Arrestato Israel Shamir per antisemitismo
Maurizio Blondet http://www.effedieffe.com/
07/12/2005
VISITATE IL SITO DI ISRAEL SHAMIR: www.israelshamir.net
La polizia israeliana ha arrestato Israel Shamir, su richiesta della LICRA (Ligue française contro le racisme et l'antisemitisme), un'organizzazione
francese in forte odore massonico.
L'ha poi rilasciato dopo 5 ore di interrogatorio.
Shamir stesso racconterà - è uno dei migliori scrittori israeliani - i particolari del suo interrogatorio. Ma intanto diciamo qualcosa di lui.
Il suo arresto su richiesta della Licra è in relazione con la condanna del suo editore francese, Abdelilah Cherifi Alaoui, a 23.500 euro di multa e a
tre mesi di galera con la condizionale per aver pubblicato il libro di Shamir dal titolo «L'autre visage d'Israel».
La sentenza è stata emessa dal Tribunale di Nanterre il 2 novembre.
L'editore, che non è affatto ricco e che è stato rovinato dalla pena pecuniaria, è obbligato a ritirare dalla circolazione il libro entro 30
giorni, per evitare di dover pagare 100 euro per ogni volume trovato in circolazione dopo quella data.
Il libro di Israel, che è un ebreo convertito al cristianesimo (ortodosso,visto che è nato in Russia), è stato giudicato antisemita dai giudici di Nanterre.
La motivazione: nel testo, «l'espressione 'ebrei' è sempre declinata al plurale», e il testo presenterebbe gli ebrei come «dominatori del mondo»,
nel contesto della «terza guerra mondiale» attualmente in corso secondo l'autore».
Inoltre, «l'autore si attiene alla più vecchia vulgata antisemita», citando ampiamente «I Protocolli dei Savi di Sion».
Qui, occorre subito evocare il contesto.
Quello che fa Israel Shamir è chiedersi come mai un «falso palese» come «I Protocolli» continui, da un secolo, ad aver successo nel mondo intero.
E si risponde che è perché sionisti si comportano ogni giorno come se applicassero il programma dei Protocolli.
Shamir è uno scrittore paradossale e a volte «rude al modo in cui gli israeliani sono rudi», nota il suo editore francese nell'autodifesa. Ha scritto saggi provocatori, come quello intitolato: «Empire Ottoman, reviens!» («Torna, Impero Ottomano!»).
Il suo libro maggiore, «I fiori di Galilea», rende omaggio ai «fiori di Galilea» che sono i palestinesi. L'idea politica di Shamir è che tutti gli
abitanti della Palestina devono essere uguali, cittadini di un solo Stato.
Egli denuncia la religione ebraica in questi termini: una religione che si trasmette solo per filiazione da madre ebrea è, esplicitamente, una
religione che rafforza il sentimento di appartenenza biologica a una razza.
E lo Stato d'Israele, che si dichiara «Stato ebraico»; applica questo razzismo negando ai non-ebrei l'eguaglianza.
Israel Shamir è dunque «antisemita» nella misura in cui è antirazzista.
Ma chi è Israel Shamir?
Nato a Novosibirsk da un matematico, discendente di rabbini di Tiberiade, è stato uno scrittore e giornalista russo: ha tradotto in russo «Joyce ed
Omero».
Nel 1969 è emigrato in Israele. Per la sua nuova patria, ha combattuto la guerra del 1973 come parà. E' stato corrispondente per Maariv, ha seguito per Haaretz gli eventi della Russia del '91-93.
Ha cominciato a scrivere in inglese - e magistralmente, con spirito e rudezza - solo dal gennaio 2001, quando la ferocia israeliana contro i
palestinesi lo ha «obbligato» ad abbandonare la letteratura (la sua vera passione) per il giornalismo politico (1).
Nel frattempo, vista dal vivo la religione ebraica, s'è convertito al cristianesimo ortodosso.
Una scelta per Cristo che lui spiega così: «ho abbandonato la paranoia dell'odiare ed essere odiati per entrare nella gioia di amare ed essere amati».
Da quel momento, sono state scatenate contro di lui accuse e calunnie: Shamir è un furbo venale, che facendo l'anti-sionista viene pagato dagli
arabi, e così via. Si è detto persino che sotto il nome molto ebraico di «Israel Shamir» si celerebbe un antisemita svedese.
I suoi libri sono stati di fatto vietati in Olanda.
E' stato minacciato.
L'ex parà risponde, con il suo tipico stile: «sono abituato a questa sorta di accuse, sono i rischi professionali di chiunque è impegnato nella lotta.
Un uomo di poco coraggio combatta per la salvezza delle balene, è una nobile causa che non comporta rischi».
E' un soldato cristiano.
Questo «antisemita» ha scritto ai lettori americani ed ebrei, paragonando le sofferenze dei palestinesi alla Via Crucis: «vi dico che ognuno di noi deve
vedere se stesso, personalmente, come uno che passa sul percorso della Via Dolorosa e può decidere se l'esecuzione avrà luogo. Se teniamo la bocca
chiusa, allora meritiamo di essere chiamati 'uccisori di Cristo'. Se fermiamo questo, possiamo cambiare la storia. I peccati del passato, rossi
come sangue, diverranno bianchi come la neve».
Quest'ultima metafora è una citazione dai profeti, che viene ripetuta nel giorno dello Yom Kippur. L'antisemita Shamir conosce bene la teologia
ebraica.
Ha scritto anche: «secondo me ogni uomo, ebreo o gentile, può scegliere se agire come un virus o come un mammifero, e magari come un avvoltoio».
Shamir infatti distingue: i palestinesi hanno una relazione organica con la terra palestinese, come «mammiferi» nel loro ambiente ecologico.
Gli immigrati ebrei europei non hanno questo rapporto naturale con la terra, e perciò le loro azioni, l'espulsione degli abitanti originari, la
distruzione di villaggi «dalle belle architetture», sono da paragonare a «virus» predatori e avvelenatori.
E questo l'uomo di cui la Licra, ignobile persecutrice del pensiero libero e vero, ha voluto l'arresto. Shamir non è un Irving.
E' un combattente cristiano, un fratello ritrovato che dobbiamo invidiare,che ci è d'esempio, e che dobbiamo difendere.
Anche se lui si difende bene da sé, con l'umorismo del senza paura, perché è un soldato cristiano.
Maurizio Blondet
--------------------------------------------------------------------------------
Note
1) E' possibile trovare una biografia ed una bibliografia dettagliate di
Israel Shamir in numerosi siti internet a lui dedicati.
ASSASSINI DI VAMPIRI
di ISRAEL SHAMIR
Le storie popolari sui vampiri danno ai lettori una serie di rimedi per arginare la possibilita' di un attacco da parte di quei personaggi. Una manciata di polvere di cimitero, aglio, una croce, ad esempio, sono tutti rimedi efficaci. Ma questi non sempre funzionano. Nell'esilarante commedia degli orrori di Roman Polansky "L'intrepido assassino di vampiri", l'eroe cerca di scacciare un vampiro ebreo facendosi il segno della croce. L'ebreo gli sorride con un tenero sorriso di comprensione e affonda le sue zanne. La croce non lo ha salvato. Mi viene in mente proprio il film di Polansky mentre seguo la nuova ondata di controversie sull'olocausto.
Gli "storici revisionisti", che sono considerati "negatori dell'olocausto" dai loro avversari, si sono incontrati a Beirut per confrontare i loro studi sul genocidio nazista. L'establishment ebraico-americano, tra cui spiccano la Lega Anti-diffamazione e l'Organizzazione Sionista Americana (ZOA), hanno chiesto di proibire tale conferenza. La ZOA non e' contro il revisionismo in se'. Questa organizzazione e' pioniera nell'arte di negare la storia ed ha pubblicato, a spese dei contribuenti americani, un libercolo chiamato: "Deir Yassin: storia di una menzogna".
Deir Yassin era un pacifico villaggio che i gruppi terroristici ebraici Etzel e Lehi attaccarono il 9 aprile del 1948, massacrandone gli abitanti, uomini, donne e bambini. Non voglio ripetere il terribile racconto di cio' che avvenne, poiche' tutti i massacri sono simili, da Babi Yar a Chain Gang a Deir Yassin.
I revisionisti della ZOA hanno utilizzato tutti i metodi dei loro avversari, "i revisionisti dell'Olocausto": hanno trascurato i racconti dei testimoni oculari e dei sopravvissuti, della Croce Rossa, della polizia britannica, degli scouts e di altri testimoni ebrei che erano presenti sulla scena del massacro. Hanno trascurato persino le scuse di Ben Gurion, dal momento che, dopo tutto, i comandanti di quelle bande divennero, l'uno dopo l'altro, primo ministro dello stato ebraico. Per la ZOA, aveva validita' solo la testimonianza dei massacratori. Questo, ovviamente, se i massacratori sono ebrei.
Se gli ebrei sono le vittime, queste organizzazioni americane-sioniste non fanno alcun tentativo di revisionare alcunche'. Questa posizione morale alquanto dubbia e' stata di grande aiuto per gli storici riuniti a Beirut. Secondo logica, se gli israeliani dicono delle bugie riguardo a cio' che avvenne nel 1948, probabilmente anche il racconto dell'olocausto dev'essere stato gonfiato. E' un'energia sprecata. Certo, il revisionismo ha mandato a riposo la storia del sapone fabbricato con grasso umano, o dei forni crematori di Wiesel, ma quando si parla di numero di vittime, trovo che sia inutile continuare a parlarne. Se anche fossero stati uccisi mille ebrei o mille zingari, sarebbe troppo. Non e' un soggetto importante, questo, poiche' la definizione reale delle vittime e' basata sull'interpretazione.
Un buon esempio di "definizione delle vittime" e' stato fornito ultimamente dal giornale Ha'aretz. Quando nel 1991 termino' la guerra del Golfo, era noto che vi era stata una sola vittima israeliana. Oggi, ci sono ufficialmente un centinaio di israeliani che sono riconosciute vittime della guerra del Golfo, e tutte ricevono una pensione a spese dell'Iraq. Alcune delle vittime erano morte di stress, alcune morte soffocate per non aver saputo togliere la maschera anti-gas. Ha'aretz asserisce che molte altre pretese di "presunte vittime" furono declinate dalle autorita' israeliane. Ecco perche' Michael Elkins, l'ex-corrispondente della BBC da Gerusalemme e cittadino israeliano, ha ragione a sostenere che sei milioni o tre milioni di vittime non fa alcuna differenza.
I "revisionisti" mettono a repentaglio le loro sostanze e le loro stesse vite per cercare di minare cio' che definiscono "il mito dell'olocausto". Il loro interesse puo' essere compreso. Oggi si puo' mettere in dubbio qualsiasi cosa, dall'Immacolata Concezione a (forse) i miti fondatori dello stato d'Israele. Solo il culto dell' olocausto mantiene una cortina di ferro super-rinforzata, unica, contro qualsiasi investigazione che possa gettare un dubbio sul suo sacro dogma. I dogmi hanno sempre attirato le menti critiche. E cosi', le corna del toro infuriato fendono l'aria sottile. Gli argomenti sulle camere a gas e sulla produzione del sapone sarebbero molto interessanti, ma sono irrilevanti. Dunque, dov'e' il matador?
Un coraggioso passo e' stato fatto dal dott. Norman Finkelstein nel suo best-seller "L'industria dell'olocausto". C'e' comunque una distinzione da fare tra Finkelstein ed i revisionisti riunitisi a Beirut. Il dott. Finkelstein, figlio di un sopravvissuto all'olocausto, si e' mantenuto lontano da qualsiasi possibilmente illegale controversia statistica e si e' concentrato sulla costruzione ideologica del culto dell'olocausto.
Cio' gli ha provocato un mucchio di guai. Una organizzazione ebraica chiamata "Avvocati senza frontiere" lo ha gia' citato in giudizio in Francia. Questi avvocati sono restati perfettamente in silenzio quando la macchina legale israeliana ha pronunciato una condanna a sei mesi di liberta' condizionata per l'assassino (ebreo) di un bambino (non-ebreo). Non hanno mosso un dito quando la giovane 15enne palestinese Suad e' stata messa in una cella di isolamento, senza supporto legale e soggetta a torture psicologiche. Sono completamente assenti dalle corti militari israeliane, dove un singolo ufficiale ebreo puo' emettere sentenze di lunga prigionia senza alcuna prova chiara. Apparentemente, questi avvocati sono consapevoli di determinati limiti.
Finkelstein ha cercato di esplorare il segreto del nostro discreto fascino ebraico, un fascino che apre il cuore degli americani e le cassaforti dei banchieri svizzeri. La sua conclusione e' che noi sfruttiamo il senso di colpa degli europei e degli americani. "Il culto dell'olocausto ha dimostrato di essere un' indispensabile arma ideologica. Attraverso quest'arma, una delle piu' formidabili potenze militari del mondo, con un orrendo record di violazione dei diritti umani, si e' potuta proporre come vittima, ed il gruppo etnico piu' di successo degli Stati Uniti ha esso stesso acquisito lo status di vittima". Finkelstein porta avanti una brillante analisi del culto dell'olocausto, ed arriva ad una scoperta allarmante: esso non e' altro che una meschina costruzione di pochi cliche' cuciti insieme dalla addolorata voce di Elie Wiesel.
Finkelstein non e' consapevole dell'immensita' della sua scoperta, poiche' egli crede ancora che il culto dell'olocausto sia un grande concetto, secondo solo all'invenzione della ruota. Esso risolve l'eterno problema del ricco e dell'influente, eliminando, altresi', l'invidia e l'odio del povero e dello sfruttato. Esso permette a Mark Rich e ad altri truffatori di ingannare e di rubare, permette all'esercito israeliano di uccidere bambini e di far morire di fame le donne impunemente. Questa sua opinione e' condivisa da molti israeliani. Ari Shavit, un noto giornalista di Ha'aretz, lo espresse molto bene nel 1996, quando l'esercito israeliano uccise oltre 100 profughi a Cana, in Libano: "Possiamo uccidere impunemente, perche' il museo dell'olocausto e' da noi". Boaz Evron, Tom Segev ed altri scrittori israeliani hanno condiviso lo stesso punto di vista.
Possiamo riassumere le tesi del dott. Finkelstein come segue: gli ebrei sono riusciti a far quadrare il cerchio ed a risolvere il problema che angustia l'aristocrazia e i miliardari rampanti. Proprio cosi': essi sono riusciti a disarmare i loro oppositori suscitando la loro pieta' ed il senso di colpa.
Io ammiro il dott. Finkelstein perche' continua a credere nel buon cuore dell'uomo. Ritengo anche che lui creda nelle favole. Per quello che credo io, la compassione ed il senso di colpa possono offrirti forse un piatto di zuppa gratis. Non innumerevoli miliardi di dollari. Finkelstein non e' cieco. Si e' accorto che gli zingari, un'altra vittima dei Nazisti, non hanno ricevuto neanche un marco dai "compassionevoli" tedeschi. La capacita' americana di sentirsi in colpa verso le loro vittime vietnamite (5 milioni di uccisi, un milione di vedove, distruzioni a tappeto) e' stata ben espressa dall'ex segretario alla Difesa William Cohen: "Non c'e' posto per le scuse. La guerra e' guerra". Nonostante abbia tutti i fatti a sua disposizione, Finkelstein afferra la sua croce e cerca, in questo modo, di spaventare il vampiro e di metterlo in fuga.
Qual'e' la vera fonte del potere che alimenta l'industria dell'olocausto? Non e' un discorso ozioso o una questione teorica. Un'altra tragedia palestinese si profila all'orizzonte, col lento strangolamento delle sue citta'. Ogni giorno un albero viene sradicato, una casa demolita, un bambino ucciso. A Gerusalemme, gli ebrei festeggiano il Purim con un pogrom di Gentili, e questo viene citato solo a pagina sei dei giornali locali. A Hebron, i seguaci di Kahane celebrano il Purim accorrendo alla tomba dell'assassino di massa Goldstein. Non e' tempo di agire subdolamente.
Nel romanzo "Le Sirene", Bloom esprime le sensazioni del suo creatore James Joyce verso il sanguinoso concetto della liberazione irlandese, sull'epitaffio di un combattente per la liberta' irlandese. I miei nonni, i miei zii e le mie zie morirono durante la II Guerra Mondiale. Ma io giuro sulla loro memoria, se pensassi che il senso di colpa da cui e' nato il culto dell'olocausto ha causato la morte di un solo bimbo palestinese, io stesso trasformerei il Memoriale dell'olocausto in un urinatoio pubblico.
La meschinita' del culto dell'olocausto e la facilta' con cui ha spillato miliardi e' la prova concreta del potere reale che c'e' dietro quest'industria. Questo potere e' oscuro, invisibile, ineffabile, ma reale. Non e' un potere derivato dall'olocausto, ma, piuttosto, il culto dell'olocausto rappresenta la messa in mostra dei muscoli da parte di coloro che controllano il vero potere. Ecco perche' tutti gli sforzi dei revisionisti vengono condannati. Le persone che hanno promosso il culto possono promuovere qualsiasi cosa, poiche' essi dominano tutti i pubblici discorsi. Il culto dell'olocausto non e' altro che una piccola manifestazione della loro abilita'. Questo potere riesce solo a sorridere delle rivelazioni del dott. Finkelstein.
traduzione a cura di www.arabcomint.com




Rispondi Citando