Il Piano. La Giunta ha approvato la legge paesaggistica regionale
Blindati i territori costieri dell'Isola non si costruisce ma si ristruttura
Divieti fino a 4 chilometri dal mare e in campagna, tutela massima di centri storici, chiese, monumenti e parchi. Sì a nuovi insediamenti turistici di qualità elevata, in aree già antropizzate, se c'è fabbisogno di ulteriori posti letto
cristina.cossu@gd s.sm
■ È il Piano delle quattro
“R”: restauri, ricostruzioni,
riorganizzazioni, ristrutturazioni.
Parole d'ordine della
nuova filosofia che ispira la
norma paesaggistica regionale
approvata ieri dalla Giunta. In
realtà se ne potrebbe aggiungere
una quinta: rigidità. Che
significa, in generale: divieto di
costruire vicino al mare (con
limitazioni fino a quattro chilometri)
e in campagna, tutela
massima di centri storici, di
chiese e monumenti, di parchi e
boschi, di flora e fauna. Ma si
potrà anche rilanciare l'attività
edilizia negli centri esistenti, a
partire da quelli sorti negli anni
Cinquanta. In rari casi si potranno
tirare su ulteriori cubature,
per interventi legati all'attività
turistico alberghiera
di alta qualità, e si farà un
discorso particolare per La
Maddalena e Carloforte.
LA SARDEGNA è divisa in 27
“ambiti di paesaggio”, per ciascuno
dei quali ci sono analisi,
prescrizioni per la conservazione,
quadro delle azioni strategiche
e un sistema di partecipazione
alla gestione da
Per cominciare, nei territori costieri
non si possono realizzare
strade extraurbane di dimensioni
superiori a due corsie, edifici
a carattere industriale e di
grande distribuzione commerciale,
campeggi, campi da golf,
aree attrezzate di camper. Fino
all'adeguamento dei Puc, sui
territori costieri «è consentita
l'attività edilizia e le relative
opere di urbanizzazione nelle
zone A e B dei centri abitati e
delle frazioni». Sì anche agli
interventi nelle zone C immediatamente
contigue alle zone
B di completamento, mentre
nelle reastanti zone C, D, F, G.
«possono essere realizzati gli
interventi approvati al 10 agosto
2004, purché sia stato realizzato
il reticolo stradale e si
sia determinato un mutamento
consistente e irreversibile dello
stato dei luoghi». Nel caso di
concessioni già rilasciate «i lavori
devono terminare entro tre
anni dalla data di inizio e le
volumetrie residue decadono».
L'ultima speranza per altri
mattoni sta nei cosiddetti piani
attuativi a regia regionale che,
eventualmente, potranno prevedere
residenze, servizi, ricettività
solo se contigui ai centri
abitati, risanamento e riqualificazione
urbanistica e architettonica
degli insediamenti turistici
esistenti, riuso e trasformazione
a scopo turistico e ricettivo
di edifici esistenti, nuovi
insediamenti turistici solo con
destinazione ricettiva e alberghiera
di qualità elevata, in
aree già antropizzate, sempre
che ci sia fabbisogno di ulteriori
posti letto». ■
Campagne off-limits per gli speculatori intoccabili ovili e muretti a secco
Non sarà possibile abbattere gli oliveti di oltre 30 anni 10 ettari per costruire
Fabrizio Meloni
fabrizio. meloni@gds.sm
■ La tutela della campagna.
È questa la nuova missione
della Regione, dopo aver bloccato
la cementificazione delle
coste. E proprio per evitare che
le campagne diventino terreno
fertile per le nuove speculazioni
edilizie.
La parola d'ordine è rigore.
Rigore totale e massimo. In
alcune zone, è addirittura vietato
tagliare le siepi. I muretti a
secco diventano patrimonio regionale
sono intoccabili. Gli
oliveti con più di trent'anni di
vita non potranno essere abb
att u t i .
Ma il pericolo maggiore, oltre
alla modificazione del paesaggio
rurale, è che le campagne
diventino zona franca
per gli speculatori. Da qui la
decisione di porre un limite:
potrà edificare solo chi possiede
un terreno di almeno di
10 ettari e in molti casi addirittura
20. «Avremo il massimo
rigore per le campagne -
ha detto il presidente della Regione
durante la riunione di
Giunta che ha varato il piano
paesaggistico regionale - lo
stesso rigore e la stessa rigidità
che abbiamo avuto per le coste
». Perché, ha aggiunto Soru
guardando negli occhi i suoi
assessori, «la campagna non
può diventare un'immensa periferia
urbana o peggio ancora
un'alternativa edilizia alla cementificazione
delle coste».
INSOMMA, IL PAESAGGIO rurale
deve rimanere il più possibile
inalterato. Fatti salvi, ovviamente,
le attività agricole
che, fa sapere la presidenza
della Regione, «saranno tutelate
sempre e comunque» a
patto ovviamente che non nascondano
obiettivi e intenti
spec ulativi.
Ovili, strutture tradizionali
del mondo agro pastorale dovranno
rimanere inalterati.
L'obiettivo non è solo la conservazione
del patrimonio storico
e culturale della Sardegna,
ma anche quello di utilizzarlo
per rilanciare il turismo. Non
solo nelle coste. ■
Mi piacerebbe sentire un pò di pareri sull'argomento.
Personalmente, precisando che non conosco tutti i risvolti ed i retroscena, non la vedrei male, tenendo, giustamente, conto delle esigenze locali e gestendo, magari, il tutto in funzione di un impulso turistico che abbracci tutta l'ùisola e non solo le coste.
Massimo.




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