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  1. #1
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Post San Paolo evangelizzatore e non un moralista!!

    Amici......permettetemi di fare con voi alcune riflessioni, semplici, senza alcuna pretesa teologica........(anzi chi può mi corregga pure), ma esclusivamente riflessioni dal vivere quotidiano....

    Si parla di san Paolo PREDICATORE....EVANGELIZZATORE......alcuni lo definisco il MORALIZZATORE....tanto che si tenta di interpretare diversamente la sua catechesi sulla morale e contrariamente a quanto insegna la Chiesa...

    Vorrei che insieme comprendessimo un aspetto importante di Paolo....la sua predicazione NON rimane mai legata al solo aspetto dell'Annuncio..l'apostolo mette subito in chiaro nelle comunità da lui fondate che l'Evangelizzazione non può rimanere solo un fattore legato all'annuncio...MA VA BEN OLTRE.....e che come diceva ripetutamente Benedetto XVI in questi mesi: GESU' NON E' UN FATTO PRIVATO MA COMUNITARIO......ergo la morale paolina non è un fattore privato, ma deve coinvolgere la comunità

    San Paolo dunque NON E' UN MORALISTA....

    moralista è colui che spara sentenze ma che con i fatti vive diversamente per un puro aspetto di facciata scandalizzandosi del male che altri fanno senza rendersi conto del male che lui stesso compie
    ...oppure...è anche colui che predica esclusivamente perchè VEDE SOLO MALE....e diventa dunque intransigente.....e..FONDAMENTALISTA.....esige dagli altri la perfezione quando egli stesso non è in grado di mantenersi integro!

    Paolo al contrario, predica LA MORALE....che è una distinzione CATEGORICA E PRECISA FRA CIO' CHE E' BENE E CIO' CHE E' MALE......chiamando ogni cosa con il suo nome e....METTENDOLO IN PRATICA PERSONALMENTE....dice:

    FATEVI MIEI IMITATORI COME IO LO SONO DI CRISTO.....CHE IL VOSTRO PENSARE E PARLARE SIA UNANIME.....

    La morale paolina parte DA UN CUORE RINNOVATO.... chiediamoci subito e con urgenza: come sta messo il MIO cuore?

    Il cuore di Paolo è scosso dal momento in cui ebbe l'incontro con Cristo sulla strada per Damasco...è la CONVERSIONE....da qui Paolo viene istruito dal Cristo e questo incontro NON PUO' ESSERE TACIUTO.... Paolo ancor prima di ricevere un unità (cfr Gal.2) con gli apostoli, sente che NON PUO' TACERE....ed ecco che scatta l'annuncio....L'EVANGELIZZAZIONE che egli per primo mette subito in pratica senza porsi delle domande....cioè OBBEDISCE A QUELLA CONVERSIONE.....
    Il primo passo è dunque L'OBBEDIENZA AL VANGELO.....

    Questa obbedienza, nell'esperienza di Paolo, scatta davanti al SACRO TIMOR DI DIO....quel sacro timore REVERENZIALE oggi sfrattato dalle nostre coscienze...e che invece Paolo ci insegna di quanto sia IMPORTANTE.

    Il cuore di Paolo è il cuore di un "dotto" OPPURE E' IL CUORE DI UN INNAMORATO DELL'AMORE DI CRISTO?
    La catechesi dottrinale di Paolo appare talmente difficile che fa dire a 2Pietro 3,:

    15 La magnanimità del Signore nostro giudicatela come salvezza, come anche il nostro carissimo fratello Paolo vi ha scritto, secondo la sapienza che gli è stata data; 16 così egli fa in tutte le lettere, in cui tratta di queste cose. In esse ci sono alcune cose difficili da comprendere e gli ignoranti e gli instabili le travisano, al pari delle altre Scritture, per loro propria rovina.
    17 Voi dunque, carissimi, essendo stati preavvisati, state in guardia per non venir meno nella vostra fermezza, travolti anche voi dall'errore degli empi; 18 ma crescete nella grazia e nella conoscenza del Signore nostro e salvatore Gesù Cristo. A lui la gloria, ora e nel giorno dell'eternità. Amen!

    Ma nelle sue lettere troviamo chiaramente le parole di un INNAMORATO DI CRISTO:

    - PER ME, VIVERE E' CRISTO -fil.1,21-
    - SONO CROCIFISSO CON CRISTO...-Gal.2,19-
    - CHI CI SEPARERA' DALL'AMORE DI CRISTO? -Rom.8,35-
    - POTRESTE AVERE ANCHE DIECIMILA PEDAGOGHI IN CRISTO, MA NON MOLTI PADRI: IO INFATTI, VI HO GENERATI NELLA FEDE..Cor.4,15....
    ecc...ecc.....

    Paolo aveva combattuto Gesù, ma ora ne è un innamorato e non può tacere quello che prova....da qui parte l'esigenza DEL SACRO TIMOR DI DIO ATTRAVERSO I COMPORTAMENTI, I COSTUMI, LA CULTURA, LA MORALE.... che deve partire dall'interno della comunità cristiana PER CONTAGIARE IL MONDO e non per farsi contagiare dal mondo

    Se io ho una bella notizia da chi correrò per annunciarla? Potrei mai tenerla per me stessa?
    Così agisce Paolo....
    Ma perchè insistiamo tanto con lui?
    Perchè degli apostoli è colui che NON visse accanto a Cristo, anzi da Ebreo obbediva ai sacerdoti del Tempio e perseguitava la giovane Chiesa....è per noi dunque un esempio ed un MODELLO da seguire perchè ci parla della sua conversione e ci dice che CHIUNQUE PUO' SALVARSI.....ma ci sono delle CONDIZIONI che tradotta in una parole è COMPORTAMENTO-MORALE.......

    Paolo prima ancora di parlare DI Gesù....sperimenta come vivere DI Gesù......
    ...san Domenico di Guzman non andava mai a predicare se non aveva con sè i Vangeli e le Lettere di Paolo, da qui nasce il suo motto: CONTEMPLARE, MEDITARE PER POI PASSARE ALL'AZIONE......
    come dire: INNAMORARSI DELL'AMORE che è Cristo...GODERE DI QUESTO INNAMORAMENTO E POI URLARLO SUI TETTI.....cioè viverlo.....e CONTAGIARE GLI ALTRI......e non il contrario!

    Ma...come sempre c'è un ma......
    Come fare a vivere DI Gesù e poter essere convincenti con gli altri? Non c'è il pericolo di scadere in forme smielate, disincantate o peggio di un Gesù PERSONALIZZATO..di un falso misticismo che invece di aiutare alla conversione conduce al rifiuto e ad una chiusura??

    SI...IL RISCHIO C'E'...ma....RISCHIARE E' IL MALE MINORE....ecco perchè è importante RESTARE DENTRO LA CHIESA ED OBBEDIRE AL MAGISTERO
    ....Paolo in Gal.2 ci dice che nonostante avesse ricevuto una rivelazione, va dai "notabili del vangelo" PER NON CORRERE IL RISCHIO DI AVER CORSO INVANO....dunque Paolo rischia.....
    Ma perchè rischia? Perchè sa DI NON CAMMINARE DA SOLO....il cammino va fatto con Gesù è LUI l'artefice e non noi...noi siamo solo STRUMENTI..... per questo ha fondato LA CHIESA: NON PERCHE' LA CONTESTASSIMO, MA PERCHE' RICEVESSIMO DA LEI QUELL'UNIONE NECESSARIA ALLA TESTIMONIANZA DELLA VERITA'.....


    Rileggendo i Discepoli di Emmaus che vengono istruiti leggiamo: "NOI SPERAVAMO...." che cosa? la delusione della morte del Cristo li aveva infossati nel DUBBIO....sapevano le Scritture, ma qualcosa non quadrava e forse mancava: L'INCONTRO CON IL RISORTO....
    "STOLTI E TARDI DI CUORE NEL CREDERE" -Lc.24,13-35- dirà Gesù.....
    Questi due poveri discepoli affranti da una parte si beccano i rimproveri del Maestro CHE ANCONA NON RICONOSCONO...dunque rimproveri di uno "sconosciuto"...ma dall'altra parte si sentono ARDERE DENTRO perchè questa Parola li toccava, avevano evidentemente UMILTA' DI CUORE E POVERTA' DI SPIRITO....

    Paolo non farà altro che provare lo stesso fuoco....chi sente le parole del Cristo non può restarne immune....O LO ACCETTA O LO RIFIUTA....l'indifferenza è solo una scusa per NON RISCHIARE.....e così il manomettere l'interpretazione delle Scritture fatte dalla Chiesa, sono solo giustificazioni ad un rifiuto della Verità

    Paolo lo sa perchè lo ha sperimentato per questo le sue catechesi SONO DURE E FORTI.... Paolo NON accetta le mezze misure.....o con Cristo O CONTRO CRISTO.....chi sta nel mezzo Paolo semplicemente LO IGNORA......non lo giudica.....questa posizione è incomprensibile anche per lui...ma la accetta e dice:
    "Non vogliate perciò giudicare di nulla prima del tempo,fino a quando venga il Signore. EGLI METTERA' IN LUCE I SEGRETI DELLE TENEBRE E MANIFESTERA' LE INTENZIONI DEL CUORE; E ALLORA CIASCUNO AVRA' LA SUA LODE DA DIO..." (1Cor.4,5)

    Nel frattempo?
    Nel frattempo Paolo istruisce e chi accetta deve SEGUIRE LE REGOLE DEL GIOCO......

    Per Paolo una cosa è leggere una pagina di un testo sacro per interpretarla...altra cosa è leggere una "lettera" di uno Sposo alla Sposa.....questa lettera Cristo impresse nel cuore di Paolo che la metterà in paragone con il matrimonio cristiano: Ef.5,31....definendolo UN MISTERO....


    Un rischio che corriamo oggi noi, dato che si sono centuplicati maestri e predicatori...è trovare pagine avvizzite di Vangelo...lanciate come sfida più che per AMORE......scritte più per fare proseliti anzichè come Paolo GENERARE FIGLI NELLA FEDE.....Non si comunica più UN ENTUSIASMO....MA UNA SFIDA DI CHIESA CONTRO CHIESA......si giudica il vescovo di Roma per la sua stessa fedeltà alla Chiesa che causa ingerenze verso un pericoloso laicismo dello Stato...ma si tralascia di scorgere in lui quell'innamoramento che gli fa lasciare TUTTO.....per seguire il Cristo e per annunciarlo con fedeltà....
    SI TEME DI FARSI CONTAGIARE VERAMENTE DAL VANGELO.....perchè esso ci porta a vivere diversamente da quello che la società oggi insegna, ed invece di essere noi cristiani a contagiare il mondo, finiamo per lasciarci contagiare da esso fino a diventare CONTESTATORI NON DELLE IDEE SBAGLIATE DELLO STATO, MA DELLA CHIESA...

    Vengano pure nuovi evangelizzatori....ma guai a chi si appoggia esclusivamente sulla LETTERA MORTA per quanto essa sia sacra....perchè sarebbe come tradire il Verbo Incarnato, il Cuore stesso di Dio che ha reso viva la Parola affinchè l'uomo se ne potesse INNAMORARE.....

    Dice sant'Agostino: AMA E FA CIO' CHE VUOI.....Paolo amando divenne quel predicatore che potè insegnare LA MORALE...oggi non sappiamo più cosa significhi AMARE..... se lo comprendessimo.... eviteremo le divisioni....o meglio, non saremmo NOI la causa delle divisioni.....
    CHI DIVIDE (e in questo dividere possiamo metterci di tutto) NON AMA....

    Fraternamente Caterina LD
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  2. #2
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Dar gloria a Dio con la condotta della vita

    Iniziamo, dunque, una vita nuova. Facciamo della terra cielo e così mostreremo a coloro che non credono di quali grandi beni essi son privi. Quando infatti vedranno la nostra vita e la nostra comunità bella e armoniosa, essi avranno la visione stessa del regno dei cieli. Quando ci vedranno modesti, senz`ira, puri di ogni cattivo desiderio, privi d`invidia, esenti d`avarizia, e attivi in tutte le virtù, diranno: Se i cristiani sono angeli in questa vita, che cosa saranno dopo la morte? Se qui, dove sono pellegrini, risplendono in tal modo, che diverranno quando giungeranno nella loro patria? E così anche i pagani diverranno migliori e la predicazione della religione si diffonderà non meno che al tempo degli apostoli. Dodici uomini poterono allora convertire città e regioni intere: se tutti noi faremo della perfezione della nostra vita un insegnamento, pensate fin dove potrà diffondersi la nostra religione. Un pagano, infatti, non è così attratto dal vedere un morto che risuscita quanto dal contemplare un uomo che vive virtuosamente. Di fronte a quel prodigio rimarrà, sì, sorpreso, ma la vita virtuosa di un cristiano gli porterà vantaggio. Il prodigio avviene e passa, ma la vita cristiana resta, e continuamente edifica e fa crescere la sua anima.

    Vigiliamo dunque su noi stessi per avvantaggiare anche gli altri. Non vi dico niente di troppo duro e pesante. Non vi proibisco di sposarvi, non vi ordino di abbandonare le città e di lasciare gli impegni politici e civili. No, rimanendo dove ora vivete e nelle funzioni attualmente esercitate, mettete in atto la virtù. A dire il vero io preferirei che per la perfezione della loro vita brillassero coloro che vivono nelle città, piuttosto che quelli che si sono ritirati a vivere sulle montagne. Per qual motivo? Perchè da questo fatto potrebbe derivare un grande vantaggio. "Nessuno", infatti, "accende una lampada per metterla sotto il moggio" (Mt 5,15). Per questo io voglio che tutte le lampade siano sopra il candelabro, in modo che si diffonda una grande luce. Accendiamo, dunque, questo fuoco e facciamo che quanti si trovano seduti nelle tenebre siano liberati dall`errore. E tu non venire a dirmi: Ho impegni, moglie e figli; devo occuparmi della casa, e non posso fare ciò che tu dici. Io ti assicuro che se tu fossi libero da tutti questi impegni, ma rimanessi nella stessa apatia in cui ora giaci, tutto ugualmente svanirebbe.

    Se al cantrario, pur con tutti questi impegni, tu fossi pieno di fervore, riusciresti a praticare la virtù. Una sola cosa è richiesta: la disposizione di un`anima generosa. Allora, né l`età, né la miseria, né la ricchezza, né la mole degli affari e delle occupazioni, n‚ qualunque altra cosa vi impedirà di essere virtuosi. E in verità si son visti vecchi e giovani, coniugati e padri di famiglia, operai, artigiani, professionisti e soldati che hanno messo in pratica i comandi di Dio. Daniele, infatti, era giovane, Giuseppe era schiavo, Aquila esercitava un lavoro manuale, Lidia, venditrice di porpora, dirigeva un laboratorio, uno era carceriere, un altro un centurione, come Cornelio; uno era quasi sempre ammalato, come Timoteo, e un altro ancora era uno schiavo fuggiasco, come Onesimo. E tuttavia, queste diverse condizioni non furono di ostacolo a nessuno di essi; anzi, tutti rifulsero per la santità della loro vita: uomini e donne, giovani e vecchi, schiavi e liberi, soldati e privati cittadini.

    Non adduciamo dunque vani pretesti, ma cerchiamo di avere la più decisa e ferma volontà. Qualunque sia il nostro stato e le nostre condizioni sociali, disponiamoci con tutto il nostro essere a praticare la virtù e così otterremo un giorno i beni celesti, per la grazia e l`amore di nostro Signore Gesù Cristo.

    (Giovanni Crisostomo, In Matth. 43, 5 dalla Liturgia delle Ore della Anno -A- V Domenica))
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  3. #3
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Letture: Atti 2,14a.36-41
    1 Pietro 2,20b-25
    Giovanni 10,1-10

    1. Gesù è la porta

    "In verità, in verità vi dico, chi non entra per la porta nell`ovile delle pecore, ma vi sale da qualche altra parte, è ladro e malandrino" (Gv 10,1).
    Essi avevano detto di non essere ciechi: e in effetti avrebbero potuto vedere, se fossero stati pecore di Cristo. Ma come potevano pretendere di avere la luce, coloro che si scagliavano con furore contro il giorno? E` proprio alla loro vana, superba e incurabile arroganza, che il Signore oppone questo discorso, nel quale noi possiamo trovare, se staremo attenti, salutari insegnamenti. Sono molti infatti coloro che ordinariamente sono considerati uomini dabbene, uomini virtuosi, oppure donne irreprensibili e innocenti. Essi sembrano osservare tutti i comandamenti della legge, onorano i loro genitori, non commettono fornicazione, né omicidio, né furto, non rendono contro nessuno falsa testimonianza, e rispettano tutti gli altri precetti della legge e tuttavia cristiani non sono, e spesso con fierezza ci dicono, come quei farisei a Gesú: "Forse che anche noi siamo ciechi?" (Gv 9,40).

    Il Signore, nel passo del Vangelo che ci è stato letto oggi, parlando del suo gregge e della porta per cui si entra nell`ovile, suggerisce un paragone, per dimostrare la inutilità delle cose che fanno costoro, in quanto essi non sanno per qual fine le compiono. Dicano pure i pagani: Noi viviamo rettamente. Se non entrano per la porta, a che giova loro gloriarsene? Vivere rettamente deve assicurare a ciascuno il dono di vivere per sempre: e a chi non è dato di vivere per sempre, a che giova vivere rettamente? Costoro non possono neppure affermare di vivere nel bene, se per cecità non conoscono il fine che deve avere una vita onesta, oppure per orgoglio lo disprezzano. E nessuno può avere speranza vera e certa di vivere in eterno, se non riconosce che Cristo è la vita, e non entra per la porta nell`ovile...

    Avete capito fratelli la profondità di tale qucstione. Io dico: "Il Signore conosce i suoi" (2Tm 2,19). Li conosce nella sua prescienza, conosce i predestinati. E` di Dio che l`Apostolo dice: "Quelli che ha distinti nella sua prescienza, li ha anche predestinati a essere conformi all`immagine del Figlio suo, affnché egli sia il primogenito tra molti fratelli. Coloro poi che ha predestinati, li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati, li ha anche giustificati; e quelli che ha giustificati li ha anche glorificati. Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?" (Rm 8,29-31). E aggiunge anche: "Lui che neppure risparmiò il suo Figlio, ma lo diede per tutti noi, come non ci accorderà ogni altra cosa insieme con lui?" (Rm 8,32).

    Di chi parla dicendo: noi? Parla di quelli che Dio ha conosciuti nella sua prescienza, dei predestinati, dei giustificati, dei glorificati, e di questi ancora dice: "Chi accuserà gli eletti di Dio?" (Rm 8,33). Dunque «il Signore conosce i suoi»: essi sono pecore. Qualche volta neppure essi sanno di esserlo, ma lo sa il pastore, in forza di questa predestinazione, in forza della prescienza di Dio, della scelta fatta tra le pecore prima della creazione del mondo, secondo quanto ancora dice l`Apostolo: "come in lui prima della fondazione del mondo ci ha eletti" (Ef 1,4). Secondo questa prescienza e predestinazione di Dio, quante pecore fuori e quanti lupi dentro l`ovile! Cosí come ci sono pecore dentro e lupi fuori. Cosa vuol dire che ci sono molte pecore fuori? Vuol dire che molti, che ora sono preda della lussuria, saranno casti; molti, che ora bestemmiano Cristo, crederanno in Cristo; molti, che si ubriacano, saranno sobri; molti, che oggi rubano i beni altrui, doneranno i propri! Ma, purtuttavia, ora ascoltano la voce estranea, e la seguono.

    Ugualmente, molti che oggi dentro l`ovile levano lodi al Signore, lo bestemmieranno, sono casti e saranno fornicatori, sono sobri, e poi affogheranno nel vino, stanno in piedi e cadranno!...
    Ma che diremo del mercenario? Egli non è certo considerato tra i buoni: "Il buon pastore dà la sua anima per le pecore. Il mercenario, che non è il pastore, e che non è proprietario delle pecore, vede venire il lupo e abbandona le pecore e fugge; e il lupo rapisce e disperde le pecore" (Gv 10,11-12).
    Il mercenario non fa qui la figura dell`uomo dabbene, ma tuttavia a qualcosa è utile: non si chiamerebbe mercenario se non ricevesse una mercede da chi lo ha assunto. Chi è dunque questo mercenario, che è insieme colpevole e utile? Che il Signore, fratelli, ci illumini, in modo che noi si intenda chi è questo mercenario, e non si divenga a nostra volta mercenari. Chi è dunque il mercenario?

    Vi sono alcuni nella Chiesa che sono preposti in autorità, e di cui l`apostolo Paolo dice: "Cercano gli interessi loro e non quelli di Cristo" (Fil 2,21). Che vuol dire: «cercano i loro interessi»? Vuol dire che il loro amore per Cristo non è disinteressato, non cercano Dio per Dio; cercano vantaggi e comodità temporali, sono avidi di denaro, desiderano gli onori terreni. Costoro che amano queste cose e per esse servono Dio, sono dei mercenari; non si tengano in conto di figli. Di essi il Signore dice: "In verità, vi dico che essi hanno già ricevuto la loro ricompensa" (Mt 6,5)...

    Ascoltate ora perché anche i mercenari sono necessari.
    Molti sono coloro che nella Chiesa cercano vantaggi materiali, e tuttavia annunziano Cristo e per loro mezzo la voce di Cristo si fa sentire. Li seguono le pecore, che sentono non la voce del mercenario, ma per mezzo di questa la voce del pastore. Ascoltate cosa dice lo stesso Signore di costoro: "Gli scribi e i farisei sono seduti sulla cattedra di Mosè: fate ciò che dicono, ma non fate ciò che fanno" (Mt 23,2). In altre parole, egli dice: Ascoltate la voce del pastore per mezzo del mercenario. Sedendo sulla cattedra di Mosè, insegnano la legge di Dio; quindi per loro mezzo Dio insegna. Ma se essi vogliono insegnare le loro idee e non la Legge, non ascoltateli e non imitateli. Certamente costoro cercano i loro interessi, e non quelli di Gesú Cristo; tuttavia nessun mercenario ha mai osato dire al popolo di Cristo: occupati dei tuoi interessi e non di quelli del Signore. Quanto egli fa di male, non lo annunzia dalla cattedra di Cristo; il male che fa è nocivo certamente, ma non lo è il bene che dice. Cogli l`uva, ma stai attento alle spine.

    (Agostino, In Ioan. 45, 2.12; 46, 5 s.)
    (Liturgia delle Ore: IV Domenica di Pasqua, Anno -A-)
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  4. #4
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    Exclamation Paolo non era neppure un filoso come lo si intende oggi

    Ricollegandoci al primo messaggio.....

    San Paolo si deve battere sia contro la chiusura dei giudei, ai quali vuole dimostrare che c'è bisogno di una nuova religione quale quella cristiana per comprendere l'universalità di Dio mediante il Messia Rivelato, sia contro i pagani, che difficilmente potevano comprendere i nuovi valori del cristianesimo, specialmente il monoteismo. In particolare la sua visione del cristianesimo era universale (cattolico appunto), quindi egli superò l'antiproselitismo ebraico ammettendo nella comunità cristiana anche i pagani. Quindi non era più necessario che un cristiano fosse stato prima ebreo, come era stato fino ad allora, visto che i pagani non avrebbero avuto questa possibilità, in quanto si nasce ebrei, non lo si può divenire.....
    Paolo stesso finirà per riconoscere che in definitiva era più facile per i pagani abbracciare e accogliere la verità anzichè...fra gli ebrei chiusi come erano nelle loro certezze e questo proprio perchè, provenendo egli da quel mondo e navigando su entrambi (era cittadino romano), Paolo sa fare un buon discernimento dei fatti.

    Il perno fondamentale della teologia paolina si basa sul fatto che la conoscenza avviene per fede, quindi Paolo si presenta già come un teologo e non come un filosofo. Egli infatti ritiene che la filosofia senza la fede è follia agli occhi di Dio, perché alla fine non permette di capire IL fondamento della religione cristiana, cioè la croce, essendo impossibile dal punto di vista solamente razionale accettare che il figlio di Dio si sia incarnato e sia morto sulla croce e che sia risorto.

    Paolo la chiama "stultitia crucis", perché è difficile alla luce dei valori tradizionali pagani e giudei spiegarsi la morte in croce, che l'apostolo definisce lo scandalo , perché quello che si proclamava il messia, figlio di Dio, il Dio onnipotente biblico, finiva la sua vita in un atto di somma impotenza quale la morte in croce, e scandalo per i pagani, che non potevano certo concepire un dio - uomo che va a morire come il peggiore dei criminali.

    Allora come possiamo accettare e comprendere la croce? Paolo indica la strada sicura: per fede, accompagnata NON DA RACCONTI O RESECONTI FILOSOFICI, MA DELLE CATECHESI..... infatti i cristiani non ricercano al modo dei Greci, che usavano spiegare con la ragione, perché sanno già per fede la verità, ovvero che Gesù Cristo è figlio di Dio. Per spiegare la morte in croce Paolo introduce a categoria teologica della kenosis, ovvero dell'abbassamento che Dio ha operato di sé stesso, spogliandosi delle sue prerogative, incarnandosi in forma umana fino al supplizio in croce, con l'unico scopo di riscattare le sue creature a seguito del peccato originale.

    Da qui deriva che la legge fondamentale del cristianesimo è l'amore, perché è lo stesso sentimento che ha spinto Dio a sacrificarsi per le sue creature, fino ad arrivare alla morte in croce, quella più umiliante, ma così facendo ha vinto la morte e le ha salvate. Quindi fra le tre virtù teologali, fede, speranza e carità (amore), l'amore è di gran lunga la più importante. E non capiamo l'amore di Dio (immenso e senza confini, perfetto, a differenza di quello umano) se non attraverso la fede, non con la filosofia, perché razionalmente non ci spiegheremmo perché dobbiamo amare chi ci delude o chi ci odia o chi non ci considera per niente. Ma una volta compreso l'amore per fede, bisogna anche metterlo in pratica, perché la carità è vera se si fa: "Veritatem in caritate facere".

    Paolo quindi rinnega la possibilità di arrivare alla verità con la filosofia, anche se afferma la possibilità di conoscere Dio anche attraverso il suo creato, nel quale c'è una Sua impronta, ma il cristiano sa soprattutto per fede, a differenza dei Greci. Una dimostrazione la danno i primi martiri della Chiesa che andavano a morire non in nome di una filosofia e non seguendo dei ragionamenti, ma per amore del Cristo, per non rinnegarlo.

    Paolo è il primo che introduce nella religione cristiana l'idea del dogma, della verità alla quale si crede per fede e non si discute. Dopo di lui pulluleranno le eresie (dal greco, significa scelta), cioè delle correnti di interpretazione diversa del cristianesimo, come ad esempio l'arianesimo, la gnosi, il manicheismo, che verranno poi messe a tacere con concilio di Nicea del 325, nel quale venne affermato, da tutta la Chiesa, il principio del Dio uno e trino, negato ad esempio dall'arianesimo, che affermava che Gesù era creato e non generato dal padre, e pertanto era di diversa natura. Il Credo cristiano, approvato a Nicea, mette ben in chiaro questa cosa: "...Generato e non creato, della stessa sostanza del Padre".

    Paolo di Tarso fu uno dei veri fondatori della Chiesa intesa in termini di gerarchia e Magistero, allor quando andò da Cefa (Galati 1-2) e ricevette la destra da Cefa e Giovanni in "segno di unione". Per primo effettuò una riflessione teologica sulla religione stessa trasmettendola come catechesi alle quali i cristiani delle comunità dovevano scrupolosamente attenersi. Chiarì i ruoli nella comunità, ristabilì l'equità dei servizi e chiarì la posizione superiore solo magisterialmente degli Apostoli e di coloro che inviati da loro, avevano il mandato per predicare "la vera dottrina", è qui che nasce il contesto dell'infallibilità di qusta predicazione alla quale occorreva già allora attenersi "scrupolosamente".

    La sua riflessione teologica venne poi presa in termini fondamentalisti da Lutero, infatti il principio "Sola fides, sola gratia, sola scriptura" tanto caro a Lutero è attinente alla visione teologica di San Paolo ma priva di tutto il contesto delle altre Lettere che compongono l'epistolario (o Magistero) del N.T. tanto che per difendere il fondamentalismo teologico di Paolo, Lutero voleva dichiarare la Lettera di Giacomo un apocrifo essendovi in essa riferimenti apparentemente (se si usasse la Sola Scriptura) contrastanti. Tale situazione fu anche il primo dibattito ancora oggi senza soluzione del rapporto fede/ragione.....cioè: non vi può sussistere una fede priva della ragione, ma non può resistere una ragione ragionata senza il supporto della fede. Decade in questo modo la dottrina luterana del "Solo Fidei".
    La fede, per Paolo è come un motore che innesca la ragione e conduce l'uomo ad operare in nome del Cristo.
    Tuttavia la sola fede può sussistere se l'uomo è incapace di usare la ragione o ne è demotivato per diversi motivi.

    In tutto questo Paolo fa comprendere che vi è un PRINCIPIO dal quale partire: la morale universale.
    Consapevole dell'immoralità del suo tempo, Paolo non vuole diventare un moralista, ma alla luce della Fede vuole far emergere LA DIGNITA' DELLA PERSONA UMANA perchè, come dice, davanti a Dio non esiste più ne schiavo, nè gentile nè giudeo, ma UOMINI redenti....e questa morale inizia con il rispetto del proprio corpo: se non si rispetta il proprio corpo alla luce del Vangelo,non si potrà amare dignitosamente il prossimo.
    La morale cristiana si ristringe a pochi moniti, non vi è filosofia nè altro, ma un solo principio: SIAMO TEMPIO DI DIO e come tale occorre vivere.

    Fraternamente Caterina LD
    Fraternamente Caterina
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