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  1. #1
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    Exclamation Riflessioni sul diritto di…copiare!

    Riflessioni sul diritto di…copiare!

    In occasione di molteplici blitz delle Forze dell’ordine in molte copisterie di Roma, vorrei tornare sul tema del diritto di copiare, tema caro all’anarchismo, ma che i Nazionalsocialisti non dovrebbero sottovalutare…
    Il problema m’è saltato in mente anche per un altro motivo. Un editore sedicente “nazionalsocialista” (tranquilli, non mi riferisco all’Editore…) ha recentemente pubblicato il suo libro con tanto di ©… Ora, non riesco a spiegarmi il perché di tale azione… Cosa dovremmo proteggere dalla copia, le nostre idee?! Beh, a questo punto, sarebbe meglio smettere di fare politica e darsi all’editoria, no? Veniamo al discorso cardine…

    Io sono convinto che il sistema corrompa i bambini, soprattutto tramite iniziative (pseudo)“culturali”, come le visite obbligatorie ai campi di lavoro… Si tende sempre ad immolare i ragazzi sull’altare dell’Olo-religione… Proprio per questo, dovrebbe essere giusto permettere ai giovani di scaricare gratuitamente TUTTI i libri dal web e di fotocopiarli liberamente, affinché realizzino la propria opinione… Invece no, il sistema li vuole tutti uguali e pone il suo bel marchio “©” per far pagare fior fior di quattrini a chi vuole approfondire la propria formazione…

    Quindi, la maledetta “©” soffoca il pensiero indipendente! Di sicuro monopolizza la terra, perché, attraverso il copyright, si schiavizzano i popoli che hanno bisogno (o sono stati illusi di averne…) dei prodotti commerciali pubblicizzati dai media… “Il sistema [tramite il copyright, ndr] impone il libero scambio [=capitalismo ndr] e non si occupa dei disagiati], come ben delineò l’anarchico Benjamin R. Tucker a fine Ottocento.

    La maledetta “©” impone il dominio dell’economia sulla politica, costringendoci a dover pagare di tasca nostra la pubblicazione dei libri, per far veicolare con più difficoltà il nostro messaggio politico… Inoltre, fornisce il potere al capitale per espandersi, perché, per mezzo degli interessi, le renditi e le tasse, deruba il lavoro dei suoi prodotti. Se ben ci pensate, l’autore del libro è sempre quello che percepisce meno denaro. Maledetto capitalismo, perenne causa dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo! Il copyright permette l’origine del monopolio, cosìcché, se si hanno capitali, si possono acquistare vari copyright e, senza muovere un dito, si guadagna, speculando, sulla pelle degli autori dei progetti…

    Senza contare il costo dei brevetti!!! Lasciamo perdere va…

    La proprietà privata è un feticcio e il copyright è suo padre-figlio (è uno e bino…no, trino no, quello è solo il Dio cristiano…). Solo senza il copyright c’è possibilità di concorrere liberamente e di confrontarsi nel mercato in una società liberista se proprio dobbiamo ragionare in termini economici… In uno Stato Nazionalsocialista il copyright sarebbe bandito, perlomeno sulle opere intellettuali e d’ingegno… Pensate che bello un mondo dove tutti concorrono al benessere di TUTTI e non delle proprie tasche…

    La libertà di stampa? Beh, l’editoria è sotto controllo governativo, non capisco dove sia…forse è proprio per colpa della “©” che tutto viene controllato…

    Il World Wide Web sarebbe potuto essere “società” aperta, volendo, anche di mercato, forse un po’ anarchica, ma, tutto sommato, libera. Il dirittto di copiare avrebbe potuto veicolare idee ovunque, invece arrivano gli USA e comprano tutto il web, sottoponendo TUTTI i domini del mondo sotto la propria supervisione (o Super Visione…roba da Grande Fratello orwelliano…).

    Camerati, il monopolio, così com’è strutturato oggi, è criminale e tirannico: garantisce speciali e esclusivi privilegi a pochi, a spese di molti. Sarà ora di rifletterci?

    Vi saluto romanamente

  2. #2
    email non funzionante
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    Quoto.

  3. #3
    Alvise
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    Non dico che non ci sia di che ragionare sul tema e sulle problematiche poste da Outis in apertura.

    Ma voglio fare un esempio banale.
    Il sig. Gino Gini è persona ingegnosa ed intelligente. Decide di dedicare tali sue doti alla scrittura di libri di fantageografia numerica. Siccome le sue opere sono di grande valore, vengono pubblicate.

    Ora, qui ci sono due possibilità:

    1. Nel sistema dove vive Gino Gini non c'è diritto d'autore (copyright), quindi gli appassionati fantageografia numerica, per diffondere un libero sapere, fotocopiano, ciclostilano, ricopiano a mano tutti i libri del Gini. Al Gini non ne viene in tasca nulla, non ha di che campare, quindi abbandona la scrittura e si dedica al commercio di dolciumi napoletani.

    2. Nel sistema in cui vive Gino Gini esiste il copyright. Gini lo esercita in proprio oppure lo cede ad un editore. Col ricavato ha di che vivere, e può continuare a scrivere libri di fantageografia numerica, per la gioia dei suoi fans.

    E' ovvio che ci sono varie sfumature, e che il diritto d'autore si presta a distorsioni molto forti, ma non scordiamoci quanto sopra.

  4. #4
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    1: Nel sistema nazionalsocialista, "dove vive Gino Gini non c'è diritto d'autore (copyright), quindi gli appassionati fantageografia numerica, per diffondere un libero sapere, fotocopiano, ciclostilano, ricopiano a mano tutti i libri del Gini". Il Gini vive con il reddito di cittadinanza, più i soldi che lo Stato gli fornisce per la sua opera, più i soldi che l'editore gli fornisce...

    2. Nel sistema capitalista, "in cui vive Gino Gini esiste il copyright. Gini lo esercita in proprio oppure lo cede ad un editore. Col ricavato" NON ha di che vivere (te lo assicuro!), e NON può continuare a scrivere libri di fantageografia numerica, con la tristezza dei suoi fans... Il copyright è una bufala!

    "E' ovvio che ci sono varie sfumature", la mia idea al punto 1 è così, buttata lì, ma sta di fatto che il copyright è uno schifo del capitalismo.

  5. #5
    Dalla parte del torto!
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis
    1: Nel sistema nazionalsocialista, "dove vive Gino Gini non c'è diritto d'autore (copyright), quindi gli appassionati fantageografia numerica, per diffondere un libero sapere, fotocopiano, ciclostilano, ricopiano a mano tutti i libri del Gini". Il Gini vive con il reddito di cittadinanza, più i soldi che lo Stato gli fornisce per la sua opera, più i soldi che l'editore gli fornisce...

    2. Nel sistema capitalista, "in cui vive Gino Gini esiste il copyright. Gini lo esercita in proprio oppure lo cede ad un editore. Col ricavato" NON ha di che vivere (te lo assicuro!), e NON può continuare a scrivere libri di fantageografia numerica, con la tristezza dei suoi fans... Il copyright è una bufala!

    "E' ovvio che ci sono varie sfumature", la mia idea al punto 1 è così, buttata lì, ma sta di fatto che il copyright è uno schifo del capitalismo.
    Infatti il problema del copyright è che i ricavati di un'opera creativa non vanno certo al piccolo scrittore o alle piccole case editrici ma alle grandi multinazionali dell'editoria che,d'altronde, sono anche le responsabili di aver fatto della cultura - quella libraria in particolare - un prodotto commerciale, vendibile come un detersivo.
    Per semplificare: se,per assurdo(ma non troppo purtroppo),un libro di Platinette vendesse più di Pirandello da commercializzare(quindi pubblicizzare) sarebbe in ogni caso il primo.
    Saluti
    Sinistra Nazionale!

  6. #6
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    Che bello confrontarsi sul forum, quando partecipano 4 utenti su centinaia...

    Grazie a tutti per la collaborazione...pensiamo a parlare delle solite cazzate...

  7. #7
    fedalmor
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    Il problema dei brevetti è annoso. Coinvolge tutto il capitale intellettuale, che non può essere condiviso. È così in medicina (MSF sta facendo una campagna farmacologica a sostegno dei Paesi poveri, ma la sostanza non cambia in Occidente), così nell'informatica (le cosiddette "e-patents" dell'UE), così nell'editoria. La soluzione è molto semplice - e già esiste - e si chiama GNU. Ovviamente, si parte dal concetto di "software libero", ma è applicabile a qualunque campo: ad essere pagata, sul prodotto informatico, sarebbe l'assistenza tecnica (o, l'erogazione di un servizio), quindi l'intervento umano, e non il prodotto in sé (che è libero anche nella modifica e nella condivisione dell'esperienza). Così, per quanto riguarda l'editoria, ad essere pagato dovrebbe essere il prodotto finito, ossia - i parole povere - la carta su cui viene stampato, l'inchiostro utilizzato. Non il diritto intellettuale. Perché non è così!? Beh... semplice. La carta (o, il supporto ottico) non costa un c*zzo, e anche a volerci fare la "cresta" un libro andrebbe difficilmente oltre i 5€ - salvo edizioni particolarmente elaborate - come un CD non potrebbe costare, al dettaglio, più di 1/2€. Non ci finanzi una multinazionale coi proventi... ma, se lo Stato finanziasse la ricerca, l'arte e la cultura, anche ponendo cifre un tantino più elevate (che so, un 10€ per un libro e 5€ per un DVD) o, direttamente distribuendo online il prodotto, che poi sarà il fruitore a stampare/copiare/diffondere, il sistema si reggerebbe comunque. Ma il vero pericolo è che si rischierebbe di fare vera informazione e cultura. Ed è ciò che le istituzioni, come la Chiesa del medioevo, non vogliono.

  8. #8
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    Ottimo! Bravo fedalmor!

 

 

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