la destrina giacobina e giustizialista ne sta combinando un'altra delle sue


la destrina giacobina e giustizialista ne sta combinando un'altra delle sue


La lunga notte dei Ds
La sinistra scopre che le intercettazioni fanno male. Perché bruciano sulla pelle di Fassino quei verbali con i colloqui telefonici con Consorte sul caso Unipol. Il segretario Ds fa la vittima mentre nel partito è bufera. È la notte più lunga de La Quercia che ha dimenticato un piccolo particolare: il giochino delle intercettazioni è stato da loro usato contro Craxi, Dell’Utri e per ultimo contro Fazio, per chiedere la sua testa.


PRENDETEVI LA BNL
ANCHE se sembrano ridotti a fantocci impauriti, Piero Fassino e Massimo D’Alema hanno ancora una via d’uscita per non finire arrosto. L’unica è rivendicare fino in fondo quella battuta sfuggita a Fassino nelle telefonate intercettate con Giovanni Consorte: «Allora abbiamo una banca!». Si mettano di traverso in ogni modo, facciano se è il caso anche lo sciopero della fame, ma spingano Unipol a papparsi in un solo boccone la Bnl, fregandosene di giornali, intercettazioni, maldipancia perbenisti, questioni morali, pm, furboni dei salotti buoni, garantisti divenuti forcaioli, e di tutto quello che ora sta per stritolarli. Quel che consigliavano sottobanco e rivendicavano in telefonate private, diventi manifesto politico pubblico, una battaglia vera per costruire in Italia un’alternativa al sistema di potere che tutto vuole e pretende. Che senso ha lagnarsi oggi della pubblicazione sulla stampa di spezzoni di intercettazioni che Fassino stesso si era augurato divenissero note a tutti? Che coraggio si mostra a nascondersi dietro la foglia di fico delle strumentalizzazioni date alla vicenda da esponenti e cantori del centro-destra? Sì, non sono maestri di coerenza, ma che si poteva pretendere, dopo tutto quel che è stato loro fatto dalle fila dell’opposizione? Come si fa a chiedere a Silvio Berlusconi di non gongolare di fronte all’elettorato di sinistra che storce il naso per lo yacht di D’Alema o le mani in pasta di Fassino e delle coop? Che tristezza invece leggere le prime reazioni di quelli che dovrebbero essere eredi di una lunga storia politica. Si nascondono, chinano il capo e lo sollevano solo per dire: «Non c’è nulla di male in quelle telefonate», «Nulla di male in quella barca comprata con i risparmi di una vita». Se è così meritano di finire rosolati. Altro che gongolare perché oggi «abbiamo una banca». Li hanno già sbancati.


Premier: finita diversità sinistra
Unipol, "Puntare sulla questione etica"
Non si deve puntare sulla vicenda giudiziaria legata al caso Unipol ma sull'etica. Questa la linea che Silvio Berlusconi vuole adottare. Secondo quanto riportato dal Messaggero, il premier dalla Sardegna ha suggerito ai suoi strettissimi collaboratori quale comportamento tenere sulle vicende delle intercettazioni. "E' finita la diversità, della sinistra - spiega - Adesso gli elettori capiranno dov'è il partito degli affari".
Il Presidente del Consiglio in questo momento è concentrato su quel 25% di indecisi che vorrebbe smuovere puntando sul lato etico dell'affaire spiegando agli indecisi che "la sinistra non è custode dell'etica pubblica e che c'è una questione morale che assedia l'opposizione forse molto più grande e concreta di quella che è stata agitata contro di noi e che ha indubbiamente frenato l'azione della maggioranza". Chiaro riferimento al "circolo mediatico-giudiziario" tante volte denunciato da Berlusconi.
Il premier però tiene a mettere i puntini sulle i precisando che il centrodestra "non ha mai usato la guardia di Finanza contro gli oppositori e non ha trasformato palazzo Chigi in un merchant-bank". Quindi, niente polemiche. Berlusconi attende che la vicenda giudiziaria si chiarisca. Intanto, analizza focus group e sondaggi per capire la strategia da adottare per la campagna elettorale. Obiettivo: riconquistare la fiducia degli elettori delusi e portare dalla sua gli indecisi.


CANTONI: I DS MORALISTI SENZA MORALITA'
''Finalmente i Ds appaiono per quello che sono: moralisti senza moralita'''.
Lo ha affermato Gian Piero Cantoni, vicepresidente del gruppo Forza Italia al Senato. ''Dopo decenni in cui hanno vantato la loro diversita' antropologica, la loro superiorita' morale, il loro immancabile sdegno verso tutti coloro che coltivano interessi economici - ha sottolineato Cantoni - ecco che si scopre che tra 'i furbetti del quartierino' e 'i furbetti del botteghino' non c e' alcuna differenza''. ''Quello che sorprende non e' scoprire l'affarismo di sinistra, ma osservare come non si sia ancora tenuto un 'girotondo' dalle parti della sede dei Ds. E che i tradizionali fustigatori della morale degli altri non si siano fatti sentire, mentre sono sempre pronti a gridare quando si offre l'occasione per colpire gli avversari politici''.


FATTI & MISFATTI: AFFARISMO RO$$O,FINISCE LA DIVERSITÀ DEI DIESSE
Le mani sporche dei Ds segnano la fine della loro diversità. Per anni, per decenni, i comunisti prima e i loro figliocci poi, ci hanno ammorbato come uomini e politici di centrodestra legati agli affari, amanti del danaro e innamorati del profitto, spregiudicati nella ricerca del consenso e pronti a usare ogni mezzo per ottenerlo.
I moralisti della sinistra che hanno sedotto milioni di italiani ingenui sono travolti ora dallo scandalo di Bancopoli che ha strappato la loro maschera. Esso non è importante per gli esiti giudiziari di natura personale (da Consorte a Sacchetti fino a Fiorani e Gnutti, ma con qualche schizzo di fango anche per Abete e Della Valle) quanto perché snatura la verginità della sinistra sulla questione morale.
I sepolcri imbiancati si sono macchiati una volta per tutte. E i nostri giusti rilievi garantisti, non possono e non debbono attenuare lo scandalo politico di questa vicenda che annienta definitivamente l'immagine dei Ds partito diverso e dei loro sodali come garanti della moralità in politica. Qui non interessa l'eventuale bugia di Fassino o di D'Alema o la reticenza calcolata dei Prodi e dei Rutelli a picchiare sul ventre molle dei Ds che hanno smarrito la polizza Unipol. Qui si tratta di rendere visibile a tutti gli italiani, in particolare a coloro che criticano il centrodestra ma non temono abbastanza la sinistra, l'intreccio perverso tra la più grande forza della sinistra italiana e uomini d'affari più che spregiudicati. Forza Italia oggi non è interessata a sapere se questo intreccio porterà a guai giudiziari la leadership politica dei comunisti di ieri e di oggi e dei loro tentennanti compagni di strada, ma a gridare quanto e come la loro immagine si sia irrimediabilmente macchiata. E questo basta per renderli impresentabili! Facciamo un esempio facile: quei 50 milioni di euro messi da parte dal vertice Unipol, saranno pure nella esclusiva disponibilità di Consorte e Sacchetti… Tuttavia Fassino, D'Alema e i Ds devono risultare moralmente schiacciati dal peso di questo scandalo. Nella migliore delle ipotesi infatti, una merchant bank (loro o comunque a loro collegata) ha continuato a funzionare ben oltre la stagione di Palazzo Chigi.
Gli italiani sono sicuri di volerceli rimandare?


NAPOLI: FINE DIVERSITA' MORALE DS LI RICONVERTA IN FORZA DEMOCRATICA
"Non guardiamo con gaudio ed esultanza alla vicenda Ds-Unipol con l'animo della rivincita se non proprio della vendetta. Le cronache di questi giorni, e dei giorni che verranno, dovrebbero pero' far riflettere i dirigenti diessini su una questione urgente e di estrema gravita': la definitiva laicizzazione di se stessi, del loro partito, del loro Dna".
Lo ha affermato Osvaldo Napoli, vice responsabile Enti locali e membro del direttivo della Camera di Forza Italia. "La fine della 'diversita' morale' dei Ds puo' portare a due esiti: la scomparsa di quel partito, risucchiato e divorato dal partito democratico; oppure la sua riconversione in una forza democratica moderna che sa guardare alla realta' senza piu' gli occhiali dell'ideologia o, cosa piu' grave ancora, del moralismo. Io mi auguro che prevalga la seconda possibilita'. Ma perche' cio' accada, Fassino e D'Alema devono fare una cosa, semplice e terribile insieme: chiedere una seduta del Parlamento dedicata alla questione del costo della democrazia e del finanziamento della politica e, in quella sede, riprendere il discorso dal punto dove, tredici anni fa, lo lascio' l'onorevole Bettino Craxi. Da quel punto in poi la politica della sinistra e' finita in un porto delle nebbie. I Ds devono fare questo per se stessi ma soprattutto per la democrazia in Italia. Un atto di coraggio chiarificatore da cui tutti - e loro per primi - ne trarrebbero vantaggio. La via della purificazione, immaginata o sognata tredici anni fa nel nome dell'antipolitica, non porta da nessuna parte perche' - ammoniva Nenni - un puro trovera' sempre uno piu' puro che lo epura".


La cosa più sciocca sarebbe pensare che queste persone domani possano abbandonare le idee di una vita o che qualcuno di loro non voti più la sinistra. No, restano elettori, restano militanti ma con una rabbia dentro che gli uomini del Botteghino dovrebbero ascoltare e temere molto più di un'abiura.
«Sono molto, molto arrabbiato. Li vede quelli anziani di là? Io il mese scorso ho dovuto prestare 5 euro a un signore, che non riusciva ad arrivare a fine mese. E poi devo leggere sul mio giornale che un amministratore dell'Unipol ha ricevuto sul suo conto 40 milioni di euro? Si devono vergognare».
Si affolla il capannello, si affollano le voci: «Sono quattrini nostri!». Un'altra voce: «E io, che ho fatto tutte le assicurazioni con l'Unipol!».Il compagno Curtatone scuote la testa: «Berlinguer era l'unico che non avrebbe permesso una cosa di questo tipo. Adesso rischiamo di diventare uguale agli altri».
Tratto dal Giornale del Padrone.


«Ora anche le coop hanno gli artigli»
Fausto Bertinotti, ha letto le intercettazioni delle telefonate tra Fassino e Consorte sulla scalata di Unipol alla Bnl?
«Ho condannato l’uso delle intercettazioni anche quando si riferivano alle vicende di Bankitalia. Ma quando certe cose vengono rivelate diventano un fenomeno di costume su cui riflettere».
Che cosa vuole dire?
«Che quei testi sono irrilevanti dal punto di vista dei comportamenti personali, ma politicamente molto pesanti. In altre parole, proprio perché credo che i dirigenti Ds siano persone integre, il quadro che emerge da quelle intercettazioni è ancora più grave».
Quali errori avrebbero commesso Fassino e D’Alema?
«Non è mia intenzione dire che avevo ragione io quando mettevo in guardia dalla scalata alle banche. Mi auguro però che ora si apra una discussione a tutto campo all’interno della sinistra. Perché in questi giorni abbiamo assistito alla caduta di un altro Muro».
Un altro Muro?
«È l'idea che le cooperative siano buone in quanto cooperative. Vale a dire l’esistenza di situazioni economiche che, per la sola appartenenza ad un campo politico, garantiscono la bontà del fine che perseguono».
I Ds hanno sempre parlato di «differenza» del movimento cooperativo.
«Nell’89 i Ds hanno commesso il grave errore di cancellare, con un semplice tratto di penna, l'intera storia del movimento comunista. Con la conseguenza di non fare i conti con la parte positiva e negativa di quella storia. Una sorta di miope scordammoce o' passato ».
Con quali conseguenze?
«Si è evitato di condannare ciò che andava condannato, ereditando quindi dal vecchio Pci, in modo assolutamente acritico, anche il sistema di alleanze con le cooperative. Non ci si è interrogati sul fatto che nel frattempo erano diventate vere e proprie imprese».
E magari un giorno si è scoperto che volevano comprarsi una banca.
«Il secondo errore è proprio questo: avere assecondato quelle operazioni senza chiedersi di che natura fossero. Non si può assumere l’innovazione tout court come bandiera politica».
È una critica simile a quella espressa nei confronti della Cina comunista e capitalista durante la sua visita a dicembre.
«Certo. Credo che le cooperative diventate impresa siano state trattate dai Ds con la stessa filosofia di Deng Xiaoping quando diceva che l’importante non è sapere se il gatto sia bianco o nero ma se riesce a prendere i topi. È pericolosissima l’idea che la politica diventi pesante solo attraverso un’operazione di supplenza, in questo caso offerta dal supporto economico delle coop».
Non è in qualche modo accettare il gioco degli altri? Come dire: anche noi abbiamo i nostri «poteri forti»?
«Questa è la madre di tutti gli errori. Non si può pensare di andare à la guerre comme à la guerre usando le stesse armi degli altri. In questo modo si ereditano dal Pci solo alcune parti negative, la mentalità che ieri giustificava i vari Armellini e oggi le cooperative solo perché compagni di strada. Definendoli non per quello che fanno, ma per l’aiuto che ti danno».
Come giudica la strategia dei Ds?
«Sono incerti fra due linee, entrambe negative. La prima è quella dell’arrocco: è la vecchia sindrome della congiura, del nemico "esterno". L’altra è affermare che nelle coop c’erano alcune "mele marce" da eliminare per poi continuare tutto come prima. Sono visioni miopi, minimaliste. Occorre invece chiedersi perché tutto ciò è accaduto. I Ds abbiano il coraggio di aprire una discussione di fondo: da questa storia non si esce con l’istinto di conservazione, ma con una discussione dolorosa».
Quella sull’anima delle cooperative?
«È arrivato il momento di discuterne seriamente. Le cooperative sono entrate ormai da tempo nel mondo produttivo e finanziario: in che cosa si differenziano dalle altre imprese capitalistiche? E se davvero arrivassero a comprarsi una banca come sarebbe diversa dalle altre? No, non hanno più gli anticorpi dell’originario movimento cooperativo, l’attenzione alla socialità, ai servizi, alla partecipazione. E, se sono uguali alle altre imprese, possono anche correre gli stessi rischi di Cirio e Parmalat. Mi dispiace dirlo: hanno ormai assunto gli artigli della mentalità mercantilista».
Quali riflessi avrà la vicenda Unipol sulla campagna elettorale dell’Unione?
«Credo sempre che dal male possa venire il bene, cioè un cambiamento. Ciò però può avvenire solo con il coraggio di rimettersi in discussione. Altrimenti ci si esporrà a rischi seri. Temo l’onda terribile del "sono tutti uguali". Siccome è facile che si affermi questo pensiero occorre subito avviare una grande operazione intellettuale. Senza minimizzare, senza stare sempre a giustificare».
da www.corriere.it


Però... Si da da fare "la destrina giacobina e giustizialista"...![]()