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Discussione: Walter L'africano

  1. #1
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    Walter L'africano

    progetti buonisti di Veltroni
    Valter l’africano e i rifiuti del Senegal
    Un’azienda ex-municipalizzata di Roma doveva costruire un impianto di smaltimento ma ora è accusata di aver favorito un’epidemia di colera

    Dimitri Buffa
    --------------------------------------------------------------------------------
    Ci si può solo immaginare come deve essersi sentito il sindaco di Roma Valter Veltroni, quello che molti chiamano ironicamente «la Karen Blixen de noantri» (visto che non esiste un romano che non sia cosciente di quanto anche lui ami «la sua Africa»), quando ai primi di dicembre di quest’anno è venuto a sapere cosa aveva combinato proprio in Africa l’Ama, l’azienda municipalizzata privatizzata che gestisce ufficialmente nella capitale del Senegal, Dakar, la raccolta dell’immondizia,
    Né più né meno di come fa nella stessa capitale d’Italia. Basti pensare che il consiglio dei ministri di quel paese accusa la società capitolina di aver favorito un’epidemia di colera con le sue negligenze operative. Per non parlare del fatto che improvvisamente i soldi di «Ama Senegal» sono finiti e non si pagano gli stipendi a centinaia di lavoratori africani, mentre mancano all’appello 2,3 milioni di euro per finire la discarica.
    Tutto cominciò quando Ama acquisì dalla Società Alcyon l’appalto per la gestione dell’igiene urbana nella regione di Dakar. La cessione viene autorizzata dal governo senegalese dopo che Ama, fin dal 2001, aveva gestito una parte del contratto. Alcyon, una società svizzera, si era aggiudicata il contratto, nel novembre del 2000, per la durata di 25 anni, a circa 625 mila euro mensili. Tuttavia già nel corso dell’anno successivo, forse anche a seguito di un cambio di governo, rispetto al precontratto dell’anno precedente il nuovo esecutivo senegalese autorizza l’ingresso, nel raggruppamento Alcyon, di una pattuglia di società: Ama spa, collegata all’Asp di Ciampino e all’Agac Emilia; la Ereco Sa, società di Dakar che gestisce le discariche provvisorie; infine la Sofresid Sa, del Gruppo francese Bouygues, specializzata nella progettazione e realizzazione degli impianti.
    L’accordo del 2002 ha sempre una durata di 25 anni per gli impianti, ma anche di 10 anni per la pulizia e per la raccolta: il controvalore sale a 638 mila euro al mese. Subito iniziano le polemiche: infatti la Alcyon viene accusata, dopo essersi aggiudicata il contratto, di avere favorito il subentro di soggetti che non avevano neppure partecipato alla gara. A partire dal 1 marzo 2002, Ama inizia a gestire il servizio di pulizia delle strade e di raccolta dei rifiuti solidi urbani, sia direttamente, sia attraverso una rete di subfornitori, già concessionari dello stesso servizio nel periodo antecedente all’arrivo di Alcyon. L’11 novembre del 2003, la Alcyon, in situazione fallimentare, cede, il contratto all’Ama.
    L’avvocato dello stato senegalese Me El Hadji Diouf, fa notare la singolarità della posizione di Alvaro Moretti: risulterebbe infatti firmatario sia del precontratto con l’Alcyon il 1 novembre del 2000, nella veste di direttore della società svizzera, sia dell’atto di cessione del contratto dall’Alcyon ad Ama international, questa volta come rappresentante dell’Ama. Comunque sia l’Ama inizia a gestire il servizio come unica titolare dell’appalto. Con pochissimi mezzi che non basterebbero nemmeno a garantire la pulizia di due quartieri di Roma. A Dakar la produzione giornaliera di rifiuti è di circa 1200-1300 tonnellate al giorno. Quanto alla qualità dei mezzi, l’anzianità media dei veicoli è da rottamazione: gli autotelai dei compattatori sono tutti della fine degli anni 80, salvo un paio di modelli del ’91. Le attrezzature compattanti sono della stessa epoca. L’innaffiatrice è dell’85, così come la pala meccanica e le lift-cars, la lama sgombra sabbia del 1992, gli autocabinati del 1991. I contabili dell’Ama stimano il controvalore di questi veicoli nella cifra di 5 milioni 841 mila euro. I mezzi vengono venduti con regolare fattura ad Ama Senegal, che in realtà non li ha mai pagati. Quasi subito si rinuncia a realizzare a Dakar un’autorimessa dotata di officina: questa scelta, combinata con la vetustà del parco mezzi, determina ben presto il blocco delle macchine per quasi il 70% delle disponibilità. Si ricorre a quel punto ai concessionari locali parte del servizio, ma al momento delle piogge estive, Ama Senegal riesce a mettere in strada giornalmente solo una ventina di mezzi.
    Il colera a Dakar Quando arrivano le piogge estive in una città come Dakar, le strade si trasformano in acquitrini. Aggiungiamoci qualche migliaio di tonnellate di rifiuti lasciati a macerare, il risultato non può che essere l’insorgere di malattie epidemiche. Infatti ad agosto dell’anno in corso arrivò il colera e la dissenteria superò la media del paese. Bell’affare che ci avevano fatto i cari africani con gli aiuti di Veltroni e dell’Ama. Il 15 settembre del 2005 il primo ministro del Senegal, Macky Saal, convocò un consiglio dei ministri interamente dedicato all’emergenza colera a Dakar, lanciando una campagna per ripulire la capitale dalla sporcizia.
    Il ministro della sanità mise in evidenza presunte responsabilità di Ama Senegal rispetto alle elevate percentuali di casi di colera che si registrarono in città. In effetti la sanità senegalese ha censito a Dakar il 54% dei casi di colera riscontrati nell’intero stato, e addirittura il 60% dei decessi. I giornali e la televisione di Dakar fornirono nei due giorni successivi ampissimi resoconti sulle decisioni del governo, mentre l’avvocato generale dello stato, Me El Hadji Diouf, iniziava a raccogliere un dossier sulle inadempienze dell’Ama. Nel documento sono elencate le irregolarità originarie del contratto, l’assoluta inadeguatezza del parco mezzi, secondo Diouf di poco inferiore al 20% rispetto a quanto necessario per onorare il contratto di servizio, il ritardo nel pagamento delle imprese subappaltatrici, il doppio ruolo di Moretti nelle società Alcyon e Ama. Il 5 ottobre viene rescisso il contratto. E i senegalesi cominciano a nutrire qualche dubbio sui romani e sul buonismo di Veltroni. il 17 novembre 2005, si riunì invece il consiglio di amministrazione di Ama international che, al terzo punto dell’ordine del giorno, affrontava la tragicomica situazione del Senegal. Per la prima volta, a due mesi dall’epidemia, si riconosceva la gravità e la portata della tragedia che aveva colpito Dakar: 2141 casi di colera e 46 morti soltanto nelle due settimane dal 5 al 18 settembre. Per la prima volta si parlava dell’interruzione del contratto per iniziativa del governo senegalese, specificando che la società avrebbe subito un danno pari a 2,3 milioni di euro e che, grazie ai buoni uffici della banca mondiale, sarebbero stati messi in piedi dei negoziati per trovare una soluzione bonaria della vicenda.
    Il documento riconosceva come l’unica cosa che si era riusciti ad ottenere fosse stata una sospensiva, provvisoria, della disdetta del contratto, per consentire la verifica ad un tavolo negoziale della possibilità di pervenire ad una soluzione bonaria. Nel frattempo, come si legge nella delibera, era stata sospesa l’operazione dell’aumento di capitale già decisa «in attesa di riscontrare un positivo atteggiamento da parte senegalese». Inoltre, «sempre a fronte dell’intervenuta risoluzione contrattuale», si era già costretti a fronteggiare «il venuto meno merito di credito da parte di fornitori e istituzioni bancarie locali». Ama Senegal aveva anche predisposto un «atto aggiuntivo» per aggiornare il contratto originario. Ma il governo non ritenne questa posizione ancora accettabile.
    A tutt’oggi «sono in corso valutazioni tecniche con il governo senegalese e Ama international è in attesa di conoscere gli orientamenti della controparte circa la effettiva volontà di riprendere la gestione contrattuale. In mancanza di tale definizione positiva ovvero in presenza di ritardi significativi nell’adozione di tale decisione, Ama international si è comunque riservata la possibilità di procedere con l’arbitrato internazionale».
    Traduzione: non solo ti faccio scoppiare il colera, ma «se nun me paghi te faccio causa». Come è buonista lei, avranno pensato fantozzianamente i tanti senegalesi vittime di questo casino. Ama Senegal ha i conti bloccati dalle banche locali, è assediata dai creditori, continua a non gestire il servizio, lamenta perdite per 2,3 milioni di euro. Il supermanager Moretti si è fatto conferire pieni poteri per trascinare il governo senegalese davanti al tribunale di Parigi, foro competente per le controversie, secondo quanto previsto dal contratto, se il negoziato non avrà buon esito. Non è inutile rammentare che non doveva essere esattamente questo l’intento di Veltroni quando promosse gli spettacoli del 15 e del 17 aprile del 2004 a Roma . Infatti i concerti di Youssou N¹dour, cantante e artista senegalese di grande fama, era giunto nella nostra città per festeggiare l’impegno dell’Ama a Dakar. Chissà se ci tornerà ancora e con l’animo così impregnato di buonismo quando saprà che le aziende del comune di Roma ora vogliono citare per danni il suo paese dopo avere probabilmente contribuito a provocare in loco un’epidemia di colera e di dissenteria. Come si diceva una volta a Roma: troppa grazia Sant’Antonio. Anzi Santo Valter.


    [Data pubblicazione: 06/01/2006]

  2. #2
    Totila
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Jenainsubrica
    progetti buonisti di Veltroni
    Valter l’africano e i rifiuti del Senegal
    Un’azienda ex-municipalizzata di Roma doveva costruire un impianto di smaltimento ma ora è accusata di aver favorito un’epidemia di colera

    Dimitri Buffa
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    Ci si può solo immaginare come deve essersi sentito il sindaco di Roma Valter Veltroni, quello che molti chiamano ironicamente «la Karen Blixen de noantri» (visto che non esiste un romano che non sia cosciente di quanto anche lui ami «la sua Africa»), quando ai primi di dicembre di quest’anno è venuto a sapere cosa aveva combinato proprio in Africa l’Ama, l’azienda municipalizzata privatizzata che gestisce ufficialmente nella capitale del Senegal, Dakar, la raccolta dell’immondizia,
    Né più né meno di come fa nella stessa capitale d’Italia. Basti pensare che il consiglio dei ministri di quel paese accusa la società capitolina di aver favorito un’epidemia di colera con le sue negligenze operative. Per non parlare del fatto che improvvisamente i soldi di «Ama Senegal» sono finiti e non si pagano gli stipendi a centinaia di lavoratori africani, mentre mancano all’appello 2,3 milioni di euro per finire la discarica.
    Tutto cominciò quando Ama acquisì dalla Società Alcyon l’appalto per la gestione dell’igiene urbana nella regione di Dakar. La cessione viene autorizzata dal governo senegalese dopo che Ama, fin dal 2001, aveva gestito una parte del contratto. Alcyon, una società svizzera, si era aggiudicata il contratto, nel novembre del 2000, per la durata di 25 anni, a circa 625 mila euro mensili. Tuttavia già nel corso dell’anno successivo, forse anche a seguito di un cambio di governo, rispetto al precontratto dell’anno precedente il nuovo esecutivo senegalese autorizza l’ingresso, nel raggruppamento Alcyon, di una pattuglia di società: Ama spa, collegata all’Asp di Ciampino e all’Agac Emilia; la Ereco Sa, società di Dakar che gestisce le discariche provvisorie; infine la Sofresid Sa, del Gruppo francese Bouygues, specializzata nella progettazione e realizzazione degli impianti.
    L’accordo del 2002 ha sempre una durata di 25 anni per gli impianti, ma anche di 10 anni per la pulizia e per la raccolta: il controvalore sale a 638 mila euro al mese. Subito iniziano le polemiche: infatti la Alcyon viene accusata, dopo essersi aggiudicata il contratto, di avere favorito il subentro di soggetti che non avevano neppure partecipato alla gara. A partire dal 1 marzo 2002, Ama inizia a gestire il servizio di pulizia delle strade e di raccolta dei rifiuti solidi urbani, sia direttamente, sia attraverso una rete di subfornitori, già concessionari dello stesso servizio nel periodo antecedente all’arrivo di Alcyon. L’11 novembre del 2003, la Alcyon, in situazione fallimentare, cede, il contratto all’Ama.
    L’avvocato dello stato senegalese Me El Hadji Diouf, fa notare la singolarità della posizione di Alvaro Moretti: risulterebbe infatti firmatario sia del precontratto con l’Alcyon il 1 novembre del 2000, nella veste di direttore della società svizzera, sia dell’atto di cessione del contratto dall’Alcyon ad Ama international, questa volta come rappresentante dell’Ama. Comunque sia l’Ama inizia a gestire il servizio come unica titolare dell’appalto. Con pochissimi mezzi che non basterebbero nemmeno a garantire la pulizia di due quartieri di Roma. A Dakar la produzione giornaliera di rifiuti è di circa 1200-1300 tonnellate al giorno. Quanto alla qualità dei mezzi, l’anzianità media dei veicoli è da rottamazione: gli autotelai dei compattatori sono tutti della fine degli anni 80, salvo un paio di modelli del ’91. Le attrezzature compattanti sono della stessa epoca. L’innaffiatrice è dell’85, così come la pala meccanica e le lift-cars, la lama sgombra sabbia del 1992, gli autocabinati del 1991. I contabili dell’Ama stimano il controvalore di questi veicoli nella cifra di 5 milioni 841 mila euro. I mezzi vengono venduti con regolare fattura ad Ama Senegal, che in realtà non li ha mai pagati. Quasi subito si rinuncia a realizzare a Dakar un’autorimessa dotata di officina: questa scelta, combinata con la vetustà del parco mezzi, determina ben presto il blocco delle macchine per quasi il 70% delle disponibilità. Si ricorre a quel punto ai concessionari locali parte del servizio, ma al momento delle piogge estive, Ama Senegal riesce a mettere in strada giornalmente solo una ventina di mezzi.
    Il colera a Dakar Quando arrivano le piogge estive in una città come Dakar, le strade si trasformano in acquitrini. Aggiungiamoci qualche migliaio di tonnellate di rifiuti lasciati a macerare, il risultato non può che essere l’insorgere di malattie epidemiche. Infatti ad agosto dell’anno in corso arrivò il colera e la dissenteria superò la media del paese. Bell’affare che ci avevano fatto i cari africani con gli aiuti di Veltroni e dell’Ama. Il 15 settembre del 2005 il primo ministro del Senegal, Macky Saal, convocò un consiglio dei ministri interamente dedicato all’emergenza colera a Dakar, lanciando una campagna per ripulire la capitale dalla sporcizia.
    Il ministro della sanità mise in evidenza presunte responsabilità di Ama Senegal rispetto alle elevate percentuali di casi di colera che si registrarono in città. In effetti la sanità senegalese ha censito a Dakar il 54% dei casi di colera riscontrati nell’intero stato, e addirittura il 60% dei decessi. I giornali e la televisione di Dakar fornirono nei due giorni successivi ampissimi resoconti sulle decisioni del governo, mentre l’avvocato generale dello stato, Me El Hadji Diouf, iniziava a raccogliere un dossier sulle inadempienze dell’Ama. Nel documento sono elencate le irregolarità originarie del contratto, l’assoluta inadeguatezza del parco mezzi, secondo Diouf di poco inferiore al 20% rispetto a quanto necessario per onorare il contratto di servizio, il ritardo nel pagamento delle imprese subappaltatrici, il doppio ruolo di Moretti nelle società Alcyon e Ama. Il 5 ottobre viene rescisso il contratto. E i senegalesi cominciano a nutrire qualche dubbio sui romani e sul buonismo di Veltroni. il 17 novembre 2005, si riunì invece il consiglio di amministrazione di Ama international che, al terzo punto dell’ordine del giorno, affrontava la tragicomica situazione del Senegal. Per la prima volta, a due mesi dall’epidemia, si riconosceva la gravità e la portata della tragedia che aveva colpito Dakar: 2141 casi di colera e 46 morti soltanto nelle due settimane dal 5 al 18 settembre. Per la prima volta si parlava dell’interruzione del contratto per iniziativa del governo senegalese, specificando che la società avrebbe subito un danno pari a 2,3 milioni di euro e che, grazie ai buoni uffici della banca mondiale, sarebbero stati messi in piedi dei negoziati per trovare una soluzione bonaria della vicenda.
    Il documento riconosceva come l’unica cosa che si era riusciti ad ottenere fosse stata una sospensiva, provvisoria, della disdetta del contratto, per consentire la verifica ad un tavolo negoziale della possibilità di pervenire ad una soluzione bonaria. Nel frattempo, come si legge nella delibera, era stata sospesa l’operazione dell’aumento di capitale già decisa «in attesa di riscontrare un positivo atteggiamento da parte senegalese». Inoltre, «sempre a fronte dell’intervenuta risoluzione contrattuale», si era già costretti a fronteggiare «il venuto meno merito di credito da parte di fornitori e istituzioni bancarie locali». Ama Senegal aveva anche predisposto un «atto aggiuntivo» per aggiornare il contratto originario. Ma il governo non ritenne questa posizione ancora accettabile.
    A tutt’oggi «sono in corso valutazioni tecniche con il governo senegalese e Ama international è in attesa di conoscere gli orientamenti della controparte circa la effettiva volontà di riprendere la gestione contrattuale. In mancanza di tale definizione positiva ovvero in presenza di ritardi significativi nell’adozione di tale decisione, Ama international si è comunque riservata la possibilità di procedere con l’arbitrato internazionale».
    Traduzione: non solo ti faccio scoppiare il colera, ma «se nun me paghi te faccio causa». Come è buonista lei, avranno pensato fantozzianamente i tanti senegalesi vittime di questo casino. Ama Senegal ha i conti bloccati dalle banche locali, è assediata dai creditori, continua a non gestire il servizio, lamenta perdite per 2,3 milioni di euro. Il supermanager Moretti si è fatto conferire pieni poteri per trascinare il governo senegalese davanti al tribunale di Parigi, foro competente per le controversie, secondo quanto previsto dal contratto, se il negoziato non avrà buon esito. Non è inutile rammentare che non doveva essere esattamente questo l’intento di Veltroni quando promosse gli spettacoli del 15 e del 17 aprile del 2004 a Roma . Infatti i concerti di Youssou N¹dour, cantante e artista senegalese di grande fama, era giunto nella nostra città per festeggiare l’impegno dell’Ama a Dakar. Chissà se ci tornerà ancora e con l’animo così impregnato di buonismo quando saprà che le aziende del comune di Roma ora vogliono citare per danni il suo paese dopo avere probabilmente contribuito a provocare in loco un’epidemia di colera e di dissenteria. Come si diceva una volta a Roma: troppa grazia Sant’Antonio. Anzi Santo Valter.


    [Data pubblicazione: 06/01/2006]
    Questa è veramente grossa.

 

 

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