Silenzio padano
Dove sono finiti i ministri Calderoli, Maroni e Castelli? Non hanno più nulla da dichiarare. Hanno deciso di non parlare più con i giornali della vicenda Fazio-Fiorani. Evitano attentamente ogni giornalista. È arrivato il momento del silenzio, di porre una cortina di ferro tra la Lega e l’amministratore delegato della Banca popolare italiana, tra il partito del nord e l’ex governatore della Banca d’Italia.
Eppure, il 21 agosto 2005, il ministro delle riforme Calderoli si esprimeva senza alcun timore di possibili ripercussioni giudiziarie, senza alcuna esitazione, senza la minima percezione di cosa sia l’etica in politica. In spregio di qualsiasi valore, nonostante il ruolo ricoperto, dichiarava a un giornalista del Corriere della Sera (pag. 29): “Alla Padania serve una banca popolare che favorisca lo sviluppo tra i piccoli imprenditori locali. E il progetto dell’ex popolare di Lodi va in questa direzione. Siamo convinti che serva un istituto di credito del Nord, perché i nostri risparmi devono restare a casa nostra. Attaccare Fazio ora serve solo a bloccare la banca del nord. E noi siamo disposti ad allearci anche con il diavolo o con Che Guevara pur di ottenerla”. È difficile appurare a chi si riferisse, ma è fuor di dubbio che nella mente di ogni lettore delle ipotesi hanno preso forma su chi sia il diavolo e chi Che Guevara, più o meno veritiere.
Non si è mosso solo il “pragmatico”, ormai desaparecido, Calderoli. Su questo tracciato l’hanno accompagnato anche gli altri due eminenti ministri leghisti.
Il 4 agosto 2005, Maroni dichiarava alle agenzie: “Fazio non paghi per responsabilità di altri”. La frase è ripresa dal Sole 24 ore del giorno successivo. In un’intervista rilasciata su Repubblica (pag.5) del 2 agosto 2005, Maroni si è spinto addirittura oltre: “Ricucci, Fiorani, gli imprenditori bresciani vengono massacrati così come agli inizi veniva massacrata la Lega; ma nessuno ha il diritto di escludere nessuno: nel campo della finanza come in quello della politica”. Una dichiarazione volta ad esprimere solidarietà e a infondere coraggio a chi - come la Lega - nonostante tutte le cattiverie, ce l’avrebbe fatta.
Così come i precedenti, anche Roberto Castelli ha abusato del proprio ruolo. Si è rivolto ai magistrati milanesi incolpandoli di aver fatto male il proprio lavoro. Il ministro della giustizia leghista ha rilasciato dichiarazioni raccolte poi dal Corriere della sera e pubblicate il 3 settembre di quest’anno: “Le intercettazioni sarebbero state disposte in modo illegittimo, per un reato per il quale non erano autorizzabili”.
Sembra quindi che tutta la Lega compatta abbia difeso a spada tratta l’operato di Fiorani, di Fazio e dei furbetti del quartierino. Ora nessuno di loro parla. Perché?
da www.aprileonline.info




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