Mi pare che la sinistra stia superando la Lega in tema di federalismo. E' chiaro che si tratta di un federalismo non competitivo, perequativo, "sociale" per usare un termine di cui si abusa.
Ma forte è la sensazione che certe iniziative, come la rete del nuovo municipio, l'opposizione alla TAV, l'uso delle autonomie locali in funzione dell'affermazione dei nuovi diritti (al di là delle idee in merito), la forte contestazione nei confronti di leggi finanziarie che penalizzano il welfare locale e di ogni riappropriazione indebita di funzioni da parte dello Stato, a cui possiamo aggiungere il sostegno all'introduzione delle De.Co. per i prodotti agro-alimentari o l'idea dell'obiezione fiscale alle spese militari, stiano pian piano ricreando un legame fra un certo socialismo federalista, di carattere neo-municipalista, e il progressismo.
E' chiaro che questo federalismo, si può obiettare, non ha nulla a che vedere col riconoscimento di un'identità padana e non sposta l'asse della discussione sul piano del diritto dei popoli, né su quello fiscale molto caro al padano medio... Ma la Lega si? Ha ancora qualcosa da spartire con tutto ciò?
Vuoi vedere, dico io, che a livello di autonomismo (capacità da parte dei soggetti di dare leggi a sé) la sinistra sta superando la "nuova destra" di cui la Lega vorrebbe essere alfiera ITALIANA? L'articolo "belleriano" citato in un altro thread, scritto dall' orionista, pare rimarcare questo timore: il timore di un'offensiva da sinistra in merito a temi che la Lega, per connivenze governative e per l'evoluzione della coscienza di classe (borghese), non riesce più a veicolare con forza e convinzione.
Anche la devolution rimane qualcosa di etereo: non si capisce quale impatto "rivoluzionario" avrà sulla vita dei cittadini, non modificherà radicalmente i rapporti fra lo Stato e il cittadino, fra il centro e la periferia, non metterà in discussione la tecnocrazia di cui lo Stato, odiernamente, si fa interprete.
Evidentemente la Lega deve prendere atto che la devolution ha senso se, con la riduzione di scala, si avvia un processo attraverso cui si modificheranno i rapporti interni alla stessa offerta sociale, si avvieranno nuovi processi di partecipazione politica, si valorizzeranno economie locali e non semplicemente distrettuali, si creeranno gli strumenti per pensare il territorio con quella sensibilità che le attuali istituzioni non hanno mai dimostrato, accecate da un controllo totale e strumentale della sua esistenza.
Ma tutto ciò, purtroppo, non sembra interessare il padano medio, che rimane ancora legato al senso comune borghese secondo cui il benessere coincide con il P.I.L. o, al massimo, con l'abbassamento del tasso di reati sociali, che non conosce né si interessa alla presenza di dis-economie fin quando queste non intaccano i suoi interessi, che nel ruolo di vassallo dei poteri economici si trova sempre a suo agio.
Poichè la Lega, più che movimento capace di far cultura, è agenzia elettorale, temo davvero che l'involuzione centralista sia inevitabile.




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), la lega deve usare il suo peso alleandosi in una coalizione come la cdl, che ha bisogno di lei per riuscire a vincere, in modo che possa estorcere ai propri alleati di governo qualche riforma in senso federale, oppure mettersi in una coalizione che supererebbe comunque l'avversario e che quindi potrebbe scaricare la lega in qualsiasi momento senza esaudire alcuna richiesta?