Un giorno ho sentito due civilissimi signori parlare tra loro e usare impudicamente la parola “onore”. Era davvero tanto che non la sentivo. Onore è una parola obsoleta, inattuale, consumata dal suo abuso, messa definitivamente al bando dalla political e sexual correctness. In primo piano mettiamo il fatto che in nome dell’onore sono state fatte cose che la morale corrente giudica inaccettabili. Un infinito numero di volte i codici dell’onore hanno offerto un ordine simbolico, con relativo sconto di pena, al terribile disordine della violenza maschile sulle donne. Quei codici oggi sono in disuso, mentre sangue e violenza restano più in uso che mai. Per un marito o un fidanzato che ammazzano la compagna oggi la sociologia ricorre all’ossimoro “delitti d’amore”, ma secondo Anna Baldry, studiosa del fenomeno, la definizione “delitti d’onore” andrebbe ancora benissimo in gran parte dei casi.
La giovane pakistana-bresciana Hina è stata sacrificata per ragioni d’onore. Ci mettiamo di mezzo l’Islam, ma così confondiamo solo le acque. Qualche mese fa una ragazza siciliana è stata uccisa dal fratello perché aveva disonorato la famiglia. Un qualsiasi ex marito cristiano uccide la moglie che l’ha lasciato, e può essere benissimo essere che l’onore c’entri. L’onore dev’essere una cosa molto importante per gli uomini, se sono disposti a tanto per difenderlo. Mio nonno era un uomo dolce e buono e non musulmano, ma picchiava la sua amatissima figlia, mia madre, per contrastare la minaccia della sua vistosa bellezza. Gli uomini si danno onore, e le donne devono custodirlo.
Sento nominare l’onore in un contesto civile e per niente sanguinoso, e aguzzo le orecchie. L’etimologia della parola è sconosciuta, le radici non si individuano con certezza. Mi avventuro in un territorio che non è il mio, prove di etimologia fantastica: forse onore ha a che fare con homo e con orno (dotare, equipaggiare, abbellire, adornare). L’onore, quindi, come qualcosa che rende bello l’uomo, come la sua specifica bellezza, diversa dalla bellezza femminile. Il senso torna. Essere disonorati vuol dire vedere sfregiata la propria bellezza, essere privati dei propri ornamenti.
VD 79 Terragni
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