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  1. #1
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    Post Arrestato Israel Shamir per antisemitismo

    Maurizio Blondet
    07/12/2005

    La polizia israeliana ha arrestato Israel Shamir, su richiesta della LICRA (Ligue française contro le racisme et l’antisemitisme), un’organizzazione francese in forte odore massonico.
    L’ha poi rilasciato dopo 5 ore di interrogatorio.
    Shamir stesso racconterà - è uno dei migliori scrittori israeliani - i particolari del suo interrogatorio. Ma intanto diciamo qualcosa di lui.
    Il suo arresto su richiesta della Licra è in relazione con la condanna del suo editore francese, Abdelilah Cherifi Alaoui, a 23.500 euro di multa e a tre mesi di galera con la condizionale per aver pubblicato il libro di Shamir dal titolo «L’autre visage d’Israel».
    La sentenza è stata emessa dal Tribunale di Nanterre il 2 novembre.
    L’editore, che non è affatto ricco e che è stato rovinato dalla pena pecuniaria, è obbligato a ritirare dalla circolazione il libro entro 30 giorni, per evitare di dover pagare 100 euro per ogni volume trovato in circolazione dopo quella data.



    Il libro di Israel, che è un ebreo convertito al cristianesimo (ortodosso, visto che è nato in Russia), è stato giudicato antisemita dai giudici di Nanterre.
    La motivazione: nel testo, «l’espressione ‘ebrei’ è sempre declinata al plurale», e il testo presenterebbe gli ebrei come «dominatori del mondo», nel contesto della «terza guerra mondiale» attualmente in corso secondo l’autore».
    Inoltre, «l’autore si attiene alla più vecchia vulgata antisemita», citando ampiamente «I Protocolli dei Savi di Sion».
    Qui, occorre subito evocare il contesto.
    Quello che fa Israel Shamir è chiedersi come mai un «falso palese» come «I Protocolli» continui, da un secolo, ad aver successo nel mondo intero.
    E si risponde che è perché sionisti si comportano ogni giorno come se applicassero il programma dei Protocolli.



    Shamir è uno scrittore paradossale e a volte «rude al modo in cui gli israeliani sono rudi», nota il suo editore francese nell’autodifesa.
    Ha scritto saggi provocatori, come quello intitolato: «Empire Ottoman, reviens!» («Torna, Impero Ottomano!»).
    Il suo libro maggiore, «I fiori di Galilea», rende omaggio ai «fiori di Galilea» che sono i palestinesi. L’idea politica di Shamir è che tutti gli abitanti della Palestina devono essere uguali, cittadini di un solo Stato.
    Egli denuncia la religione ebraica in questi termini: una religione che si trasmette solo per filiazione da madre ebrea è, esplicitamente, una religione che rafforza il sentimento di appartenenza biologica a una razza.
    E lo Stato d’Israele, che si dichiara «Stato ebraico»; applica questo razzismo negando ai non-ebrei l’eguaglianza.
    Israel Shamir è dunque «antisemita» nella misura in cui è antirazzista.



    Ma chi è Israel Shamir?
    Nato a Novosibirsk da un matematico, discendente di rabbini di Tiberiade, è stato uno scrittore e giornalista russo: ha tradotto in russo «Joyce ed Omero».
    Nel 1969 è emigrato in Israele.
    Per la sua nuova patria, ha combattuto la guerra del 1973 come parà.
    E’ stato corrispondente per Maariv, ha seguito per Haaretz gli eventi della Russia del ‘91-93.
    Ha cominciato a scrivere in inglese - e magistralmente, con spirito e rudezza - solo dal gennaio 2001, quando la ferocia israeliana contro i palestinesi lo ha «obbligato» ad abbandonare la letteratura (la sua vera passione) per il giornalismo politico (1).
    Nel frattempo, vista dal vivo la religione ebraica, s’è convertito al cristianesimo ortodosso.
    Una scelta per Cristo che lui spiega così: «ho abbandonato la paranoia dell’odiare ed essere odiati per entrare nella gioia di amare ed essere amati».



    Da quel momento, sono state scatenate contro di lui accuse e calunnie: Shamir è un furbo venale, che facendo l’anti-sionista viene pagato dagli arabi, e così via.
    Si è detto persino che sotto il nome molto ebraico di «Israel Shamir» si celerebbe un antisemita…svedese.
    I suoi libri sono stati di fatto vietati in Olanda.
    E’ stato minacciato.
    L’ex parà risponde, con il suo tipico stile: «sono abituato a questa sorta di accuse, sono i rischi professionali di chiunque è impegnato nella lotta. Un uomo di poco coraggio combatta per la salvezza delle balene, è una nobile causa che non comporta rischi».
    E’ un soldato cristiano.
    Questo «antisemita» ha scritto ai lettori americani ed ebrei, paragonando le sofferenze dei palestinesi alla Via Crucis: «vi dico che ognuno di noi deve vedere se stesso, personalmente, come uno che passa sul percorso della Via Dolorosa e può decidere se l’esecuzione avrà luogo. Se teniamo la bocca chiusa, allora meritiamo di essere chiamati ‘uccisori di Cristo’. Se fermiamo questo, possiamo cambiare la storia. I peccati del passato, rossi come sangue, diverranno bianchi come la neve».



    Quest’ultima metafora è una citazione dai profeti, che viene ripetuta nel giorno dello Yom Kippur. L’antisemita Shamir conosce bene la teologia ebraica.
    Ha scritto anche: «secondo me ogni uomo, ebreo o gentile, può scegliere se agire come un virus o come un mammifero, e magari come un avvoltoio».
    Shamir infatti distingue: i palestinesi hanno una relazione organica con la terra palestinese, come «mammiferi» nel loro ambiente ecologico.
    Gli immigrati ebrei europei non hanno questo rapporto naturale con la terra, e perciò le loro azioni, l’espulsione degli abitanti originari, la distruzione di villaggi «dalle belle architetture», sono da paragonare a «virus» predatori e avvelenatori.
    E questo l’uomo di cui la Licra, ignobile persecutrice del pensiero libero e vero, ha voluto l’arresto. Shamir non è un Irving.
    E’ un combattente cristiano, un fratello ritrovato che dobbiamo invidiare, che ci è d’esempio, e che dobbiamo difendere.
    Anche se lui si difende bene da sé, con l’umorismo del senza paura, perché è un soldato cristiano.



    Maurizio Blondet




    --------------------------------------------------------------------------
    Note
    1) E’ possibile trovare una biografia ed una bibliografia dettagliate di Israel Shamir in numerosi siti internet a lui dedicati.





    Copyright © - EFFEDIEFFE - all rights reserved.

    dal sito: www.effedieffe.com

  2. #2
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    Predefinito

    Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
    Comunicato n. 6/06 del 14 gennaio 2006, Sant?Ilario

    Intervista di Silvia Cattori a Israel Shamir

    Silvia Cattori: Cosa risponde a coloro che l?accusano di diffondere l?idea
    di un ?complotto per una dominazione ebraica mondiale??
    Israel Shamir: Poco importa quello che si dice; la gente sente solo ciò che
    vuole ascoltare! Tutti i miei libri mostrano che non c?è ?cospirazione?,
    né ?complotto?, ma che ci sono politiche che servono gli interessi degli
    ebrei e che certi interessi sono più potenti di tanti cospiratori. L?aristocrazia
    non complotta, si accontenta di avere interessi comuni. In realtà, è l?interesse
    principale del gruppo che conta, non è in alcun caso quella che io non riconosco
    come una ?cospirazione?.

    Silvia Cattori: Lei viene anche rimproverato di aver rilasciato delle interviste
    a delle riviste legate all?estrema destra. Cosa può rispondere? Cosa pensa
    lei dell?estrema destra?
    Israel Shamir: Io mi rivolgo a tutti, non solo ai miei amici più vicini.
    Perchè voglio avere un?influenza su persone dagli orizzonti diversi e portarle
    al mio punto di vista. Non vedo alcuna ragione di boicottare un giornale
    o una rivista. Ho scritto per Haaretz, un giornale israeliano a grande tiratura,
    molto ?come si deve?, malgrado il fatto che questo giornale pubblichi articoli
    di estremisti nazisti israeliani. Scriverei per il New York Times, malgrado
    che questo giornale sostenga la guerra contro l?Iraq. Ecco perchè, a mio
    avviso, non c?è ragione di rifiutare nessun organo di stampa.

    Silvia Cattori: Quando lei scrive che la posizione ?sinistra-destra? è sorpassata,
    che è invece importante riunire tutte le forze disponibili per combattere
    il nemico comune (vale a dire gli Stati Uniti e Israele), lei, non ha paura
    di promuovere alleanze sbagliate?
    Israel Shamir: Non ho paura di comunicare: né con la sinistra, né con la
    destra, perchè abbiamo altre cose in comune. Sinistra/destra è una contrapposizione
    che conviene ad un universo a dimensione lineare, ma il nostro universo ha
    per lo meno tre dimensioni. Per questo, degli elementi lontani su una linea
    possono trovarsi vicini in un?altra dimensione. Il mondo non è unidimensionale.
    Se avete studiato la geometria, potete capire ciò che voglio dire. Dobbiamo
    prendere in considerazione ben altro rispetto al collocamento sinistra/destra
    quando si tratta di sapere chi sono i nostri amici e chi sono i nostri nemici;
    il rapporto col cielo e la terra deve essere preso in conto; o, se volete,
    su un piano più banale, il rapporto con gli Stati Uniti e Israele, con la
    mondializzazione e con le nostre radici. Io appartengo alla sinistra, ma
    a una sinistra antimperialista. Un alter-mondialista di destra è più vicino
    al mio cuore di un sinistrese mondialista settario

    Silvia Cattori: Lei ha pubblicato degli articoli di analisi dei risultati
    delle elezioni presidenziali del 2002 e del referendum del 2005 in Francia,
    sostenendo che questi risultati sono motivati dagli eccessi del sionismo.
    Questa opinione sorprende la maggior parte dei francesi. Cosa la porta a
    credere che la situazione in Palestina possa influire sulle elezioni in Francia.
    Israel Shamir: Il sionismo è un problema che non riguarda solo la Palestina;
    qui il sionismo si manifesta, per esempio, nella sottomissione agli Stati
    Uniti e all?influenza predominante delle voci pro-sioniste nei media francesi.
    La lista Euro-Palestina ha fallito proprio perchè ha voluto limitarsi al
    quadro molto ristretto del problema palestinese. Se questa lista avesse richiesto
    la de-sionizzazione della Francia, la quale implicava la rottura con la Nato
    e gli Stati Uniti; se i rappresentanti di questa lista avessero fatto appello
    al rovesciamento completo del programma sionista, avrebbero avuto un enorme
    quantità di voti.

    Silvia Cattori: Lei contesta forse l?esistenza dei campi di sterminio nazisti?
    Contesta l?ampiezza del genocidio ebraico, come pretendono i suoi detrattori?
    Israel Shamir: Non so nulla riguardo a tutto questo dibattito sul negazionismo.
    Non riesco nemmeno a capire perchè i francesi si eccitino tanto riguardo
    alla seconda guerra mondiale, che è finita da tanto tempo. Ma visto che lei
    mi pone la domanda, voglio rispondere. Contesto il discorso centrato sull?olocausto,
    e non i fatti che lo riguardano. I fatti prendono un significato preciso
    nel momento in cui vengono inseriti in un discorso. Il discorso centrato
    sull?olocausto è legato all?idea che la vita e la morte di un ebreo sono
    più importanti di quelle di un goy[1][1]. Per me l?olocausto non è peggiore
    degli altri crimini di guerra: Hiroshima, Dresda, Leningrado affamata. E?
    una parte delle cose orribili che sono successe tra il 1939 e il 1945. Rigetto
    un significato religioso o storico particolare dell?olocausto. Per me, si
    tratta di una costruzione ideologica che entra in competizione con altri
    discorsi più ugualitari, a proposito della guerra.

    Silvia Cattori: Il paradosso non è forse che le accuse di negazionismo contro
    di lei non provengono solo da istituzioni ebraiche di estrema destra, ma
    anche da militanti di sinistra?
    Israel Shamir: E? evidente che il nostro nemico infiltra la destra e anche
    la sinistra ovunque, come possiamo vedere. L?infiltrazione è un tipo di gioco
    politico, è una tattica classica. I maoisti infiltrano le strutture della
    socialdemocrazia, con il successo che sappiamo. La Dirigenza Ebraica [una
    formazione estremista israeliana] è riuscita a infiltrare il Likud, e l?ha
    fatto così bene che Sharon ha perso la sua maggioranza. L?infiltrazione a
    sinistra è massiccia. Ma vale la stessa cosa per la destra. L?infiltrazione,
    è un procedimento vecchio come il mondo.

    Silvia Cattori: Allora il fatto che Amnesty International, dal 2002 al 2004,
    si sia tenuta in disparte mentre Israele conduceva operazioni militari senza
    precedenti contro civili, è forse il segno che questa organizzazione sarebbe
    sotto l?influenza (del sionismo, ndt)?
    Israel Shamir: Amnesty International non è altro che un?arma in più nelle
    mani dei nostri nemici. Se esaminate le liste dei prigionieri politici, non
    troverete nessun prigioniero politico rinchiuso in una prigione israeliana.
    Troverete sul mio sito web degli articoli interessanti a questo riguardo,
    sotto la voce: ?Abbasso i diritti dell?uomo?. Hanno rifiutato di riconoscere
    nella persona di Vanunu un prigioniero politico, un obiettore di coscienza!
    Fanno ciò che gli Stati Uniti e Israele gli dicono di fare. Sono infiltrati
    a tal punto che, praticamente, non si può più fare nulla per liberarli da
    questa infiltrazione. Francis Boyle, un uomo di valore, amico della Palestina,
    un giurista internazionale, ha scritto su questo argomento. E? con lui che
    si deve discutere di questo problema che riguarda particolarmente Amnesty
    International. (?)

    Silvia Cattori: L?idea del boicottaggio, soprattutto accademico, contro Israele,
    sta facendo strada in Europa. Lei pensa che il boicottaggio, tanto efficace
    contro il regime di apartheid del Sudafrica, possa esserlo altrettanto contro
    l?apartheid che Israele impone agli arabi?
    Israel Shamir: Non dico di no. Ma è essenziale, in Francia, boicottare ugualmente
    le persone che appoggiano Israele. E? importante combattere i personaggi
    che hanno un?influenza sulla politica e l?informazione, quali Alain Finkielkraut,
    Roger Cukierman o Alexandre Adler. Questa è la priorità delle priorità, qui,
    in Francia. Costoro sono importanti sostegni di Israele, influenzano l?opinione
    pubblica e quindi le scelte politiche dei vostri governi. Finchè non avrete
    emarginato questo genere di ?messaggeri? che, nei media o in seno ai governi,
    hanno i mezzi di rendere inefficace tutto ciò che voi fate, voi non siete
    sulla buona strada. In Sudafrica, il boicottaggio è stato efficace perchè
    il potere sudafricano non aveva sostegno all?esterno! Vi dovete battere in
    ogni paese, nel vostro e negli altri. Alain Finkielkraut, Alexandre Adler,
    Bernard Kouchner, Bernard Henry Levy e consorti, stanno portando la Francia
    a sottomettersi agli Stati Uniti, a diventare un paese colonizzato.

    Silvia Cattori: Dunque, la sua idea è che, nè i movimenti di solidarietà,
    nè i negoziati porteranno mai a dei risultati fintantochè il mondo politico-mediatico
    in Occidente resterà sotto l?influenza di quelle persone che collaborano,
    in un modo o nell?altro, con l?occupante israeliano ed il suo alleato americano?

    Israel Shamir: Dovete sapere che in seno ai movimenti di solidarietà, c?è
    un problema reale. Ci sono persone che controllano e frenano i militanti
    ben intenzionati, per portarli verso falsi dibattiti, per indebolire i movimenti
    che vogliono combattere Israele.

    Silvia Cattori: Se ho capito bene, lei sta dicendo che la condizione dei
    palestinesi continuerà a peggiorare fintantochè coloro che difendono la loro
    causa non combatteranno i pro-israeliani che, nei loro rispettivi paesi,
    si attivano, a diversi livelli, per bloccare qualsiasi iniziativa che non
    servirebbe gli interessi di Israele?
    Israel Shamir: Andare in Palestina, è utile, per i giovani, perchè questo
    permette loro di vedere gente buona, coraggiosa, di scoprire una realtà sconosciuta,
    di parlarne, al loro ritorno, senza aver paura. Anche ciò può aiutare i giovani
    stranieri a rompere dei tabù. Ma non porta alla salvezza. In realtà, la lotta,
    per ognuno di noi, deve essere condotta là dove si vive. Si deve anche aver
    coscienza, naturalmente, delle interconnessioni tra i fenomeni.

    Silvia Cattori: E, lei, è col suo lavoro di scrittore che resiste contro
    la guerra coloniale del suo paese?
    Israel Shamir: Ogni arma, in mano al soldato, è diretta contro il nemico;
    e io sono un?arma. La spada non si cura del soldato; la spada è fatta per
    rendere il più efficace possibile il braccio del soldato, perchè possa colpire
    il nemico. I palestinesi sono del tutto capaci di piantare gli ulivi. Non
    hanno bisogno del mio aiuto. Certo, sarebbe cosa buona e bella, per la mia
    anima (e la mia buona coscienza), aiutarli. Ma essi hanno molto più bisogno
    di armi che permettano loro di combattere. Nelle loro mani io sono quell?arma!

    Silvia Cattori: Persone impegnate come Uri Avnery o Michel Warshawsky, per
    esempio, non vengono attaccati dai militanti del loro proprio campo, come
    è attaccato lei. Perché?
    Israel Shamir: I ?sionisti soft?, o i sionoidi, non sono i miei nemici. Ma,
    secondo me, queste persone sono una perdita di tempo. Vogliono avere una
    coscienza pulita, facendo filantropia. Io, invece, voglio vincere; voglio
    smantellare l?apartheid, voglio che ci sia uno stato ugualitario in Terra
    Santa, voglio mostrare alla gente la strada che permetta loro di andare nella
    giusta direzione.

    Silvia Cattori: Ma ... lei, non dice forse la stessa cosa di costoro, con
    altre parole?
    Israel Shamir: Non diciamo la stessa cosa. Essi criticano la politica israeliana,
    ma giustificano l?esistenza dello stato di Israele così come è stato costruito.
    Affermano che gli ebrei del mondo intero hanno il diritto di venire in Israele,
    ma nello stesso tempo, sostengono quegli accordi che di fatto rifiutano il
    diritto dei rifugiati palestinesi cacciati dalle loro case di rientrare nel
    paese a cui appartengono, in Israele/Palestina. Si tratta di discriminazione
    razziale pura e semplice.

    Silvia Cattori: Quando lei raccomanda uno stato in cui israeliani e palestinesi
    vivano insieme ? laddove il campo dei ?moderati? sostiene la posizione ?due
    popoli, due stati? - non crede che la sua posizione sia totalmente utopistica?
    Israel Shamir: In Francia, gli ebrei hanno ottenuto l?uguaglianza dei diritti
    duecento anni fa! In quell?epoca, ciò sembrava totalmente utopistico! Dire
    che ?vincere Israele è totalmente utopistico? ecco un?affermazione veramente
    razzista!

    Silvia Cattori: Sappiamo che la stragrande maggioranza degli israeliani collaborano
    con la politica di oppressione del loro governo, in questa situazione quale
    cambiamento si può sperare?
    Israel Shamir: Quello che conta, è avere una visione chiara, sapere ciò che
    si vuole, essere in buoni termini con gli altri, per quanto ciò è possibile,
    uniti, al di là delle spaccature, contro i vostri nemici. Allora si hanno
    buone possibilità di vincere. In Inghilterra, fino agli anni Venti, il paese
    era diretto da persone che si erano formate ad un?unica e sola scuola: quella
    di Eton. Quante persone avevano potuto studiare a Eton? Certo non delle migliaia.
    Tuttavia sono riuscite ad assicurarsi il controllo totale dell?Inghilterra.

    Silvia Cattori: Durante la cena annuale del CRIF (Conseil représentatif des
    institutions juives de France), il suo presidente ha criticato la politica
    estera della Francia in presenza di 18 ministri, senza suscitare la loro
    reazione. Come spiega lei un simile atteggiamento di sottomissione?
    Israel Shamir: Ecco la mia spiegazione: Le élites della Francia, come tutte
    le élites dei paesi europei, credono fermamente nell?esistenza di un enorme
    potere ebraico. Ed è proprio questa credenza che dà l?esistenza a questo
    potere. Per cui, evidentemente, la cosa migliore sarebbe che coloro che appartengono
    alle élites si sentano dire da parte vostra, o da chiunque altro: ?Sapete
    gli ebrei non sono al potere, non è vero che dirigono il mondo?.

    Silvia Cattori: Lei è ottimista riguardo alle possibilità di pace in Palestina?
    Israel Shamir: Per quanto riguarda la Palestina, sono totalmente pessimista.
    Ma sono ottimista a lungo termine, perchè sono persuaso che i palestinesi
    alla fine vinceranno. Tuttavia non ci si deve aspettare nulla di buono dal
    regime di Abu Mazen: tutti questi piccoli passi, per me, sono totalmente
    privi di senso: non portano da nessuna parte.

    Silvia Cattori: Cosa si può suggerire alle persone che vogliono agire a favore
    dei diritti del popolo palestinese, senza perdersi più in azioni sterili?
    Israel Shamir: In ogni paese, ovunque ci troviamo, dobbiamo fare uscire allo
    scoperto i rappresentanti dei nostri nemici; a qualunque livello si trovino,
    dobbiamo far in modo che non se la cavino a buon conto.

    Silvia Cattori: Ma concretamente chi sono questi ?rappresentanti dei nostri
    nemici??
    Israel Shamir: In Svizzera, o in Francia, i loro rappresentanti sono tutti
    coloro che sostengono gli intrighi americano-israeliani. Sharon, indubbiamente,
    aiuta a unire chi lotta: parlare (male...) di Sharon, va bene. Ma Shimon
    Peres non è assolutamente migliore di Ariel Sharon. Nei vostri rispettivi
    paesi, dovete sostenere tutti coloro che lottano sinceramente contro l?impegno
    a fianco degli Stati Uniti, di Israele e del neoliberalismo. Fate in modo
    che l?America sia quanto più isolata è possibile. E poi, secondo il mio umile
    parere, dovete sforzarvi di stabilire rapporti con le forze positive in Medioriente,
    ed anche in Russia. Questo paese, che nel passato fu amico di tutti i popoli
    onesti, oggi si trova ad un bivio. La Russia è molto importante, è necessario
    stabilire legami con essa. (?)
    Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
    Comunicato n. 6/06 del 14 gennaio 2006, Sant?Ilario

    Intervista di Silvia Cattori a Israel Shamir

    Silvia Cattori: Cosa risponde a coloro che l?accusano di diffondere l?idea
    di un ?complotto per una dominazione ebraica mondiale??
    Israel Shamir: Poco importa quello che si dice; la gente sente solo ciò che
    vuole ascoltare! Tutti i miei libri mostrano che non c?è ?cospirazione?,
    né ?complotto?, ma che ci sono politiche che servono gli interessi degli
    ebrei e che certi interessi sono più potenti di tanti cospiratori. L?aristocrazia
    non complotta, si accontenta di avere interessi comuni. In realtà, è l?interesse
    principale del gruppo che conta, non è in alcun caso quella che io non riconosco
    come una ?cospirazione?.

    Silvia Cattori: Lei viene anche rimproverato di aver rilasciato delle interviste
    a delle riviste legate all?estrema destra. Cosa può rispondere? Cosa pensa
    lei dell?estrema destra?
    Israel Shamir: Io mi rivolgo a tutti, non solo ai miei amici più vicini.
    Perchè voglio avere un?influenza su persone dagli orizzonti diversi e portarle
    al mio punto di vista. Non vedo alcuna ragione di boicottare un giornale
    o una rivista. Ho scritto per Haaretz, un giornale israeliano a grande tiratura,
    molto ?come si deve?, malgrado il fatto che questo giornale pubblichi articoli
    di estremisti nazisti israeliani. Scriverei per il New York Times, malgrado
    che questo giornale sostenga la guerra contro l?Iraq. Ecco perchè, a mio
    avviso, non c?è ragione di rifiutare nessun organo di stampa.

    Silvia Cattori: Quando lei scrive che la posizione ?sinistra-destra? è sorpassata,
    che è invece importante riunire tutte le forze disponibili per combattere
    il nemico comune (vale a dire gli Stati Uniti e Israele), lei, non ha paura
    di promuovere alleanze sbagliate?
    Israel Shamir: Non ho paura di comunicare: né con la sinistra, né con la
    destra, perchè abbiamo altre cose in comune. Sinistra/destra è una contrapposizione
    che conviene ad un universo a dimensione lineare, ma il nostro universo ha
    per lo meno tre dimensioni. Per questo, degli elementi lontani su una linea
    possono trovarsi vicini in un?altra dimensione. Il mondo non è unidimensionale.
    Se avete studiato la geometria, potete capire ciò che voglio dire. Dobbiamo
    prendere in considerazione ben altro rispetto al collocamento sinistra/destra
    quando si tratta di sapere chi sono i nostri amici e chi sono i nostri nemici;
    il rapporto col cielo e la terra deve essere preso in conto; o, se volete,
    su un piano più banale, il rapporto con gli Stati Uniti e Israele, con la
    mondializzazione e con le nostre radici. Io appartengo alla sinistra, ma
    a una sinistra antimperialista. Un alter-mondialista di destra è più vicino
    al mio cuore di un sinistrese mondialista settario

    Silvia Cattori: Lei ha pubblicato degli articoli di analisi dei risultati
    delle elezioni presidenziali del 2002 e del referendum del 2005 in Francia,
    sostenendo che questi risultati sono motivati dagli eccessi del sionismo.
    Questa opinione sorprende la maggior parte dei francesi. Cosa la porta a
    credere che la situazione in Palestina possa influire sulle elezioni in Francia.
    Israel Shamir: Il sionismo è un problema che non riguarda solo la Palestina;
    qui il sionismo si manifesta, per esempio, nella sottomissione agli Stati
    Uniti e all?influenza predominante delle voci pro-sioniste nei media francesi.
    La lista Euro-Palestina ha fallito proprio perchè ha voluto limitarsi al
    quadro molto ristretto del problema palestinese. Se questa lista avesse richiesto
    la de-sionizzazione della Francia, la quale implicava la rottura con la Nato
    e gli Stati Uniti; se i rappresentanti di questa lista avessero fatto appello
    al rovesciamento completo del programma sionista, avrebbero avuto un enorme
    quantità di voti.

    Silvia Cattori: Lei contesta forse l?esistenza dei campi di sterminio nazisti?
    Contesta l?ampiezza del genocidio ebraico, come pretendono i suoi detrattori?
    Israel Shamir: Non so nulla riguardo a tutto questo dibattito sul negazionismo.
    Non riesco nemmeno a capire perchè i francesi si eccitino tanto riguardo
    alla seconda guerra mondiale, che è finita da tanto tempo. Ma visto che lei
    mi pone la domanda, voglio rispondere. Contesto il discorso centrato sull?olocausto,
    e non i fatti che lo riguardano. I fatti prendono un significato preciso
    nel momento in cui vengono inseriti in un discorso. Il discorso centrato
    sull?olocausto è legato all?idea che la vita e la morte di un ebreo sono
    più importanti di quelle di un goy[1][1]. Per me l?olocausto non è peggiore
    degli altri crimini di guerra: Hiroshima, Dresda, Leningrado affamata. E?
    una parte delle cose orribili che sono successe tra il 1939 e il 1945. Rigetto
    un significato religioso o storico particolare dell?olocausto. Per me, si
    tratta di una costruzione ideologica che entra in competizione con altri
    discorsi più ugualitari, a proposito della guerra.

    Silvia Cattori: Il paradosso non è forse che le accuse di negazionismo contro
    di lei non provengono solo da istituzioni ebraiche di estrema destra, ma
    anche da militanti di sinistra?
    Israel Shamir: E? evidente che il nostro nemico infiltra la destra e anche
    la sinistra ovunque, come possiamo vedere. L?infiltrazione è un tipo di gioco
    politico, è una tattica classica. I maoisti infiltrano le strutture della
    socialdemocrazia, con il successo che sappiamo. La Dirigenza Ebraica [una
    formazione estremista israeliana] è riuscita a infiltrare il Likud, e l?ha
    fatto così bene che Sharon ha perso la sua maggioranza. L?infiltrazione a
    sinistra è massiccia. Ma vale la stessa cosa per la destra. L?infiltrazione,
    è un procedimento vecchio come il mondo.

    Silvia Cattori: Allora il fatto che Amnesty International, dal 2002 al 2004,
    si sia tenuta in disparte mentre Israele conduceva operazioni militari senza
    precedenti contro civili, è forse il segno che questa organizzazione sarebbe
    sotto l?influenza (del sionismo, ndt)?
    Israel Shamir: Amnesty International non è altro che un?arma in più nelle
    mani dei nostri nemici. Se esaminate le liste dei prigionieri politici, non
    troverete nessun prigioniero politico rinchiuso in una prigione israeliana.
    Troverete sul mio sito web degli articoli interessanti a questo riguardo,
    sotto la voce: ?Abbasso i diritti dell?uomo?. Hanno rifiutato di riconoscere
    nella persona di Vanunu un prigioniero politico, un obiettore di coscienza!
    Fanno ciò che gli Stati Uniti e Israele gli dicono di fare. Sono infiltrati
    a tal punto che, praticamente, non si può più fare nulla per liberarli da
    questa infiltrazione. Francis Boyle, un uomo di valore, amico della Palestina,
    un giurista internazionale, ha scritto su questo argomento. E? con lui che
    si deve discutere di questo problema che riguarda particolarmente Amnesty
    International. (?)

    Silvia Cattori: L?idea del boicottaggio, soprattutto accademico, contro Israele,
    sta facendo strada in Europa. Lei pensa che il boicottaggio, tanto efficace
    contro il regime di apartheid del Sudafrica, possa esserlo altrettanto contro
    l?apartheid che Israele impone agli arabi?
    Israel Shamir: Non dico di no. Ma è essenziale, in Francia, boicottare ugualmente
    le persone che appoggiano Israele. E? importante combattere i personaggi
    che hanno un?influenza sulla politica e l?informazione, quali Alain Finkielkraut,
    Roger Cukierman o Alexandre Adler. Questa è la priorità delle priorità, qui,
    in Francia. Costoro sono importanti sostegni di Israele, influenzano l?opinione
    pubblica e quindi le scelte politiche dei vostri governi. Finchè non avrete
    emarginato questo genere di ?messaggeri? che, nei media o in seno ai governi,
    hanno i mezzi di rendere inefficace tutto ciò che voi fate, voi non siete
    sulla buona strada. In Sudafrica, il boicottaggio è stato efficace perchè
    il potere sudafricano non aveva sostegno all?esterno! Vi dovete battere in
    ogni paese, nel vostro e negli altri. Alain Finkielkraut, Alexandre Adler,
    Bernard Kouchner, Bernard Henry Levy e consorti, stanno portando la Francia
    a sottomettersi agli Stati Uniti, a diventare un paese colonizzato.

    Silvia Cattori: Dunque, la sua idea è che, nè i movimenti di solidarietà,
    nè i negoziati porteranno mai a dei risultati fintantochè il mondo politico-mediatico
    in Occidente resterà sotto l?influenza di quelle persone che collaborano,
    in un modo o nell?altro, con l?occupante israeliano ed il suo alleato americano?

    Israel Shamir: Dovete sapere che in seno ai movimenti di solidarietà, c?è
    un problema reale. Ci sono persone che controllano e frenano i militanti
    ben intenzionati, per portarli verso falsi dibattiti, per indebolire i movimenti
    che vogliono combattere Israele.

    Silvia Cattori: Se ho capito bene, lei sta dicendo che la condizione dei
    palestinesi continuerà a peggiorare fintantochè coloro che difendono la loro
    causa non combatteranno i pro-israeliani che, nei loro rispettivi paesi,
    si attivano, a diversi livelli, per bloccare qualsiasi iniziativa che non
    servirebbe gli interessi di Israele?
    Israel Shamir: Andare in Palestina, è utile, per i giovani, perchè questo
    permette loro di vedere gente buona, coraggiosa, di scoprire una realtà sconosciuta,
    di parlarne, al loro ritorno, senza aver paura. Anche ciò può aiutare i giovani
    stranieri a rompere dei tabù. Ma non porta alla salvezza. In realtà, la lotta,
    per ognuno di noi, deve essere condotta là dove si vive. Si deve anche aver
    coscienza, naturalmente, delle interconnessioni tra i fenomeni.

    Silvia Cattori: E, lei, è col suo lavoro di scrittore che resiste contro
    la guerra coloniale del suo paese?
    Israel Shamir: Ogni arma, in mano al soldato, è diretta contro il nemico;
    e io sono un?arma. La spada non si cura del soldato; la spada è fatta per
    rendere il più efficace possibile il braccio del soldato, perchè possa colpire
    il nemico. I palestinesi sono del tutto capaci di piantare gli ulivi. Non
    hanno bisogno del mio aiuto. Certo, sarebbe cosa buona e bella, per la mia
    anima (e la mia buona coscienza), aiutarli. Ma essi hanno molto più bisogno
    di armi che permettano loro di combattere. Nelle loro mani io sono quell?arma!

    Silvia Cattori: Persone impegnate come Uri Avnery o Michel Warshawsky, per
    esempio, non vengono attaccati dai militanti del loro proprio campo, come
    è attaccato lei. Perché?
    Israel Shamir: I ?sionisti soft?, o i sionoidi, non sono i miei nemici. Ma,
    secondo me, queste persone sono una perdita di tempo. Vogliono avere una
    coscienza pulita, facendo filantropia. Io, invece, voglio vincere; voglio
    smantellare l?apartheid, voglio che ci sia uno stato ugualitario in Terra
    Santa, voglio mostrare alla gente la strada che permetta loro di andare nella
    giusta direzione.

    Silvia Cattori: Ma ... lei, non dice forse la stessa cosa di costoro, con
    altre parole?
    Israel Shamir: Non diciamo la stessa cosa. Essi criticano la politica israeliana,
    ma giustificano l?esistenza dello stato di Israele così come è stato costruito.
    Affermano che gli ebrei del mondo intero hanno il diritto di venire in Israele,
    ma nello stesso tempo, sostengono quegli accordi che di fatto rifiutano il
    diritto dei rifugiati palestinesi cacciati dalle loro case di rientrare nel
    paese a cui appartengono, in Israele/Palestina. Si tratta di discriminazione
    razziale pura e semplice.

    Silvia Cattori: Quando lei raccomanda uno stato in cui israeliani e palestinesi
    vivano insieme ? laddove il campo dei ?moderati? sostiene la posizione ?due
    popoli, due stati? - non crede che la sua posizione sia totalmente utopistica?
    Israel Shamir: In Francia, gli ebrei hanno ottenuto l?uguaglianza dei diritti
    duecento anni fa! In quell?epoca, ciò sembrava totalmente utopistico! Dire
    che ?vincere Israele è totalmente utopistico? ecco un?affermazione veramente
    razzista!

    Silvia Cattori: Sappiamo che la stragrande maggioranza degli israeliani collaborano
    con la politica di oppressione del loro governo, in questa situazione quale
    cambiamento si può sperare?
    Israel Shamir: Quello che conta, è avere una visione chiara, sapere ciò che
    si vuole, essere in buoni termini con gli altri, per quanto ciò è possibile,
    uniti, al di là delle spaccature, contro i vostri nemici. Allora si hanno
    buone possibilità di vincere. In Inghilterra, fino agli anni Venti, il paese
    era diretto da persone che si erano formate ad un?unica e sola scuola: quella
    di Eton. Quante persone avevano potuto studiare a Eton? Certo non delle migliaia.
    Tuttavia sono riuscite ad assicurarsi il controllo totale dell?Inghilterra.

    Silvia Cattori: Durante la cena annuale del CRIF (Conseil représentatif des
    institutions juives de France), il suo presidente ha criticato la politica
    estera della Francia in presenza di 18 ministri, senza suscitare la loro
    reazione. Come spiega lei un simile atteggiamento di sottomissione?
    Israel Shamir: Ecco la mia spiegazione: Le élites della Francia, come tutte
    le élites dei paesi europei, credono fermamente nell?esistenza di un enorme
    potere ebraico. Ed è proprio questa credenza che dà l?esistenza a questo
    potere. Per cui, evidentemente, la cosa migliore sarebbe che coloro che appartengono
    alle élites si sentano dire da parte vostra, o da chiunque altro: ?Sapete
    gli ebrei non sono al potere, non è vero che dirigono il mondo?.

    Silvia Cattori: Lei è ottimista riguardo alle possibilità di pace in Palestina?
    Israel Shamir: Per quanto riguarda la Palestina, sono totalmente pessimista.
    Ma sono ottimista a lungo termine, perchè sono persuaso che i palestinesi
    alla fine vinceranno. Tuttavia non ci si deve aspettare nulla di buono dal
    regime di Abu Mazen: tutti questi piccoli passi, per me, sono totalmente
    privi di senso: non portano da nessuna parte.

    Silvia Cattori: Cosa si può suggerire alle persone che vogliono agire a favore
    dei diritti del popolo palestinese, senza perdersi più in azioni sterili?
    Israel Shamir: In ogni paese, ovunque ci troviamo, dobbiamo fare uscire allo
    scoperto i rappresentanti dei nostri nemici; a qualunque livello si trovino,
    dobbiamo far in modo che non se la cavino a buon conto.

    Silvia Cattori: Ma concretamente chi sono questi ?rappresentanti dei nostri
    nemici??
    Israel Shamir: In Svizzera, o in Francia, i loro rappresentanti sono tutti
    coloro che sostengono gli intrighi americano-israeliani. Sharon, indubbiamente,
    aiuta a unire chi lotta: parlare (male...) di Sharon, va bene. Ma Shimon
    Peres non è assolutamente migliore di Ariel Sharon. Nei vostri rispettivi
    paesi, dovete sostenere tutti coloro che lottano sinceramente contro l?impegno
    a fianco degli Stati Uniti, di Israele e del neoliberalismo. Fate in modo
    che l?America sia quanto più isolata è possibile. E poi, secondo il mio umile
    parere, dovete sforzarvi di stabilire rapporti con le forze positive in Medioriente,
    ed anche in Russia. Questo paese, che nel passato fu amico di tutti i popoli
    onesti, oggi si trova ad un bivio. La Russia è molto importante, è necessario
    stabilire legami con essa. (?)

    (Fonte: http://www.jerusalemites.org/article...%202005/29.htm)
    ___________________________________________

    Centro studi Giuseppe Federici
    E-mail: info@centrostudifederici.org
    Sito Internet: http://www.centrostudifederici.org/
    Archivio dei comunicati: http://www.centrostudifederici.org/stampa/stampa.htm

  4. #4
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    Solidarietà a Shamir,anche se e' lontano da certe mie visioni,e' cmq un autentico antisionista.

  5. #5
    Non sono d'esempio in nulla
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