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    anarchico
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    Arrow I primi 100 giorni di Obama

    DI PAUL JOSEPH WATSON
    Prison Planet.com



    Mentre il Presidente Barack Obama si avvicina ai suoi primi 100 giorni in carica, il sistema mediatico prepara una nuova serie di servili adorazioni sui “risultati” ottenuti dalla sua amministrazione. Tuttavia, una rapida occhiata a quello che Obama ha realmente fatto in questo breve lasso di tempo riguardo all’allargamento dello stato di polizia di Bush e all’impero neocon è peggio di quanto ci aspettassimo.

    Il giorno dopo l’elezione di Obama come 44mo presidente degli Stati Uniti nel novembre dello scorso anno, abbiamo sfidato i sostenitori di Obama e l’amministrazione stessa a portare avanti la retorica del “cambiamento” iniziando a smantellare la struttura dello stato di polizia di Bush e ad iniziare ad uscire dalla palude melmosa in cui si trova l’impero americano. Obama non ha fatto nessuna delle due cose e, in effetti, ogni sua azione è stata quella di garantire che lo stato di polizia di Bush rimanesse in vigore, che le persone che lo hanno attuato siano al riparo da azioni giudiziarie e che l’impero continui ad espandersi.

    Abbiamo presentato ad Obama e ai suoi sostenitori una serie di problematiche su cui migliorare. Anche se non ci attendevamo che Obama realizzasse granché nei primissimi mesi del suo incarico, avevamo almeno sfidato il nuovo Presidente a compiere il primo passo di ribaltare otto anni di quella che è stata, di fatto, una dittatura e a delineare la strada per il “cambiamento”, così come era stato ripetutamente promesso.

    Abbiamo posto le seguenti domande per una presidenza Obama:

    - Obama appoggerà gli sforzi di Dennis Kucinich per presentare accuse per crimini di guerra contro Bush, Cheney e gli altri per aver convinto con l’inganno il paese ad entrare in guerra oppure li proteggerà da tali accuse come ha fatto Nancy Pelosi?

    Nell’aprile 2008, Obama aveva promesso che, come Presidente, avrebbe chiesto al suo Procuratore Generale una “verifica immediata” dei potenziali crimini di guerra che erano avvenuti con Bush alla Casa Bianca. Obama, o il suo Procuratore Generale, non l’hanno mai fatto, e tutto il clamore che hanno sollevato indica che i più importanti neocon saranno al riparo dalle accuse di aver portato con l’inganno l’America in guerra.

    In modo analogo abbiamo chiesto:

    - Obama presenterà accuse per crimini di guerra contro Bush, Cheney e gli altri per aver autorizzato le torture? Le torture di persone sospette che si trovano sotto la detenzione degli Stati Uniti, in completa violazione sia della Costituzione che della Convenzione di Ginevra, cesseranno sotto un’amministrazione Obama?

    Come abbiamo scoperto la scorsa settimana, la risposta è stato un sonoro NO. Dopo la pubblicazione dei memorandum sulle torture, il braccio destro di Obama, Rahm Emanuel, ha comunicato alla ABC News che i più importanti funzionari dell’amministrazione Bush “non saranno perseguiti penalmente e noi non ci muoveremo in tal senso.” Inoltre, la dichiarazione di Obama che accompagnava la pubblicazione dei memorandum affermava: “Nel pubblicare questi memorandum, è nostra intenzione garantire a coloro che hanno compiuto il proprio dovere facendo affidamento in buona fede sulle comunicazioni del Dipartimento di Giustizia che non saranno soggetti ad alcuna azione giudiziaria.”

    Dunque, nessuna condanna per coloro che ordinarono le torture e nessuna condanna per coloro che le eseguirono. In tal modo si crea un precedente per le future amministrazione che saranno libere di ordinare torture – sicure del fatto che non subiranno in ogni caso alcuna conseguenza.

    - Obama ritirerà i soldati americani dall’Iraq e dall’Afghanistan senza inviarli a bombardare di nuovo altri paesi fragili del Terzo Mondo?

    La risposta è ancora un sonoro NO. Dopo essersi insediato, Obama ha annunciato che avrebbe inviato altri 17.000 soldati , forse alla fine 30.000, in Afghanistan.

    In merito all’Iraq, dopo il “ritiro” dei soldati americani tra 19 mesi, un periodo che da allora è stato di nuovo rimandato, “Obama pensa di lasciare una ‘forza residua’ di alcune decine di migliaia di soldati per continuare ad addestrare le forze di sicurezza irachene, dare la caccia alle cellule terroristiche straniere e sorvegliare le istituzioni americane”, ha riferito il New York Times.

    Per quanto riguarda il bombardamento di altri paesi fragili del Terzo Mondo, Obama ha ingigantito il ruolo militare degli Stati Uniti in Pakistan ben oltre quello perseguito dall’amministrazione Bush e “ha allargato la guerra nascosta condotta dalla CIA all’interno del Pakistan” secondo il New York Times, con un aumento degli attacchi missilistici da parte di aerei drone.

    Nel frattempo, le richieste di Obama di fondi per la guerra hanno toccato quota 800 miliardi di dollari solamente per coprire i rimanenti mesi del 2009, tra finanziamenti e costi supplementari.

    Tutto questo vi sembra una manovra per riportare i soldati a casa e limitare l’impero americano, come aveva promesso Obama prima di essere eletto?

    - Obama porrà fine alla sorveglianza segreta senza autorizzazione e alle intercettazioni telefoniche dei cittadini americani?

    Sarete sorpresi di sapere che la risposta è stata un sonoro NO. All’inizio di questo mese “l’amministrazione Obama ha formalmente adottato la posizione dell’amministrazione Bush secondo la quale i tribunali non possono giudicare la legalità del programma di intercettazioni telefoniche senza autorizzazione dell’Agenzia sulla Sicurezza Nazionale (NSA)” ha riferito la Electronic Frontier Foundation [1].

    “Il Presidente Obama aveva promesso al popolo americano una nuova epoca di trasparenza, responsabilità e rispetto per le libertà civili” dice Kevin Bankston, uno degli avvocati responsabili della EFF. “Ma con il Dipartimento di Giustizia di Obama che continua l’insabbiamento della rete di sorveglianza dell’amministrazione Bush di milioni di americani da parte dell’Agenzia sulla Sicurezza Nazionale, insistendo che il tanto sbandierato programma per le intercettazioni telefoniche senza autorizzazione è ancora un ‘segreto’ che non può essere esaminato dai tribunali, sembra davvero un film già visto.”

    - Obama smetterà di appoggiare i salvataggi bancari garantiti dall’amministrazione Bush, così odiati dalla maggioranza degli americani, e prenderà di mira la vera causa del problema – vale a dire, la Federal Reserve – oppure continuerà a regalare il denaro dei contribuenti alle banche che se lo stanno solamente tenendo per sé?

    Il solerte impegno di Obama per altri salvataggi, insieme all’aumentato potere della Federal Reserve e all’implementazione di regolamentazioni globali che porranno fine, di fatto, a qualunque nozione di libero mercato è stata forse la questione più significativa dei suoi primi 100 giorni da Presidente. Obama ha energicamente incoraggiato le stesse politiche finanziarie che erano state introdotte negli ultimi mesi dell’amministrazione Bush.

    - Obama abrogherà il Patriot Act I e II oltre a ribaltare i “signing statements” di Bush [2] e riconoscerà l’abrogazione del John Warner Defense Authorization Act?[3] Obama cercherà di continuare la militarizzazione dell’America e la preparazione della legge marziale tramite il Northcom [4] e il governo segreto oppure smantellerà lo stato di polizia che è stato costruito nel corso degli ultimi otto anni dall’amministrazione Bush?

    Nonostante la retorica iniziale nel ribaltare gli infami “signing statement” di Bush, Obama stesso ha dichiarato che continuerà ad utilizzarli. Il Patriot Act e il John Warner Defense Authorization Act, entrambi punti importanti dello stato di polizia di Bush, rimangono saldamente in vigore, senza alcune indicazione per una loro abrogazione.

    In merito alla militarizzazione tramite il Northcom, alcune settimane dopo il trionfo elettorale di Obama è stato annunciato che “le forza armate americane si aspettano di avere 20.000 soldati in uniforme all’interno degli Stati Uniti entro il 2011, addestrati per aiutare i funzionari statali e locali a rispondere ad attacchi terroristici o altre calamità interne.” La militarizzazione dell’applicazione delle leggi e l’utilizzo di soldati sul territorio nazionale in preparazione di una legge marziale sta continuando speditamente sotto l’amministrazione Obama.

    - Obama porterà avanti il suo appoggio retorico al Secondo Emendamento [5] oppure cercherà di abolire le armi come ha fatto in Illinois?

    Nonostante Obama avesse promesso, prima della sua elezione, di non essere intenzionato a contrastare il Secondo Emendamento, una delle sue prime mosse è stata quella di nominare l’accanito oppositore delle armi Eric Holder come suo Procuratore Generale. Inoltre Obama ha ingiustamente incolpato i negozi americani che vendono armi per la guerra della droga in Messico. La lista delle armi vietate che è stata fatta trapelare condannerebbe milioni di americani per il possesso di determinati tipi di pistole o fucili. La legislazione anti-armi si è fatta strada con incentivi e altre proposte di legge che non hanno alcun attinenza, come puro clientelismo. I primi passi dell’amministrazione Obama in merito al controllo delle armi hanno avuto come risultato il record di acquisto di armi e munizioni in tutto il paese.

    Sull’elezione di Obama avevamo fatto una cinica, ma purtroppo esatta, previsione sul modo in cui la tanto lodata promessa di “cambiamento” si sarebbe in realtà manifestata. Il fatto è che il “cambiamento” è iniziato ed è terminato il giorno stesso in cui Obama ha vinto le elezioni.

    - La sorveglianza e le intercettazioni illegali senza autorizzazione dei cittadini americani continueranno sotto Obama.

    - I principali funzionari dell’amministrazione Bush che ordinarono le torture e coloro che le eseguirono saranno al riparo da qualsiasi azione giudiziaria sotto Obama.

    - I principali funzionari dell’amministrazione Bush che hanno convinto con l’inganno l’America ad entrare in guerra saranno al riparo da qualsiasi azione giudiziaria sotto Obama.

    - L’espansione dell’impero militare attraverso la continuata occupazione di Iraq e Afghanistan e le ulteriori incursioni militari in Pakistan si protrarranno e si espanderanno sotto Obama.

    - I salvataggi bancari, le spese sconsiderate, l’inflazione monetaria da sovrastampa e le regolamentazioni globali che soffocano il libero mercato, tutte cose iniziate da Bush, continueranno sotto Obama.

    - La militarizzazione gli Stati Uniti e la struttura da stato di polizia costituita sotto Bush saranno mantenute ed estese sotto Obama.

    - L’attacco al diritto di portare un’arma sancito dal Secondo Emendamento continuerà sotto Obama.

    “Le enormi spese continueranno, il governo crescerà di dimensione, i soldati americani saranno utilizzati come carne da cannone per altre guerre interventiste da parte del complesso militare-industriale e i cittadini americani continueranno ad avere le proprie telefonate sotto controllo e i propri diritti limitati” avevamo previsto lo scorso anno. “La Federal Reserve continuerà a dominare con il pugno di ferro il sistema finanziario mentre il ceto medio sarà annientato.”

    Chi può negare che tutte queste cose sono solamente aumentate sotto l’amministrazione Obama?

    La luna di miele è finita – Barack Obama si è dimostrato niente di più di quello che avevamo previsto fin dal principio – un altro fantoccio del cartello bancario globale che ha controllato ogni presidente americano a partire da JFK, e niente di più che una faccia nera in un nuovo ordine mondiale – che ha giurato di continuare e valorizzare lo stesso programma che la dinastia Bush-Clinton-Bush aveva avanzato prima di lui.


    Paul Joseph Watson
    Fonte: www.infowars.com/
    Fonte: http://www.infowars.com/obamas-first...-we-predicted/
    20.04.09

    Scelto e Tradotto da JJULES per www.comedonchisciotte.org

    Note del traduttore

    [1] La Electronic Frontier Foundation (EFF) è un ente no-profit di avvocati e legali che ha sede negli Stati Uniti con il compito preciso di dedicarsi a preservare i diritti di libertà di parola come quelli protetti dal Primo emendamento della Costituzione americana nel contesto dell’odierna era digitale [NdT]

    [2] I “signing statement”sono note scritte che il Presidente degli Stati Uniti rilascia al momento di sottoscrivere una legge approvata dal Congresso, dalla quale però ne prende le distanze motivandole con una propria “interpretazione”. Utilizzate molto di rado nel corso della storia americana, Bush ne ha fatto uso più di 800 volte nel corso del suo doppio mandato presidenziale [NdT]

    [3] Legge approvata dal Congresso americano nel settembre 2006 nella quale, tra le altre cose, venivano stanziati 500 miliardi di dollari per spese militari per l’anno fiscale 2007 e sancito la facoltà per il Presidente di dichiarare la legge marziale e di assumere il comando dei soldati della Guardia Nazionale senza previa autorizzazione dei governatori [NdT]

    [4] Il Northcom (United States Northern Command) è un comando militare delle forza armate americane costituito nell’ottobre 2002 in seguito agli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001. La sua missione ufficiale è quella di proteggere il suolo di Stati Uniti e Canada da ogni eventuale attacco [NdT]

    [5] Il Secondo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti sancisce il diritto per i cittadini di possedere un’arma. Nel corso della storia è rimasto uno dei diritti più controversi codificati nella Carta americana [NdT]

  2. #2
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    Predefinito Riferimento: I PRIMI 100 GIORNI DI OBAMA: PEGGIO DI QUANTO CI ASPETTASSIMO

    Sì, vabbè, ma pensavate veramente avrebbe fatto tutto ciò? E quando mai l'aveva detto? In USA c'è sempre una forte continuità, presidenti onorano sempre i predecessori anche se di partiti diversi, e le richieste fatte erano completamente irrealizzabili
    Against all odds

  3. #3
    anarchico
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    Predefinito LA PERESTROIKA DI OBAMA E LA DISINTEGRAZIONE DEGLI USA

    A CURA DI DANIELE SCALEA
    eurasia-rivista.org


    Intervista a Igor Nikolaevič Panarin

    Nell'estate del 1998, lei predisse per la prima volta il collasso e la disintegrazione degli Stati Uniti d'America entro il 2010. Quali elementi la persuasero ad avanzare allora tale ipotesi così originale, e quali l'hanno confortata nella sua opinione durante quest'ultimo decennio?

    Nel maggio del 1998 predissi il default dell'agosto di quell'anno in Russia. Ma allora le mie previsioni non furono credute. Quando il default effettivamente si verificò presi ad analizzare la situazione economica nella Russia e nel mondo. In quel periodo mi stavo preparando a una conferenza sul tema “La guerra dell'informazione” in Austria, dove dovevo tenere una relazione. Sapevo che dei 400 partecipanti alla conferenza 150 sarebbero stati nordamericani. Per questo decisi di impiegare un esempio che si riferisse agli Stati Uniti per esporlo nella mia relazione. Cominciai dunque ad analizzare la situazione negli USA. Su mia richiesta mi furono preparati dati analitici molto dettagliati sugli Stati Uniti. E, ad un certo punto, dopo aver analizzato i dati, mi venne l'idea della possibilità della caduta degli Stati Uniti.

    Concentrai la mia attenzione su alcuni aspetti negativi ciclici dell'economia statunitense che ricordavano il default russo. Chiesi che mi fossero preparati dati analitici approfonditi per gli Stati Uniti, perché all'epoca non ero ancora esperto di USA. Fui sconvolto da alcuni dati di quel paese (l'alto tasso di incidenti nell'aeronautica militare, l'enorme e crescente debito estero, il deficit di bilancio registrato per vari decenni e via dicendo). E così, dopo aver analizzato i dati, mi è venuta l'idea della possibilità di una divisione degli Stati Uniti in sei parti. Negli ultimi dieci anni la probabilità che la mia previsione si realizzasse non ha fatto che rafforzarsi. Nell'economia degli USA osserviamo un aumento a valanga del debito estero. Ricordiamo che il debito estero degli Stati Uniti all'inizio degli anni Ottanta era pari a zero. E adesso? Quando, nel 1998, nella città austriaca di Linz espressi per la prima volta la possibilità di un crollo degli Stati Uniti quel debito aveva superato i 2000 miliardi di dollari. Oggi è di oltre 11.000 miliardi di dollari! E continua ad aumentare incessantemente. Gli Stati Uniti non saranno mai nella condizione di ripagarlo.
    La primavera del 2009 sarà il momento del crollo dell'industria automobilistica statunitense (nel gennaio del 2009 la vendita di automobili nordamericane è crollata del 50%) e di altri settori dell'economia reale. La nuova Grande Depressione accelererà. Per gli Stati Uniti l'apice della depressione si verificherà a ottobre-novembre 2009. Negli ultimi tempi ho perfino messo insieme i motivi per formulare l'ipotesi di una guerra civile sul suolo statunitense. Ma la questione è: quale forma assumerà? Molto probabilmente, tutto si manifesterà a livello regionale, come guerra economico-finanziaria, battaglia tra diversi gruppi economici. Adesso è stato eletto alla presidenza Barack Obama. E penso che questo sia un piano dei servizi segreti, dato che Obama incarna perfettamente l'immagine del nordamericano comune. Ha occupato quella carica solo perché lo Stato possa prendere tempo. Di fatto Obama è il Michail Gorbačëv nordamericano. Questa è una perestrojka, solo alla maniera statunitense. Gli analisti nordamericani hanno già capito che non è possibile salvare l'economia del paese, ma è necessario calmare e distrarre la popolazione, servirle il bel mito di un radioso futuro, perché non avvenga un'esplosione sociale.
    La crisi finanziaria globale, la cui origine è negli USA, nel 2009 si ingrandirà enormemente. Non è un caso che il 26 gennaio del 2009 il vice presidente degli Stati Uniti J. Biden abbia detto che la situazione economica del paese si è rivelata peggiore di quanto ci si aspettasse con la nuova presidenza. Credo che a partire dal novembre del 2009 negli Stati Uniti potrebbero verificarsi una guerra civile e il crollo del dollaro, e nell'estate del 2010 la divisione degli USA in sei parti.
    Osservando la situazione negli Stati Uniti mi sono persuaso che il nuovo presidente non riuscirà a condurre il paese fuori dalla crisi. Già non è più sicuro delle proprie forze. Bisogna tener conto del fatto che B. Obama ha pronunciato per ben due volte il giuramento dell'insediamento, una volta con la Bibbia e la seconda volta senza. Forse l'esultanza che ha caratterizzato la cerimonia ha in qualche misura messo in secondo piano il fatto che proprio nel giorno dell'insediamento del 44° presidente degli Stati Uniti si è verificato il peggiore crollo dei mercati. Il corso delle azioni sulle borse statunitensi nel giorno di insediamento di un nuovo presidente ha sempre mostrato una tendenza al rialzo. In casi simili il mondo finanziario riduce la propria attività: deve infatti osservare i segnali politici che provengono da chi comanda alla Casa Bianca, prendere tempo, attendere lo sviluppo degli eventi. Ma nel giorno dell'insediamento di Barak Obama le quotazioni dei titoli sui mercati fondiari sono scese improvvisamente del 4-6%. È un fatto senza precedenti nella storia degli Stati Uniti. Dimostra che il mondo degli affari non vede niente di nuovo nelle promesse di Obama e non crede nei vari e molto reclamizzati piani di salvataggio dell'economia. In un futuro non distante anche i comuni elettori sperimenteranno tale delusione. Questo insieme di elementi è sicuro sintomo di una profonda crisi nazionale, che molto spesso è la precondizione di sconvolgimenti radicali.
    In questa situazione bisogna prestare attenzione anche a un fatto inaudito che è stato reso noto alla vigilia dell'inaugurazione: il direttore dello zoo di Washington [Morrel John Berry, n.d.r.], persona un po' stravagante, è stato nominato capo dell'ufficio personale dell'amministrazione del signor Obama. Si ha così lo zoo del signor Obama. Dal punto di vista del buon senso è assurdo. Un altro esempio dell'inadeguatezza della dirigenza politica statunitense: cinque governatori hanno chiesto a Obama 1000 miliardi di dollari per salvare l'economia dei loro Stati. Mentre G. W. Bush aveva stanziato solo 17 miliardi di dollari per il salvataggio di tutta l'industria automobilistica statunitense. Nel contempo, l'intero piano anticrisi pensato per tutto il paese è di 700 miliardi di dollari.
    Sono convinto che la dirigenza nordamericana stia reagendo in maniera completamente sbagliata ai cambiamenti, e che gli analisti finanziari siano del tutto incompetenti. Lo conferma anche il fatto che il 26 gennaio 2009 il quotidiano britannico “The Guardian” abbia incluso A. Greenspan, che ha diretto per molto tempo la Federal Reserve, tra le 25 persone responsabili della crisi finanziaria mondiale. Tutto il sistema economico-finanziario degli Stati Uniti sta entrando in una situazione di stallo. L'analista statunitense [Bob, n.d.r.] Moriarty dice che l'economia del suo paese si sta avvicinando al punto di rottura. Ancora 2-3 mesi e ci sarà il collasso, e in autunno comincerà una guerra civile. Il collasso ci sarà perché il denaro smetterà di arrivare alle regioni, le banche già non si fidano più le une delle altre. In questa situazione chi nutrirà il 20% della popolazione che è costituito da invalidi, chi provvederà a fornire i sussidi agli appartenenti ai vari gruppi etnici che sono per la maggioranza disoccupati? Questa gente di certo scenderà nelle strade e si darà allo sciacallaggio, alle distruzioni. Inoltre milioni di persone stanno perdendo il lavoro, e anche la casa per insolvenza. In un futuro non lontano, già nel 2009, l'America potrebbe dover fronteggiare il problema di decine di milioni di senzatetto.
    A tale proposito, sono convinto che la credibilità delle mie previsioni sul crollo degli Stati Uniti nel 2010 si rafforzi. Tutto va nella direzione di un crollo degli Stati Uniti. Il compito della dirigenza mondiale è di non permettere il crollo degli USA secondo il modello della Jugoslavia, ed è auspicabile che segua l'esempio della Cecoslovacchia. Che tutto si svolga tranquillamente, pacificamente e senza problemi.

    La crisi economico-finanziaria in atto sta affliggendo non solo gli USA, ma tutto il mondo. Posto che a suo parere sarà esiziale per le sorti della federazione nordamericana, cosa prevede invece per gli altri paesi, ed in particolare per la Russia – colpita dal crollo dei prezzi delle materie prime?

    La possibile disintegrazione degli Stati Uniti in sei parti richiede un'adeguata reazione e decise azioni da parte della Russia, per sfruttare le nuove opportunità allo scopo di rafforzare la sua influenza economico-finanziaria, geopolitica e in materia di politica estera sul mondo.

    1. La Dottrina Pacifica globale della Russia (politica interna ed estera).
    Il nostro paese necessita di regioni in grado di produrre grandi innovazioni tecnologiche, che facciano da traino allo slancio tecnologico russo e che vengano guidate da professionisti capaci di individuare forme ottimali di cooperazione internazionale e collaborazione economico-finanziaria e di garantire la realizzazione degli interessi nazionali ed economico-finanziari della Russia nel mondo. Il loro sostegno è il compito più importante dello stato russo. Una di queste regioni è il Territorio di Primor'e. Nel XXI secolo, conservando il suo valore politico-militare, la regione deve diventare un potente avamposto finanziario ed economico della Russia nell'Asia-Pacifico. Entro il 2012 il territorio può e deve diventare uno dei principali centri della finanza internazionale, centro di gravità per gli investimenti e i flussi innovativi della regione Asia-Pacifico e dell'America Latina. Il futuro politico della dirigenza russa e il successo dello slancio innovativo della Russia dipenderanno ampiamente dalla capacità dell'élite regionale del Pacifico di adattarsi – con l'appoggio del Cremlino – alla reale distribuzione delle forze nella politica mondiale. I tempi richiedono la creazione simultanea di potenti strutture analitico-informative e propagandistico-informative. Mi riferisco alla complessa componente analitico-informativa e ideologica che deve accompagnare il progetto di innovazione “Russia Pacifica - 2012”. Innanzitutto è necessario fornire un sostegno informativo-ideologico alla concezione delle “Cinque I”, volta a creare una società che sia favorevole alla vita delle persone e che assicuri alla Russia un ruolo di guida a livello mondiale (le “Cinque I”: istituzioni, infrastrutture, investimenti, innovazione e intelletto). Per quanto concerne le misure organizzativo-dirigenziali, va considerata la possibilità di creare un meccanismo (strumento) speciale nell'associazione tra Stato e settore privato che possa svolgere funzioni organizzativo-dirigenziali e analitico-informative. Lo si potrebbe chiamare convenzionalmente così: Tichookeanskoe Informacionno-Analitičeskoe Bjuro (TIAB, Ufficio Analitico-Informativo del Pacifico).



    2. Graduale ritorno dell'Alaska alla Russia.
    La Russia dovrebbe esprimere i suoi desideri all'Unione Europea e alla Cina, in quanto principali attori geopolitici dopo il crollo degli Stati Uniti, sulla questione dell'opportunità che l'Alaska torni a far parte della Russia. Va sottolineato che la Russia non si opporrà all'inclusione dell'America Atlantica (la zona di Washington e New York) nell'Unione Europea, né alla transizione delle isole Hawaii sotto un protettorato congiunto di Cina e Giappone.

    3. Rafforzamento dell'influenza sullo spazio post-sovietico e sull'Europa Orientale.
    Con il crollo degli Stati Uniti cesserà di esistere un importante attore geopolitico nello spazio post-sovietico. Ciò potrebbe condurre al vuoto e all'instabilità politico-sociale nella regione. È consigliabile che la Russia non permetta il rafforzamento di altri attori geopolitici nella sua storica sfera d'influenza geopolitica. Sarà necessario elaborare una nuova strategia politica per l'Europa Orientale, che dovrebbe essere realizzata ispirandosi in qualche modo alla dottrina Monroe dell'inizio del XIX secolo. La Russia dovrebbe dichiarare chiaramente e nettamente la propria intenzione di ritornare alla strategia geopolitica di Caterina la Grande nei rapporti con l'Europa Orientale. La realizzazione di una nuova strategia politica per l'Europa Orientale non dovrà però causare un peggioramento delle relazioni con l'Unione Europea. Per questo sarà necessario coordinare gli obiettivi della politica estera russa con la Germania, la Francia e l'Italia.

    4. Rafforzamento dell'influenza russa nel Vicino e Medio Oriente.
    А). Nel corso della guerra dell'agosto 2008 nel Caucaso, la Turchia ha adottato una posizione di sostegno alla Russia. Questo fornisce un'opportunità unica, dopo la disintegrazione degli Stati Uniti e la liquidazione delle basi militari americane in Turchia, per realizzare un accordo strategico sulle sfere di influenza tra Turchia e Russia. Uno dei punti dell'accordo dovrà riguardare l'amministrazione congiunta dell'Agiaria (in base all'accordo del 1921). B). Dopo il ritiro dei soldati statunitensi dall'Iraq, la Russia dovrebbe ristabilire la propria posizione economica e geopolitica nel paese.
    C). Il ritiro delle truppe nordamericane dall'Afghanistan richiederà una decisa reazione da parte della Russia per garantire la stabilità in Asia Centrale. Sul territorio di questo paese potranno essere dispiegate le forze di pace della OCS [Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, n.d.r.], in base ai contingenti militari russo-cinesi.

    5. Rafforzamento dell'influenza russa in Asia Meridionale.
    La Russia dovrebbe cercare di diventare il principale arbitro della disputa tra India e Pakistan. Per questo è consigliabile intensificare considerevolmente la cooperazione economica con questi paesi. Sarà anche opportuno coinvolgere l'Iran e la Cina (in fasi distinte del processo di stabilizzazione).

    6. Intensificazione dell'attività russa in America Latina.
    Il compito della Russia è rafforzare quanto più possibile la propria influenza. Abbiamo già un piano strategico volto a rafforzare la cooperazione con l'America Latina, nella quale svilupperemo le nostre linee guida in tre direzioni cruciali: Brasile, Venezuela e Cuba. Sono questi i paesi nei quali dovremmo indirizzare colossali sforzi economici e ideologico-informativi.
    Nel 2010 dovremmo ripristinare la stazione radiolocalizzatrice sull'isola di Cuba. Sarà una mossa giusta e naturale per la politica estera russa. La base ci aiuterà a risolvere non solo i problemi politico-militari del mondo, ma anche quelli economici. Nell'incontro di dicembre tra i 33 capi di Stato latinoamericani, il primo a svolgersi senza la partecipazione degli Stati Uniti, il presidente del Messico Felipe Calderon ha proposto la creazione di un'organizzazione chiamata “Unione degli stati dell'America Latina e del bacino caraibico”, la quale agevolerebbe il cambiamento politico ed economico nel continente. Se venisse costituita una simile organizzazione la Russia dovrebbe fare il possibile per diventare suo socio strategico nei settori economico e ideologico-informativo.

    Dopo l'ipotetica disintegrazione degli USA, il nuovo ordine mondiale sarà multipolare, ovvero una qualche potenza (ad esempio la Cina) potrà almeno provare a sostituirsi a Washington nel ruolo di unica superpotenza? Più in generale, la fase internazionale caratterizzata dal collasso degli USA e dalle sue ripercussioni, avrà carattere di pacifica transizione, oppure possiamo aspettarci conflittualità e vere e proprie guerre (siano esse “fredde” o “calde”)?

    Nel gennaio del 2009 sono stato a Pechino, dove ho tenuto una serie di conferenze e ho incontrato alcuni importanti analisti cinesi. A mio parere, la Cina sarà la potenza-guida del XXI secolo. La dirigenza cinese sta attualmente sviluppando diversi modelli di condotta della Cina legati all'intensificarsi della crisi finanziaria globale. Viene presa in considerazione anche l'ipotesi secondo la quale nel novembre del 2009 negli Stati Uniti potrebbero verificarsi una guerra civile e il crollo del dollaro, seguiti nell'estate del 2010 dalla disintegrazione degli Stati Uniti in sei parti. Per ora la probabilità che tale scenario s'avveri non viene stimata oltre il 25%. Ciononostante gli analisti cinesi hanno avviato l'elaborazione concettuale di un modello strategico per la Cina in caso di crac del dollaro e di crollo degli Stati Uniti. L'autore è convinto che la stabilità e la prosperità della Cina nel XXI secolo possano essere conseguite solo in condizioni di alleanza strategica con la Russia. È la Russia a rappresentare per la Cina un alleato e un partner strategico. Fu l'URSS, nel XX secolo, ad aiutare la Cina affinché non si ripetesse il genocidio del suo popolo avvenuto nel XIX secolo. L'alleanza strategica russo-cinese è in grado di garantire stabilità al mondo dopo il crollo degli Stati Uniti. Allora la probabilità di conflitti internazionali sarà ridotta al minimo.
    Negli ultimi tempi si sono considerevolmente intensificati i contatti tra le dirigenze della Russia e della Cina (cinque incontri ad alto livello nel 2007 ed altrettanti nel 2008). Va osservato che il numero cinque è altamente simbolico: cinque sono i ponti nel palazzo imperiale di Pechino, il cinque è un numero fondamentale nella visione del mondo dei Wu Xing. L'avvio, il 29 dicembre 2008, di una “linea diretta” tra i ministri della difesa della Russia e della Cina, rappresenta l'avvio di una più stretta collaborazione politico-militare tra la Russia e la Cina per garantire la stabilità in Eurasia e nel mondo. Va rafforzato il meccanismo delle consultazioni sulle questioni relative alla stabilità strategica, che è diventato un fondamentale canale di coordinamento della collaborazione russo-cinese in questa sfera. L'industria cinese e l'intelletto russo dovrebbero integrarsi. Negli ultimi anni è stata notevolmente intensificata la cooperazione russo-cinese nei campi economico-commerciale e negli investimenti (con una crescita di oltre il 40%). È necessario impegnarsi per raddoppiare gli scambi commerciali nei prossimi due anni. Andrebbero inoltre intensificati i legami culturali e informativi, che riceveranno ulteriore impulso dalla celebrazione nel 2009 dell'Anno della cultura russa in Cina e nel 2010 dell'Anno della cultura cinese in Russia. Le posizioni della Cina e della Russia sulle principali questioni dell'attuale ordine mondiale e sui fondamentali problemi internazionali coincidono o sono molto vicine. Ciò fornisce un'occasione unica per progettare insieme una politica estera volta ad assicurare la stabilità mondiale.
    L'alleanza strategica con la Russia permetterà alla Cina di risolvere gradualmente il problema dell'unità del paese. La riunificazione rappresenta l'obiettivo cruciale della Repubblica Popolare Cinese in termini di politica estera, del quale si è ripetutamente parlato durante le sedute del Partito Comunista cinese. La posizione della Russia sulla “questione di Taiwan” è fissata nell'Accordo sul buon vicinato, l'amicizia e la cooperazione del 2001, in base al quale esiste solo una Cina: il governo della Repubblica Popolare Cinese è l'unico governo legittimo e rappresenta tutta la Cina, di cui Taiwan è parte integrante. Il crollo degli Stati Uniti accelererà notevolmente i processi di integrazione tra la RPC e Taiwan iniziati nel 2008. Un nuovo Stato membro delle Nazioni Unite, la Cina Unita, potrebbe divenire realtà già il 1° gennaio 2011. Nel 2010, conservando la sua stabilità interna, la Cina potrebbe intraprendere la creazione della comunità cinese del Pacifico. Nel 2009 comincerà l'elaborazione di una nuova dottrina ideologica della RPC: la Dottrina della prosperità economica comune dei paesi della regione del Pacifico, basata su tradizioni nazionali e spirituali (umanitarismo, giustizia, ordine e stabilità, buon senso, sincerità e onestà). L'Australia e le Hawaii, che rientreranno nella sfera di influenza della Repubblica Popolare Cinese dopo il crollo degli Stati Uniti, e anche Hong Kong, potranno e dovranno diventare entro il 2012 grandi centri internazionali, snodi cruciali in grado attirare i flussi degli investimenti e delle innovazioni della regione Asia-Pacifico e dell'America Latina.
    А) Hong Kong – accumulazione dei flussi finanziari degli Stati ASEAN.
    B) Australia – organizzazione dell'interazione finanziaria con i paesi del Commonwealth britannico e del Golfo Persico.
    C) Hawaii – coordinamento dei flussi degli investimenti e delle innovazioni con l'America Latina e la Repubblica Californiana (in collaborazione con il Giappone).

    Per quanto riguarda la creazione della Comunità cinese del Pacifico nel 2010, la Cina dovrebbe esprimere i propri intenti all'Unione Europea e alla Russia, in quanto principali attori geopolitici dopo il crollo degli Stati Uniti, a proposito dell'opportunità del suo dominio sul litorale pacifico dell'America. La Cina, nel settore dell'associazione strategica con la Russia, dichiarerà la legittimità del ritorno dell'Alaska alla Russia. La Cina non obietterà all'inclusione dell'America Atlantica (zona di Washington e New York) nella composizione dell'Unione Europea. Le questioni relative al passaggio delle Hawaii sotto il protettorato congiunto di Cina e Giappone dovranno essere oggetto di accordi specifici con il Giappone.

    Daniele Scalea (analista e redattore di "Eurasia. Rivista di studi geopolitici")
    Fonte: www.eurasia-rivista.org
    Link: http://www.eurasia-rivista.org/cogit...EwpOjoOo.shtml
    22.04.2009

    (Traduzione dall’originale russo a cura di Manuela Vittorelli)

    * Igor Nikolaevič Panarin è un politologo russo, membro in patria dell'Accademia delle Scienze Militari e della Commissione Elettorale Centrale (Consiglio Scientifico e Metodologico). È inoltre consulente del Comitato sugli Affari della CSI (Consiglio della Federazione), decano della Facoltà di Relazioni Internazionali dell'Accademia Diplomatica del Ministero degli Affari Esteri (Mosca) e, presso la stessa, docente di Comunicazione di massa e relazioni pubbliche.

  4. #4
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    Predefinito Riferimento: I PRIMI 100 GIORNI DI OBAMA: PEGGIO DI QUANTO CI ASPETTASSIMO

    I post con i titoli urlati non meritano di essere letti, indipendentemente dal contenuto.
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  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Oli Visualizza Messaggio
    I post con i titoli urlati non meritano di essere letti, indipendentemente dal contenuto.
    Mi sono limitato a fare copia/incolla del titolo così come l'ho trovato nel sito comedonchisciotte. Cmq ti ringrazio per la chiosa. In futuro riporterò il titolo usando il minuscolo

  6. #6
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    Oggettivista sei brutto, cattivo e soprattutto bushiano.
    Ogni critico di Obama lo è, lo sei pure tu :giagia::giagia::giagia:
    Lo dice Nostra Signora Verità Progressista. :giagia::giagia::giagia:
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

    Identità; Comunità; Partecipazione.

  7. #7
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    100 giorni meravigliosi grande presidente continui così siamo con lei.

    god bless america

  8. #8
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    Predefinito Riferimento: I PRIMI 100 GIORNI DI OBAMA: PEGGIO DI QUANTO CI ASPETTASSIMO

    Citazione Originariamente Scritto da benfy Visualizza Messaggio
    100 giorni meravigliosi grande presidente continui così siamo con lei.

    god bless america
    Yeah.
    Gli Arya seggono ancora al picco dell'avvoltoio.

  9. #9
    AhAhAh
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    Predefinito Riferimento: I PRIMI 100 GIORNI DI OBAMA: PEGGIO DI QUANTO CI ASPETTASSIMO

    Ridicolo tirare ancora in ballo la faccenda del ritiro dall'Iraq e dall'Afghanistan; finché la situazione non si stabilizzerà sarebbe un suicidio ritirarsi e la colpa è di chi ci è voluto andare, non di chi si ritrova la patata bollente.

  10. #10
    Pasdar
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    Predefinito Riferimento: I PRIMI 100 GIORNI DI OBAMA: PEGGIO DI QUANTO CI ASPETTASSIMO

    Citazione Originariamente Scritto da Boba Fett Visualizza Messaggio
    Ridicolo tirare ancora in ballo la faccenda del ritiro dall'Iraq e dall'Afghanistan; finché la situazione non si stabilizzerà sarebbe un suicidio ritirarsi e la colpa è di chi ci è voluto andare, non di chi si ritrova la patata bollente.
    In Afghanistan era sacrosanto andarci, in Iraq di meno.
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

    Identità; Comunità; Partecipazione.

 

 
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