oggi mi sono ricordato che devo morire,
che sono una foglia che volteggia impazzita prima di toccare il suolo,
che quello che resta non sono le tue cose ma le tue essenze.

mi sono ricordato che in quel momento non dovrò essere a posto con le tasse, il mutuo, le rate.
ma con me stesso. dovrò poter rivendicare la dignità della mia esistenza, la scia della mia meteora, il senso del mio respiro, l’alone del mio livido, soddisfatto del compromesso tra il mio infinito e il mio niente.

oggi mi sono ricordato che ho più di quello che merito, di quello che ho bisogno, di quello che dovrei avere.

vedo la morte, il dramma, l’imprevisto, l’assoluto silenzio, come una liberazione, una variabile impazzita che può risolvere una vita che troppe volte assume la forma (e la sostanza?) di un’equazione matematica.

studio-lavoro-carriera-matrimonio-mutuo-figli-pensione.

e in dotazione, datemi una pistola. decido io quando scendere.

lontano dalla routine il mio cuore ha un battito.
là dove le cose non vanno come dovrebbero andare la mia pelle ha un brivido.
il mio sangue freme sul meccanismo che s’inceppa.
la mia anima respira.
godo masochista dell’assimetria irritante.
mi ristoro tra le eccezioni. mi nascondo tra le ombre devianti.

e allora…

non do per scontato il mio respiro, le mie mani, la mia carne, il ramo che metafisicamente mi abbraccia, la foglia tremula al vento autunnale, gli alberi carichi di miracoli e la loro Pazienza, il rito delle stagioni, la quinta compresa.

non do per scontato un caldo sorriso, l’abbraccio fraterno, la lacrima amara, il mio santo inferno, l’amore con la mia donna, lo sguardo più intenso, la ruga irruente, le sabbie del tempo, il mattino al risveglio.

non penso al futuro che potrei avere, che dovrei avere; al presente che non ho; al passato che non torna.

so che cento sono le cose di cui potrei preoccuparmi, mille quelle di cui potrei avere paura.

ma sono qui oggi, adesso, e cerco d’esser presente in quello che faccio, m’inchiodo in un’istantanea, sicuro di quello che posso fare ora, perché il domani è una mera presunzione.

fino a che il mio orologio si fermerà, le mie membra cederanno, i mie pensieri si assopiranno, fino a che mi accascerò al suolo, spero con lo sguardo fiero, per tornare alla Terra.