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Discussione: La rete s'allarga?

  1. #1
    Il cinismo ci salverà
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    Predefinito La rete s'allarga?

    30.12.2005
    ACCERTAMENTI GDF SU DEUTSCHE BANK-UNIPOL
    Gli inquirenti hanno incaricato la Guardia di Finanza per verificare chi, per conto della Deutsche Bank,abbia dato via libera al patto"parasociale" tra l'istituto di credito tedesco e Unipol, nell'ambito della scalata a Bnl. Le indagini riguardano la sede italiana della Deutsche Bank, quella londinese e quella di Francoforte. L'obiettivo è stabilire se siano configurabili eventuali reati. L'inchiesta della magistratura romana è scattata dopo gli accertamenti Consob.

    Fonte: Televideo Rai

    Sapete chi c'è, ai vertici della Deutsche Bank? L'ingegner De Bustis... non sapete chi é? Se vi dico banca del Salento-121 poi Mps, se vi dico Gallipoli, se vi dico che la rete s'allarga, avete capito?

  2. #2
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    giusto in tempo: a primavera si vince e si depenalizza tutto.

  3. #3
    Il cinismo ci salverà
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    Citazione Originariamente Scritto da Alberich
    giusto in tempo: a primavera si vince e si depenalizza tutto.
    A primavera vincete, questo è indubbio...
    Bella la citazione da Elster, del quale ho letto "giustizia locale", edizioni Feltrinelli...

  4. #4
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    grazie

  5. #5
    Il cinismo ci salverà
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    Se ancora non fosse chiaro chi è De Bustis, ecco un pezzo di qualche tempo fa de "L'espresso":


    MONTE DEI PASCHI / DOPO L'ADDIO DI DE BUSTIS


    Manager e buoi dei paesi tuoi


    È la nuova strategia di Rocca Salimbeni. Nella nomina del nuovo capo azienda. Nella privatizzazione. E nel dossier Bnl


    di Francesco Bonazzi


    Dicono che a Siena Vincenzo De Bustis risultasse straniero quasi quanto a Lecce Sharon Stone, l'attrice che aveva scelto come testimonial per la propria creatura internettiana Banca 121. Ma il divorzio consumato il 26 marzo tra il Montepaschi e il suo direttore generale, volato tre anni fa dalla Puglia a Rocca Salimbeni sulle ali della costosa acquisizione di Banca del Salento-Banca 121 (1,3 miliardi di euro), apre la strada a nuovi matrimoni o a vecchi "basic instinct" isolazionisti? Per trovare risposte sul futuro della banca senese, al sesto posto in Italia per patrimonio netto gestito (19,2 miliardi di euro), forse non basteranno né la scelta del successore di De Bustis, né la discesa della Fondazione sotto la soglia del 50 per cento all'assemblea del 26 aprile.

    Innanzitutto serve capire come e perché sia improvvisamente finita l'era De Bustis. Ufficialmente, si tratta di separazione consensuale. L'ingegnere romano ritiene di aver terminato con successo il proprio triennio a Siena, culminato con l'integrazione tra Mps, Banca Toscana, Bam, Banca 121 e Cassa Prato. Nessuno, in consiglio, lo ha contraddetto: la banca rimane tra le più solide d'Italia. Ma fuori dall'ufficialità, non è tutto rose e fiori.

    L'uscita di De Bustis è coincisa con l'esplodere delle proteste contro i cosiddetti prodotti finanziari innovativi My Way e 4 You (vedi scheda a pag.163), venduti come piani d'investimento a 90 mila clienti per un importo di 2 miliardi di euro, ma ritenuti dalle associazioni dei consumatori una sorta di mutui mascherati. L'ex direttore generale, come la banca, difende la liceità dei prodotti e nega qualsiasi legame tra la vicenda e le dimissioni. Non c'è motivo per dubitarne, anche se lo scandalo covava sotto le ceneri da almeno sei mesi. Del resto, fa notare una fonte senese, «l'accensione automatica di quei mutui e il piano d'incentivi per la vendita di quei prodotti sono stati approvati all'unanimità dal consiglio del Monte nel febbraio 2001». Insomma, se pasticcio è stato, non si può dire che De Bustis l'abbia combinato tutto da solo.

    Più motivate appaiono le accuse al banchiere di scarso feeling con la città. In un istituto controllato da una fondazione dove gli enti locali (tutti ulivisti) la fanno da padroni, non basta presentarsi come il banchiere di Massimo D'Alema per andare d'accordo con tutti. E neppure è facile impressionare una Siena dove fanno i banchieri da qualche secolo quando si arriva dal Salento. Il quadro si aggrava se poi si è percepiti come "troppo romani" per frequentazioni, e in spericolata manovra di avvicinamento ai nuovi potenti di An. In quest'ottica si spiega la scelta di affidare il dopo De Bustis a un senese doc come Emilio Tonini, 63 anni, direttore della Fondazione Mps, che sembra fatto apposta per rassicurare dipendenti, sindacati ed enti locali.

    Rassicurare sembra la nuova parola d'ordine. La possibilità di chiedere al governo una proroga del termine del 15 giugno 2003 per la discesa della fondazione sotto il 50 per cento appare remota. Più facile pilotare la privatizzazione in mani amiche. Sotto la regia di De Bustis, s'erano fatte avanti la Hopa di Chicco Gnutti e Francesco Caltagirone. Né il primo, socio di Unipol ma anche di Silvio Berlusconi, né il secondo, editore e quasi suocero di Pier Ferdinando Casini, si possono definire due campioni della finanza rossa. In ogni caso, a Siena sanno cos'è la real politik. Quanto lo sappiano in concreto, si capirà meglio il 26 aprile guardando la lista dei consiglieri "privati". Intanto, non stupisce che i vertici della fondazione commettano lo stesso peccato addebitato a De Bustis: sondare gli uomini di Gianfranco Fini. Ma De Bustis, spiegano in Toscana, aveva rapporti troppo stretti anche con Gnutti e Caltagirone. Se gli fosse stato consentito di guidare la privatizzazione, forse avrebbe finito per diventare il padrone della banca.

    La discesa della fondazione dovrebbe comunque eliminare le perplessità di governo e Banca d'Italia di fronte alla fusione con Bnl. Già due anni fa, ci si era stracciati le vesti di fronte all'eventualità che una banca ancora pubblica (e per giunta "rossa") si comprasse un istituto privatizzato. Ma in questa primavera del 2003, tra dismissioni al palo e tentazioni colbertiane, in via XX Settembre non tira aria di rampogne liberiste. Più prosaicamente, il dossier Mps-Bnl pare condizionato da dispute su soldi e poltrone. De Bustis era un grande sponsor della fusione, nonostante pochi giorni fa Siena abbia dovuto svalutare la quota dell'istituto romano. Lo schema primigenio prevedeva un concambio quasi alla pari (ma oggi sarebbe ben più favorevole a Siena) e seggiole di prima fila così ripartite: presidenza per il senese Pierluigi Fabrizi; De Bustis e Davide Croff amministratori delegati. Però, man mano che le quotazioni delle due banche si distanziavano, De Bustis puntava a una collocazione meno operativa per Croff. Ma Croff, in privato, s'era lamentato più volte che dietro la flessione del titolo Bnl ci fosse lo zampino del rivale.

    L'uscita di De Bustis sembra dunque riaprire il discorso. Il governatore Antonio Fazio, poi, non può che essere contento di come Siena si sia impegnata sul fronte Generali al fianco di Unicredito e dell'amata Capitalia. Ma non è detto che sia Croff a trarne vantaggio: negli ultimi tempi, l'uomo ha innervosito i soci eccellenti con una conduzione della Bnl troppo autonoma. Prova ne è che il consiglio gli ha bloccato un paio di volte la vendita dell'Artigiancassa per carenza di informazioni.

    Oltre a ciò, il quadro politico non stimola passi coraggiosi ai maggiorenti senesi. Con un governo tendenzialmente ostile (a meno che gli riesca di piazzare una robusta zampa sul Monte) e una Quercia squassata dalle lotte intestine, per un istituto come quello toscano ci sono pochi margini di manovra. L'ha capito bene un politico avveduto come il diessino Claudio Martini, presidente della regione Toscana. Dopo le dimissioni di De Bustis ha affermato: «Il necessario peso nazionale del Monte dei Paschi implica un radicamento sempre più forte nel sistema produttivo della regione: sono convinto che qui ci siano energie, professionalità e risorse in grado di esprimere coerentemente questa linea». Se non è una sconfessione dei vecchi e ambiziosi progetti espansionistici, poco ci manca.

  6. #6
    Bianca Zucchero
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da Logos
    30.12.2005
    ACCERTAMENTI GDF SU DEUTSCHE BANK-UNIPOL
    Gli inquirenti hanno incaricato la Guardia di Finanza per verificare chi, per conto della Deutsche Bank,abbia dato via libera al patto"parasociale" tra l'istituto di credito tedesco e Unipol, nell'ambito della scalata a Bnl. Le indagini riguardano la sede italiana della Deutsche Bank, quella londinese e quella di Francoforte. L'obiettivo è stabilire se siano configurabili eventuali reati. L'inchiesta della magistratura romana è scattata dopo gli accertamenti Consob.

    Fonte: Televideo Rai

    Sapete chi c'è, ai vertici della Deutsche Bank? L'ingegner De Bustis... non sapete chi é? Se vi dico banca del Salento-121 poi Mps, se vi dico Gallipoli, se vi dico che la rete s'allarga, avete capito?

    Il buon D'Alema qualche problemino coi suoi sponsor gallipolini e sulle sue amicizie ce li ha avuti...
    Ma non sta bene dirlo...
    Ma la notizia non mi sorprende affatto.
    Comunque finché non è indagato stanno in una botte di ferro!
    Sperano che la rete piano piano si restringa....

 

 

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