Così muore la RAI
TRATTO DA: http://2piu2uguale5.go.ilcannocchial...t/1973860.html
di Carlo Rognoni
“Addio Rai”: dopo quello che è successo ieri in cda, se mai mi verrà la voglia di scrivere un libro sulla mia esperienza di consigliere, è così che probabilmente dovrei intitolarlo.“Ma riuscirete a prendere decisioni che ridiano decoro e riportino un minimo di decenza in Rai? ”: ieri in viale Mazzini c’era la presentazione di una bella iniziativa rivolta ai giovani e alla ricerca di nuovi talenti. E uno degli ospiti – di cui non farò il nome ma che è stato uno dei massimi dirigenti della Rai di un tempo – mi ha fatto questa domanda a brucia pelo. Non ho avuto il coraggio di rispondere subito. Ebbene purtroppo per ora la risposta è “no”. Quella di ieri è stata una delle giornate più nere nella storia del servizio pubblico. Sicuramente la più nera dei tre anni in cui sono rimasto seduto in questo Consiglio. Si è consumata una frattura fra gli stessi consiglieri e fra il Consiglio e l’azienda che temo insanabile. E che getta sul servizio pubblico una macchia indelebile. Un consiglio di amministrazione che non è capace di ridare credibilità, fiducia e decenza al servizio pubblico e non è capace di difendere l’onorabilità di tutti i suoi dirigenti migliori è arrivato davvero al capolinea.
Ieri il direttore generale ha proposto di risolvere il rapporto di lavoro con Agostino Saccà, il potente dirigente della fiction (amministra quasi 300 milioni di euro). Per Cappon è venuta meno la possibilità di avere fiducia in questo alto dirigente. C’è una relazione del Comitato etico, c’è una relazione della Direzione Internal Audit. Ci sono state tutte le intercettazioni che molti giornali hanno già ampiamente riportato e altre di cui nessuno ha fortunatamente parlato. Ebbene, emerge una situazione inaccettabile per una qualunque azienda.
Può il servizio pubblico tollerare che un suo dirigente molto ben pagato e che in passato è pure stato direttore generale cerchi l’avallo politico di un amico potente, il più potente che c’è oggi sul mercato della politica, per coinvolgerlo a convincere consiglieri “amici”, tutti della propria parte, a tramare contro il vertice dell’azienda per la quale lavora e dal quale dipende? Peggio, molto peggio dal punto di vista della morale aziendale – anche per una azienda anomala come la Rai: può un top manager tentare di dar vita a un’altra azienda di fiction mentre è ancora alle dipendenze della Rai e per di più insieme al patron della più grande azienda concorrente della Rai stessa?
Hanno votato contro la proposta di Cappon i quattro consiglieri di centro-destra. Due – Sandro Curzi e Marco Staderini – si sono astenuti. E immediatamente è scattata la peggior dietrologia: estrema sinistra e Udc hanno isolato i tre del Pd. Non voglio crederci. Preferisco pensare che altre idee siano frullate nella testa dei due astenuti. Personalmente ho avuto improvvisamente la spiacevole sensazione di essere diverso, antropologicamente diverso dai sei consiglieri. Tutti insensibili rispetto al danno che questa decisione farà all’immagine della Rai.
E pensare che tre direttori – quello di Raiuno, quello di Raidue, quello delle Relazioni esterne – tutti di area di centro destra hanno scritto al direttore generale che dopo aver letto quello che Saccà diceva di loro non potevano neanche lontanamente pensare di sedersi a un tavolo con lui.
Sei consiglieri di amministrazione si sono presi la pesantissima responsabilità di creare le condizioni per cui da ieri ogni dirigente in teoria è autorizzato a fare “di tutto e di più” e di peggio.
Contrastando la decisione proposta dal direttore generale quei sei consiglieri hanno creato un precedente gravissimo per la futura governabilità della Rai.
Posso sbagliarmi ma si è prodotto un danno forse più pesante di quello prodotto tre anni fa quando un premier – lo stesso di oggi – volle imporre attraverso il suo ministro del Tesoro un direttore generale incompatibile con l’incarico. Quanto questa scelta sia costata alla Rai lo sanno tutti: più di 14 milioni di euro di multa. E ironia della sorte, da versare proprio nelle casse del Tesoro, l’azionista responsabile.
E pensare che proprio in queste settimane di fine mandato del Consiglio alcune iniziative forti, indicano che la Rai potrebbe cambiare, innovarsi, cercare un pubblico più giovane: oltre a www.nuovitalenti.rai.it, dal 14 luglio sul digitale terrestre è partito il nuovo canale di Freccero, Rai 4.
Insomma la Rai non merita davvero che la cattiva politica metta il naso nelle questioni interne. Tra le tante parole – alcune decisamente non condivisibili – che ha letto il presidente dell’Autorità garante delle comunicazioni nella sua relazione annuale al parlamento c’è una verità che dovrebbe essere fatta propria da un governo e da un parlamento responsabili: occorre cambiare radicalmente i criteri di nomina del consiglio di amministrazione della Rai.





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