Ohibò, con tutti questi simboli siamo in pieno esoterismo...![]()


Ohibò, con tutti questi simboli siamo in pieno esoterismo...![]()


Originariamente Scritto da Eckhart
e SINCRETISMO dal momento che la crocetta verrebbe usata come un qualsiasi altro simbolo di identico valore e spessore.....![]()
Fraternamente Caterina
Laica Domenicana


Quando al di là di ogni denominazione e di ogni guerra territoriale....quando all'apice esiste L'AMORE VERO PER L'UOMO, le strade non possono che incociarsi perchè sia all'inizio che alla fine c'è il vero Gesù Cristo.....
e volevo farlo con questo articolo che forse pochi conoscono....
Stiamo parlando di Henri Dunant ........
calvinista di Ginevra, tra i Fondatori della CROCE ROSSA......
Il 22 Agosto di quest'anno la C.R.ha compiuto 140 anni dalla sua fondazione....fondazione che determinò attriti al suo tempo a causa delle accuse rivolte ad Henri Dunant di essere un...MASSONE.......accuse oggi svuotate da più autorevoli fonti ma che all'epoca gli valsero,purtroppo le antipatie della Santa Sede......ma come si sa...nessun santo è venerato prima della sua morte.....
Gli abusi e le atrocità commesse sui prigionieri di guerra e sugli internati nei campi di concentramento risalgono all’antichità. Questi infelici erano considerati "sgabello dei piedi" di vincitori assiri, babilonesi, ebrei, greco-romani, medievali e moderni. Più o meno apertamente, in ogni circostanza si rinnovava il gesto di Brenno, che gettò sul piatto della bilancia già carica d’oro del riscatto la spada proclamando: «Guai ai vinti!». Ai vincitori non bastavano i risarcimenti, si esigeva la schiavitù dei vinti. Tra i cattolici, fino ad alcuni anni fa, questo complesso di buone opere elvetiche veniva indicato con una malcelata e insanabile diffidenza a causa di vecchi conflitti. Ma il motto della Croce Rossa non ammette tentennamenti: Inter arma caritas.
E questo diede modo sia ai cattolici quanto ai protestanti di trovare una fra le prime strade da perseguire nella condivisione e nella comune collaborazione.
Appena sbarcato in Sicilia, il 10 luglio 1943, il leggendario generale Patton, mentre la popolazione acclamava i militari americani come liberatori, diede ai marines l’ordine di massacrare i soldati italiani e tedeschi che incontravano, anche se avevano le mani alzate nell’atto della resa. Un episodio di questo misfatto storico è stato ricostruito recentemente nel Corriere della sera (23 giugno, p. 13). Nella sola strage dell’aeroporto di Biscari, nel circondario di Agrigento, quel giorno furono massacrati 73 soldati italiani; i prigionieri italiani e tedeschi "giustiziati" nel corso di quell’operazione furono migliaia. Gli assassini in divisa kaki o non furono chiamati in giudizio o furono assolti con formula piena.
È importante fare una notazione d’ordine etico-teologico su filantropia e carità. In base alla Rivelazione, la differenza tra di esse è solo lessicale. Nella sostanza sono identiche: il buon samaritano non fece distinzioni raffinate, ma semplicemente «ebbe compassione» del ferito, e passò all’azione, «ne ebbe cura». Quelli che si attardavano sulle questioni teoriche passarono sull’altro lato della strada. Gesù disse agli scribi e ai farisei: «Fate come lui!» (Lc 10,25-37). Nell’ultimo giorno il Giudice divino rivolto agli eletti non farà preamboli accademici, ma li chiamerà ex abrupto all’eternità beata: «Avevo fame, sete, freddo, ero carcerato, ospedalizzato, viandante, e siete venuti in mio soccorso» (cf Mt 25,1-46). La Bibbia non si stanca di promuovere giustizia e diritto, di mobilitare l’umanità a favore degli orfani, delle vedove, degli umiliati e degli offesi.
Anche negli scontri frontali più sanguinosi e nelle catastrofi più apocalittiche, ecco che la Convenzione di Ginevra e la Croce Rossa, ne costituisce la finalità e la prosecuzione, che oggi sono accettate da tutti i governi. Esse s’impegnano a portare aiuto a qualsiasi persona o comunità, senza distinzione di età, sesso, razza, colore, religione, ideologia. Questa "religione" operosa, ma aconfessionale, trova una smagliante descrizione nei primi due capitoli della lettera di Giacomo.
Risale al 17 febbraio 1862 la prima riunione dei cinque filantropi fondatori: il medico Henri Dunant, fulcro dell’istituzione e fondatore effettivo della Croce Rossa, i colleghi medici Louis Appia e Théodore Maunoir, il giurista Gustave Moynier, il generale Henri Dufour.
Dunant forse è il più impenitente Don Chisciotte della storia. Nato a Ginevra l’8 maggio 1828, nel 1843 entrò nella Chiesa libera, si dedicò all’attività finanziaria, e nel 1855 a Parigi fondò l’Ymca (Young men christian association), fervidamente raccomandata da varie denominazioni protestanti. Nel 1858 si recò in Algeria, dove studiò l’arabo e l’islam, e fondò la società cerealicola Anonima dei mulini di Mons-Djemila, ma non trovando i terreni disponibili per grandi coltivazioni decise di rivolgersi direttamente a Napoleone III, che allora si trovava in Lombardia impegnato nella seconda guerra d’indipendenza italiana. Terminata la battaglia di Solferino (24 giugno 1858), visitando il campo dello scontro militare, ebbe la folgorazione che cambiò totalmente la sua esistenza.
Fu sconvolto dalle atrocità di cui fu testimone. Comprese che la sua vera vocazione era quella di eliminare la guerra dalla faccia della terra, o almeno di renderne meno devastanti le conseguenze. Descrisse la sua esperienza in un opuscolo semplice, ma dal contenuto esplosivo, Un souvenir de Solferino; in copertina portava ben visibile la scritta "Non si vende" (trad. it. Utet 1979, pp. 117). Presentava l’orrenda situazione così come l’aveva vista, dopo la battaglia culminata nella vittoria franco-piemontese contro l’esercito austro-ungarico. L’epicentro del suo resoconto è la chiesa maggiore di Castiglione delle Stiviere (Mn), il paese natale di san Luigi Gonzaga, situato nelle immediate retrovie, dove nel giro di poche ore affluirono seimila feriti, alcuni dei quali in condizioni disperate.
L’organizzazione sanitaria militare allora era estremamente ridotta: a espletarla c’erano 7 medici e 3 infermieri, ai quali si aggiunsero poi altri 9 medici e 30 ausiliari, mobilitati anche tra i prigionieri austriaci. L’esercito sardo in tutto disponeva di 10 medici, 1 flebotomo, 2 farmacisti, 12 cassoni per medicature, 5 vetture e 30 bardature per il trasporto dei feriti, che nei due eserciti furono 40.000. I più gravi venivano finiti a colpi di mazze ferrate, i prigionieri erano schiavizzati e impiegati anche in lavori o azioni belliche dirette contro i loro connazionali. (Da ricordare che i cappellani militari, cioè i sacerdoti, aderirono immediatamente alle iniziative tanto che subito si distinguevano per la Croce Rossa che portavano su panno bianco o grigio quale fregio distintivo militare)
Inoltre i feriti, all’avvicinarsi dei soccorritori, non conoscendo la loro lingua, li scambiavano per assalitori e impiegavano le loro energie residue per sparare contro di loro. Dunant si domandava: «Non ci sarebbe il mezzo per costituire, in un periodo di pace e di tranquillità, delle società di soccorso il cui scopo fosse, in tempo di guerra, di curare i feriti da parte di volontari attivi, devoti e ben qualificati?» (p. 84).
Il comitato elvetico si dedicò a un’opera frenetica di mobilitazione con incontri e conversazioni a livello politico-diplomatico e giuridico, con lettere, petizioni, discorsi, articoli, opuscoli, raggiungendo i ministeri e le corti di tutti i continenti. Gli animatori si resero conto che occorreva cominciare dalla mobilitazione delle coscienze e dell’opinione pubblica, già sensibilizzata dalla letteratura e dall’arte. Il cammino etico e giuridico vide quattro Conferenze internazionali, concluse da altrettanti documenti che costellarono l’iter verso quella finale, aggiornata all’occorrenza in seguito.
La prima Conferenza, considerata fondazionale della Croce Rossa, terminò i lavori con la ratifica firmata dai delegati il 22 agosto 1864: lo scopo immediato era il miglioramento della sorte dei feriti e dei malati delle forze armate di campagna. Le Conferenze successive hanno avuto perfezionamenti, eliminato lacune, effettuato aggiornamenti o immediatamente dopo o nelle Conferenze similari effettuate in seguito nello spirito di Ginevra. La seconda espleta il carisma originario nei confronti dei feriti, malati, naufraghi delle forze armate di terra e di mare; la terza accentua la tematica dei prigionieri di guerra; la quarta si riferisce alla protezione dei civili in tempo di guerra.
Questo corpus può essere valutato in maniera ottimale ricordando almeno qualcuna delle istituzioni che nei decenni successivi gli hanno fatto corona (l’Arbitrato internazionale, le Conferenze dell’Aja e l’annesso Tribunale internazionale dei diritti umani) e le branche "filantropiche" delle Nazioni Unite, cioè: Oms per la medicina, Fao per l’agricoltura e la fame, Aiea per l’energia atomica, Acnur per i profughi, Bit per lavoro e disoccupazione. Negli anni più vicini a noi altre opere umanitarie sono venute alla ribalta: i Medici senza frontiere, Nessuno tocchi Caino, Amnesty International.
Il Comitato dei Cinque si trasformò in Comitato internazionale della Croce Rossa; il 1° febbraio 1863 fondò la Società ginevrina di utilità pubblica, che il 29 ottobre dello stesso anno sottoscrisse la prima Carta fondamentale. Essa conteneva dieci risoluzioni che definivano le funzioni e i mezzi dei comitati di soccorso. A febbraio 1864 scoppiò la guerra tra Danimarca e Prussia. I buoni samaritani elvetici avviarono trattative presso i governi europei e presso quello degli Stati Uniti. Dopo numerosi incontri, si tenne una riunione al termine della quale fu pubblicato un documento in cui si affermava che in tempo di guerra le ambasciate e gli ospedali venivano dichiarati neutrali e inviolabili e veniva assicurata l’immunità a tutti coloro che recavano soccorsi ai feriti, i quali avevano diritto alle cure, quale che fosse la loro nazionalità e militanza. Col tempo questo complesso di provvedimenti ottenne ampi aggiornamenti, tra i quali merita una menzione particolare il divieto di fare maltrattamenti ai prigionieri e di servirsene per compiere atti o collaborazioni dirette contro i propri connazionali. È questa la prima Convenzione, considerata la madre di tutto il corpus ginevrino.
La Convenzione di Ginevra e la Croce Rossa estendono la loro area d’azione anche nelle crisi umanitarie che si verificano in tempo di pace, soprattutto alle catastrofi naturali. I punti nodali si possono così riassumere: a) protezione giuridica e libertà per gli individui e le comunità colpite da calamità; b) garanzia d’indipendenza politica, confessionale ed economica per i singoli comitati nazionali e locali; c) potere di intermediare in caso di conflitti o di ostilità; d) ricevere e convogliare gli aiuti internazionali e sorvegliarne la distribuzione.
Le decisioni maturate nelle Conferenze avevano valore giuridico vincolante, perché i partecipanti erano ufficialmente accreditati dai rispettivi governi, che s’impegnavano a metterle in esecuzione attraverso gli organismi legislativi ed esecutivi. Tra le prime operazioni affidate al personale umanitario ricordiamo quelle di Monterotondo (1866), Mentana (1867), e la conquista di Roma da parte dell’esercito italiano (20 settembre 1870).
Le ultime vicende del Dunant furono penose. Impiegò la sua vita percorrendo l’Europa per diffondere l’ideale e le strutture ginevrine. La sua attività finanziaria crollò, fu abbandonato da tutti e visse poveramente, come il Principe Myshkin dell’Idiota di Dostoevskij. Per un certo tempo a Parigi dormiva sulle panchine pubbliche, verniciava col lucido i buchi nelle toppe dei calzini, finì in una casa di riposo nell’Appenzell. Qui nel 1901 lo raggiunse il primo Premio Nobel per la pace della storia, condiviso con il sociologo e filantropo francese Frédéric Passy (1822-1912). Non volle nemmeno toccare l’assegno bancario, ma lo devolse interamente alla direzione della Croce Rossa. Morì ad Heiden il 30 ottobre 1910. Attualmente la Croce Rossa è presente in 150 nazioni e conta 250 milioni di iscritti.
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cosa c'entra con il Papa?
Dunant era protestante e accusato di essere un massone, ma con l’assenso dei colleghi ginevrini sollecitò la partecipazione del governo pontificio all’elaborazione della legislazione umanitaria. Trovò chiuse le porte. La Chiesa di Pio IX non era disponibile alla tolleranza interconfessionale e politica e alla collaborazione in un’opera la cui scaturigine laica era sempre più chiara, fra l'altro le accuse rivolte a Dunant di essere un massone non gli facilitarono la credibilità, senza dimenticare il periodo storico in cui la Chiesa stava lottando. Monsignor Boveri, incaricato d’affari presso il governo elvetico, inviò al cardinale Giacomo Antonelli, segretario di Stato, l’opuscolo con il resoconto della Conferenza internazionale del 26-29 ottobre 1863. Tuttavia all'inizio il rifiuto fu totale.
Ma il 10 Marzo del 1868, finalmente una porta si apre, il cardinale segretario di Stato scriveva al Nunzio a Parigi: «Il Santo Padre, nonostante il contrario consiglio adottato in antecedenza, mi ha comandato di dichiarare che il Governo Pontificio aderisce alla Convenzione internazionale di Ginevra, sottoscritta il 22 agosto 1864, relativa al miglioramento del servizio sanitario delle armate in campagna, e di fare in pari tempo conoscere che egli, come capo supremo della religione cattolica, si è indotto a ciò principalmente perché resti più facilmente provveduto all’assistenza religiosa dei feriti» (ivi, p. 30).
I segni di un mutamento di pensiero si accentuarono nel corso della prima guerra mondiale, durante il pontificato di Benedetto XV (1914-1922). In una lettera dell’8 novembre 1914 all’arcivescovo di Antivari (Jugoslavia), il Pontefice adottava chiaramente il linguaggio ginevrino. Informava di aver ottenuto dall’imperatore di Germania che «i sacerdoti francesi prigionieri di guerra venissero trattati in modo conforme alla loro dignità, ma lo abbiamo anche vivamente esortato a fare sì che tutti gli altri prigionieri, senza distinzione di fede religiosa, di nazionalità, o di altra causa discriminante, e tra essi in primo luogo i malati ed i feriti, venissero trattati con ogni bontà» ("La pace internazionale", in: Insegnamenti pontifici, Edizioni Paoline 1958, n. 81).
Pio XI inaugurò la stagione dell’adesione esplicita, sostenendo le strutture umanitarie come vincolanti sul piano giuridico e internazionale. Nella lettera Con vivo piacere del 7 aprile 1922 all’arcivescovo di Genova, ricordava la vocazione della Chiesa al soccorso dei poveri e dei necessitati, e dichiarava la condivisione dell’ideale umanitario inteso a promuovere la concordia anche in tempo di pace: «Se anche nel fragore delle armi, come dice la bella divisa della Croce Rossa, Inter arma caritas, deve regnare la carità cristiana, ciò deve essere maggiormente vero dopo che furono deposte le armi e firmati i trattati di pace; tanto più che gli odii internazionali, triste retaggio della guerra, vengono a danno dei popoli vincitori e preparano per tutti un ben pauroso avvenire, non dovendosi dimenticare che la miglior garanzia di tranquillità non è una selva di baionette, ma la mutua fiducia e amicizia. E anche se nell’ambito della Conferenza vogliasi esclusa ogni discussione non solamente sui trattati antecedentemente conclusi, ma anche sulle imposte riparazioni, ciò non sembra impedire ogni ulteriore scambio di idee che venga a facilitare ai vinti il sollecito adempimento dei loro impegni, ciò che finalmente si risolverebbe anche a vantaggio dei vincitori» (id, n. 177).
E così a seguire i Papi successivi i quali ebbero da allora in poi parole di incoraggiamento e di gratitudine nei confronti dei Fondatori della C.R.
Il mansueto, fantasioso e testardo libero calvinista Dunant nutrì una grande venerazione per Leone XIII. Quando, dopo una sofferta attesa, ricevette una foto del Pontefice accompagnata da un autografo, così scrisse all’intercessore, monsignor Egger, vescovo di San Gallo: «Quest’augusta testimonianza, questo segno insigne della benevolenza pontificia, che apprezzo e venero più di qualsiasi altra cosa al mondo, riempie il mio cuore di gioia profonda» (La Santa Sede e la Croce Rossa, p. 18). Sulla bilancia dei nostri giudizi dobbiamo collocare tutti i "pesi".
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Fraternamente Caterina![]()
Fraternamente Caterina
Laica Domenicana


non c'e' piu mondo....
UT UNUM SINT!
A questo punto io proporrei di eliminare anche il segno "X" dalla schedina del totocalcio. Qualcuno potrebbe accorgersi che la X è detta anche "croce di S. Andrea" e la sua delicata sensibilità potrebbe subire danni...![]()
Ovviamente anche l'intersezione tra due strade non dovrebbe più chiamarsi incrocio e via dicendo...
Mi sembra giusto. Eliminare anche la segnaletica stradale in caso di passaggi a livello senza barriere, e l'inaudito clericalismo che raddoppia lo stesso segnale, nel caso i binari siano 2...
E i moduli da riempire con le crocette? E i cruciverba?Originariamente Scritto da Napoléon I
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Tranquillo, ormai bisogna quasi sempre annerire i quadratini, le crocette non sono gradite ai lettori elettronici.Originariamente Scritto da Glorfindel
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Anche a scuola bisogna cambiare: basta con le maestre clericali che con la scusa di insegnare le addizioni costringono i bambini a disegnare una croce tra due numeri.Originariamente Scritto da Glorfindel
Hai ragione; io che ogni tanto mi occupo di algebra astratta ho modo di apprezzare operatori indicati con puntino, asterisco... Non ho mai avuto a che fare col rombo della C..ce Rossa, ma non mancherà tempo...Originariamente Scritto da Vox Populi
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