
Originariamente Scritto da
ragazzosemplice
da
www.arcoparma.it
SOGNO DELLA NOTTE DI NATALE
"Quando si sogna da soli è solo un sogno.
Quando si sogna insieme è la realtà che comincia"
Abbiamo un sogno: una chiesa senza paure, senza fobie. Una chiesa che guardi negli occhi sorridendo la gente e parli le parole liberanti e responsabilizzanti di Cristo; che pensando ai suoi ministri veda necessaria un'esperienza di fede aperta al Mistero e perciò povera di tutto il resto, denaro, potere, partiti politici, consensi... non disincarnata però, che sappia usare tutto, ma che non si attacchi a niente; che abbia ministri, e ministre, coniugati o casti, che nell'intimo della coscienza amino con passione erotica "quel soffio di vento leggero" che fece coprire il volto ad Elia e siano talmente pieni di amore e così educati alla pienezza, che sappiano passare nel giardino di Dio curando tutti i fiori senza alcuna distinzione.
Sogniamo una chiesa che non si specchi come Grimilde, la matrigna di Biancaneve, negli specchi del mondo ma abbia fisso lo sguardo "oltre"e fondi il proprio destino sulla volontà del Padre, la vera obbedienza ultima e intima; una chiesa che veda compassionevolmente tutto e guardi oltre. Una chiesa che riconosca che non può esprimersi su tutto, che sappia riconoscere che si dimostra ignorante ed offensiva verso gli omosessuali quando li confonde con i pedofili, o quando li ingiuria considerandoli solo dominati dal sesso, quasi fossero degli animali, non riconoscendo loro quella naturalità, quell'essere tali nel profondo, che è loro, alla pari di altre naturalità più accettate perché largamente maggioritarie; una comunità che ci ami per ciò che siamo nella nostra diversità, nella nostra personale unicità.
Sogniamo una chiesa che comprenda, non che debba essere compresa da un mondo che tante volte è così lontano dalle sue logiche; che non si accanisca sulla sessualità in modo così ossessivo ed arrogante, che non urli cercando di spaventare e forse anche per inculcare qualche senso di colpa. Sogniamo una chiesa dentro la quale anche per noi omosessuali, maschi e femmine, fedeli e religiosi, ci possa essere un posto, non concessoci per pietà e commiserazione personale con contemporanea condanna per ciò che siamo e successiva impossibile "guarigione" da ciò che malattia non è, ma riconosciutoci apertamente e ufficialmente in modo che tale ufficialità aiuti la società tutta a crescere nella lotta alla discriminazione di una minoranza.
Sogniamo dei vescovi che facciano una pastorale per noi, non contro di noi, che ci prendano per mano per camminare insieme sulla strada del Vangelo e che siano così d'esempio ai loro preti. Sogniamo infine di riposare dopo tanti secoli di fatica, di risollevarci dopo tante delusioni, di essere felici dopo tante sofferenze.
Il sogno continua ed essendo in tanti a fare lo stesso sogno, ne siamo convinti, prima o poi, diventerà realtà.