Lo scandalo di un soldato che spara.
Il video che ritrae alcuni episodi della battaglia di Nassiriyah dell’agosto del 2004 mostra, con crudezza e immediatezza, le fasi di uno scontro militare.
Le milizie di Moqtada Al Sadr cercarono di impadronirsi dei ponti che permettono l’accesso al centro della città, e le truppe italiane, pur prese di sorpresa, riuscirono ad impedirlo. Naturalmente con le armi e non con qualche predica moralistica.
Qualcuno ha tratto spunto da queste immagini per negare che quella italiana sia una missione di pace, visto che ha portato ad azioni di guerra.
Impedire a milizie armate di impadronirsi di una città, in modo da garantire la vita e la libertà dei cittadini, è un’azione di pace.
D’altra parte le dispute filologiche in questa materia hanno poco senso, soprattutto se ad alimentarle è Marco Minniti, che avallò la paradossale tesi secondo la quale i bombardamenti su Belgrado erano una forma di difesa strategica del territorio nazionale.
Terroristi e ribelli conducono in Iraq una guerra senza quartiere, per impedire che prevalgono non c’è che un modo: sconfiggerli, ed è quello che anche gli italiani, nel loro teatro di operazioni, hanno fatto.
Secondo il commentatore della Stampa di Torino, però, combattendo il loro nemico, i militari avrebbero smentito il logoro luogo comune degli “italiani brava gente”.
Se è così, bisogna dire che era ora. La formula “italiani brava gente” è doppiamente fasulla. Da una parte è servita a occultare i crimini di guerra di cui anche l’Italia fascista si è macchiata, in Africa orientale e nei Balcani, dall’altra a forgiare l’immagine di una nazione imbelle, che punta sempre solo ad “arrangiarsi” invece di assumere le proprie responsabilità.
C’è poi chi si è scandalizzato perché, nel fuoco dello scontro, uomini che rischiavano la vita sotto i colpi nemici, non hanno rispettato le regole del bon ton lessicale prescritte per i talk show. Si vede che sono convinti che le battaglie si svolgano come le fanno vedere nei telefilm. Un documento di uno scontro vero è tutta un’altra cosa, e sarebbe bene che gli italiani lo vedessero, senza la mediazione delle didascalie allusive di Rai News 24 e senza la sciocca censura di Mediaset.
Così ognuno potrà giudicare, senza la pedagogia politicamente corretta dei cultori in pantofole del galateo della battaglia.
Può darsi che così, alcuni, forse molti, ammireranno il coraggio con cui i nostri soldati, in una condizione confusa e terribile, hanno saputo eseguire la loro missione.
Ferrara su il Foglio
saluti




Rispondi Citando