Questo scambio epistolare è apparso sul sito di R. D'Agostino, 'Dagospia', a seguito della pubblicazione del libro 'Piazza Fontana: una vendetta ideologica'.
Gentile Signore,
Le segnalo l'uscita di Piazza Fontana: una vendetta ideologica, nella nuova collezione di scritture 'di contrasto' delle Edizioni di Ar di Franco Freda (www.libreriaar.it), 'La gualdana'. Un'audace e antiretorica inchiesta che fa luce sull'innesco del caso di Piazza Fontana, e analizza da una prospettiva inaudita le mosse della magistratura nella cerca del colpevole.
Alla domanda se condivida le interpretazioni del libello, Freda ha replicato così: "Va tutto bene tranne il titolo... Lo modificherei in 'Un dispetto ideologico'".
I migliori saluti
Anna K. Valerio
"Caro Dago, la 'comunicazione' fatta da Anna K. in cui annuncia l'uscita di un libro su Piazza Fontana condiviso da Franco Freda che parla di 'giustizia dispettosa', è decisamente offensiva e irridente sia per tutti i sinceri democratici e sia, soprattutto, per i parenti delle vittime di Piazza Fontana. Vorrei ricordare a Anna K. e ai lettori di Dagospia che Freda, con Ventura e Giannettini, fu condannato all'ergastolo nel '79 per la strage di Piazza Fontana e fu successivamente assolto nell'85. Il nazista Freda ricevette anche alcune condanne per una serie di attentati. Vi chiedete qual è la ragione dello scandalo? Semplice, nell'ultima sentenza si considerano 'pienamente attendibili i nuovi testimoni', da Tullio Fabris all'ordinovista Martino Siciliano, che inchiodano Freda e Ventura alle loro responsabilità per la strage, ma, anomalia degli stati democratici eccessivamente garantisti, non possono più essere processati perché sono già stati assolti, appunto, nel 1985. In altre parole, Freda, che viene citato da questa Anna K., per la sentenza è uno degli autori della strage ma nessuno può sbatterlo in galera. Naturalmente questi superuomini si guardano bene dall'ammettere le proprie responsabilità, saranno pure superuomini ma cosa non si fa per campare? Già, aveva proprio ragione Ezra Pound (grande poeta fascista) 'Nessuno sa abbastanza, ed abbastanza presto'.
Franco Due"
Gentile Signore, approfitterei della Sua disponibilità per invitare il lettore Franco Due a una considerazione più lucida e meno stizzita della mia nota su “Piazza Fontana: una vendetta ideologica”.
Io mi sono limitata a proporre all’interesse e alla curiosità dei visitatori un’inchiesta di segno diverso dalle molte sull’argomento che si citano l’una con l’altra. Un’inchiesta che, a me lettrice, ha avuto il merito di spiegare come si sia potuti giungere a un atto più che anticostituzionale: quello per cui si è insinuata la responsabilità penale di due persone, Freda e Ventura, assolte con sentenza passata in giudicato da ben due Corti d’Appello. Che fa il punto, senza transiti obbligati nel patetismo, sulle costanti vere dei numerosi processi. Che controbilancia il livore aprioristico di chi (quorum lo stesso Franco Due?...) vuole a tutti i costi attribuire Piazza Fontana ai nazifascisti. Che riconosce, dietro il tortuoso iter della vicenda, l’impulso irrazionale e irredimibile delle passioni.
Una lettura certamente ‘conturbante’. Ma proprio perciò salutare.
Anna K. Valerio
Gentile Signor D'Agostino, leggo la lettera, firmata Franco Due, riguardo la pubblicazione del libro: "Piazza Fontana: una vendetta ideologica".
Mi stupisce che l'autore della lettera si definisca un 'sincero democratico', perché dovrebbe allora dolersi dell'ultima sentenza per la bomba di Piazza Fontana, che contiene un'accusa dalla quale Freda non ha potuto difendersi. L'eccesso di garantismo dello Stato democratico, in questo caso, non ha garantito Freda, il quale è stato chiamato in causa nel processo senza avere la garanzia del diritto di difesa. E un processo democratico senza l'esercizio della funzione dialettica mi sembra più simile a una farsa - o a un 'dispetto'.
Pietro Carini




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