Prendiamoli a pallonate
Giraudo, l’epo, la stampa, il calcio tutto e infine (evviva!) Paolo Di Canio
Non appena assolti in appello i dirigenti della Juventus hanno iniziato a giocare alle vittime. “Chi ci ripagherà di tanto fango?” ha chiesto il presidente Giraudo.
Mi rendo conto che entrare nell’argomento può toccare qualche corda di sensibilità emotiva e, si sa, quando si parla di calcio non si ascoltano ragioni e ci si rifiuta di aprire gli occhi. (Magari si trattasse solo del calcio…).
Al di là delle magliette ci sono, però gli uomini. I quali sarebbe meglio che dosassero il linguaggio che adoperano, proprio perché sono d’esempio a moltitudini. Ed è proprio questa la ragione per la quale si cerca di crocefiggere Paolo Di Canio per aver ripetutamente fatto il gesto più bello e solare della storia dell’uomo. Ma chi si preoccupa invece degli effetti deleteri determinati dal ricorrente esempio in negativo?
Ebbene, rammentiamo che la difesa della Juventus ha proposto una tesi accolta dai giudici d’appello: ovvero che i farmaci usati al tempo dalla società torinese non erano ancora fuorilegge: ragion per cui si è avuta la sentenza assolutoria.
Orbene, senza entrare nel merito della giustezza o meno di questa sentenza (o di quella invece di primo grado) vorrei ricordare che somministrare sostanze chimiche a degli atleti per migliorarne il rendimento, oltre a poter essere dannoso per la loro salute, non è il massimo della bellezza sportiva né umana. Non è un monopolio juventino, sia chiaro: lo fanno quasi tutti. Nel che si può sempre trovare una scusante, come in politica quando s’intascano le tangenti: è un fatto comune. La vogliamo mettere così? Se la mettiamo così possiamo sostenere tranquillamente che Fiorani è stato tolto di mezzo perché dava fastidio a poteri più forti di lui, e non sbaglieremmo; che è colpevole come l’intero mondo finanziario, e non sbaglieremmo. Ma se poi Fiorani si mettesse a giocare al perseguitato o all’eroe…
Sappiamo che da tempo non è più l’utilizzo delle droghe, ma un determinato indice di tolleranza a stabilire il grado a partire dal quale c’è doping e, eventualmente, frode sportiva. Tant’è che in Spagna dove i livelli sono molto più alti che altrove, tutti corrono come puledri; salvo poi, una volta cambiato campionato, dimostrarsi ronzini per circa un anno e mezzo (il tempo del recupero fisiologico, evidentemente). C’è del bello in tutto ciò?
Se davvero l’operato dei dirigenti della Juventus (e di tutti quelli delle altre società che invece non si sono fatte beccare) non ha comunque violato le leggi è giusto che vengano assolti, ma non è ammissibile che vengano a giocare alle vittime o peggio ancora agli eroi.
Facciamo un paradosso. Esistono al mondo paesi in cui la pedofilia non è reato e chi, abusato di fanciulli, venisse colà accusato di pedofilia, sarebbe ovviamente assolto: ma, mi chiedo, poi gli si consentirebbe di fare il puro offeso nell’onore?
Certo, è un paradosso: drogare e mercificare gli uomini – che, lo ribadisco, è pratica comune nello sport moderno – non significa certo violare bambini; è molto meno grave. Ma vogliamo sostenere che non faccia comunque schifo?
È vero che viviamo in una società che fa vomitare ma il calcio lo fa ancora di più in quanto simula e mette in scena valori che non esistono. Come, ad esempio, la sceneggiata di buttar fuori la palla quando un avversario sta a terra, salvo poi simulare un K.O. a ogni botta ricevuta, richiedere il cartellino punitivo all’arbitro, buttarsi in area per ottenere il rigore, o quando si è in vantaggio fingersi morti per guadagnare tempo. Su questa ipocrita filosofia sportiva s'incastra perfettamente il dopaggio a tassametro così come tutto l’indotto dei procuratori e delle società collegate, e finiamola qui ché altrimenti non la finiamo più.
Per questo, nello specifico, suggerisco: non accettiamo di dividerci a comando - ovvero colpevolisti tutti quelli che odiano la Juventus e innocentisti gli juventini. Così non facciamo che smorzare anche quest’altra mina e incoraggiare ulteriori vergogne. Se, invece, accogliamo la sentenza sulla Juventus per quello che è, dobbiamo constatare la riconferma che azioni riprovevoli (e comuni fra quasi tutte le società professionistiche) sono regolamentate – e dunque istituzionalizzate – invece di essere proibite. Insomma, come società (intesa nel suo insieme e non più nell’accezione del club di calcio) siamo proprio ridotti ai minimi termini.
Consiglio pertanto ai tifosi juventini e non di fare come me, che sono romanista e so cosa voglia dire questo “strappo”: tifate Di Canio che sta dando uno degli ultimi esempi etici in quello schifo di mondo!
Se non altro nella scelta del gesto.
da www.noreporter.org
L'articolo è di Gabriele Adinolfi




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