Tantush, membro dell’organo rappresentativo dell’islam italiano, ci spiega perché Pisanu ha fatto bene
Roma. Mansur Tantush, presidente della World Islamic Society e dell’Unione islamica in occidente – una delle organizzazioni musulmane più antiche d’Europa, che risale al 1947 – è uno dei membri della nuova Consulta islamica. Tantush dice al Foglio di aver da subito appoggiato l’iniziativa del ministro dell’Interno, Giuseppe Pisanu, e di credere che questa sia la via giusta da percorrere.
“I membri della Consulta cercano di rappresentare tutte le sfaccettature dello scenario musulmano presente in Italia – spiega – con le loro esperienze professionali e personali”.
Tantush racconta che i sedici membri sono stati scelti tra vari settori della società, cercando di coprire ogni fascia del mondo: dagli immigrati dalle regioni del Grande medio oriente all’Africa sub-sahariana, agli italiani convertiti. Anche le loro professioni divergono: giornalisti, medici, uomini di culto, studenti.
Ognuno – dice Tantush – riuscirà a portare in dote nuovi contatti con diverse organizzazioni e una diversificazione di approcci che saranno utili per perseguire gli obiettivi della Consulta.
“E’ la prima volta in Italia che un ministro decide di iniziare questo tipo di progetto – dice Tantush – Pisanu ha scelto di avere vari esponenti anche di visioni religiose distinte per facilitare il dialogo e non lasciare escluso o emarginato nessuna componente della società”.
Per Tantush è importante che le varie scuole di pensiero, dai laici ai più religiosi, siano rappresentate e ascoltate. L’obiettivo è infatti trovare punti d’incontro tra le molteplici realtà dell’Islam che siano utili a capire meglio e a trovare soluzioni per i problemi dell’integrazione. Questo è anche uno dei motivi per cui si è scelto di avere nella Consulta dei rappresentanti che non siano solo lo specchio di diversi approcci religiosi, ma anche con origini e culture che ricoprono le aree geografiche da dove proviene la maggior parte degli extracomunitari presenti in Italia: dal Senegal alla costa Nord africana, alle montagne del Pakistan.
L’organo consultivo avrà il compito di esprimere pareri, formulare proposte e aiutare il ministero dell’Interno a prendere decisioni sui temi legati all’islam e all’immigrazione.
I sedici membri forniranno elementi concreti per agevolare gli immigrati a integrarsi “attraverso il dialogo”, con lo scopo di promuovere un “islam moderato”.
Da il Foglio
saluti




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