Vedo e riporto da Dagospia:
Da "Inciucio - Come la sinistra ha salvato Berlusconi" di Peter Gomez & Marco Travaglio, BUR-Rizzoli
Quando, un giorno, si farà l'inventario dei danni causati da Porta a Porta, alla voce "effetti collaterali" bisognerà dedicare un apposito capitolo a Giovanni Floris e al suo Ballarò. La bravura e la professionalità del conduttore non sono in discussione. Del resto ha fatto in tempo a uscire dalla Scuola di giornalismo radiotelevisivo di Perugia prima che arrivasse a dirigerla Antonio Socci. Alla Rai collabora fin da giovanissimo. Comincia alla radio. Nel '96, a 28 anni, viene assunto alla redazione economica del gr. Poi conduce Radio anch'io, Senza rete e Baobab. Nel 2001 lo mandano a New York pochi mesi prima dell'attentato dell'11 settembre. E passa alla televisione, corrispondente per tutti e tre i tg, ma in forze al Tg3. Scrive anche alcuni libri: l'ultimo s'intitola Qualcosa di (centro) sinistra, pubblicato da Mondadori, cioè da Berlusconi.
Floris non ha tessere, ma è vicino alla Margherita, il partito del direttore di Rai3 Paolo Ruffini. Che nel 2002, l'anno delle grandi epurazioni, lo richiama a Roma per affidargli un programma d'informazione il martedì sera. Si chiamerà Ballarò, come il mercato popolare di Palermo (dove Ruffini è nato). Questa è la quarta edizione. Gli ascolti sono discreti, ma tutt'altro che travolgenti. Media dell'11% di share. Poco sopra i livelli della rete, che peraltro non se la passa bene, ma abbondantemente sotto quelli dei grandi epurati. Se, come molti sostengono, Ballarò fosse "l'unico programma libero di approfondimento ", dovrebbe sfondare ben oltre i risultati di Santoro (vicino al 20%). Perché Santoro trasmetteva in un panorama molto vario, insieme a Biagi, Montanelli, Zavoli, Lerner, Minoli, Vespa, Costanzo, Riotta, Deaglio, Beha, Annunziata, Ferrara e così via. Floris invece è solo, insieme a Vespa e - ultimamente - Mentana. Possibile che gl'italiani affamati d'informazione libera siano scesi all'11%?
E allora, delle due l'una: o anche Porta a Porta e Matrix sono due vessilli di libertà, o non lo è neppure Ballarò. Vediamo. Anzitutto il format, lo schema della trasmissione. È identico - salvo colori, scenografie e volto del conduttore - agli altri. Sempre due o tre politici di destra che si confrontano con due o tre politici di sinistra, più qualche esperto vero o presunto. L'unica vera novità era, nelle prime edizioni, la corrosiva rubrica "Il Corsivo", curata da due irregolari come Alessandro Robecchi e Peter Freeman. Aveva la funzione del sasso nello stagno, controbilanciando quell'aria da infermeria sterilizzata che il conduttore, campioncino del politically correct, dà a tutto il programma. Infatti suscitava più polemiche che tutto il resto della trasmissione. Floris l'ha puntualmente abolita nel 2004. Ora invita un comico per ogni puntata. Satira in diretta, dice. Ma non per Luttazzi: o registrato o niente. Luttazzi, esperto in censure, preferisce niente.
Secondo: gli argomenti. Grande prevalenza dell'economia. Lunghe batracomiomachìe sui numeri, sulle cifre, sui conti che non tornano mai perché ciascuno li interpreta come vuole. Non accadrebbe così con una puntata sul Contratto con gli italiani, sepolto dal premier nelle nebbie della propaganda quando è nato il governo-bis e s'è capito che nessuna delle cinque promesse sarebbe stata realizzata. Perché non portarne in studio una gigantografia e chiederne conto, punto per punto, a qualche rappresentante del governo inchiodandolo alle nude cifre?
Per un aspirante programma "libero", ci sarebbe poi un altro tema vincente e avvincente, certo più dei soliti balletti di numeri, non foss'altro che perché nessun altro ne parla: i rapporti fra la politica e la criminalità, mafiosa e tangentara. Non sono astruserie, fissazioni giustizialiste. Sono gli argomenti più trattati dal governo e dalla maggioranza a suon di leggi ad personam, i temi più dibattuti in Parlamento e sui giornali fra le forze politiche, più presenti nelle proteste di piazza di milioni di persone raccolte dai movimenti e dai girotondi. Perché in tv nessuno ne parla? Perché gli ultimi che ne parlarono non sono più fra noi. In televisione, almeno. Floris, è comprensibile, non aspira a fare la stessa fine. Dunque a Ballarò, di questi temi, si parla raramente. E per linee generali. Sempre politici che si scambiano opinioni contrapposte: visto da destra, visto da sinistra.
Mai una volta che il conduttore s'inserisca nella manfrina per dire: signori, i fatti sono questi, le sentenze dicono questo, le vostre sono balle. E quando, infilandosi nella batracomiomachìa, qualche ospite tenta di farlo, viene prontamente stoppato. Accade a Gianni Barbacetto del "Diario", invitato a Ballarò nel dicembre 2004 a parlare della sentenza Sme su Berlusconi e della condanna di Dell'Utri per mafia. Quando Francesco D'Onofrio (Udc) sostiene che Berlusconi è una vittima della mafia e che "la sentenza Dell'Utri lascia il premier fuori da ogni sospetto", Barbacetto tenta di smentirlo, fatti e carte alla mano. Ma appena accenna al "piano politico-morale", Floris lo stoppa: "Di questo ne parliamo in studio, grazie". E ricomincia la chiacchiera.
La scena si ripete il 27 settembre 2005. Il Cavaliere è stato appena assolto per la All Iberian perché il suo reato (il falso in bilancio) non è più reato, essendo stato depenalizzato dall'imputato medesimo. Luca Fazzo, cronista giudiziario di "Repubblica ", prova a spiegare che il premier non è innocente: è colpevole, ma ha cancellato il suo reato. In studio, i polisti intemperanti di turno, il ministro Matteoli e il viceministro Sacconi, co- minciano a urlare: "Basta! Garantismo! Non se ne può più! Chi non è stato condannato è innocente!". Floris ci dà dentro con l'estintore: "Ma sì, Matteoli, ha ragione: Berlusconi è stato sette volte prescritto e quattro assolto, ma mai condannato. Dunque è innocente". Farla franca ed essere innocenti, per Floris e per Matteoli, sono la stessa cosa.
Qui siamo al terzo aspetto: il conduttore, o meglio semiconduttore. Nelle tv dei paesi democratici, il giornalista televisivo è un soggetto temutissimo. In studio è il padrone di casa, e tale si sente e dimostra di essere, scarnificando gli ospiti politici con domande scomode e urticanti. In Italia il padrone di casa è l'ospite politico. Che infatti, di solito, dà del tu al conduttore e siede nella sua confortevole poltrona perfettamente a suo agio, tranquillo e rilassato, ben sapendo di non aver nulla da temere. O di avere comunque tutte le armi a disposizione per intimidire.
Una sera è ospite di Ballarò Totò Cuffaro, imputato per favoreggiamento alla mafia. Floris prende il coraggio a quattro mani: "Lei è imputato?". E quello: "Sì, ma chiarirò tutto". Floris: "Perché non si dimette?". E quello: "Perché non ho nulla da nascondere, c'è la presunzione di innocenza" e le solite cose. A questo punto si potrebbe introdurre nel dibattito un fatto certo, indiscutibile, emerso nelle telefonate intercettate: il ruolo di Cuffaro come informatore di mafiosi e amici dei mafiosi. Ma il semiconduttore passa a un altro argomento.
Un'altra sera Tremonti, ospite semifisso a Ballarò, intimidisce Floris: "Senti, non fare comizi!". E lui zitto. Allora il ministro comincia a insolentire il professor Franco Bruni, economista della Bocconi, che ha il torto di conoscere i numeri e dunque di contraddirlo: "Non si occupi di tasse, lei che è un esperto di monete! Queste sono sue opinioni personali! Lei è pagato dalla Rai per fare comizi politici!". Un conduttore che si rispetti prenderebbe per il bavero il ministro, elencandogli i titoli scientifici dell'ospite che lui stesso ha invitato, poi gli intimerebbe di chiedere scusa, infine lo farebbe scortare all'uscita dalla vigilanza. Invece Floris balbetta che lui gli ospiti non li paga, e morta lì.
Già, gli ospiti. Quarto punto: chi sceglie i politici da invitare? Cesare Salvi, della sinistra Ds, non ha dubbi: Gli ospiti della sua trasmissione sono indicati dalle segreterie dei partiti. Non ha mai invitato né me né altri esponenti di primo piano della sinistra Ds come Mussi, mentre in tutte le altre trasmissioni non si opera questa preclusione.Antonio Di Pietro, assente da Ballarò da tre anni, è più preciso: Sono un leader di partito e vengo ignorato sistematicamente da Floris. Non ho potuto dire la mia a Ballarò né per le europee, né per le regionali, né per il referendum, né ora per le primarie dell'Unione. Quando protesto, Floris mi fa dire che gli interlocutori se li sceglie lui. Ma poi, per il centrosinistra, vengono interpellate solo le segreterie dei Ds e della Margherita.
La straordinaria preponderanza di Rutelli, Fassino e Tremonti a Ballarò la dice lunga. Ma non basta. Nel 2002, Floris allestisce un faccia a faccia tra Sergio Cofferati, segretario uscente della Cgil e (allora) simbolo della sinistra "movimentista", e il suo acerrimo rivale Massimo D'Alema. Fra gl'intervistatori invitati a intervistarli c'è Curzio Maltese, penna acuminata di "Repubblica". Ma a D'Alema non piace Maltese. Così, anche se in studio sono invitati altri giornalisti molto più vicini a D'Alema che a Cofferati, Maltese viene pregato di starsene a casa.
Nel 2004 si replica: Ballarò chiude la campagna elettorale per le europee con una puntata che prevede la presenza dei rappresentanti di tutti i partiti in lizza. La Lista Di Pietro-Occhetto- Società civile designa Occhetto, ma D'Alema non lo vuole. Dalla redazione, chiedono a Di Pietro un altro nome. L'ex pm indica Giulietto Chiesa. Ma nemmeno Chiesa è gradito. Invece di lasciare a casa D'Alema, da Ballarò chiedono un terzo nome. Di Pietro, pur di non perdere quel po' di rara visibilità che gli è consentita, indica Tana de Zulueta. D'Alema (e dunque Floris) accetta. In due ore, la candidata verrà fatta parlare per meno di un minuto.
Il 5 aprile 2005 accade un fatto unico nella storia dell'informazione televisiva. Il capo del governo irrompe in una trasmissione del servizio pubblico e si accomoda sulla poltrona dell'ospite, che era riservata a un altro, mentre il conduttore sorride al settimo cielo per la gioia. Il capo del governo è Berlusconi, la trasmissione è Ballarò, il conduttore sorridente è Floris, l'ospite spodestato è il ministro La Loggia. È accaduto questo. La domenica la maggioranza ha perduto sonoramente le elezioni regionali. Il lunedì il vicepremier Fini è andato a Porta a Porta a dire che la sconfitta è anche di Berlusconi, e non ha mosso un sopracciglio quando Bruno Tabacci dell'Udc ha detto, per la prima volta, che la Cdl deve cambiare leader se non vuole perdere anche le politiche. L'indomani, martedì, il Cavaliere decide di rimettere in riga i riottosi alleati, riconquistare il centro della scena politica e punire Vespa per l'atto di insubordinazione commesso (non l'ha avvertito della presenza dei due "ribelli " nel suo programma). Tre obiettivi centrati con una mossa sola. Il premier chiama La Loggia, designato da Forza Italia a partecipare a Ballarò (insieme a D'Alema, Rutelli e Alemanno) e gli dice di andare pure al cinema. Da Floris ci va lui. Ma non ritiene neppure di avvertirlo strada facendo. Quando arriva negli studi Rai, incontra Floris. Che gli domanda: "Presidente, sta andando da Vespa?". "No, sto venendo da lei." Sarà lo stesso Floris a raccontare la scena ai giornali dell'indomani. Senza un cenno d'imbarazzo, con gli occhi che ancora luccicano per la contentezza.
Intendiamoci. Per un giornalista, ospitare lo scoop del premier che, dopo anni di monologhi, si confronta con due leader dell'opposizione è un gran colpo (la puntata farà registrare il 24% di share). E nessuno, al posto suo, avrebbe rimandato indietro Berlusconi. Altri però avrebbero denunciato l'anomalia di quel che stava accadendo in studio: il capo del governo si era autoinvitato all'ultimo momento. E nei paesi democratici sono i conduttori che scelgono gli ospiti, non viceversa.
Quinto: le domande. "Noi facciamo sempre le domande giuste", dice Floris nelle interviste e negli spot di Ballarò. Peccato che spesso non conosca le risposte. Consentendo all'ospite di turno di replicare anche con le menzogne più plateali, senza smentirlo con dati di fatto inconfutabili né metterlo alle strette con la seconda domanda. È una delle regole basilari del giornalismo. Dopo la prima domanda, se l'interlocutore mente o svicola, lo si incalza con la seconda e, nel caso, pure con la terza. Certo, per reggere il ritmo bisogna prepararsi. E preparare la redazione a ogni evenienza…





Rispondi Citando
o Salvi sono cavoli solo suoi e della sua redazione e poi si critica ke Berlusconi si autoinviti e si dice ke gli ospiti deve sceglierseli Floris. Ma decidetevi Populisti Travaglini, Floris PUO' o NON PUO' SCEGLIERSI GLI OSPITI?
