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  1. #1
    Super Troll
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    Predefinito la più bella pianta d'appartamento

    questa. a mio avviso



  2. #2
    What am I doing here?
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    Dura farla venire su dalle tue parti, ha bisogno di sole...

  3. #3
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    Hashish e Marijuana sono sostanze psicoattive prodotte a partire dalla cannabis (canapa). Quest'ultima è una pianta erbacea annuale e dioica (presenta cioè esemplari distinti, su cui si formano fiori femminili o maschili, anche se in particolari condizioni climatiche e/o ambientali possono verificarsi casi di ermafroditismo). La canapa, che appartiene alla famiglia delle Cannabinacee, è dotata di una radice a fittone che può affondare anche per più metri nel terreno; la parte aerea è formata da un fusto eretto e sottile che può raggiungere l'altezza di 4 metri (e oltre). La ramificazione della pianta dipende dalla modalità di coltivazione ed è minima in caso di semina fitta per la produzione di fibra. Le foglie sono palmato-lobate, costituite da 7 – 11 foglioline minori, piuttosto allungate e col margine seghettato, che si diramano a partire dal picciolo.

    E' storicamente controversa la classificazione della canapa. Linneo, nel 1753 individuò una sola specie di canapa: la cannabis sativa. Più tardi (1924) il botanico sovietico Janichewsky classificò tre diverse specie: la cannabis sativa (alta e poco ramificata, con portamento piramidale), la cannabis indica (più bassa, cespugliosa e maggiormente ramificata) e la cannabis ruderalis (non più di 50 cm di altezza e senza rami). Più di recente (1976) i canadesi Small e Cronquist hanno confermato l'originaria classificazione unica di Linneo pur rendendo conto della variabilità, consistente nella presenza di due sottospecie: la sativa (diffusa nelle regioni settentrionali, ricca di fibre e utlizzata anche per l'estrazione di olio dai semi) e la indica (tipica dei paesi a clima caldo e con maggiore contenuto di resina e principi attivi).
    La canapa è originaria dell'Asia centro-meridionale, ma è ormai presente e coltivata in quasi tutto il mondo e permane anche allo stato selvaggio in diverse zone temperate e tropicali.
    Dalla canapa, soprattutto dalla sottospecie indica, si ottengono l'hashish (la resina dei fiori impastata con miele o grasso animale) e la marijuana (miscela di varie parti essiccate della pianta, soprattutto le infiorescenze e le foglie).

    La consuetudine dell'umanità con la canapa ha origini molto antiche. Alcuni reperti testimoniano che già 10.000 anni addietro, nell'isola di Taiwan, erano adoperate corde ricavate appunto dalle fibre di canapa. Altresì antichissimo l'uso delle stesse fibre per la produzione di tessuti e vele. Sembra che anche la carta, apparsa in Cina nel primo secolo dopo Cristo, fosse originariamente ottenuta dalle piante di canapa. D'altronde l'uso di carta ottenuta dalla canapa si è protratto fino al secolo scorso.
    In Europa la storia della canapa è fondamentalmente tessile: legata alla produzione e alla lavorazione delle fibre. L'uso dei derivati della canapa in relazione alle proprietà piscoattive è invece appannaggio storico delle regioni orientali e medio-orientali, soprattutto per finalità mediche e/o all'interno di pratiche cerimoniali e religiose. Si ipotizza che la cannabis fosse già adoperata in età neolitica nelle regioni corrispondenti all'odierno Afghanistan. Nel 15° secolo a.c. testi di medicina erboristica cinese citano l'uso della cannabis. Per quanto riguarda l'India, sembra che vi fosse maggiormente diffuso l'uso sacrale della pianta: citazioni al riguardo sono infatti reperibili nella letteratura vedica. Delle pratiche inalatorie messe in atto dagli Sciti ci rende conto Erodoto, nel libro IV delle Storie. L'uso psicoattivo della cannabis ha inoltre coinvolto gran parte del mondo islamico.
    In Europa l'uso della canapa relativo alle sue caratteristiche farmacologiche è molto più tardo. Ciò è forse addebitabile alla minore concentrazione di principi attivi nella varietà sativa, da tempo coltivata nel vecchio continente. I derivati della varietà indica sembra che abbiano trovato diffusione in Europa a partire dall'800, sulla scorta della spedizione di Napoleone in Egitto, da dove iniziarono a giungere in Europa incontrando l'interesse di molti. Tuttavia sembra che la conoscenza delle proprietà dei derivati della cannabis indica, seppure in modo circoscritto, fosse anche precedente e se ne trova traccia nel Milione di Marco Polo, nel Decamerone di Boccaccio e, secondo alcuni, anche nell'opera di Shakespeare. Ad ogni modo è solo nel corso dell'800 che l'uso di hashish, parallelamente a quello di oppio, coinvolge un numero consistente di europei.

    link



    ps: ho volontariamente omesso tutto ciò che riguarda usi ed effetti collaterali della cannabis indica come stupefacente, le informazioni trovate in rete sono estremamente controverse su questo punto...
    Interessanti invece gli studi e le possibili applicazioni come pianta medicinale. Cito da Wikipedia (ma informazioni di questo tipo sono facilmente reperibili anche su altri siti):


    Oltre alle accese discussioni e controversie sociali e politiche sull'uso della canapa come stupefacente, va ricordato che essa è stata per migliaia di anni (certuni parlano di 10.000 anni) un'importante pianta medicinale.
    Negli ultimi anni si è accumulato un certo volume di ricerca di buona qualità sulle attività farmacologiche della cannabis e sulle possibili applicazioni.
    Gerarchia delle possibili indicazioni:
    • Effetti stabiliti da studi clinici su: nausea e vomito, anoressia e cachessia
    • Effetti relativamente ben confermati su: spasticità, condizioni dolorose (in particolare dolore neurogeno), disordini del movimento, asma e glaucoma
    • Effetti meno confermati: allergie, infiammazioni, infezioni, epilessia, depressione, disordini bipolari, ansia, dipendenza, sindrome d'astinenza
    • Effetti allo stadio di ricerca: malattie autoimmuni, cancro, neuroprotezione, febbre, disordini della pressione arteriosa.
    Si stanno inoltre testando nel mondo farmaci che contengono una versione sintetica di alcuni dei principi attivi della cannabis (dronabinol, HU-210, levonantradolo, nabilone, SR 141716 A, Win 55212-2), ma questi per ora hanno mostrato molti effetti collaterali e svantaggi rispetto alla pianta naturale.
    Il Canada, il 20 giugno 2005, è stato il primo paese ad autorizzare la messa in commercio del farmaco Sativex a base di THC e CBD, per il trattamento del dolore neuropatico dei malati di sclerosi multipla.





    http://it.wikipedia.org/wiki/Cannabis

  4. #4
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    La canapa ad uso medico
    Canapa, cannabis e marijuana. Sono parole che spesso si usano solo quando si parla di droga, ma da qualche tempo si iniziano a sentire anche in campo medico. Da sempre inoltre si usano in agricoltura, perché la canapa è una pianta di cui da poco si è incentivata la produzione anche in Italia. Ma un principio attivo di quest'erba (il Thc) sembra essere molto utile anche per curare diversi disturbi di salute. Per questo, negli ultimi tempi, gli studi scientifici e le sperimentazioni mediche stanno diventando sempre più frequenti. Ecco i risultati più interessanti delle maggiori ricerche internazionali.

    Che cosa è la canapa?


    - La canapa è il nome italiano di una pianta che in modo scientifico viene definita cannabis sativa. Dal punto di vista botanico si distinguono due sottospecie di questa pianta: la cannabis sativa sativa, tipica dei Paesi settentrionali, impiegata comunemente in agricoltura e la cannabis sativa indica, tipica dei Paesi più caldi, è questa la varietà che viene utilizzata in campo medico.

    - La cannabis sativa indica viene normalmente chiamata anche canapa indiana ed è quella che ha il maggiore contenuto di Thc, un principio attivo. Dalle foglie e dai fiori di questa pianta si ricava la marijuana che contiene una percentuale di Thc che varia dall'1 al 5 per cento. Un altro derivato è l'hashish: si produce a partire dalle resine della pianta e contiene percentuali di Thc variabili dal 5 al 20 per cento.
    Dalla cannabis, infine, si ricava anche l'olio di cannabis che può contenere fino al 60 per cento di Thc.

    In Italia è ammessa solo quella per uso agricolo

    - Il Consiglio dei ministri dell'Agricoltura dell'Unione europea, nella seduta del 17 luglio 2000, ha approvato la riforma dell'organizzazione comune di mercato che riguarda anche la coltivazione della canapa. Al Consiglio, per l'Italia, ha partecipato anche il ministro delle Politiche agricole e forestali Alfonso Pecoraro Scanio.

    - La riforma prevede aiuti per la coltivazione e la trasformazione della canapa per uso tessile, cioè per produrci fibre e tessuti. Quindi, questo provvedimento legislativo non ha nulla a che vedere con l'uso di questa erba in campo medico.

    Come agisce il Thc

    - La cannabis contiene un centinaio di principi attivi, dei quali circa una sessantina appartengono alla classe dei cannabinoidi. Tra questi il principale è il delta-9-tetraidrocannabiolo, la cui sigla è Thc, a cui si devono la maggior parte delle azioni curative della pianta.

    - Nella cannabis sativa sono contenuti anche altri cannabinoidi: il delta-8Thc, che non è psicotropo, ma che sembra avere comunque proprietà curative, soprattutto antiemetiche, cioè che aiutano a contrastare il vomito in particolare nei bambini malati di leucemia, e il cannabidiolo, capace di contrastare le convulsioni.

    - Di recente, è stato scoperto che nel cervello umano esistono dei recettori specifici per i cannabinoidi e che il nostro organismo produce una sostanza (l'anandamide), in grado di interagire con questi recettori. Ciò ha permesso di scoprire l'esistenza di un vero e proprio "sistema cannabinoide endogeno", il cui ruolo all'interno dell'organismo non è ancora del tutto chiaro, ma il cui studio permetterà di capire i meccanismi che sono alla base delle proprietà curative dei cannabinoidi.
    Per quali disturbi è utile:


    Dal mal di testa ai dolori mestruali
    - Una delle principali azioni farmacologiche del Thc sul cervello è quello di ridurre la sensibilità al dolore. Per questo è molto utile come analgesico nei confronti di disturbi, come emicrania ricorrente o dolori mestruali.

    - Soprattutto in quest'ultimo caso il Thc è adatto in quanto ha anche una funzione miorillassante, cioè decontrarre i muscoli. Inoltre, il Thc ha un'azione antinfiammatoria, quindi, è utile anche in altri tipi di dolori come quelli dovuti ai reumatismi.

    Gli spasmi muscolari
    - Gli spasmi muscolari sono contrazioni anomale dei muscoli del corpo, spesso dovute a serie malattie come la sclerosi multipla o il morbo di Parkinson. I cannabinoidi hanno sui muscoli un effetto miorilassante e antispastico, di conseguenza aiutano a decontrarre la muscolatura, come dimostra uno studio uscito di recente sulla rivista scientifica "Nature".
    - Queste specifiche proprietà curative si spiegano perché i recettori per il cannabinoidi Cb1 sono concentrati maggiormente nei gangli basali e nel cervelletto, cioè nelle aree del cervello deputate alle funzioni motorie.
    - Anche per questo motivo, la Royal pharmaceutical society, un'associazione inglese, ha di recente avuto l'autorizzazione dal governo britannico a procedere a un'ulteriore sperimentazione su 2000 persone malate di sclerosi multipla, per poter trovare la formulazione farmaceutica migliore a combattere questo serio disturbo.
    - Infatti, uno dei principali nodi da risolvere per la somministrazione farmaceutica della cannabis è proprio trovare la formulazione più adatta a ogni tipo di disturbo che si cerca di curare. Nel caso degli spasmi muscolari, la strada più seguita dal punto di vista scientifico è quella dell'aerosol.

    L'asma
    - I cannabinoli hanno anche un effetto broncodilatatore, cioè aiutano a dilatare i bronchi e facilitando la respirazione. Questa proprietà potrebbe essere sfruttata da chi soffre di asma, ma la ricerca sta ancora lavorando su una formulazione farmaceutica che consenta una modalità di somministrazione diversa dal fumo perché quest'ultimo danneggerebbe comunque i polmoni.

    Il glaucoma
    - Il glaucoma è un serio disturbo della vista caratterizzato dall'aumento della pressione intraoculare, cioè quella all'interno degli occhi. Per questa malattia il delta-9-Thc sembra essere utile in quanto, in alcuni casi, riesce a diminuire la pressione interna.
    - A scoprire ciò è stato un cittadino statunitense, il dottor Randall il quale ha ottenuto dalla legge di potersi curare con derivati della cannabis, aprendo la strada a questa terapia per questo specifico disturbo della vista. La sua scelta, infatti, ha trovato conferma anche in successivi studi clinici.

    La nausea, il vomito durante la chemioterapia
    - Già dal 1985 la Fda (la Food and drug administration), ossia l'ente americano che controlla i medicinali negli Usa ha permesso la vendita di un cannabinoide sintetico, ossia prodotto in laboratorio, il dronabinolo, in grado di contrastare la nausea in chi è sottoposto a chemioterapia.
    - La chemioterapia è un insieme di cure a base di farmaci chimici che si usano per combattere i tumori, gli effetti collaterali che accompagnano questo trattamento sono spesso molto pesanti. I farmaci a base di principi attivi estratti dalla cannabis aiutano ad alleviare gli effetti collaterali, in particolare il vomito e la nausea.

    L'inappetenza nei malati di Aids
    - Recenti studi hanno dimostrato che un cannabinoide sintetico, il dronabinolo, riesce anche a stimolare l'appetito, producendo un significativo aumento di peso, nelle persone malate di Aids e colpite dalla cosiddetta sindrome del deperimento.
    - E' stato, inoltre, presentato uno studio che ha chiarito che i derivati della cannabis non interferiscono con i farmaci antivirali, cioè quei medicinali utilizzati per combattere i virus come quello dell'Hiv, che provoca l'Aids.

    Le convulsioni epilettiche
    - Il cannabidiolo, ossia un cannabinoide non psicoattivo, sembra avere anche proprietà anticonvulsionanti, cioè che aiutano a combattere le convulsioni, uno dei sintomi più comuni dell'epilessia.
    - Gli studi effettuati su questa malattia, però, sono ancora alla fase sperimentale, anche se molti malati, che si sono sottoposti volontariamente agli esperimenti, sostengono che il cannabidiolo li ha aiutati a superare con più facilità le convulsioni.
    - Anche per questo la British medical association, uno degli enti britannici più autorevoli in campo sanitario, ha di recente raccomandato di approfondire le ricerche sull'azione di questa sostanza.

    I disturbi neurodegenerativi
    - Il morbo di Alzehimer, quello di Parkinson, la corea di Huntington, sono tutte malattie definite neurodegenerative perché sono provocate da una degenerazione delle cellule nervose.
    - Recenti studi, condotti da studiosi internazionali, tra cui un ricercatore italiano Maurizio Grimaldi, hanno scoperto che il cannabidiolo, un componente non psicoattivo della cannabis, aiuta a proteggere le cellule del cervello.
    - La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica "Proceedings of national academy", ha dimostrato che il cannabidiolo agisce come un antiossidante, cioè combatte l'invecchiamento e la morte dei neuroni. Anche se gli studi sono sempre alla fase sperimentale questa scoperta apre nuove possibilità nella cura dell'ictus e dei disturbi neurodegenerativi.

    All'estero già è un farmaco
    -
    La normativa che in Italia regola la cannabis indica è il Dpr numero 309 del 9 ottobre 1990: nel nostro Paese non sono in vendita farmaci allopatici che utilizzino la cannabis indica, che invece è presente in alcuni medicinali omeopatici, anche se in dosi minime (si misurano in nanogrammi, ossia in miliardesimi di grammo).
    - All'estero, ed esattamente negli Usa, in Israele, in Germania, in Gran Bretagna e nei Paesi Bassi esistono due cannabinoidi sintetici già in commercio: il dronabinol e nabilone. Questi farmaci vengono venduti dietro presentazione di ricetta medica per curare gli effetti collaterali della chemioterapia e per stimolare l'appetito nei malati di Aids, anche se entro il 2002 diventerà possibile utilizzarli per combattere gli spasmi della sclerosi multipla e per altri disturbi.

    Un problema: come somministrala?
    - L'istituto di medicina dell'Accademia nazionale delle scienze degli Stati Uniti, lo scorso anno ha riconosciuto ufficialmente i benefici derivati dalla cannabis nella cura di determinate malattie. Nello stesso documento, però, l'ente americano ha portato all'attenzione del mondo scientifico il problema della ricerca di una somministrazione della cannabis diversa dal fumo.
    - Infatti, l'inalazione dei cannabinoidi tramite il fumo provoca danni simili a quelle delle sigarette che vanno da una semplice irritazione delle vie respiratorie a problemi molto più seri, come il tumore ai polmoni. Per questo la comunità scientifica internazionale sta cercando metodi di somministrazione alternativi al fumo che, nelle persone malate, ha effetti ancora più nocivi.
    - Per adesso si è arrivati a produrre come alternativa al fumo le pillole, ma il loro costo è molto elevato, inoltre l'assorbimento attraverso il tratto grastrointestinale è molto lento e gran parte del principio attivo viene inattivato dal passaggio nel fegato.
    - Un'altra modo di somministrazione che si sta sperimentando è quello inalatorio, cioè i principi attivi della cannabis vengono inalati come avviene durante un normale aerosol. Sono, inoltre, allo studio anche cerotti che rilasciano attraverso la pelle queste sostanze attive.

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