93.837 morti non lontano da qui
di Ennio Remondino*
A dieci anni dalla fine della guerra in Bosnia, sono finalmente disponibili i dati documentati sulla dimensione di quel macello. 200 mila, 250 mila morti, diceva sino a ieri l'inutile propaganda politica costruita attorno al massacro. Secondo il Centro di ricerca e documentazione di Sarajevo (RCD) diretto da Mirsad Tokaca, le vittime della guerra civile nel cuore dei Balcani jugoslavi si avvicinano in realtà alle 100 mila. Una cifra da brivido che non richiedeva certo moltiplicatori demagogici. Dati ancora incompleti, precisa il dottor Tokaca, ma sostanzialmente vicini alla verità finale. 93 mila 837 morti accertati sino a dicembre, il cui conteggio completo dovrebbe concludersi entro il marzo di quest'anno. Di quelle vittime accertate, in larghissima parte civili, il centro di documentazione storica ci offre anche la ripartizione per appartenenza nazionale-etnica. 63 mila 687 morti sono Bosniacchi, quei cittadini di religione musulmana che risultano le principali vittime del conflitto col 67,87 per cento di tutti i morti accertati. 24 mila 216 le vittime serbe, pari al 25,8 per cento dei morti. 5 mila 57 le vittime di origine croata (5,39%) e 877 (0,93%) i morti di "Altre nazioni o etnie", cittadini bosniaci frutto di matrimoni misti autodefinitisi "jugoslavi" al censimento del 1991, o stranieri.
Le percentuali che accompagnano i numeri assoluti sono il risultato di miei calcoli. Nessun cinismo contabile, ma un aiuto a comprendere meglio la dimensione di quanto è accaduto dieci anni fa a tre passi da casa nostra. Una cifra per tutte, prima di approfondire. Le principali vittime di quella guerra civile sono stati i bosniacchi, allora definiti come "musulmani". Abbiamo calcolato che i 63 mila 687 morti di quella parte, rappresentassero il 3,36 per cento di tutta la popolazione musulmana registrata nel censimento 1991 in Bosnia. Abbiamo provato a trasferire quei numeri da ragionieri, nella dimensione della nostra realtà italiana. Quel trascurato e dimenticato macello bosniaco, se trasferito a casa nostra e sul numero dei nostri abitanti, avrebbe prodotto quasi 2 milioni di morti. Moltiplicando per due o per tre i nostri caduti nelle due guerre mondiali del '900. Oppure possiamo immaginare una guerra che cancelli assieme tutta la popolazione della nostra quattro regioni meno abitate, Valle d'Aosta, Molise, Basilicata e Trentino (1.989.000 di abitanti). Oppure tutti gli abitanti di Firenze, Venezia, Verona, Bologna, Genova, e Trieste assieme.
Chiarita attraverso questo confronto terrorizzante la dimensione del dramma bosniaco, proviamo ad analizzare con un minimo di razionalità quelle cifre. Innanzitutto l'identità etnica della popolazione della Bosnia. I dati disponibili sono sovente contradditori fra loro. Per esempio, il censimento 1991 (l'ultimo censimento della Jugoslavia), ci dice 4 milioni e 300 abitanti, di cui il 44% s'è dichiarato "musulmano", il 31% di origine serba, il 17% di origine croata, mentre il 6% s'è dichiarato "jugoslavo". Secondo i dati forniti dalla Cia, l'agenzia americana di spionaggio, nel suo World Factobook del 2000, gli abitanti rimasti dopo la guerra civile sarebbero al 48 per cento bosniacchi, 37,1% serbi, 14,3% croati e 0,6% "altri".
Crescono dunque percentualmente le due etnie principali (bosniacchi e serbi), mentre calano vistosamente i croati e quasi scompaiono gli "altri". Fatto salvo il fenomeno dell'emigrazione, ancora da valutare, risulta evidente come la guerra abbia spinto quel 6 per cento di "jugoslavi" ad identificarsi in una etnia di parte. In mancanza di studi documentati sul fenomeno, non è possibile neppure definire l'attuale numero di cittadini bosniaci realmente residenti sul territorio. Per esempio, i dati WinkipediA 2001, ci dicono di 3 milioni e 922 mila 205 bosniaci (-380 mila abitanti rispetto al 1991). Altri dati riferiti al 2005 ci dicono di un lieve incremento della popolazione (forse rientri di profughi dall'estero), con 4 milioni e 25 mila abitanti. Ma le cifre da esaminare con maggiore attenzione, visto che sono anche le prime attendibili, sono quelle delle vittime della guerra civile. Alcuni elementi balzano immediatamente all'occhio.
L'identità delle vittime principali: i bosniacchi (musulmani) con più di 63 mila morti. L'altra parte principale in conflitto, a sua volta segnata da un numero elevato di morti (quasi 25 mila), è quella serba. Come a dire che un morto su quattro, in Bosnia, era serbo. I 5 mila morti croati, frutto della somma del conflitto sia contro i serbi che contro i bosniacchi, relegano gli scontri in Erzegovina, ai margini della dimensione complessiva del conflitto. I dati resi noti servono a diradare dai fumogeni della propaganda e dell'occultamento, una tragedia che non ottiene oggi neppure la dignità della memoria e dell'indignazione.
Per i criminali di guerra, è al lavoro il Tribunale internazionale dell'Aja. Mancano i numeri dei milioni di profughi, dei senza casa, dei senza patria, delle popolazioni trasferite dalla pulizia etnica e di quelli emigrati per nuovi confini inventati da statisti improvvisati e diplomazie indifferenti. Sappiamo invece delle oltre 20 mila donne bosniache stuprate, e dei circa 500 figli nati da quelle violenze. Hanno 10, 11 anni oggi, e quelli che hanno ancora una famiglia, godono dell'aiuto di 18 euro al mese. Con i milioni di dollari che si scopre oggi sono stati rubati da alcuni governanti bosniaci dagli aiuti internazionali, l'indignazione di chi l'eroismo dell'allora Sarajevo multietnica della guerra l'ha vissuto dall'interno, si trasforma in rabbia incontenibile.
Vittime bosniache documentate al dicembre 2005
Totale 93.837
Bosniacchi 63.687 67,87%
Serbi 24.216 25,81%
Croati 5.057 5,39%
Altri 877 0,93%
Popolazione bosniaca
- Dal censimento 1991, 4.300.000 abitanti, di cui:
44% bosniacchi, 31% serbi, 17% croati, 6% jugoslavi.
- Dati del CIA World Factbook anno 2000.
48% bosniacchi, 37,1 serbi, 14,3 croati, 0,6 altri.
- Dati WikipediA 2001, 3.922.205 abitanti.
- Dati 2005, 4.025.476 abitanti.
Percentuale vittime, sulla base della popolazione etnica 1991
Bosniacchi 3,36 %
Serbi 1.81 %
Croati 0,69 %
Altri 0,34 %
* (da "Il Manifesto", 7 gennaio 2006)




Rispondi Citando
