
Originariamente Scritto da
halexandra
L’INDAGINE. Presentato l’Annuario statistico del Comune, accompagnato da una monografia sulle famiglie con un unico genitore
Stranieri quadruplicati in dieci anni
Nel 1994 erano 5mila, oggi sono 21mila. Rischio povertà per le donne sole con figli
Emergenza per 3.000 nuclei familiari
Una citta che lentamente continua a cambiare, senza sbalzi demografici clamorosi ma in una progressiva modifica del rapporto fra veronesi de soca e veronesi d’adozione. Se dagli anni Settanta ai Novanta il numero degli abitanti è stato congelato da trend di crescita a livello «svedese» (vicini allo zero), da qualche stagione la popolazione del Comune di Verona è di nuovo in lenta crescita, e proprio grazie soprattutto ai non veronesi.
Sono loro - gli stranieri e i figli nati a Verona di immigrati - i nuovi protagonisti della fotografia demografica scattata dall’Annuario statistico del Comune. Il volume, con le cifre relative al 2004, è stato presentato ieri mattina dall’assessore Stefania Sartori, dal direttore generale di Palazzo Barbieri Maurizio Carbognin e dal dirigente dell’Ufficio statistica Rocco Bellomo. Le quasi 300 pagine contengono i dati sulla popolazione divisa per sesso, età, quartiere, ma anche informazioni e statistiche su territorio (l’altitudine minima del territorio comunale è 34 metri sul livello del mare, la massima 756) e clima, circolazione e trasporti, sanità, attività economiche, turismo, prezzi. La superficie territoriale è di 19.907 ettari, la densità della popolazione 13,01 abitanti per metro quadrato, la circoscrizione più abitata è la terza (Ovest) con 57.773 persone, quella con la maggiore densità abitativa la prima (centro storico) con 68,97 abitanti per ettaro. I senza fissa dimora, a fine 2004, erano 287.
«Non ci sono novità clamorose nell’andamento demografico di Verona», ha detto Carbognin nell’illustrare la sostanza del rapporto. Che fotografa una città di 259.068 abitanti, distribuiti in 117.590 famiglie con 2,2 componenti di media per nucleo. Gli stranieri sono 21.140. Quasi tremila in più dell’anno precedente, mentre nel 1994 gli stranieri residenti a Verona erano appena 4.907. Più che quadruplicati in 10 anni.
Carbognin e la Sartori hanno posto l’accento sulla famiglia, anche perchè quest’anno l’Annuario è accompagnato da da una monografia sul tema delle famiglie «monoparentali», cioè con un solo genitore. Una situazione messa a fuoco perchè è sempre più diffusa e rappresenta, dice Carbognin, «un problema drammatico di povertà emergente, quando l’unico genitore è una donna sola, che poi è la quasi totalità dei casi. Un problema drammatico dappertutto, non solo a Verona».
È toccato ad Alberto Roveda, direttore pro tempore del Centro interdipartimentale di documentazione economica dell’Università, illustrare il fenomeno inquadrato da una ricerca della professoressa Paola Di Nicola. Sono 3.414 a Verona i nuclei familiari con un solo genitore e rappresentano il 2,9% delle famiglie veronesi. L’87,2% è costituito da donne sole con figli. «Si tratta di un fenomeno complesso per la componente di rischio sociale che contiene», spiega Roveda. Dalla monografia su questo tipo di struttura familiare sempre più diffuso emerge che l’età media dei genitori soli è di 39 anni, che i loro figli sono praticamente tutti in età adolescenziale e il loro reddito non ben definito. La situazione non cambia se il genitore singolo è straniero.
«L’incidenza di queste famiglie sulla soglia della povertà continua a crescere», dice ancora Roveda, «ed è ovvio in presenza di un solo reddito e nella maggior difficoltà di costruire reti di sostegno fuori dalla famiglia». L’Istat ha calcolato in 919 euro al mese il limite della poverà per due persone e 552 per un single. «È facile che una donna che vive sola con un figlio vada sotto la prima cifra», dice Bellomo.
Il rapporto sulla famiglia monogenitoriale ripropone dunque l’urgenza sociale del sostegno alle donne sole. L’assessore alle Pari opportunità Stefania Sartori dice: «Nel nostro Comune hanno corsie privilegiate per l’accesso dei figli agli asili nido, possono usufruire di buoni affitto e sono in posizione preferenziale nelle graduatorie per le case Agec. E poi c’è lo “sportello donna” di piazzetta Scala, strutturato anche per l’assistenza psicologica. Ma i Comuni, per quanto virtuosi, non possono fare più di tanto. Servirebbero ammortizzatori sociali costituiti a livello nazionale, o l’integrazione del fondo sociale».