Ecco la seconda chiave di lettura della mia fiaba:
l'esame di quinta elementare
C’era una volta, in un castello disabitato da centinaia d’anni (la mia scuola elementare) situato in una rocca dei monti scandinavi [della Sardegna], un gruppo di persone riunite in attesa dell’apparizione di Satana (la commissione esaminatrice) .
Esse erano sedute attorno a un grande tavolo [la cattedra] con al centro un grosso candelabro colmo di ragnatele.
Il più anziano di loro (un mago dalla barba lunga e sottile e da fini baffi) [il presidente di commissione] si voltò di scatto e aprì un baule colmo di papiri ed antichi libri [i testi su cui noi scolari ci saremmo dovuti preprare], quindi prese un dizionario e, apertolo alla centoventesima pagina, [alla lettera D, quella del mio cognome] intimò a Satana [me stesso, così come immaginavo di essere visto da lui] di comparire [mi disse di presentarmi per l'interrogazione].Apparve loro invece un folletto che con garbo fece un inchino [apparte invece loro un bambino educato] e senza dire una parola svanì nel nulla perché stava nascendo l’aurora [perchè aveva una fifa blu].
A. D.
Scritta all'età di 10 anni il 13 giugno 1985