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yurj
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Dopo l'acqua anche l'aria?
Cos’è il Gats?
La maggioranza degli accordi della Wto riguarda il commercio di beni e prodotti. Approvato nel 1995, il General Agreements on Trade in Services (Gats) ha esteso tali regole commerciali anche al settore dei servizi, che va dalle banche alla raccolta dei rifiuti, dal turismo ai trasporti, dal servizio idrico ai grandi magazzini. Attualmente, il settore dei servizi rappresenta i 2/3 del prodotto interno lordo mondiale. L’industria dei servizi copre il 69% del Pil nei paesi industrializzati ed il 44-55% in quelli in via di sviluppo. Il 25% del volume commerciale mondiale è coperto dai servizi.
L’obiettivo dell’accordo Gats è la liberalizzazione, cioè la progressiva rimozione di tutti quegli ostacoli che impediscono alle imprese straniere di poter vendere sui mercati dei singoli paesi senza discriminazione rispetto ai fornitori nazionali. Il Gats stabilisce le regole per impedire ai governi di intervenire sul mercato attraverso misure che possono, ad esempio, stabilire dei vincoli di varia natura, sociali, ambientali, fiscali, commerciali, etc. per la fornitura di un determinato bene o servizio. Il negoziato si basa su un approccio attraverso “liste positive”, vale a dire che si mantiene la libertà dei singoli Paesi di sottoporre o meno un proprio servizio al processo di liberalizzazione e quindi alla concorrenza straniera. Ma una volta intrapresa la strada della liberalizzazione, per i singoli Paesi è praticamente impossibile tornare indietro. Per questo motivo si chiede alla Wto che, prima di intraprendere un nuovo ciclo di negoziati sui servizi, si avvii un’indagine imparziale per capire quali conseguenze sulle popolazioni ha la liberalizzazione di settori così fondamentali per lo sviluppo.
Acqua
Il comitato delle Nazioni Unite sui diritti economici, sociali e culturali, nel 2002 ha dichiarato che l’accesso all’acqua è un diritto umano e che l’acqua è un bene fondamentale per la vita e il benessere delle popolazioni. I paesi firmatari di questa dichiarazione devono garantire la progressiva realizzazione di tale diritto. Appare quindi una contraddizione, se non una palese violazione, che la Wto persegua la liberalizzazione del settore idrico, pur essendo ormai dimostrato che porta ad una riduzione considerevole dell’accesso a tale servizio da parte delle popolazioni più vulnerabili dal punto di vista politico, economico e sociale. Anche se i paesi sono liberi di non impegnare il settore dell’acqua all’interno dei negoziati commerciali, la pressione esercitata da grandi potenze commerciali, come Usa e Ue, rende la scelta assai poco praticabile. Inoltre, i recenti sviluppi del negoziato sui servizi fanno presagire l’eliminazione di questa pur teorica flessibilità garantita nell’accordo Gats.
L’acqua è uno dei 160 settori inclusi nell’accordo Gats, anche se fino ad ora i paesi non si sono impegnati nella sua negoziazione. L’Unione Europea, sulla spinta delle multinazionali del settore, sta cercando di modificare la situazione, adottando un’agenda molto più aggressiva di richieste di liberalizzazione e chiedendo a 72 Paesi Membri, inclusi quelli in via di sviluppo e quelli meno sviluppati, di impegnare il settore della distribuzione dell’acqua all’interno del negoziato. Il suo obiettivo è garantire alle proprie imprese un maggior accesso ai mercati esteri. Le multinazionali europee dell’acqua, Vivendi, Suez, RWE, SAUR, United Utilities e Biwater, dominano il mercato mondiale e l’Ue lavora per il consolidamento di questo oligopolio di imprese del settore idrico. Nonostante tutto, nessun paese povero ha fino ad ora avanzato offerte di liberalizzazione del proprio settore della distribuzione dell’acqua, per questo la Ue, assieme al Giappone e all’Australia, sta facendo pressione per modificare le modalità negoziali del Gats, al fine di vincolare tutti i paesi ad impegni minimi (Benchmarks), annullando, di fatto, la loro libertà di scegliere quali servizi liberalizzare.
Il costo umano della privatizzazione dell’acqua
Sebbene solo il 5% della popolazione mondiale (300 milioni) riceva l’acqua da imprese private, l’apertura di tale settore alla competizione estera durante gli anni novanta, sulla spinta della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale, ha avuto effetti disastrosi per le comunità povere del Sud del mondo.Varie ricerche dimostrano che il conseguente aumento vertiginoso dei prezzi derivanti dalla privatizzazione del settore ha escluso queste popolazioni dall’accesso all’acqua, causando proteste che in alcuni casi hanno portato alla revoca della scelta di assegnare ad imprese private, o attraverso Joint Venture, il settore della distribuzione dell’acqua. Di fronte all’aumento dei prezzi, molte persone sono dovute ricorre a metodi di approvvigionamento alternativo, come i fiumi, con effetti negativi sulla loro salute. I dati di varie Organizzazioni internazionali parlano chiaro: 1,1 miliardi di persone non ha accesso all’acqua potabile; ogni 15 secondi muore un bambino di diarrea a causa dell’acqua inquinata e del mancato accesso alle cure mediche necessarie.
Case Study: la privatizzazione dell’acqua in Sud Africa
Il governo del Sud Africa ha cominciato a perseguire politiche di liberalizzazione del settore idrico a partire dal 1996, sotto la spinta della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale. Mentre fino al 1997, la Costituzione Sudafricana considerava l’accesso all’acqua come un diritto umano, con il Service Act di quell’anno si è permesso agli interessi multinazionali privati di entrare nel settore della fornitura idrica, eliminando l’universalità di tale diritto.
Compagnie multinazionali europee come la Vivendi, la SAUR, la Suez e la Biwater, in partnership con i governi locali, controllano l’offerta di acqua per un mercato che conta cinque milioni di utenti a Johannesburg ed a Città del Capo.
A partire dal 1994 l’accesso complessivo ai servizi di base era aumentato, ma con l’introduzione dei costi di recupero, l’aumento delle bollette, l’applicazione della logica del profitto all’erogazione dei servizi essenziali, in un contesto di cronica disoccupazione e incremento della povertà, molti cittadini poveri non hanno più potuto godere dell’accesso all’acqua potabile. Nonostante il Governo Sudafricano abbia stabilito in 6.000 litri la quota minima di fornitura gratuita di acqua per ogni famiglia al mese, essa rimane insufficiente, causando l’aumento della morosità di moltissimi utenti poveri, ai quali viene tagliato il servizio idrico.
La Biwater a Kanyamazane e Matsulu, Mupalanga
La compagnia con base inglese Biwater, nel 1999 ha ottenuto una partnership pubblico-privata con le autorità locali di Kanyamazane e Matsulu per la fornitura di acqua per i successivi trent’anni. Si è trattato del primo accordo municipale nel settore idrico a livello nazionale. A partire dal 2001, con l’installazione dei contatori nelle case, le bollette sono aumentate del 4.185% e a tutte le quelle famiglie che non potevano permettersi tali aumenti è stata interrotta la fornitura senza alcuna considerazione della loro situazione economica e sociale. La risposta della popolazione non si è fatta attendere. Sono state installate tubazioni per l’approvvigionamento “illegale” e realizzate marce pubbliche di protesta per rivendicare il diritto a non pagare le bollette. Nel 2003, la Biwater, rinominata localmente Isilulu Amanzi, smise di inviare le bollette, ma allo stesso tempo l’accesso all’acqua fu ulteriormente limitato, attraverso una fornitura sempre più sporadica.
Vicino alla città di Matsulu, ove la Biwater fornisce l’acqua, nel gennaio del 2004 si è verificato un inizio di epidemia di colera dopo che l’aumento spropositato delle bollette dell’acqua aveva costretto molte famiglie povere ad rifornirsi dal fiume Crocodile. Un dottore del luogo ha affermato che la causa dei casi di colera è da addebitarsi all’uso dell’acqua contaminata del fiume. Molti bambini hanno cominciato a ad accusare diarrea, vomito e gastroenterite, che nella maggior parte dei casi hanno condotto al decesso.
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http://www.manitese.it/download.php?...2f1cf04cf0b98c Gli effetti della liberalizzazione
http://www.manitese.it/download.php?...a3e4d46e06c601 La piattaforma della rete internazionale Our world is not for sale
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