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Discussione: Il folletto gentile

  1. #1
    Vincent II
    Ospite

    Predefinito Il folletto gentile

    FIABA
    Il folletto gentile

    C’era una volta, in un castello disabitato da centinaia d’anni situato in una rocca dei monti scandinavi, un gruppo di persone riunite in attesa dell’apparizione di Satana.
    Esse erano sedute attorno a un grande tavolo con al centro un grosso candelabro colmo di ragnatele.
    Il più anziano di loro (un mago dalla barba lunga e sottile e da fini baffi) si voltò di scatto e aprì un baule colmo di papiri ed antichi libri, quindi prese un dizionario e, apertolo alla centoventesima pagina, intimò a Satana di comparire.
    Apparve loro invece un folletto che con garbo fece un inchino e senza dire una parola svanì nel nulla perché stava nascendo l’aurora.

    A. D.

    Scritta all'età di 10 anni

  2. #2
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    Predefinito

    Dalle mia parti il folletto si chiama munaciello o mazzamauriello.

    Quando ho un pò di tempo vi racconto qualche storia di questo spirito dispettoso, simpatico e lascivo.

  3. #3
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    Predefinito Il "munaciello" ponzese

    Abitata fin dall'epoca mitologica dai figli di Circe e Ulisse, poi fiorente colonia romana, attorno all'800 d.c., Ponza fu poi abbandonata a causa delle scorrerie dei pirati arabi.
    Nel 1734 fu ripopolata dai Borboni che vi trasferirono coloni da Ischia: questi si portarono anche le cupe leggende della Campania, tra cui la più comune è quella del "munaciello".
    E' il 1445, durante il regno Aragonese. Caterinella Frezza, bellissima figlia di un ricco mercante di stoffe, si innamora di Stefano Mariconda, un garzone. Naturalmente l'amore tra i due è fortemente contrastato e finisce in tragedia. Stefano viene assassinato nel luogo dei loro incontri segreti mentre Caterinella si rinchiude in un convento. Di lì a pochi mesi nasce un bambino deforme da Caterinella. Le suore del convento lo adotteranno cucendogli loro stesse vestiti simili a quelli monacali con un cappuccio per mascherare le deformità. Fu così che per le strade di Napoli veniva chiamato "munaciello". Gli si attribuirono poteri magici fino ad arrivare, dopo la sua morte, alla leggenda che oggi tutti i napoletani conoscono; spiritello dispettoso ma capace di indicare tesori nella tradizione napoletana, in quella ponzese divenne invece un malvagio nano senza testa, rivestito da una scura tonaca nel cui cappuccio era visibile solo un vuoto di innominabile orrore.
    Fin qui la leggenda.
    Un giorno di settembre del 1977 un turista salito a fare foto sul Monte Guardia, trovò il corpo decapitato di una donna di giovane età in una stanza del vecchio semaforo.
    Il vecchio semaforo è un edificio un po' spettrale che sorge sul punto più alto dell'isola.Per arrivarci bisogna salire una antica strada ormai nascosta dalla macchia mediterranea; scalini intagliati nel basalto da schiavi romani e cafoni borbonici per consentire ai muli di portare alla sommità dell'isola il combustibile necessario per tenere acceso il fuoco che segnalava l'isola e i suoi scogli alle navi.
    Attorno all'edificio, una vasta piana spazzata dal vento, dove l'erba alta nasconde fetidi e insidiosi stagni.
    Questa è una foto dell'edificio di qualche giorno fa.

    Il corpo mutilato non venne nemmeno identificato nè risultarono persone scomparse nella zona. La misteriosa morte venne però immediatamente ascritta dalla popolazione locale al "munaciello" sempre alla ricerca di una "testa".
    Quando poi, meno di tre anni dopo, il mare restituì il corpo di un marinaio, anch'esso privo di testa (sebbene per cause diciamo così "naturali", come ebbe a certificare l'autopsia) anche nelle menti più positive cominciò a insinuarsi qualche dubbio.
    E nelle notti senza luna, quando il maestrale ululava impetuoso tra gli scogli, non pochi si guardavano bene dall'avventurarsi soli in zone oscure dell'isola.
    Passarono gli anni e quando avvenne il successivo (e fortunatamente ultimo) "caso", ormai del "munaciello" assassino non si ricordava più quasi nessuno.
    Nel febbraio del 1996, scomparve un ragazzino di 13 anni, Silverio di Fazio. Era stato visto salire verso il vecchio semaforo e quindi vennero scandagliati gli stagni, le vecchie cisterne romane a cielo aperto e gli anfratti nascosti tra la macchia mediterranea.
    Il corpo non fu trovato, ma, non lontano dal vecchio semaforo, in una zona non particolarmente inaccessibile e sicuramente frequentata da cacciatori e turisti, fu invece trovato il teschio di una giovane donna, poi risultato appartenere alla ignota vittima del 1977.
    Il "munaciello" - dissero allora i superstiziosi abitanti del luogo - aveva trovato una nuova "testa" e perciò aveva "buttato" la vecchia.

    vedere anche
    http://www.politicaonline.net/forum/...40#post2822140

  4. #4
    What am I doing here?
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    Qui lo chiamiamo "Augureddru"

  5. #5
    Vincent II
    Ospite

    Predefinito

    Ecco la seconda chiave di lettura della mia fiaba:
    l'esame di quinta elementare


    C’era una volta, in un castello disabitato da centinaia d’anni (la mia scuola elementare) situato in una rocca dei monti scandinavi [della Sardegna], un gruppo di persone riunite in attesa dell’apparizione di Satana (la commissione esaminatrice) .
    Esse erano sedute attorno a un grande tavolo [la cattedra] con al centro un grosso candelabro colmo di ragnatele.
    Il più anziano di loro (un mago dalla barba lunga e sottile e da fini baffi) [il presidente di commissione] si voltò di scatto e aprì un baule colmo di papiri ed antichi libri [i testi su cui noi scolari ci saremmo dovuti preprare], quindi prese un dizionario e, apertolo alla centoventesima pagina, [alla lettera D, quella del mio cognome] intimò a Satana [me stesso, così come immaginavo di essere visto da lui] di comparire [mi disse di presentarmi per l'interrogazione].Apparve loro invece un folletto che con garbo fece un inchino [apparte invece loro un bambino educato] e senza dire una parola svanì nel nulla perché stava nascendo l’aurora [perchè aveva una fifa blu].

    A. D.

    Scritta all'età di 10 anni il 13 giugno 1985

  6. #6
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    Predefinito

    il folletto...

    quando prestavo servizio civile presso un centro socioeducativo c'era (e credo sia ancora li) un ragazzo con dei problemi fisici e mentali (nn ricordo il nome della sindrome) tali da avergli bloccato lo sviluppo fisico (era 1,30 circa ed aveva circa la mia età)..

    e in certi momenti tipo quando sentiva determinate canzoni o aveva particolari stati d'animo ghignava e rideva
    "e-he-he-he"
    si fregava le mani e rideva ancora e il viso quasi si sfigurava in un ghigno stranissimo
    giuro sembrava un folletto delle favole


    mi chiedevo se magari la leggenda poteva nascere da li.... da persone con handicap di quel tipo che so... che ai tempi venivan abbandonate nei boschi...

 

 

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