Massimo D'Alema - Wikipedia
Finanziamento illecito ai partiti [modifica]
Secondo un'inchiesta di Panorama, nel 1985 Massimo D'Alema, allora segretario regionale del PCI in Puglia avrebbe intascato 20 milioni di lire per il partito da parte di Francesco Cavallari, imprenditore barese, "re" delle case di cura riunite[10][11]). L'episodio sarebbe stato ammesso anche da D'Alema in sede processuale, ed infatti stando a quanto riportato da Panorama il giudice Russi nel decreto di archiviazione del caso avrebbe aggiunto le seguenti considerazioni: "Uno degli episodi di illecito finanziario, e cioè la corresponsione di un contributo di 20 milioni in favore del Pci, ha trovato sostanziale conferma, pur nella diversità di alcuni elementi marginali, nella leale dichiarazione dell'onorevole D'Alema (...)" [12]. L'inchiesta sottolinea inoltre come all'epoca dei fatti la vicenda non avesse trovato spazio sulla stampa[13].
Concorso in aggiotaggio nella scalata alla BNL [modifica]
Per D'Alema è stato ipotizzato dal GIP Clementina Forleo il concorso in aggiotaggio[14] nell'ambito della scalata alla BNL organizzata dalla Unipol di Giovanni Consorte. Il giudice Forleo richiese nel 2007 al Parlamento italiano la possibilità di utilizzare le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche[15] che coinvolgevano D'Alema e Consorte nel procedimento a carico degli scalatori, procedimento che peraltro non vede D'Alema tra gli indagati.
Secondo il Parlamento Europeo - chiamato dal Parlamento italiano a pronunciarsi in materia, in quanto D'Alema era parlamentare europeo all'epoca dei fatti - i testi delle telefonate tra D'Alema e Consorte [15] non potranno essere utilizzati in quanto già esistono agli atti elementi di prova sufficienti a suffragare l'accusa nei confronti degli autori della scalata, peraltro già rinviati a giudizio.[16].
L'appartamento romano [modifica]
Nel 1995 D'Alema rimase coinvolto nella cosiddetta Affittopoli, una campagna mediatica promossa da Il Giornale: enti pubblici davano in locazione a VIP appartamenti ad equo canone. Dopo una dura campagna mediatica D'Alema lasciò l'appartamento per comprare casa a Roma, ma solo dopo essersi presentato alla trasmissione di Rai Tre condotta da Michele Santoro, dal titolo Samarcanda, in cui ha giustificato la cosa affermando che avesse bisogno della casa degli enti perché versava metà del suo stipendio da parlamentare al partito (all'epoca consistente in circa 12 milioni di Lire al mese).[2] L'immobile in questione era un appartamento di 146 m2 in zona porta Portese per il quale pagava un equo canone pari a 1060.000 lire [1](che rivalutati secondo l'inflazione ISTAT al 2010 corrispondono a circa 780 euro).COMPLOTTO PANORAMA: PARLA MARITATI
News Flash
Scritto da Raffaella Meo
Venerdì 05 Febbraio 2010 158
Una lunga intervista al senatore Maritati, che andrà in onda alle 15.30 su telerama. Uno sfogo ma anche un fiume di rivelazioni. Fondamentalmente tre le domande poste al senatore: perchè spiarla? quanto è forte il suo potere presso la procura di Bari? perchè lei incontra il pm Scelsi, l’avvocato della Daddario ed una giornalista e quasi in contemporanea d’Alema annuncia uno “scossone” in Puglia? Maritati non si sottrae e risponde punto per punto alle domande, anche alle più scomode. Maritati risponde per la prima volta persino sull’archiviazione di quella sua inchiesta sul finanziamento al pc di cui avrebbe beneficiato Massimo D’Alema, e grazie alla quale secondo i suoi nemici sarebbe iniziata la sua carriera politica. Ma andiamo con ordine: “Perchè spiarla?” Questo non lo so, risponde Maritati, e non so nemmeno se davvero esistano questi scatti. Di certo io ho incontrato Scelsi in un bar al centro di Bari, è un collega ed un amico, lo conosco da tantissimi anni. Se avessi voluto complottare con lui sarei andato a trovarlo a casa. Ma il complotto è vicino alla cultura politica di chi lo pensa, non certo alla mia. Anche con l’avvocato Vigilante mi conosco da una vita, certo da molto prima che diventasse il legale della escort barese Patrizia D’Addario. Probabilmente quando l’ho incontrata l’ultima volta era in compagnia della caporedattrice del Corriere. Ma pensare ad un complotto è demenziale, rimarca il senatore. Quanto è forte il suo potere presso la procura di Bari? A questa seconda domanda Maritati risponde categorico: sulla mia persona tanto fango. Tante maldicenze. Con i magistrati baresi c’è solo cordialità fra ex colleghi, senza mai scadere nello scambio di informazioni e nè tantomeno nei pizzini. Ed ancora a Maritati viene finalmente chiesto se sia vero che la sua carriera politica (senatore e subito per due volte sottosegretario) sia il premio per aver archiviato l’inchiesta su D’Alema. Io D’Alema l’ho interrogato, e potevo persino archiviare subito l’inchiesta perchè il reato era prescritto. Invece l’ho voluto interrogare. Lui ammise un finanziamento di 20 milioni delle vecchie lire. “i soldi sono andati al partito”, mi disse. Quell’inchiesta la conducevo insieme a Scelsi. Mentre io interrogavo D’Alema, a sua insaputa, il collega interrogava l’allora tesoriere del PCI, che non confermò di aver ricevuto quei soldi. Ma non potevo proseguire, il reato era prescritto. Di certo però non feci un favore a Massimo D’Alema, e quando anni dopo Frisullo mi chiese la candidatura al senato era perchè avevano bisogno delle mie competenze professionali a Roma. La terza domanda: perchè lei incontra il pm Scelsi, l’avvocato della Daddario ed una giornalista e quasi in contemporanea D’Alema annuncia uno “scossone” in puglia? "A questa domanda non so risponderle, chiude il senatore Maritati, ma credo che D’Alema abbia annunciato lo scossone forse addirttura prima dei miei incontri. Ma lo ribadisco, guai a parlare di complotto, sto querelando in sede civile e penale Panorama, Libero ed il Giornale per il loro approccio demenziale e delinquenziale a questa notizia creata ad arte legando fatti che sono a se stanti".
COMPLOTTO PANORAMA: PARLA MARITATI.Alberto Maritati - Wikipedia
Alberto Maritati
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Parlamento Italiano
Senato della Repubblica
Sen. Alberto Maritati
Luogo nascita Lecce
Data nascita 7 agosto 1940
Titolo di studio Laurea in Giurisprudenza
Professione magistrato
Partito Partito Democratico
Legislatura XIII; XIV; XV; XVI
Gruppo Partito Democratico
Circoscrizione Puglia
Incarichi parlamentari
Vicepresidente della 2ª Commissione permanente (Giustizia)
Alberto Maritati (Lecce, 7 agosto 1940) è un magistrato e politico italiano.
Carriera giudiziaria [modifica]
Laureato in giurisprudenza, è stato magistrato e pubblico ministero.
Nella sua attività, quando era pretore di Otranto ha realizzato il famoso recupero della Cavtat nel canale di Otranto, operazione documentata da Jacques-Yves Cousteau. Successivamente, giudice istruttore a Bari, ha istruito il primo grande processo alla Sacra Corona Unita, organizzazione mafiosa pugliese.
Ha condotto anche processi contro le infiltrazioni criminali nella vita politica ed economica barese. Infine è entrato a far parte della Direzione Nazionale Antimafia, ed è stato Procuratore Aggiunto del procuratore Siclari prima e del procuratore Vigna poi, sino al giugno 1999.
Nei primi anni novanta, sull'onda di tangentopoli, è stato protagonista delle inchieste sui finanziamenti illeciti al PCI pugliese nel periodo in cui Massimo D'Alema ne era segretario regionale. Un imprenditore pugliese della sanità, Francesco Cavallari, aveva affermato di avere erogato un contributo di circa venti milioni di lire al PCI, in palese violazione della legge sul finanziamento ai partiti allora vigente. Successivamente cadeva in prescrizione il reato per cui D'Alema era stato indagato dallo stesso Maritati. Qualche anno dopo il Maritati approdava al Senato della Repubblica eletto nelle file dei DS.
Carriera politica [modifica]
Come esponente dei Democratici di Sinistra è entrato nel Senato il 30 giugno 1999. Durante il governo D'Alema II, nel 2000 è stato sottosegretario agli affari interni.
Ha successivamente confermato il suo seggio a Palazzo Madama anche dopo le elezioni politiche del 2001, le consultazioni del 2006 e le elezioni politiche del 2008.
Nel maggio 2002 si candidò con il centrosinistra alle elezioni comunali di Lecce, ma fu sconfitto nettamente dalla candidata del centrodestra, Adriana Poli Bortone[1].
Nella sua attività in Parlamento ha fatto parte di numerose commissioni: giustizia, elezioni ed immunità parlamentari, diritti umani, procedimenti d'accusa, immigrazione, Mafia e contenziosità.
Dal 2006 al 2008 fece parte del secondo governo Prodi in qualità di sottosegretario alla Giustizia.




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