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Discussione: L'amministratore

  1. #1
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    Predefinito L'amministratore

    «Prodi farà l'amministratore straordinario» De Benedetti: «Il Professore è l'uomo per le riforme, ma sulla Tav Ciampi è stato più coraggioso.

    Il futuro è di Rutelli e Veltroni»


    Dietro la scrivania di Carlo De Benedetti campeggia un vecchio Espresso di fine 2004. Grande foto (sua) e strillo «I miei primi 70 anni». Nel mondo dell'editoria è risaputo che prima della prossima estate andrà a ricoprire la carica di presidente del gruppo editoriale che possiede. Starà molto più tempo di oggi a Roma e si dice anche che, per evitare ogni sospetto di condizionamento, si dimetterà dai Cda di società esterne al gruppo. Ma di questo l'Ingegnere non vuol parlare, le cose che gli stanno a cuore sono il rilancio dell'Italia e il futuro della sinistra. Non a caso ha appena partecipato a un affollato incontro romano sul Partito Democratico e le sfide del XXI secolo con Francesco Rutelli e Walter Veltroni.
    A ben vedere il primo lustro il XXI secolo per l'Italia non è iniziato favorevolmente.
    «Il presidente Ciampi per molto tempo si è innervosito a sentir parlare di declino. Tuttavia, volendo affrontare il tema a un convegno della Fondazione Rodolfo De Benedetti tenuto all'inizio di quest'anno scelsi come titolo "Oltre il declino", per rispetto a Ciampi. Ora ho visto che anche lui si è dovuto arrendere e in occasione del premio Leonardo ha denunciato la drammatica perdita di competitività del sistema Italia».

    Eppure in molti, compresa l'Ocse, scommettono sulla ripresa.
    «Vincenzo Visco tempo fa mi disse, forse per scaramanzia, "vedrai che sotto elezioni Berlusconi incrocerà la ripresa" e io gli obiettai che la crisi italiana è strutturale. Dunque anche se Francia e Germania, Bce permettendo, ripartissero alla grande noi non riusciremmo ad agganciare la ripresa. Le racconto un episodio illuminante. Una settimana fa in occasione di un consiglio della Valeo a Parigi ho incontrato il presidente di una delle maggiori banche americane che mi ha apostrofato così: "Lo sai che uscirete dall'euro?". Ha continuato sostenendo che il nostro debito è al top, che il deficit non si sa a quanto veramente ammonti, che Francia e Germania non ci vedono nemmeno più come un concorrente sulle esportazioni. Ora io escludo che l'Italia esca dall'euro, ma sono rimasto colpito che una persona così autorevole avanzasse l'ipotesi».

    Sul Corriere Francesco Giavazzi ha suggerito a un eventuale governo di centrosinistra alcune priorità da realizzare nei primi 100 giorni. Lei è d'accordo?
    «La prima cosa che dovrebbe fare Prodi da presidente del Consiglio è raccontare la verità al Paese. Non una comunicazione propagandistica del tipo "il buco che ci ha lasciato la destra", ma da padre che dice ai figli come stanno le cose. La situazione è drammatica e le cause vengono da lontano. Berlusconi è stato certamente un catalizzatore della velocità del declino, ma se la Fiat ha dei problemi non è colpa del premier e se il debito è al 110% non è solo a causa sua. Poi lui di errori ne ha fatti mille, dai condoni a una riforma delle pensioni inadeguata fino a un provvedimento sul Tfr a futura memoria. Il fatto è che le vere riforme costano, anche in termini di consenso».

    Proviamo a indicare un provvedimento di urgenza assoluta?
    «Sul mercato del lavoro c'è un'elasticità insufficiente. Treu ha iniziato, la legge Biagi ha incrementato ma bisogna fare di più, molto di più. Per riuscire bisogna intervenire pesantemente sugli ammortizzatori sociali».

    Cambiare il governatore non è un'urgenza?
    «Le dimissioni di Fazio sono un dovere, mentre la riforma del risparmio, sicuramente, rientra tra le priorità anche per riguadagnare un minimo di credibilità sui mercati internazionali».

    C'è un terzo provvedimento chiave?
    «Per restare all'economia penso alla riduzione del cuneo fiscale. Non di un punto come ha fatto il governo con Luca di Montezemolo che si è dovuto accontentare. Una vera riforma significa dieci punti di cuneo fiscale, con un costo di 20 miliardi. È evidente che per realizzarla occorre recuperare gettito fiscale combattendo l'evasione e, al limite, aumentando l'Iva. Uscendo dall'economia penso che sia la riforma costituzionale votata dal centrodestra sia la nuova legge elettorale vadano spazzate via. Quest'ultima ridà tutto il potere alle oligarchie di partito e non potrà che allontanare gli elettori dalla politica».

    E se Prodi dovesse fallire con le riforme?
    «Sarebbe una tragedia e non ci rimarrebbe altro che un Cardinale o un Generale».

    O un Editore?
    «No, stia tranquillo. Il dna di un imprenditore è incompatibile con la politica, il politico deve essere democratico mentre l'uomo d'impresa deve essere autocratico».

    Il suo pessimismo fa il paio con l'Economist che ha anche stilato una bocciatura preventiva del centrosinistra.
    «Proprio per questo Prodi deve fare le riforme. Altra strada non c'è».

    Si aspettava che le primarie fossero un trionfo per Prodi?
    «Non mi aspettavo tanta affluenza. Mi sono complimentato con Prodi per lo straordinario successo, anche se ero e resto contrario alle primarie organizzate senza regole. Spero che Prodi si occuperà più di governare che di organizzare la politica. Deve comportarsi da amministratore straordinario di un Paese in difficoltà. Resta poi l'esigenza di darsi una missione perché non bastano le riforme vere, un grande Paese deve avere una visione del proprio futuro, ma ci vorranno tempi lunghi non compatibili con chi appartiene alla mia generazione».

    La mission dell'Italia è un compito per il Partito Democratico?
    «Certo. Ma bisogna far presto. O nasce durante la prossima legislatura, oppure non nasce più».

    A parole nel centrosinistra sono tutti d'accordo ma specie nei Ds ci sono resistenze. Si obietta che la tradizione socialista è ancora viva e feconda.
    «La tradizione socialista era tutta incardinata nel patto tra produttori mentre il referente del Partito democratico deve essere il consumatore. Non sono mai stato socialista, non ho mai condiviso la cultura egualitaria e gli strumenti che si assegnava per gestire l'economia. Oggi mi ritrovo in molte delle cose che dice Gordon Brown, sono per una società competitiva e solidale».

    Competitiva e solidale. Suo fratello Franco griderebbe all'ossimoro.
    «Insisto: non sono linee guida incompatibili. Ci vuole più meritocraziama anche più attenzione a quelli che non ce la fanno».

    L'ossimoro però è largamente presente nei programmi della sinistra. Non trova?
    «Alcuni esponenti della sinistra continuano a coltivare verità non dette, cadono in affermazioni che non corrispondono ai comportamenti. Metta le liberalizzazioni. Per un Bersani che ne è sinceramente convinto ci sono dieci assessori regionali che ostacolano la deregulation nel commercio e nell'elettricità. In Italia chi comanda negli enti locali? Per lo più il centrosinistra e vedo nascere tante piccole Iri».

    Anche la Tav è un caso di contraddizioni non risolte a sinistra?
    «Il sindaco Chiamparino e il presidente Bresso hanno mostrato fermezza e coraggio. Dopo dieci anni stiamo ancora a discutere se la Tav si deve fare o no? Avrei preferito che il centrosinistra avesse preso una posizione più netta, a cominciare da Prodi. Ho trovato più coraggioso Ciampi».

    Si discute sulla bontà dell'operazione Bnl-Unipol. Il suo giudizio?
    «La bancassurance è fallita in tutta Europa. Nel caso specifico questa mi pare un'operazione di potere senza logica di mercato. Se poi servisse per fare politica allora sarebbe sbagliata due volte».

    Mercoledì a Roma ha detto a Veltroni e Rutelli, «è il vostro secolo»...
    «Veltroni perché è giovane, intelligente e moderno. È stato segretario dei Ds, direttore dell'Unità ed è un ottimo sindaco. La perfetta organizzazione di un evento come i funerali del Papa ha fatto sì che si parli di un Nobel per la città di Roma. E ha mostrato qualità politiche anche prendendo come suo riferimento, in epoca non sospetta, la figura di Kennedy».

    E Rutelli?
    «Nel 2001 è stato una sorpresa per tutti, ma non per me. Venne scelto come leader perché si pensava che l'Ulivo avrebbe perso, ma molti non ricordano che ha preso più voti di Prodi nel '96. Un risultato straordinario. Inoltre come sindaco di Roma aveva rotto molti tabù, si pensi solo alla quotazione dell'Acea. E poi ha saputo mettere insieme ex sindacalisti, ex presidenti del Senato, ex presidenti del Consiglio, ex repubblicani e ne ha fatto una formazione politica giovane, vivace e moderna. Senza la Margherita i Ds oggi sarebbero più conservatori. Lui e Veltroni sono dei cinquantenni e alla loro generazione tocca il compito di ridare al Paese il senso di una missione».

    Nell'attesa se la chiamassero a fare il ministro accetterebbe?
    «Assolutamente no. Credo poco al tecnico puro e poi, le confesso, tengo alla qualità della vita».

    Faccia una lista dei ministri.
    «Non ci penso proprio, ma le dico che c'è bisogno di cooptare personalità che ci ridiano la credibilità perduta all'estero. E non utilizzare una persona come Mario Monti sarebbe un delitto».

    Ha appena detto che non crede ai tecnici...
    «Da commissario Ue Monti ne ha fatta di politica! Non è più solo un tecnico».

    Se nella politica si avvicina l'ora del ricambio generazionale nell'impresa accade lo stesso?
    «Si guardi attorno, non le pare che nell'impresa sia già avvenuto?».


    Dario Di Vico



    Traduzione : Un annetto massimo due poi ce lo leviamo dalle palle come nel 1998

  2. #2
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    Bene. Fino a quando la bocciatura di Prodi la propone un giornale come l'Economist o la destra banana incolta tutto va bene non ci sono problemi, tutto già preventivato. Anche se l'Economist è stato ripreso come una sorta di manuale politico da parte di molti esponenti unionisti (italiani, non americani, nda).

    Quello che colpisce è che la bocciatura di Prodi arrivi in maniera preventiva anche da parte del principale finanziatore del csx: uno come De Benedetti, l'uomo che sarebbe disposto a tutto o a quasi tutto per sconfiggere Berlusconi.

  3. #3
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    Predefinito Non accetto

    Ai Ds: «Senza di voi non ci sarebbe l'Ulivo» Prodi, scontro con De Benedetti Il Professore risponde all'Ingegnere: «Non accetto di essere chiamato amministratore».


    E poi dice sì alla Tav



    ROMA - L'esca il Professore la lascia cadere quasi subito. «Diventa un fatto normale, naturale e dire quasi familiare che io inizi dicendo care compagne e cari compagni». «Vuol dire - spiega Romano Prodi rivolto alla platea diessina- che abbiamo fatto molta strada insieme in questo anno, vuol dire che abbiamo lavorato bene».

    Ogni passaggio è accolto come un proclama. «Senza la vostra generosità e intelligenza politica non ci sarebbe l'Ulivo e non ci sarebbe la prospettiva di un governo unitario», dice il candidato premier dell'Unione intervenendo alla seconda giornata della Conferenza programmatica della Quercia, e presenta l'appuntamento toscano come il «passaggio conclusivo di un cammino lungo». «Abbiamo fatto molta strada in questi anni - spiega - abbiamo lavorato bene».

    GELO SU DE BENEDETTI - Non manca un riferimento alla polemica del giorno. Già prima di entrare alla sala dell'Auditorium, il Professore aveva abbozzato un sorriso interpellato sull'intervista rilasciata da Carlo De Benedetti al Corriere della Sera. Benedetti dice largo ai giovani? «I rottami costano molto? No, non è un periodo che costano moltissimo i rottami», glissa Prodi. Che poi dalla tribuna va oltre. «Accetto volentieri l'aggettivo, straordinario, perché la situazione è straordinaria. Non accetto invece il sostantivo, amministratore, non perché non mi piaccia amministrare ma perché è bene usare per la politica il linguaggio della politica», dice replicando all'Ingegnere che ha individua proprio nell'amministratore straordinario il ruolo giusto per il Professore. Prodi - sempre sulla stessa questione, ricorda come (ed il riferimento è ovviamente a Berlusconi) sia stato ampiamente criticata «l'introduzione del linguaggio aziendale in politica». Allora- è l'invito del leader dell'Unione - «non facciamo lo stesso errore».

    Un'uscita quella di De Benedetti che lascia freddo anche Veltroni. «Ma quale ticket? Io sono per l'abolizione dei ticket, a partire da quello sanitario...», spiega il sindaco intercettato, come Prodi, alla conferenza programmatica dei Ds. «Bisogna rispettare le opinioni altrui perché in Italia c’è libertà di espressione», dice invece Francesco Rutelli.

    QUOTE ROSA - Dal palco Prodi parla anche della questione delle quote rosa. ««Sono partito che non ero favorevole, ma dopo dieci anni che non si ottiene nulla...». «A questo punto - aggiunge il leader dell'Unione- serve qualcosa di straordinario...». Che cosa, esattamente, il Professore non lo dice. Ma, dopo aver manifestato comprensione per i «problemi» che le quote riservate alle donne possano riservare, rilancia: «Certo non possiamo accontentarci delle quote minime».
    TAV NECESSARIA - Poi illustra la sua posizione sulla Tav. «Al di là di voci più intemperanti, sono convinto che dietro una protesta così forte ci siano delle motivazioni che vanno per lo meno ascoltate; per spiegare che l'opera è necessaria e capire quali cambiamenti sono compatibili con le loro esigenze, per riparare eventuali danni. Seguendo questa logica di dialogo e ascolto vogliamo governare», è la posizione espressa alla conferenza dei Ds.

    TORNARE AL MAGGIORITARIO - Infine torna ad attaccare il centrodestra che ha voluto cambiare il sistema elettorale reintroducendo il voto proporzionale. «Con questa legge elettorale - osserva Prodi - l'unità tra i partiti non è più necessaria. È una legge non solo ideata contro di noi ma contro il Paese per dividere lo stesso governo con la sua maggioranza». Quindi la promessa: «Se vinciamo le elezioni torneremo al maggioritario, non contro ma insieme all'opposizione».

  4. #4
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    Avete notato che questo ulivista estimatore di Rutelli e Veltroni dice che ci vuole più flessibilità, che la legge Biagi è solo un primo passo? Ma pensano veramente di predere per il c**o gli italiani? Allora come pensano di governare con idee così divaricate? E poi criticano gli altri.
    Against all odds

  5. #5
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    E' incredibile, e non parlo tanto di De Benedetti, ma della sinistra. Criticano il cdx, sempre e comunque ma riescono a criticarlo con argomenti oposti. Appoggiandosi all'Economist lo attaccano perchè non è stato liberista e non ha introdotto flessibilità, e appoggiandosi alla CGIL perchè ha prodotto troppa precarietà.
    Da ridere.
    Against all odds

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da iannis
    Avete notato che questo ulivista estimatore di Rutelli e Veltroni dice che ci vuole più flessibilità, che la legge Biagi è solo un primo passo? Ma pensano veramente di predere per il c**o gli italiani? Allora come pensano di governare con idee così divaricate? E poi criticano gli altri.

    Beh Iannis poco alla volta gettano la maschera...


    La legge Biagi verrà si modificata , ma come la desiderano gli industriali.

    Faranno sia il Tunnel che il Ponte , i militari resteranno per tutto il 2006 in Iraq...

    Tempo al tempo...poi si rivaluteranno tante cose fatte dalla Cdl...

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da iannis
    E' incredibile, e non parlo tanto di De Benedetti, ma della sinistra. Criticano il cdx, sempre e comunque ma riescono a criticarlo con argomenti oposti. Appoggiandosi all'Economist lo attaccano perchè non è stato liberista e non ha introdotto flessibilità, e appoggiandosi alla CGIL perchè ha prodotto troppa precarietà.
    Da ridere.
    Forse siete tanto attaccabili da tutte le parti perché avete fatto prevalentemente gli interessi vostri e dei compagni di merende o co-imputati? Ma è solo un'ipotesi, eh.

  8. #8
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    Accolgo con piacere l'ipotesi di un ritorno al maggioritario.

    Non so se i "compagni" saranno pervasi da altrettanto piacere, a meno che il maggioritario non sia diventato "bello" perchè l'ha detto Prodi.

  9. #9
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    Predefinito

    Se UNO COME DE EBNEDETTI FOSSE IL CANDIDATO PREMIER DEL CSX, IO CHE SONO DI SINUSTRA, VOTEREI BERLUSCONI O NON VOTEREI
    Nè DAVANTI Nè DI DIETRO, MA DI LATO

  10. #10
    Forumista assiduo
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    Predefinito E alla fine il professore s'incazzò

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/P...02/prodi.shtml

    Per inciso, parla anche di Tav e di tutte le bagatelle che i bananas tirano fuori. Deben invece potrebbe andarsene aff********

 

 
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