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Discussione: siamo tutti siciliani

  1. #1
    itloox
    Ospite

    Predefinito siamo tutti siciliani

    Nel giorno del trionfo di Rita Borsellino, mi pare d’uopo tornare a pensare al tentativo di smantellamento della legge Rognoni-La Torre: Disegno di legge AC 5362 recante "Delega al Governo per il riordino della disciplina in materia di gestione e destinazione delle attività e dei beni sequestrati o confiscati ad organizzazioni criminali", cioè si tratta del "riordino" (o smantellamento) della famosa legge che porta il nome di Pio La Torre, ucciso nell'82, e della successiva legge del 96, proposta da Libera con un milione di firme raccolte per assegnare finalmente questi beni a cooperative di giovani che lavorano in queste terre e producono non solo lavoro ma libertà dalla povertà. Sarà per questo che danno un po' fastidio? La nuova proposta prevede infatti la possibilità per chi ne abbia interesse (eredi illibati ci viene da pensare) di ricorrere contro il decreto definitivo di confisca

  2. #2
    itloox
    Ospite

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    Le primarie dell'Unione Totò e Rita, le due Sicilie Saranno uno scontro imperdibile,le prossime elezioni siciliane STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU' LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO
    Saranno uno scontro imperdibile, le prossime elezioni siciliane. Perché, se lo spoglio notturno delle primarie dell’Unione dovesse confermare le prime indicazioni, la sfida sarà tra Totò Cuffaro e Rita Borsellino. La sorella del giudice assassinato dalla mafia da anni impegnata nel volontariato. Uno scontro frontale. Tra due concezioni del mondo, della politica, della vita, della legalità e dell’illegalità. Ma soprattutto tra due concezioni della Sicilia.
    Avete presente il Pus? È il Partito Unico Siciliano, così come l'ha marchiato il sicilianissimo Alfio Caruso nella sua invettiva (Perché non possiamo non dirci siciliani) da innamorato tradito. «Il Pus vince sempre: vince con la faccia di Lima, vince con la faccia di Orlando Cascio, vince con la faccia di Miccichè, vince con la faccia di Mattarella, vince con la faccia di La Loggia. Facce importanti, facce che contano: dietro ognuna di esse si dipanano decenni di tradizione, di esperienze, di consolidati rapporti parentali». Non è di destra, non è di sinistra.
    O può essere l'uno o l'altro. L'uno «e» l'altro. Incarnandosi magari nella stessa persona, come è successo appunto con Cuffaro che nella scorsa legislatura riuscì a restare inchiodato sulla sua poltrona di assessore all'agricoltura mentre cambiavano le maggioranze. Difficile dare torto al giornalista scrittore. Come è difficile dar torto a chi guarda alle prossime elezioni regionali valutando i pro e i contro col metro dei risultati di questi anni. Che sono inequivocabili. Cappotto 61 a 0 della destra nelle politiche 2001. Trionfo alle regionali dello stesso anno.
    Risultato nettamente migliore rispetto alla media nazionale alle Europee del 2004. Crescita costante dell'Udc a dispetto delle grane giudiziarie del presidente della Regione, delle inchieste, degli arresti a raffica di neodemocristiani di spicco. Vittoria al primo turno alle comunali di Catania con il trionfo personale di Raffaele Lombardo. Calo contenuto a dispetto delle pessimistiche previsioni a Messina sia pure col trucchetto (apparso un po' indecoroso perfino a Silvio Berlusconi) delle 21 liste a sostegno di Luigi Ragno. Conclusione: largo spazio ai navigatori, nessuno per poeti, santi e sognatori. Un'idea passata anche ai vertici della Margherita di Roma.
    E riassumibile con le parole usate da Franco Marini per spiegare come mai era stata fatta la scelta di puntare, nella sfida a Cuffaro o a chiunque sarà il candidato della destra alle prossime regionali, sul rettore dell'università di Catania Ferdinando Latteri: «Noi riteniamo che il nostro candidato sia più efficace». Comedargli torto, se la sinistra che sostiene con più entusiasmo Rita Borsellino ha mostrato, a Catania e a Messina, di non avere peso e di essere molto minoritaria rispetto alla Margherita? Se la sinistra da molto tempo non riesce più a parlare con questa isola? Se Fassino e D'Alema, come Emanuele Macaluso spiegava ieri ad Aldo Cazzullo, «danno l'impressione di non conoscere più la Sicilia. Di non considerarla una questione nazionale »?
    Ne ha già buttate via tante, questa sinistra, di occasioni. Enzo Bianco, che pure era stato lodato come un buon sindaco di Catania, non è riuscito a farsi perdonare l'avere lasciato la città che amministrava per fare il ministro dell’Interno. Leoluca Orlando, che era riuscito a farsi tributare un plebiscito (oltre il 75% dei voti) come sindaco di Palermo, sarà ricordato non solo per certe battaglie sacrosante che gli costarono nel 1988 una manifestazione ostile nella quale per le strade di Palermo sfilarono due casse da morto intestate a lui e al suo vice ma anche per avere riempito il Comune con uno sproposito di lavoratori socialmente utili.
    E c'è chi non dimentica, come il rifondarolo Francesco Forgione nel libro Amici come prima, che i governi dell' Ulivo non riuscirono «neanche a onorare l'impegno solenne preso sul colle di Portella della Ginestra, il 1˚ maggio del 1997, dal vicepresidente del Consiglio, Walter Veltroni, nel 50˚ anniversario della strage compiuta dalla banda di Salvatore Giuliano. L'abolizione del segreto di Stato su quella prima strage politico- mafiosa della storia dell'Italia repubblicana». Sarà durissima per la liberale Rita Borsellino, sempre che sia davvero lei la vincitrice delle primarie, riconquistare la fiducia del popolo «rosso».
    Come non le sarà facile superare le diffidenze del grande popolo moderato siciliano che non vota a sinistra. Della Margherita che si sente tradita dal mancato appoggio diessino a Latteri. Delle segreterie di partito che la vedono come una marziana. Eppure proprio questa totale estraneità alla politica isolana, storicamente minata da finte risse e accordi consociativi spesso indecenti, potrebbe essere secondo i suoi sostenitori la sua carta vincente. Dicono: perché votare un simil-Cuffaro se c'è già Cuffaro?
    Gian Antonio Stella
    05 dicembre 2005

  3. #3
    Bananas
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    Citazione Originariamente Scritto da itloox
    Nel giorno del trionfo di Rita Borsellino, mi pare d’uopo tornare a pensare al tentativo di smantellamento della legge Rognoni-La Torre: Disegno di legge AC 5362 recante "Delega al Governo per il riordino della disciplina in materia di gestione e destinazione delle attività e dei beni sequestrati o confiscati ad organizzazioni criminali", cioè si tratta del "riordino" (o smantellamento) della famosa legge che porta il nome di Pio La Torre, ucciso nell'82, e della successiva legge del 96, proposta da Libera con un milione di firme raccolte per assegnare finalmente questi beni a cooperative di giovani che lavorano in queste terre e producono non solo lavoro ma libertà dalla povertà. Sarà per questo che danno un po' fastidio? La nuova proposta prevede infatti la possibilità per chi ne abbia interesse (eredi illibati ci viene da pensare) di ricorrere contro il decreto definitivo di confisca
    Perchè scandalizzarsi tanto? Per la destra la mafia non esiste. Infatti il "nostro" presidente del consiglio quante volte nei suoi comizi ha parlato di mafia? MAI. Poi le sparate di cuffaro di 10 15 anni fa quando diceva che era tutta una montatura, costanzo che rideva per quello che diceva... Infine lunardi, se in un paese civile si fosse perrmesso di dire quello che ha detto sulla convivenza con la mafia, si sarebbe come minimo dimesso.
    Vergognosi, ladri, buffoni, e ve lo dico. Mafiosi.
    Il problema del sud si chiama mafia, altro che bin laden... E non solo per il sud ma per l'italia intera... Fortugno è stato ucciso perchè è andato contro la mafia, borsellino e falcone idem... E poi venite a parlare di security day... Ma tornate da dove siete venuti...!!!

  4. #4
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    >E non solo per il sud ma per l'italia intera...

    Ti sbagli. La mafia attechisce dove la società civile è disposta a concederle l'humus dell'omertà (o della silenziosa e passiva connivenza).

    Non in tutta Italia è così. Affatto.

 

 

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