blitz della notte a Venaus: «Manganellate a tutti, giovani e anziani»
di Tonino Cassarà
«Ci hanno caricato, venite tutti a Bussoleno». La notizia del violento blitz notturno di carabinieri e polizia al presidio No Tav di Venaus si è diffusa come un tam tam fin da subito fra gli abitanti della valle attraverso gli sms. I feriti sarebbero una ventina: almeno 10 i manifestanti e poi ancora due fotografi, un torinese che si è fratturato un piede e un altro che ha ricevuto una manganellata alla spalla. Contusi anche sei poliziotti e sei carabinieri.
Erano le 3.30 di mattina quando diverse decine di agenti sono arrivati con delle camionette al cantiere, dove da una settimana i comitati degli abitanti della valle di Susa hanno costituito un presidio, attivo giorno e notte, per impedire l'inizio dei lavori della linea ad alta velocità Torino-Lione. Ne sono seguite delle «scaramucce» (secondo quanto riferito dalle forze dell'ordine) tra manifestanti e agenti e «vi sono 4-5 feriti da entrambe le parti». Ma se la polizia parla di «scaramucce» i manifestanti raccontano di essere stati colti nel sonno e manganellati violentemente e senza motivo. Antonio Ferrentino, presidente della Comunità montana bassa Valle di Susa, ha detto che vi sono circa 15 feriti tra i manifestanti e che sono arrivati un «migliaio» di agenti che hanno usato i manganelli.
«Sono entrati con una forza bruta e hanno manganellato tutti pensionati, donne, giornalisti, alcuni assessori comunali con fascia sono stati presi a calci e la fascia strappata». Non hanno quasi parole i manifestanti No Tav per descrivere lo sgombero violento del presidio contro l’Alta velocità avvenuto nella notte da parte delle forze dell’ordine. «La polizia è entrata, ha colto tutti nel sonno e le manganellate non sono state risparmiate a nessuno - racconta il sindaco di Venaus, Nilo Durbiano - Insieme ai più giovani c'erano anche persone di 70 anni, neppure loro sono stati risparmiati».
Di quello che era stato il quartier generale dei no-tav in questi ultimi giorni, dalle tende alla cucina da campo dal deposito della legna a quello delle vettovaglie, non resta più nulla: tutto è stato spazzato via dalle ruspe dopo che le persone che si erano fermate per la notte, un centinaio, erano state caricate e brutalmente allontanate. Almeno 15 persone sarebbero state ferite. «In ospedale sono finite 12 persone – dicono dai Comitati di Lotta Popolare No Tav Valle di Susa - fra i più gravi un ragazzo che colpito al capo che ha perso conoscenza subito un giornalista di Torino cronaca e un fotografo di repubblica». E sono ancora i Comitati a diffondere i particolari dell’aggressione notturna: «La prima carica della ruspa è stata guidata dal vice questore Sanna, che, rivolto ad un ragazzo che stava sulla barricata, ha gridato “Uccidilo, uccidilo».
Immediatamente dopo il blitz, per dare l'allarme, è scattato l'ormai consueto invio di sms. Così si è formato di nuovo un presidio poco più in su verso Venaus, ma i valligiani si trovano in una situazione di smarrimento perché «se pure ci si aspettava da un momento all’altro la possibilità dello sgombero, nessuno di noi avrebbe però potuto immaginare un uso così spietato delle violenza contro le persone colte nel sonno - racconta ancora, con voce rotta dall’emozione e dalla rabbia, Nilo Durbiano - quanto è stato fatto, con la complicità delle tenebre deve essere andato molto più in là di quelli che devono essere stati gli ordini ricevuti, se all'alba è stato impedito alle tv di poter entrare per far vedere lo scempio commesso sul campo del nostro presidio». Intanto, nella valle è stato dichiarato lo sciopero e sono iniziati una serie di blocchi stradali e ferroviari. «Una violenza del genere non la avevo mai vista né mai avrei potuto immaginarla - dice Durbiano - quanto successo stanotte è davvero l'ultimo atto che dimostra quanto la democrazia nel nostro paese sia stata per l'ennesima volta calpestata. Tutta l'Italia dovrebbe ora riflettere perché si tratta di una vergogna per tutti noi italiani».
Mesi di proteste per dire No alla Tav
La polizia era intervenuta a controllare il presidio dei No-Tav a Venaus già nella notte del 29 novembre ma sebbene ci fossero stati degli spintoni non c'erano stati feriti, secondo le testimonianze sul posto. I comitati che da mesi si oppongono al progetto dell'Alta velocità fra l'Italia e la Francia, finanziato in parte dall'Unione Europea, contestano l'impatto ambientale dell'opera e il rapporto tra costi e benefici, chiedendo di rafforzare i trasporti di merci sulla rete ferroviaria già esistente, a loro avviso sottoutilizzata.
L'intenzione dei contestatori a Venaus, ribattezzati “No Tav”, è di impedire che l'area diventi il cantiere per la realizzazione di un cunicolo esplorativo, largo sei metri e lungo circa sette chilometri, che dovrà servire a testare la natura geologica dei terreni, in un'area in cui in futuro dovrà correre il tunnel di base della ferrovia. Secondo la polizia, i terreni sono stati sgomberati e saranno restituiti alla società incaricata dei lavori. A gettare benzina sul fuoco già dai giorni scorsi anche le dichiarazioni del ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu che alla Camera aveva parlato del rischio di infiltrazione di «gruppi eversivi» nelle proteste pacifiche, citando in particolare il caso della Val di Susa.
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