
Originariamente Scritto da
Maxadhego
Ottima analisi Gundam, il Veneto e tutta la Padania sono diventati terra di conquista per la finanza apolide, (ma anche nostrana), che non si curano certo delle conseguenze di una inaudita cementificazione del territorio.
Non basta però fare case, capannoni, centri commerciali etc, ci vogliono anche gli utilizzatori e consumatori di questi beni.
Nessun problema, il terzo e quarto mondo sarà la "risorsa" di questi mascalzoni che sognano (e realizzeranno), la più grande megalopoli terzomondiale del mondo, con un centinaio di milioni di persone che condivideranno il vuoto etico, culturale e religioso.
Sarà la città a immagine e somiglianza dei demoni che l'hanno voluta e il castigo di coloro che l'hanno passivamente subita.
Vinti e vincitori, conquistati e conquistatori, subiranno lo stesso inesorabile destino, condannati a sopravvivere in condizioni spaventose sotto il profilo ambientale, sociale, con la scomparsa totale dei diritti che finora abbiamo esercitato.
Le nuove mafie imporranno le loro "legislazioni", man mano che lo stato e l'ordine costituito si ritireranno dal territorio; tutto sarà irriconoscibile e una straziante agonia metterà la parola fine a un territorio e a una società imbelle, che ha creato una distorta mistica del lavoro e ha elevato a valore supremo il dio denaro.
Caro Gundam, hai detto bene che il problema veneto e padano va oltre la specificità della TAV; finita l'opera se ne comincerà subito un'altra, poi un'altra e un'altra ancora, fino a che l'opera devatatrice dei tarli, troverà la sua tragica e scontata conclusione.
Tutti noi lo sappiamo che si tratta di un problema di ordine culturale, di sensibilità etica e spirituale, della capacità di immaginare e realizzare nuove forme economiche e cooperative che devono partire dalla ferrea regola che non si può distruggere la casa dove si abita.
Di più ancora; non basta il rispetto, si deve anche amare il proprio territorio, diventare con esso una cosa sola, soggettivamente e collettivamente, realizzando che senza di esso noi non saremo.
Credo che solo così potremo ritornare a casa, riappropriandoci di quei luoghi dell'anima che per secoli e millenni sono stati curati e abbelliti da infinite generazioni, che mai sono venute meno all'impegno di riconsegnare integra ai posteri, la splendida opera d'arte che essi avevano in precedenza ereditato.