo le terribili epidemie dell'estate 1942. La regione era paludosa, con una falda acquifera molto superficiale, cosa che rendeva impossibile la sepoltura di tutti quei corpi.

    23. Alcuni testimoni oculari affermano che questi crematori potevano incenerire un corpo in 10 minuti e che, a volte, molti corpi venivano inceneriti nella stessa muffola.

    E' tecnicamente impossibile. I crematori sono installazioni tecniche con limiti molto precisi. Sui crematori di Auschwitz e di Birkenau, si dispone di una documentazione praticamente completa, poiché gli archivi della Bauleitung furono sequestrati dai sovietici.

    Il revisionista italiano Carlo Mattogno ha studiato questo problema per anni con l'aiuto di due ingegneri e le sue conclusioni sono chiarissime. La capacità massima teorica per l'insieme dei crematori era di 1.248 corpi al giorno. 1 crematori II e III furono operativi per 971 giorni e i crematori IV e V per 359 giorni. Al massimo avrebbero potuto bruciare 300.000 corpi. Se si tiene conto dei tempi per la sostituzione dei materiali refrattari nei forni, i crematori poterono incenerire al massimo 162.000 corpi e, inoltre, le quantità di coke fornite non permettevano di incenerire se non i detenuti deceduti normalmente registrati (che vengono valutati all'incirca in 150 o 170.000). 1 calcoli sono anche confermati dal tempo necessario per incenerire un corpo, che prende da 60 a 80 minuti.

    Nei crematori di oggi, si bruciano in media 3 o 5 corpi al giorno.

    Infine, le cifre concordano con i 51 Totenbiicher (registri mortuari tenuti dall'amministrazione del campo), che coprono il periodo dall'agosto del 1941 al 1943 e contengono i dati relativi a 66.000 deceduti.

    24. Come si spiega che vi siano state montagne di cadaveri proprio là dove esistevano dei crematori?

    Nelle ultime settimane di guerra, questi crematori furono smantellati o non furono utilizzati a causa dell'assenza di parti di ricambio. Non si possono nenimeno escludere atti di sabotaggio. La propaganda di guerra ha approfittato largamente di questa situazione e di queste immagini.

    25. Aerei da ricognizione alleati hanno scattato delle fotografie nel periodo in cui questi crematori avrebbero funzionato a pieno ritmo al pari delle camere a gas. Che cosa mostrano queste fotografie?

    Non mostrano né pretese aperture attraverso le quali lo Zyklon B sarebbe stato introdotto, né feritoie per la ventilazione del gas letale, né riserve di carbone, né sistemi efficaci per il trasporto del carbone, né fosse nelle quali bruciare i cadaveri, né cumuli di cadaveri, né camini fumanti, né protezioni contro gli sguardi indiscreti, né file di detenuti in movimento verso i crematori o in attesa del loro turno; in realtà, queste fotografie non rivelano niente realtivamente a ciò che i "testimoni oculari" pretendono di aver visto! Di più, da esse scaturisce che non sono mai esistite le fosse gigantesche e profonde nelle quali, secondo numerosi testimoni, i cadaveri venivano bruciati quando i crematori erano fuori uso.

    Queste fosse a combustione sono un'invenzione per i seguenti motivi:

    -- ad Auschwitz-Birkenau, regione paludosa, la falda acquifera è molto in superficie; ciò rendeva impossibile la combustione in fosse, che si sarebbero immediatamente riempite d'acqua;

    -- la cremazione in fosse è tecnicamente impossibile a causa della mancanza di ossigeno, che impedisce di raggiungere la temperatura necessaria, collocata tra 500* e 800*; per contro, sarebbe stata possibile la cremazione su pire, a condizione di disporre di sufficiente combustibile; quasi tutti i testimoni parlano di fosse; non esiste documentazione relativa alla fornitura di combustibile sufficiente;

    -- nelle fotografie aeree scattate nel periodo in questione non si vedono né fosse, né cremazioni di corpi (trasporti di combustibile e fumo);

    -- l'esame al suolo e la fotografia aerea non rivelano in nessun luogo traccia di tali fosse (modifiche della struttura del suolo). Si vedano Air Photo Evidence e The Ball Report dell'esperto canadese John C. Ball.

    26. I revisionisti sono in grado di dare una risposta ragionevole alla domanda: che fine hanno fatto dunque le comunità ebraiche scomparse (costituite o meno che fossero da sei milioni di persone)?

    L'autore revisionista americano [in fatto tedesco] Walter Sanning ha svolto uno studio demografico (The Dissolution of Eastern European Jewry, Institute of Historical Review, Newport Beach, 1983; disponibile anche in tedesco presso le edizioni Grabert) affrontando il problema dettagliatamente. In primo luogo, bisogna dire che la cifra di sei milioni è fittizia e simbolica. In secondo luogo, non tutti gli ebrei furono deportati e molti tra loro riuscirono a nascondersi.

    Proporzionalmente, furono deportati moltissimi ebrei olandesi, ma pochi ebrei francesi. Inoltre, in Belgio, in Francia e in Italia esitono ancora consistenti comunità ebraiche. Dopo la guerra, molti ebrei lasciarono l'Europa e scelsero Israele e gli Stati Uniti come luogo di destinazione. Gran parte degli ebrei polacchi e russi potè fuggire o fu deportata nella Russia centrale e asiatica.

    Il Servizio internazionale di ricerche della Croce rossa ad Arolsen possiede milioni di documenti sui cLeportati, dai quali potrebbe scaturire una notevole chiarificazione su questo aspetto. Sfortunatamente, i suoi archivi sono inaccessibili agli studiosi. Perché? Si teme forse di far apparire un'altra realtà, che faccia crollare la teoria dei sei milioni? I Totenbücher di Auschwitz (si veda il punto 23), nascosti per quarant'anni a Mosca, sono ora depositati anch'essi ad Arolsen nelle casseforti dei Servizio di ricerche della Croce rossa. Così sono stati di nuovo sottratti al pubblico. Nessuno storico riceve il permesso di consultarli.

    27. Il film Schindler's List è una storia vera?

    Questo film è tratto da un libro con lo stesso titolo di Thomas Keneally. A pagina 3 dell'edizione originale inglese si legge: "Novel. This book is a work of fiction. Names, characters, places and incidents are either products of the author's imagination or are used fictiously. Any resemblance to actual events or locals or persons, living or dead, is entirely coincidential". Sul dorso del libro si legge anche: "Fiction/Judaic".

    28. Amon Göth, che nel film di Spielberg comanda il campo di Plaszow, è esistito veramente?

    Sì, ma era in realtà molto più vecchio. Spielberg ci presenta un nazista giovane e duro in stile hollywoodiano. Lo mostra al balcone della sua villa, in cima a una collina, mentre spara sui detenuti.

    Di fatto, tutta la messa in scena di Spielberg è un imbrogilio, poiché l'abitazione di Göth si trovava ai piedi di una collina e dietro il campo e perciò non disponeva di nessuna vista su quest'ultimo. Su Plaszow la Vrij Historisch Onderzoek ha pubblicato un opuscolo contenente una trentina di fotografie autentiche, che ne danno un'inimagine molto diversa e più realistica.

    La moglie di SchindIer vive ancora in Argentina e, intervistata, ha fornito un ritratto di quest'uomo opposto a quello del film A suo avviso, si trattava di un "folle" che non si curava minimamente dei detenuti (se non per il loro denaro) ed è a lei che questi devono tutto, in quanto era lei ad occuparsi dell'approvvigionamento di generi alimentari, mentre SchindIer era sempre assente. A seguito dell'intervista ci si chiede perfino se gli Schindler erano veramente tedeschi. Al momento dell'occupazione tedesca della Cecoslovacchia, essi fuggirono in Polonia. Perché? E quando i tedeschi occuparono la Polonia, SchindIer -- secondo il film di Spielberg -- ricevette una medaglia d'oro dal partito nazista.

    29. Si dice che i revisionisti sono antisemiti o neonazisti.

    E' solo per diffamarli e intirmidirli. Li si vuole anche stigmatizzare, visto che non è possibile confutarli. In ogni modo, 1 + 1 = 2, anche se a dirlo è un nazista. Il revisionismo non vuole negare o minimizzare i veri misfatti del nazionalsocialismo. Il revisionismo vuole separare la verità storica dalla propaganda di guerra.

    30. Perché i punti di vista dei revisionisti non traspaiono mai dai media?

    Chiedetelo a loro. Il motivo è senza dubbio che con il revisionismo essi perdono del tutto la faccia. Per decenni, senza la minima critica e senza un briciolo di buon senso, i media hanno disinformato l'opinione pubblica ricorrendo alle atrocità della propaganda di guerra. Inoltre, questo argomento è divenuto un dogma e un tabù che si può infrangere solo con uno straordinario coraggio. Nei prossimi decenni, ci si remperà la testa a forza di chiedersi come un numero così vasto di persone abbia potuto unire tanta stupidità a tanta vigliaccheria.

    31. Che cosa succede a coloro che negano l'Olocausto?

    Sono posti al bando dalla società.

    32. Questa discussione è ancora attuale?

    Combattere le menzogne è un dovere morale e civico. Un'informazione scorretta (anche in campo storico) porta a decisioni scorrette.

    La versione classica dell'Olocausto è ancora utilizzata quotidianamente nel dibattito politico per togliere di mezzo gli avversari o per conservare dei diritti acquisiti. E' chiaro che colpiti sono soprattutto il popolo palestinese e il popolo tedesco. Ma, più in generale, lo sono tutti coloro che, di orientamento nazionale, respingono la società multiculturale come un'utopia perturbatrice dell'ambien:e naturale e del biotopo, e che vengono bollati correntemente come affetti da sindrome dell'Olocausto. E' sorprendente che i fautori della società multiculturale tirino fuori costantemente immagini e avvenimenti della seconda guerra mondiale, ma tacciano pudicamente su un fatto attuale come l'espulsione dei palestinesi dalla loro terra.

    33. Quali sono gli autori revisionisti più importanti?

    Paul Rassinier, Robert Faurisson, Arthur Butz, Thies Christophersen, Wilhelm Stäglich, Carlo Mattogno, Henri Roques, Udo Walendy, Jürgen Graf, Germar Rudolf, Walter Sanning, Mark Weber, John C. Ball, Emst Zündel, David Irving, Ingrid Weckert, Enrique Aynat, Serge Thion, Carlos Porter.

    1997

    VHO (Vrij Historisch Onderzoek), Antwerpen, Belgo

    +++++++++++++++++++++++++.

    Traduzione in Il Caso Faurisson e il revisionismo olocaustico, Graphos, 1997, pp.127-140.

  2. #2
    Non sono d'esempio in nulla
    Data Registrazione
    25 May 2003
    Località
    Firenze
    Messaggi
    8,664
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Revisionismo in Iran, in Francia e nel mondo





    Con le sue recenti dichiarazioni sul “mito dell’Olocausto”, il presidente iraniano ha impresso un nuovo impulso allo sviluppo del revisionismo storico. Questo impulso è testimoniato dal seguente scambio di corrispondenza tra il direttore generale dell’Istituto di scienze politiche Neda di Teheran ed il Francese Robert Faurisson.



    Dr Jawad Sharbaf, direttore generale dell’Istituto di scienze politiche Neda (Teheran) al professor Robert Faurisson, 19 dicembre 2005





    Signor Professore,



    Colgo questa occasione per esprimere, a Lei ed a tutti i revisionisti, il profondo rincrescimento che desta nell’Istituto di scienze politiche Neda la risoluzione dell’ONU relativa alla “Giornata dell’Olocausto” [1° novembre 2005]. Le recenti osservazioni del Presidente Mahmoud Ahmadinejad che mettono in dubbio l’“Olocausto” hanno creato una situazione favorevole al revisionismo. Al presente noi riteniamo che indubbiamente il Presidente farà tutto ciò che è in suo potere se Lei prenderà contatto con lui e chiederà la sua assistenza per l’organizzazione di una Conferenza internazionale sul revisionismo. Nel caso in cui, a tal proposito, Lei avesse bisogno del nostro aiuto, non esiti a prendere contatto con noi.



    I nostri migliori auguri La accompagnino.



    Dr Jawad Sharbaf, direttore generale dell’Istituto di scienze politiche Neda





    Professor Robert Faurisson al Dottor Jawad Sharbaf, 26 dicembre 2005




    Signor Direttore generale,



    La ringrazio vivamente per il Suo messaggio e per la Sua proposta concernente l’organizzazione di una conferenza internazionale revisionista. Nel novembre 2000, avevo avuto l’onore di essere ricevuto a Teheran per una settimana su invito di un ufficio del governo iraniano. In quell’occasione avevo fatto la conoscenza del Suo istituto dove mi avevano accolto il Dottor Soroush-Nejad ed un gruppo di professori; uno di questi ultimi stava allora terminando la traduzione in persiano del mio Mémoire en défense contre ceux qui m’accusent de falsifier l’histoire (1980) (“Memoria a difesa contro coloro che mi accusano di falsificare la storia” – N.d.T.). In questi ultimi cinque anni, nel corso dei quali abbiamo mantenuto dei contatti, ho potuto constatare che i responsabili politici del Suo paese esitavano a denunciare la menzogna del preteso “Olocausto” degli ebrei, una menzogna le cui devastazioni che esso esercita da più di mezzo secolo, in particolare a spese del popolo palestinese, sono un disastro che si aggrava di anno in anno. Io speravo che un giorno un alto responsabile politico avesse il coraggio di dire di fronte al mondo che l’“Olocausto” non è che una leggenda o un mito. L’8 dicembre 2005 – una data che rimarrà nella storia – il presidente del Suo paese, Mahmoud Ahmadinejad, – un nome che resterà impresso nella storia – ha osato formulare dei dubbi sulla realtà storica del preteso “Olocausto”. Il 12 dicembre, egli ne ha parlato come di un “mito”. Egli ha, per di più, preso la difesa del diritto dei revisionisti ad esprimersi liberamente. Il 22 dicembre, in Egitto, il capo spirituale dei Fratelli musulmani, Mohamed Mehdi Akef, ha utilizzato a sua volta la parola “mito” ma non senza ritrattare in parte alcuni giorni dopo, tanto questo mito è potente e capace di intimidire. Il 23 dicembre, un’autorità iraniana, Mohamed-Ali Ramin, responsabile della Società per la difesa dei diritti delle minoranze musulmane in Occidente, ha dichiarato che il vostro presidente auspica che i governi europei permettano ai loro universitari di pubblicare liberamente i risultati delle loro ricerche sull’“Olocausto”.



    Il 1° novembre ultimo scorso, all’unanimità e senza votazione, i rappresentanti delle 191 nazioni che costituiscono l’ONU hanno adottato un progetto di risoluzione israeliano che proclama il 27 gennaio “Giornata internazionale di commemorazione in memoria delle vittime dell’Olocausto”. Inoltre, questo testo “respinge qualsiasi negazione dell’Olocausto in quanto avvenimento storico, sia tale negazione totale o parziale”. Sono così presi di mira tutti coloro che, come i revisionisti, esigono un riesame delle prove e delle testimonianze su cui si fonda la tesi del preteso “Olocausto” degli ebrei. Essenzialmente i sostenitori di questa tesi affermano che, durante la seconda guerra mondiale, i Tedeschi 1) avrebbero condotto una politica di sterminio fisico degli ebrei; 2) avrebbero messo a punto ed utilizzato dei grandi mattatoi umani chiamati camere a gas (da non confondere con i forni crematori che, essi, non avevano nulla di criminale) e 3) avrebbero provocato, con questo e con altri mezzi, la morte di sei milioni di ebrei.



    Il progetto di risoluzione israeliano è stato adottato con un abile raggiro che ho descritto in un testo di cui Lei ha preso visione e che ho intitolato “L’ONU met le révisionnisme au ban de l’humanité” (“L’ONU mette il revisionismo al bando dell’umanità” – N.d.T.).



    L’accusa mossa dagli ebrei al popolo tedesco costituisce una calunnia. Segnato dal segno di Caino, questo popolo non ha avuto finora altra risorsa che quella di sprofondare nella contrizione per un crimine che non ha mai commesso. A sessant’anni dalla guerra, la Germania è sempre in stato di soggezione e non ha ancora avuto diritto ad un trattato di pace. I dirigenti tedeschi (ed austriaci) non cessano di chiedere scusa e di versare colossali «riparazioni» finanziarie alle organizzazioni ebraiche o sioniste nonché allo Stato di Israele. Da sessant’anni, questi dirigenti vivono nell’assillante paura di provocare la collera degli ebrei; perciò li si vede reprimere nei loro paesi qualsiasi avvisaglia di revisionismo storico. In Germania, in Austria ma anche in molti altri paesi d’Europa, gli ebrei hanno finito per ottenere l’adozione di leggi speciali destinate a proteggere da qualsiasi contestazione la loro versione della storia della seconda guerra mondiale.



    L’impostura dell’“Olocausto” è la spada e lo scudo dello Stato ebraico; essa ne è l’arma numero uno. Essa permette agli ebrei ed ai sionisti di mettere sotto accusa il mondo intero: in primo luogo la Germania del III Reich che avrebbe commesso un crimine abominevole e senza precedenti, poi il resto del mondo che l’avrebbe lasciata commettere questo stesso crimine. Gli estremisti ebrei ed i sionisti hanno incominciato ad accusare di complicità in “crimine contro l’umanità” Churchill, Roosevelt, Truman, Stalin, De Gaulle, Papa Pio XII, il Comitato internazionale della Croce Rossa, nonché tutti i paesi che hanno preso parte alla seconda guerra mondiale e persino tutti i paesi neutrali a cominciare dalla Svizzera. Tutti sono accusati d’essere stati indifferenti alla tragedia e di aver lasciato sterminare il popolo ebraico!



    È così che prendendo oggi posizione contro la menzogna dell’“Olocausto”, l’Iran si trova a difendere non solo la Palestina ed il mondo arabo-musulmano, ma anche tutta una parte del genere umano contro una gigantesca impresa di diffamazione, ricatto ed estorsione.



    Lei mi fa sapere che, grazie al presidente Ahmadinejad, si offre finalmente l’occasione di progettare una conferenza internazionale sul revisionismo.



    Lei sa sicuramente che i revisionisti si apprestavano a tenere una conferenza a Beirut, dal 31 marzo al 2 aprile 2001. Ma le pressioni israeliane ed americane si erano fatte allora così minacciose che Rafik Hariri, primo ministro libanese, aveva dovuto proibirci di tenere la tale conferenza. Noi saremmo dunque lieti di volgerci oggi verso il presidente Ahmadinejad e di sollecitare il suo aiuto per tenere una conferenza nel vostro paese. Eppure, tenuto conto delle circostanze, questo progetto ci appare purtroppo irrealizzabile al presente. Mi permetta, La prego, di spiegarLe il perché.



    Attualmente i principali revisionisti, che, nel 2001 avrebbero partecipato alla conferenza di Beirut, si trovano o in carcere, o in esilio, o in una situazione precaria che impedisce loro di varcare qualsiasi frontiera e di passare per un qualsiasi aeroporto internazionale.



    Prendiamo il drammatico caso di Ernst Zündel. Sposato con un’Americana e residente pacificamente nello stato del Tennessee, egli è stato arrestato davanti al proprio domicilio il 5 febbraio 2003 e gettato in prigione con un pretesto menzognero. Poi, è stato consegnato al Canada dove, per più di due anni è marcito in un carcere di massima sicurezza in condizioni degradanti. Infine, è stato consegnato dal Canada alla Germania dove è oggi in carcere a Mannheim, in attesa di un processo per revisionismo. In Canada, come in Germania, i revisionisti sono privati del diritto di difendersi. In quei paesi, quando un uomo è accusato di revisionismo e si ritrova davanti ad un tribunale, il giudice inizia, secondo la prassi, facendogli prestare giuramento di dire la verità. Ma se, nel minuto che segue, l’accusato dice per esempio: “Io affermo che le pretese camere a gas naziste non sono esistite perché la verità – che io mi faccio forte di dimostrare – è che non sono potute esistere”, il giudice lo interrompe immediatamente. Il giudice canadese gli dirà: “Davanti a questo tribunale speciale [battezzato ‘Tribunale canadese dei diritti della persona’] l’argomentazione verità non è un mezzo di difesa” (‘Truth is no defence’). Quanto al giudice tedesco, egli gli dirà: “Lei non ha il diritto di contestare ciò che è di ‘notorietà pubblica' (‘offenkundig’)”. Così né il revisionista in questione né i suoi avvocati potranno presentare una difesa nel merito. In Canada, il giudice Pierre Blais, che presiedeva da solo, senza giuria e senza possibilità di appello, questo tribunale speciale è arrivato ad interrogare, a carico di Ernst Zündel, dei testimoni anonimi a porte chiuse. Poi a Mannheim, il presidente del tribunale ha ricusato successivamente i quattro avvocati che Ernst Zündel si era scelto, e ciò perché li sospettava di revisionismo.



    Sempre negli Stati Uniti, vicino Chicago, il Tedesco Germar Rudolf è stato rapito con lo stesso stile, strappato alla moglie americana ed al loro bambino e consegnato alla Germania; egli è in carcere a Stoccarda.



    Il Belga Siegfried Verbeke è stato arrestato all’aeroporto di Amsterdam e consegnato dall’Olanda alla Germania; egli è in carcere a Heidelberg.



    Lo storico britannico David Irving è stato arrestato mentre era in trasferta in Austria ed ora è in carcere a Vienna.



    Queste quattro persone incorrono in una pena di svariati anni di carcere salvo forse David Irving se, come fa capire il suo avvocato, ritratta, esprime il suo pentimento e si appella all’indulgenza del tribunale.



    Altri revisionisti sono in carcere in Germania o in Austria, in particolare l’avvocato Manfred Roeder, l’ex-preside Ernst G. Kögel ed il chimico Wolfgang Fröhlich.



    La Germania è diventata la “Guantanamo” d’Israele per il tramite di una sorta di mafia giuridico-poliziesca che, negli Stati Uniti e in Canada, se la prende con i revisionisti (e con certi arabo-musulmani) nel quadro, assai comodo, della “lotta contro il terrorismo”.



    In Svizzera sono recentemente usciti di prigione, ma potrebbero ritornarci, i revisionisti Gaston-Armand Amaudruz (84 anni) e René-Louis Berclaz.



    Importanti revisionisti vivono in esilio ed in condizioni difficili. Mi asterrei dal rivelare i loro nomi nonché i nomi dei paesi in cui essi hanno trovato rifugio.



    Resta il caso dei revisionisti che non sono né in carcere né in esilio. La loro esistenza non è davvero più invidiabile. La polizia non dà loro tregua, i tribunali li condannano. Per limitarsi alla Francia, Jean Plantin (perseguito a Lione), Vincent Reynouard (perseguito a Limoges) e Georges Theil (perseguito a Grenoble, a Limoges ed a Lione) sono incorsi o incorrono in varie condanne, ivi comprese pene detentive definitive. Il deputato europeo Bruno Gollnisch comparirà davanti al tribunale di Lione semplicemente per aver detto di auspicare che gli storici possano esprimersi liberamente sul problema dell’esistenza delle camere a gas naziste! Io stesso, dovrò comparire il 20 giugno 2006 davanti alla XVII sezione del tribunale penale di Parigi per aver concesso al canale televisivo iraniano “Sahar” un’intervista telefonica dal contenuto revisionista; la querela è stata sporta a Parigi dal signor Dominique Baudis, presidente del Consiglio superiore degli audiovisivi.



    Fredrick Töben, cittadino australiano di origine tedesca, svolgeva la sua attività revisionista in Australia e su Internet. Di passaggio in Germania, volendo investigare alla fonte sulla repressione giudiziaria del revisionismo in quel paese, si è ritrovato in prigione. Di ritorno in Australia, egli si è visto infliggere un “gag order”, vale a dire che è in linea di principio ridotto al silenzio pena una condanna d’ufficio.



    In Polonia, nella Repubblica Ceca ed in altri paesi d’Europa, dei revisionisti sono parimenti perseguiti e condannati.



    In Svezia, Ahmed Rami conduce con indomito coraggio una lotta per l’Islam ed al contempo per il revisionismo, che gli è valsa di fargli conoscere il carcere.



    In Germania, il numero delle pubblicazioni bruciate dalla polizia per revisionismo non è ufficialmente noto ma dovrebbe essere considerevole. Lo stesso accade in Canada.



    Io non evocherò qui le interdizioni professionali d’ogni sorta in vari paesi nonché i drammi familiari ed i suicidi provocati dalla repressione. In Germania, a Monaco, il 25 aprile 1995, il revisionista Reinhold Elstner si è immolato dandosi fuoco per protestare, aveva scritto, contro “il Niagara di menzogne” riversato sul suo popolo. La grande stampa tedesca ha passato sotto silenzio il suo atto eroico e la polizia tedesca ha, eseguendo degli ordini, confiscato i mazzi di fiori deposti sul luogo del sacrificio e proceduto al fermo di coloro che, con quel gesto di compassione, testimoniavano la propria sofferenza. In Francia, gruppi armati ebraici praticano impunemente la violenza anche all’interno del Palazzo di Giustizia di Parigi. Personalmente dal 1978 al 1993 ho subito dieci aggressioni fisiche da parte di ebrei che non sono, per questo, mai stati giudicati.



    Se gli ebrei ed i sionisti fanno un tale uso della violenza fisica e della repressione giudiziaria, è perché, sul piano dell’argomentazione scientifica e storica, i revisionisti li hanno sconfitti in pieno. Il dramma degli ebrei e dei sionisti è che essi hanno mentito e che ciò è via via risaputo. Certi ebrei e persino certi Israeliani sembrano esserne consapevoli. In numero minimo, alcuni hanno avuto il coraggio di dichiarare il loro scetticismo rispetto alla realtà dell’“Olocausto” mentre altri si sono accontentati di denunciare “la religione dell’Olocausto”, “l’industria dell’Olocausto” o lo “Shoah Business”.



    In conclusione io penso che, fino a nuovo ordine, una conferenza internazionale sia dunque purtroppo impossibile. Ma, d’accordo a questo riguardo con un’idea del Prof. Arthur Robert Butz, io direi che noi auspichiamo di vedere il presidente Ahmadinejad creare in Iran un centro internazionale di studi revisionisti il cui primo compito sarebbe quello di propagare le acquisizioni del revisionismo storico nel mondo arabo-musulmano per mezzo di Internet o con qualsiasi altro mezzo di comunicazione. Nell’attesa, noi chiediamo all’Iran di moltiplicare presso il mondo occidentale gli appelli in favore della liberazione dei nostri prigionieri di coscienza.



    Ad ogni modo, per parte nostra, riteniamo che fintantoché negli Stati Uniti, in Canada, in quasi tutta l’Europa e fino in Australia, si utilizzeranno contro i revisionisti sia leggi che tribunali speciali, sia procedimenti polizieschi di basso profilo, sia l’orchestrazione mediatica al servizio di certi gruppi di pressione ebraici o sionisti, il mondo occidentale avrà meno che mai il diritto di infliggere al resto del mondo lezioni di diritto, di morale o di democrazia.



    Voglia gradire, signor Direttore generale, i sensi della mia alta stima.



    Robert Faurisson

  3. #3
    Vince te ipsum
    Data Registrazione
    18 Jul 2006
    Località
    Torino
    Messaggi
    52
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Come sempre, per casi di questa portata, se non si ha avuto la possibilità di visionare i documenti storici, più che leggere le tesi di una e dell'altra parte, non si può fare. Poi, ci si lascia convincere da chi argomenta meglio le proprie tesi, ma sempre senza delle vere e proprie prove. Insomma, dobbiamo credere sulla parola ai revisionisti come ai sostenitori dell'olocausto oppure andarci a documentare veramente, visitando i luoghi, sentendo testimonianze, leggendo i documenti originali e visionando le fotografie, ma questo è qualcosa che una persona normale non potrà fare.

    Ho letto l'ipotesi revisionista sopra riportata. E' ben scritta e argomentata, ma avrei solamente una domanda.
    Si ammette che gli ebrei, come anche gli zingari, furono deportati in questi campi di prigionia. Naturalmente qualcuno riuscì a scappare o a non farsi catturare, ma in linea generale c'era l'ordine di prelevare tutti gli ebrei e trasportarli in questi campi (questo è un dato che, mi pare, nemmeno i revisionisti contestino). A questo punto mi chiedo: qual'è il motivo di tale deportazione? Un conto sono i ghetti medievali che, a discapito di quanto afferma falsamente la propaganda illuminista, furono costruiti proprio per permettere agli ebrei di avere un proprio quartiere, protetto da eventuali teste calde che li avevano in odio per la loro possibilità di prestare ad interessi del denaro (azione vietata ai cristiani), ma durante la seconda guerra mondiale, qualcuno mi può spiegare le motivazioni anche solamente della deportazione degli ebrei in campi di prigionia. Un conto è la creazione di ghetti all'interno di città, un conto è l'arresto di intere famiglie protate a marcire in campi di prigionia. Posso accettare, anche se naturalmente dovrei avere delle prove materiali, l'ipotesi che non ci siano state camere a gas e forni crematori, ma il fine di quei campi di concentramento, più che l'uccisione di tutti quelli che vi erano deportati, penso sia abbastanza facile da comprendere. Cioè, gli stessi revisionisti affermano che le condizioni di vita erano davvero pesantissime e forse la prima causa di morte nei campi di concentramento. A questo punto, non penso ci siano altre motivazioni sulle loro finalità, al di là della presenza o meno di camere a gas (era sufficiente tenere i prigionieri in tali condizioni per ucciderli).

    Riguardo al numero di sei milioni, si può discutere, ma permane ugualmente il problema che ho sopra posto.

  4. #4
    Non sono d'esempio in nulla
    Data Registrazione
    25 May 2003
    Località
    Firenze
    Messaggi
    8,664
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Soltanto per avere una visione più ampia del tema e degli argomenti connessi o vicini...

    Sionismo e nazionalsocialismo

    Nel 1922 Vladimir Jabotinsky si ritirò dall’esecutivo dell’Organizzazione sionistica e fondò nel 1924 il Partito Revisionista. Il Nuovo schieramento combatteva la politica dell’Esecutivo sionista troppo disponibile al compromesso con gli inglesi e con gli arabi e «in campo sociale… palesava una certa simpatia per il corporativismo teorizzato in Italia dal fascismo». A questo proposito il Blondet è più esplicito e ricco di informazioni: «Vladimir Z. Jabotinsky (1880-1940) propugnò uno Stato armato e razzista e voleva che Israele si costituisse come “Stato autoritario e corporativo”. Finì per aderire al fascismo e simpatizzò apertamente per il Terzo Reich». «Jabotinsky sembra aver subito l’influenza di Ahad Ha’am, grande ammiratore, come Herzl, di Nietzske, da cui prese in prestito l’idea di superuomo, associandola a quella di NAZIONE SUPERIORE». Conobbe poi un ex ufficiale zarista, mutilato, certo Joseph Trumpeldor e con lui ideò l’organizzazione di una “legione ebrea” all’interno di non importa quale esercito alleato. Proprio Trumpeldor ha dato il suo nome alla principale organizzazione di gioventù sionista revisionista, il BÉTAR o B’RITH TRUMPELDOR (Alleanza di Trumpeldor). Bétar è anche il nome della fortezza dove Bar Kochba condusse la rivolta contro le legioni di Roma nel secondo secolo. Durante il dodicesimo Congresso sionista del settembre 1921 a Karlovy Vary, Jabotinsky, senza informare i dirigenti sionisti, firmò un accordo con Maxime Slavinsky, rappresentante del leader del governo ucraino in esilio, Simon Petlioura (accusato oggi di antisemitismo). Questo accordo con un regime che favoriva i pogrom, fu giustificato da Jabotinsky con l’affermazione che se l’Armata Rossa gli avesse fatto la stessa proposta, l’avrebbe egualmente accettata. L’alleanza con l’Ucraina costrinse Jabotinsky a dimettersi dall’Esecutivo sionista e dall’Organizzazione sionista. Nel 1923 pubblicò una serie di articoli in cui mirava ad intraprendere una sorta di REVISIONE del Sionismo, affermando che si trattava di un ritorno alle tesi originarie di Herzl. Sostenne così posizioni di ACCESO NAZIONALISMO, il cui unico fine era di trasferire milioni di ebrei in Israele facendo della Palestina uno Stato ebraico di fatto. Gli arabi, «per Jabotinsky non avevano nessun diritto sulla Palestina e dovevano essere espulsi. Ancor oggi, per i suoi discepoli… “non esistono territori occupati in Israele”». Jabotinsky è convinto che lo stato abbia il primato sull’individuo, per cui non bisogna assolutamente rifarsi all’etica biblica ma attingere le proprie forze alle teorie del NAZIONALISMO INTEGRALE; «ciò lo farà passare agli occhi di numerosi dirigenti ebrei come un ebreo fascista». Jabotinsky è assolutamente contrario alla diaspora e PER IMPEDIRE L’ASSIMILAZIONE degli ebrei, SARÀ ANCHE PRONTO AD ACCOGLIERE favorevolmente LE IDEE ANTISEMITE, che avrebbero spinto gli ebrei a ritornare nella loro terra e a riscoprire l’identità che stavano perdendo. «Per Jabotinsky ogni assimilazione ai goyim è non solo infausta ma impossibile… “La fonte del sentimento nazionale si trova nel SANGUE dell’uomo… nel suo TIPO FISICO-RAZZIALE… È inconcepibile che un ebreo… possa adattarsi alla visione spirituale di un tedesco o di un francese”». Inoltre elimina l’idea di un Dio trascendente e la sostituisce con quella di nazione, minando alla base le fondamenta stesse del Giudaismo ortodosso. A tutto ciò unisce un odio viscerale per il socialcomunismo, mentre vede, di conseguenza, la forza principale del Sionismo nel supercapitalismo. a)

    Il Bétar
    Nel 1923 Jabotinsky fondò il braccio armato del Revisionismo sionista il Bétar B’rith Trumpeldor, i cui membri «portano la camicia bruna, e saranno denunciati come fascisti dai loro avversari». Dal 1934 al 1937 una scuola navale del Bétar funzionerà in Italia, a Civitavecchia, con 153 cadetti diplomati. Per Marius Schattner «tutta la filosofia del Bétar consiste in ciò: dalla fossa alla luce, dal ghetto a Israele. Essa intrattiene il mito di una razza spiritualmente ebrea …Saltando diciannove secoli di diaspora, il Bétar annuncia il ritorno del tipo ebreo antico». Il Bétar è un’organizzazione rigida, con un rituale stretto e severo: ogni betariano deve impegnarsi a consacrare i due primi anni del suo insediamento in Palestina alla militanza a tempo pieno nel Bétar, il quale si fonda sostanzialmente sul mito della forza, sulla potenza del cerimoniale, su una struttura paramilitare. Negli anni 1931-32 Jabotinsky visse a Parigi, «dove sembra essere stato iniziato alla Loggia Stella del Nord del Grande Oriente di Francia». Nel 1935 fondò a Vienna, durante un congresso, la Nuova Organizzazione Sionista (N.O.S.), che inaugurava una politica molto discussa con tutti i governi (anche antisemiti) PURCHÉ FOSSERO INTENZIONATI A REGOLARE LA QUESTIONE EBRAICA IN SENSO SIONISTA, consentendo cioè l’emigrazione ebraica in Palestina. Ciò non impedirà per altro a Jabotinsky di pronunciarsi, negli anni della guerra, a favore della creazione di un esercito ebreo destinato a combattere la Germania hitleriana. b)

    Menahem Begin
    Fino alla vittoria di Begin nel 1977 a capo del Likud, formazione politica erede del Bétar di Jabotinsky, la maggior parte degli storici del Sionismo avevano relegato il Revisionismo nel ghetto spirituale dei fanatici o addirittura dei lunatici esaltati. Ma nel 1977 il “fascista” Begin sale al potere in Israele e, fin dal suo primo discorso, si rifà esplicitamente alle idee di Jabotinsky, anche se aveva fatto parte dell’ala più radicale del Revisionismo, quella più vicina al fascismo e associata al B’ritj Ha Biryonim (il gruppo dei bruti), scavalcando a destra lo stesso Jabotinsky! Dopo la seconda guerra mondiale Begin come leader del partito Hérout (Libertà) farà lavorare al quotidiano del partito il suo amico Abba Ahimert, ideologo estremista revisionista, che aveva scritto:
    «Sì, NOI REVISIONISTI ABBIAMO UNA GRANDE AMMIRAZIONE PER HITLER. Hitler ha salvato la Germania… E SE ABBANDONA IL SUO ANTISEMITISMO, NOI POTREMO FARE UN PO’ DI STRADA CON LUI». Quando Begin si recò per la prima volta negli USA nel 1948, alcuni intellettuali ebrei, tra cui Einstein, Hannah Arendt e Sydney Hook, scrissero una lettera aperta al New York Times (4 dicembre 1948) in cui affermavano che il partito di Begin era «un partito politico assai vicino, quanto alla sua organizzazione, ai suoi metodi, alla sua filosofia politica e alla sua dottrina sociale, ai partiti nazista e fascista». Begin non rinnegherà in nulla le sua vecchie idee estremiste: dopo di lui diverrà primo ministro di Israele il suo amico (e terrorista) Yitzhak Shamir, per il quale «Eretz Israel appartiene solo e soltanto al popolo di Israele».

    c) Revisionismo e nazismo
    Nella primavera del 1936 una coppia di ebrei, i Tuchler, inviati dalla Federazione Sionista di Germania, ed una coppia di nazisti, i von Mildenstein, inviati dal N.S.D.A.P. e dalle SS., si ritrovarono alla stazione di Berlino dove presero il treno per Trieste e s’imbarcarono sulla Martha Washington per la Palestina. Lo scopo del viaggio era quello di fare un’indagine il più possibile completa e documentata sulle POSSIBILITÀ DI INSEDIAMENTO DI EBREI TEDESCHI IN PALESTINA. «Malgrado le dichiarazioni di principio e diverse misure specifiche (boicottaggio degli ebrei tedeschi a partire dal 1 aprile 1933), tutti gli storici sono d’accordo nell’ammettere che Hitler non aveva una politica d’insieme precisa sulla questione ebraica fino alla notte dei cristalli del 9-10 novembre 1938. Ciò lasciò campo libero all’Ufficio degli Affari ebraici delle SS, per esplorare le diverse politiche attuabili. Il viaggio del barone von Mildenstein fu una di esse. Ora Mildenstein era ufficiale superiore delle SS… s’era interessato da molto tempo alla questione ebraica… Fervente sionista, entrò nelle SS. e fu reputato uno dei più qualificati specialisti del Giudaismo. Fu lui che vide per primo l’interesse che si poteva trarre dalle organizzazioni sioniste, specialmente revisioniste… Scrisse una serie di dodici lunghi articoli, molto documenteti, sul quotidiano berlinese Der Angrif di Goebbels, dal titolo Un nazista viaggia in Palestina. Vi esprimeva la sua ammirazione per il Sionismo… e concludeva che “il focolare nazionale” ebreo in Palestina “…indica un mezzo per guarire una ferita vecchia di molti secoli: la questione ebraica”. Per commemorare tale visita fu coniata una medaglia, su richiesta di Goebbels. Una faccia era ornata dalla svastica nazista e l’altra dalla stella di David… Le SS. erano divenute la componente più filosionista del partito nazista». In seguito a questo viaggio il giornale delle SS. Das schwarze Korps proclamò ufficialmente il suo appoggio al Sionismo. Il 26 novembre lo stesso quotidiano rinnovava il suo appoggio al Sionismo: «Il riconoscimento della comunità ebrea, come COMUNITÀ RAZZIALE FONDATA SUL SANGUE e non sulla religione conduce il giovane tedesco a garantire senza riserve l’integrità razziale di questa comunità ». Ancora, nel maggio 1935 Heyndrich in un articolo distingueva gli ebrei in due categorie dimostrando una forte predilezione per quelli che «professano una concezione strettamente razziale» e Alfred Rosemberg scriveva che «il Sionismo deve essere vigorosamente (31) sostenuto». Con l’avvento al potere di Hitler il Bétar fu la sola organizzazione a continuare ad uscire in parata in uniforme nelle strade di Berlino. Il 13 aprile 1935 la polizia della Baviera (feudo di Himmler e di Heyndrich) ammetteva eccezionalmente che gli aderenti al Bétar potessero indossare la loro uniforme. Questi cercavano così di spingere gli ebrei di Germania a CESSARE DI IDENTIFICARSI COME TEDESCHI e a farli innamorare della loro nuova identità nazionale israeliana (104). La Gestapo fece tutto il possibile per favorire l’emigrazione verso la Palestina; ancora nel settembre 1939 autorizzò una delegazione di sionisti tedeschi a partecipare al 21° Congresso sionista di Ginevra. Jabotinsky invece si era pronunciato per il boicottaggio della Germania, mentre Kareski, membro del movimento revisionista, perseguiva una politica di collaborazione con la Germania in vista di poter costituire lo Heretz Israel. Nel 1942 restava ancora in attività nella Germania un Kibbutz a Nevendorf per esercitare dei potenziali emigranti verso la Palestina. «Il Mossad… dispose di un centro di circa quaranta campi e centri agricoli, ove i futuri coloni si preparavano per lo sbarco in Palestina».

    d) Un patto segreto tra la banda Stern e il terzo Reich
    I dirigenti ebrei della gang Stern – incredibile ma vero - fecero ai nazisti una proposta di alleanza nel 1941 per lottare contro gli inglesi: la cosa che più colpisce è che uno di essi era Yitzhak Shamir, futuro primo ministro di Israele. «Lo scarso equipaggiamento militare dell’Italia, sia in Libia che in Grecia, convinse Stern che l’Italia non aveva i mezzi per condurre a termine la sua politica, mentre la Germania nel 1940, riportava vittoria su vittoria. Tali successi impressionarono Stern, che si lanciò in un’avventura folle e senza uscita: formare un’alleanza con la Germania hitleriana. Stern lavora fino al febbraio 1941 (quando fu ucciso dagli inglesi) a concretizzare questo obiettivo,
    fondandosi su un’analisi insolita della situazione del Giudaismo. Per lui l’Inghilterra è il vero nemico, mentre la Germania è solo un OPPRESSORE che appartiene alla linea dei PERSECUTORI che il popolo ebreo ha incontrato durante la sua storia. Questo è l’errore più grande di Stern: vede nel Nazismo un movimento animato da un antisemitismo ragionevole…». All’inizio del 1941 Lubentchik, agente segreto della banda Stern, propone un patto militare tra l’Organizzazione militare sionista Irgun (una scissione della stessa banda) e la Germania, proposta nota col nome di testo di Ankara, trasmesso a Berlino l’11 gennaio 1941 e ritrovato tempo fa negli archivi dell’ambasciata tedesca in Turchia. In esso si legge: «…I principali uomini di stato della Germania nazionalsocialista hanno spesso insistito sul fatto che un Ordine Nuovo in Europa richiede come condizione previa una soluzione radicale della questione ebraica, mediante l’emigrazione. L’evacuazione di masse ebree d’Europa è la prima tappa della soluzione della questione ebraica. Tuttavia, il solo mezzo per cogliere tale fine è l’installazione di queste masse nella patria del popolo ebraico, la Palestina, mediante lo stabilimento di uno Stato ebraico nelle sue frontiere storiche… ». Lo Stato maggiore tedesco, tuttavia, decise di appoggiarsi nella lotta alla Gran Bretagna, agli arabi che erano milioni, piuttosto che agli ebrei, che non erano che un pugno di uomini. La veridicità di questo documento è stata messa in dubbio, ma Israël Eldadsnab, uno dei capi storici del gruppo Stern, ha confermato la verità dei fatti e il settimanale Hotam affermò che tale documento era stato consegnato personalmente da Shamir e Stern. Quando il 10 ottobre Shamir divenne primo ministro dello Stato di Israele dopo il dicastero Begin, l’Associazione Israeliana dei combattenti antifascisti e delle vittime del Nazismo manifestò la sua indignazione in un telegramma al presidente Herzog nel vedere il posto di primo ministro occupato da «uno di quelli che tentarono di arrivare ad un’alleanza con dei rappresentanti ufficiali della Germania nazista». Se la banda Stern fu l’unico gruppo sionista revisionista a negoziare col Terzo Reich in piena guerra, le organizzazioni sioniste moderate non avevano esitato a farlo prima della guerra, in gran segreto. «I circoli nazionalisti ebrei sono molto soddisfatti della politica della Germania, poiché la popolazione ebrea in Palestina sarà da tale linea politica talmente accresciuta che in un futuro prossimo gli ebrei potranno contare su una superiorità numerica di fronte agli arabi».

  5. #5
    Non sono d'esempio in nulla
    Data Registrazione
    25 May 2003
    Località
    Firenze
    Messaggi
    8,664
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

  6. #6
    spirito libero
    Data Registrazione
    19 Sep 2005
    Località
    Genova
    Messaggi
    1,939
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    ecco qui
    www.olokaustos.org/
    it.wikipedia.org/wiki/Olocausto
    Bastano?
    non sarà mai possibile con la ragione pervenire a qualche verità assoluta

  7. #7
    Non sono d'esempio in nulla
    Data Registrazione
    25 May 2003
    Località
    Firenze
    Messaggi
    8,664
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da simplicio Visualizza Messaggio
    ecco qui
    www.olokaustos.org/
    it.wikipedia.org/wiki/Olocausto
    Bastano?
    Grazie della segnalazione.

  8. #8
    Vince te ipsum
    Data Registrazione
    18 Jul 2006
    Località
    Torino
    Messaggi
    52
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Come sempre, per casi di questa portata, se non si ha avuto la possibilità di visionare i documenti storici, più che leggere le tesi di una e dell'altra parte, non si può fare. Poi, ci si lascia convincere da chi argomenta meglio le proprie tesi, ma sempre senza delle vere e proprie prove. Insomma, dobbiamo credere sulla parola ai revisionisti come ai sostenitori dell'olocausto oppure andarci a documentare veramente, visitando i luoghi, sentendo testimonianze, leggendo i documenti originali e visionando le fotografie, ma questo è qualcosa che una persona normale non potrà fare.

    Ho letto l'ipotesi revisionista sopra riportata. E' ben scritta e argomentata, ma avrei solamente una domanda.
    Si ammette che gli ebrei, come anche gli zingari, furono deportati in questi campi di prigionia. Naturalmente qualcuno riuscì a scappare o a non farsi catturare, ma in linea generale c'era l'ordine di prelevare tutti gli ebrei e trasportarli in questi campi (questo è un dato che, mi pare, nemmeno i revisionisti contestino). A questo punto mi chiedo: qual'è il motivo di tale deportazione? Un conto sono i ghetti medievali che, a discapito di quanto afferma falsamente la propaganda illuminista, furono costruiti proprio per permettere agli ebrei di avere un proprio quartiere, protetto da eventuali teste calde che li avevano in odio per la loro possibilità di prestare ad interessi del denaro (azione vietata ai cristiani), ma durante la seconda guerra mondiale, qualcuno mi può spiegare le motivazioni anche solamente della deportazione degli ebrei in campi di prigionia. Un conto è la creazione di ghetti all'interno di città, un conto è l'arresto di intere famiglie protate a marcire in campi di prigionia. Posso accettare, anche se naturalmente dovrei avere delle prove materiali, l'ipotesi che non ci siano state camere a gas e forni crematori, ma il fine di quei campi di concentramento, più che l'uccisione di tutti quelli che vi erano deportati, penso sia abbastanza facile da comprendere. Cioè, gli stessi revisionisti affermano che le condizioni di vita erano davvero pesantissime e forse la prima causa di morte nei campi di concentramento. A questo punto, non penso ci siano altre motivazioni sulle loro finalità, al di là della presenza o meno di camere a gas (era sufficiente tenere i prigionieri in tali condizioni per ucciderli).

    Riguardo al numero di sei milioni, si può discutere, ma permane ugualmente il problema che ho sopra posto.è

    Mi permetto di ricordare il mio intervento e le mie domande. Portiamo la discussione oltre il piano prettamente revisionista e proviamo a discutere dei fini dei campi di concentramento. Ammesso e non concesso che le vittime siano inferiori al numero di sei milioni e che non ci furono camere a gas atte a sterminare ebrei, zinagari et cetera, discutiamo degli obiettivi dei campi di ocncentramento. Se avessero voluto solamente impedire agli ebrei di fare proselitismo e causare problemi allo stato, ci sarebebro state altre soluzioni (ghetti, esilio et similia).

 

 

Discussioni Simili

  1. Risposte: 5
    Ultimo Messaggio: 12-09-12, 10:39
  2. Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 04-04-11, 19:55
  3. Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 04-04-11, 19:54
  4. «La storia siamo noi» o «la storia la fanno loro»?
    Di Harm Wulf nel forum Destra Radicale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 25-01-05, 01:23
  5. Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 08-05-04, 13:56

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito