L’anticristo (parte I)
Agostino Lémann
Riportiamo (su gentile indicazione di un nostro lettore) il breve saggio su «L’anticristo» (pubblicato nel 1908) di Agostino Lémann, ebreo francese nato nel 1836 e morto nel 1909. Si convertì al cattolicesimo, fu ordinato sacerdote e scrisse, spesso assieme al fratello gemello Giuseppe (anch’egli ordinato sacerdote, nato nel 1836 e morto nel 1915) numerose opere destinate a chiarire la storia cristiana ai loro fratelli di etnìa e di cultura. Il testo è arricchito da una introduzione del cardinale Rafael Merry del Val y Zulueta (1865 -1930) che fu, dal 1903 al 1914, cardinale Segretario di Stato sotto Papa San Pio X. Nel 1914 sarà nominato Segretario del Sant’Uffizio.
Lo scritto è oggi di grande attualità, anche se i tempi di Dio non sono i tempi degli uomini, perché la grande «apostasia» predetta da San Paolo sembra si stia diffondendo ed affermando in tutto il mondo.
La redazione
L’anticristo
Lettera del cardinale Rafael Merry del Val y Zulueta all’autore.
Illustrissimo Signore,
Per incarico del santo Padre, al Quale mi sono affrettato a rassegnare la copia che la S. V. Illma Gli destinava della sua nuova pubblicazione portante il titolo l’Antéchrist, ho il piacere di significarle il particolare gradimento, onde Sua Santità ha accolto siffatto omaggio. La Santità sua non ha dimenticata l’eccellente impressione, che Essa ebbe a riportare dall’altro lavoro da lei gentilmente offertole, lavoro che aveva per titolo: la Vierge et l’Emmanuel. Laonde l’Augusto Pontefice è stato assai lieto che il recente scritto Gli abbia pôrto occasione di tornare a compiacersi degli eruditi studi da lei fatti per tanta serie di anni sopra la Sacra Scrittura e sulla tradizione ecclesiastica. Congratulandosi poi con V. S. per lo zelo con cui ella ha Sempre disimpegnato i gravi doveri della sua Cattedra presso cotesta Facoltà cattolica, e felicitandosi altresì per il dotto lavoro, con cui le è piaciuto coronare i molti lustri del suo coscienzioso insegnamento, il Santo Padre le ha impartita con tutto il cuore una Speciale Benedizione Apostolica. Mentre godo di renderla di ciò intesa, la ringrazio per l’esemplare dell’anzidetta pubblicazione a me cortesemente donato, e con sensi di distinta stima passo a raffermarmi
di V. S. Illma
Affez.mo per servirla
R. Cardinal Merry del Val
Capitolo I
Introduzione
L’apostasia
Sommario: I Lettera di San Paolo ai Tessalonicesi; II Allocuzioni ed encicliche di Leone XIII; III Prima Enciclica di Pio X; IV I due Pontefici denunziano l’apostasia; V L’apostasia finirà nell’Anticristo.
I Quasi duemila anni fa la Chiesa di Tessalonica trovavasi nel disordine: alcuni falsi dottori avevano sparso che il mondo stava per finire. L’apostolo San Paolo, fondatore di quella chiesa, avendo saputo questo turbamento delle anime, prese la penna e, in una lettera rimasta celebre, la IIa ai Tessalonicesi, li rassicurò in questi termini: «Noi vi preghiamo, o fratelli, per la venuta del Signor nostro Gesù Cristo, e per l’adunamento nostro con lui, che non vi lasciate sì presto smuovere dai vostri sentimenti, nè atterrire, o dallo spirito, o da ragionamento, o da lettera come scritta da noi, quasi imminente sia il dì del Signore. Nessuno vi seduca in alcun modo; imperocchè (ciò non sarà) se prima non sia seguita l’apostasia e non sia manifestato l’uomo del peccato, il figliuolo di perdizione».
La calma tornò nella chiesa di Tessalonica; ma due annunzi erano stati fatti dall’Apostolo per istruzione dei secoli futuri: cioè che la fine del mondo non sarebbe avvenuta se prima non fosse seguita l’apostasia e non fosse comparso l’Anticristo o l’uomo del peccato. Dunque prima l’apostasia e poi l’Anticristo.
Or ecco che in mezzo al nostro secolo, profondamente turbato, sia dalle ribellioni della ragione umana contro la Fede, sia dagli assalti incessanti contro la Chiesa, sia finalmente dai provvedimenti molteplici e perfidi contro il cristianesimo degli individui, delle famiglie e delle nazioni, ecco che la parola apostasia, come l’ha pronunziata San Paolo, viene echeggiando dall’alto, cadendo a più riprese, come un avvertimento, dalle labbra o dalla penna de’ Romani Pontefici.
II Da prima è Leone XIII, che nel concistoro segreto del 30 dicembre 1889, si espresse, per la prima volta, così dinanzi ai cardinali:
«Venerabili fratelli, facilmente apparisce che vi ha il comune disegno d’impugnare la religione avita e, sotto gli auspici e la guida delle sétte perverse, strappare, se fosse possibile, dal seno della Chiesa l’intera nazione italiana... Ciò che noi vogliamo, è che sia conservata intera, come conviensi, la fede cristiana; giacchè la conservazione appunto di questa è messa in pericolo, quando coloro che presiedono al governo del popolo assegnano allo Stato l’ufficio di vendicare all’umana ragione un primato senza misura e senza legge: il che, tolte le lustre, altro non è che rigettare totalmente ciò che da Dio è stato rivelato, ed apostatare assolutamente dalla Chiesa... Non par vero che a questo estremo siasi pur finalmente arrivati».
Una seconda volta, lo stesso Pontefice denunziò l’apostasia in una protesta indirizzata a S. E. il cardinal Rampolla del Tindaro, suo segretario di Stato: «Lo scopo ultimo della occupazione di Roma, non diciamo nella mente di quanti vi cooperarono, ma delle sétte che ne furono i primi motori, non è, o almeno non è tutto nel compimento dell’unità politica. No: quell’atto di violenza, che ha pochi esempi nella storia, doveva, nei secreti settari, servire come mezzo ed esser preludio di un assunto più tenebroso. Se si stese la mano a squarciare le mura della metropoli civile, fu fatto per meglio battere in breccia la città sacerdotale: e per sortire l’intento dì assalire da vicino la potestà spirituale dei Papi, incominciossi dall’abbatterne quel propugnacolo terreno... Son cinque lustri che, guardandosi attorno, Roma vede padroni del campo gli oppugnatori delle istituzioni e delle credenze cristiane. Diffusa ogni più malvagia dottrina: vilipesi impunemente la persona e il ministero del Vicario di Dio: contrapposto al dogma cattolico il libero pensiero, e alla cattedra di Pietro il seggio massonico. E appunto a questo insieme nefasto d’idee e di fatti si è preteso novellamente di dar sembianza di dritto ed essere di stabilità, mediante il suggello di una nuova legge e le clamorose manifestazioni che secondarono, capitanate a viso aperto dalla setta nemica di Dio. E’ forse questo il trionfo della causa italiana, o non piuttosto l’avvenimento dell’apostasia?».
Una terza volta Leone XIII alzò la voce nella grave allocuzione da lui pronunziata nel Concistoro del 15 aprile 1901: «Venerabili Fratelli, ci turba profondamente il pensiero che le contrarietà e gli ostacoli, onde si circonda il cattolicismo, non solo non si attenuano, anzi d’una in altra parte d’Europa come per contagio si estendono... Domina in questo momento il disegno manifesto dei nemici della Chiesa di muovere la più fiera guerra alle cattoliche istituzioni; e a tal fine si direbbe che abbiano stretto fra loro una lega intestina. Ne son prova i fatti molteplici che si van ripetendo da più parti, la concitazione cioè delle plebi, le violente chiassate e le minacce che si lanciano pubblicamente, gli scritti eccitatori delle passioni popolari, e le ingiurie scagliate senza ritegno contro le cose e le persone più venerande. Tutti questi sono foschi indizi del futuro, nè è lungi dal vero il timore che alle presenti calamità altre anche più calamitose abbiano da seguire. Tuttavia quali si sieno gli affanni e la battaglie che il domani arrecherà, la Chiesa, fidata in Dio, non incontrerà nè subirà cosa alcuna per cui abbia a temere per sè. Hanno da temere i Governi, che non vedono dove s’incamminano, ha da tremare la società civile, che a tanto maggiori pericoli va incontro, quanto più si distacca da Cristo liberatore».
Nello stesso anno 1901 in una lettera in data del 29 giugno e indirizzata ai Superiori generali degli ordini e istituti religiosi, Leone XIII insisteva ancora sul pericolo dell’apostasia:
«Non è a meravigliarsi, scriveva il chiaroveggente Pontefice, che contro gli ordini ed istituti religiosi, come in altri tempi, imperversi la Città del mondo, massime quella setta che, con sacrileghi patti, è più strettamente avvinta al principe stesso di questo mondo, e più servilmente gli ubbidisce. Pur troppo nei loro disegni lo sbandeggiamento e l’estinzione degli Ordini religiosi è un’abile mossa a condurre innanzi il meditato proposito dell’apostasia delle nazioni cattoliche da Gesù Cristo».
Un quinto ed ultimo avvertimento, Leone XIII lo dette piangendo in mezzo al sacro Collegio in risposta ad un indirizzo del cardinal Oreglia, relativo al sovvertimento legale delle Congregazioni:
«Violate già in cento guise le ragioni della Chiesa e del nome cattolico, ecco andar oltre per la stessa via, sino al sovvertimento legale di sante istituzioni cristiane... Ah, non è sincero amore di pubblica prosperità o d’incrementi civili, che muove gli artefici di tali sciagure: ciò che si vuole e si cerca, è il crollo degli ordini cristiani e la ricostituzione degli Stati sulle basi del naturalismo pagano. Se sta scritto in cielo che tra siffatte amarezze quest’ultima reliquia si estingua della Nostra giornata, chiuderemo in rassegnazione le stanche pupille benedicendo il Signore, ma colla persuasione in cuore fermissima che, venuta l’ora della misericordia, sorgerà egli stesso a salute delle genti, assegnate in retaggio all’Unigenito di Dio».
E Leone XIII, il vegliardo del Vaticano, s’addormì, nella pace del Signore, il 20 luglio 1903.
III La prima Enciclica del nuovo Papa, indirizzata al mondo cattolico, riveste un carattere di solennità eccezionale. Il cardinal Sarto, patriarca di Venezia, successe a Leone XIII. Ascese e si assise nella cattedra di San Pietro sotto il nome venerato ed amato di Pio X. Egli dunque si rivolse a tutti i Patriarchi, Primati, Arcivescovi, Vescovi ed altri Ordinari in pace e comunione colla Sede Apostolica. Ecco ciò che loro disse:
«Nel rivolgervi la prima volta la parola dalla cattedra del supremo apostolato, alla quale, per inscrutabile disposizione di Dio, fummo elevati, non fa d’uopo che ricordiamo con quali lacrime e calde istanze ci adoperammo di allontanar da Noi questo formidabile peso del pontificato... Per passarci di ogni altro motivo, ci atterrivano sopra ogni cosa le funestissime condizioni, in cui ora versa l’umano consorzio. Giacchè chi non iscorge che la società umana, più che nelle passate età, trovasi ora in preda ad un malessere gravissimo e profondo, che, crescendo ogni di più e corrodendola insino all’intimo, la trae a rovina? Voi comprendete, o Venerabili Fratelli, quale sia questo morbo: l’apostasia da Dio... Ai nostri giorni veramente contro il proprio Creatore fremettero le genti e i popoli meditarono cose vane ; talchè è comune il grido dei nemici di Dio: Allontanati da noi. E conforme a ciò, vediamo nei più degli uomini estinguersi ogni rispetto verso Iddio eterno, senza più riguardo al suo supremo volere nelle manifestazioni della vita privata e pubblica; che, anzi, con ogni sforzo, con ogni artifizio si cerca che fin la memoria di Dio e la stia conoscenza sia dei tutto distrutta. Chi tutto questo considera, bene ha ragione di temere che siffatta perversità di mente sia quasi un saggio e forse il cominciamento dei mali, che agli estremi tempi son riserbati, e che già sia nel mondo il figlio di perdizione di cui parla l’Apostolo. Tanta infatti è l’audacia e l’ira, con cui si perseguita da per tutto la religione, si combattono i dogmi della fede, e si adopera sfrontatamente a sterpare, ad annientare ogni rapporto delliuomo colla Divinità! In quella vece, ciò che appunto, secondo il dire del medesimo Apostolo, è il carattere proprio dell’Anticristo, l’uomo stesso con infinita temerità, si è posto in luogo di Dio, sollevandosi sopra tutto ciò che chiamasi Iddio; per modo che, quantunque non possa spegnere interamente in se stesso ogni notizia di Dio, pure, manomessa la maestà di lui, ha fatto dell’universo quasi un tempio a sè medesimo per esservi adorato. Si asside nel tempio di Dio, mostrandosi quasi fosse Dio».
IV Bisogna convenirne. Il linguaggio energico di Pio X fa sèguito ai gravi avvertimenti di Leone XIII. E’ l’apostasia in marcia che i due Pontefici denunziano con perspicacia e fermezza affatto apostolica L’apostasia! profetata da San Paolo. Non si tratta, infatti, sia nel linguaggio dell’Apostolo, sia in quello dei Romani Pontefici, d’un’apostasia, cioè di una defezione parziale, limitata, ma, secondo l’espressione energica del greco, l’apostasia!, coll’articolo definitivo, cioè l’apostasia per eccellenza, consistente nella defezione delle nazioni e di un gran numero di cristiani, che si separeranno apertamente dalla Chiesa e da Gesù Cristo. E quest’apostasia, i due Papi ce la mostrano in marcia. Leone XIII cominciò col denunziarne gli autori, additarne lo scopo, i mezzi impiegati, le tappo percorso. Gli autori sono il Principe del mondo, Satana, e, sotto il suo governo, la setta perversa del Framassoni, nemica di Dio.
Il fine è la distruzione delle istituzioni cristiane, la religione degli avi rigettata, la ricostituzione degli Stati sulle basi del naturalismo pagano. I mezzi impiegati sono la ragione umana eretta in sovrana e senza legge, la soppressione d’ogni insegnamento cristiano, l’estinzione degli Ordini e Istituti religiosi, l’assoggettamento dei sacerdoti fedeli, la separazione della società civile dalla Chiesa. Le tappe già percorse sono la presa di Roma, baluardo terrestre della potenza spirituale, il seggio massonico opposto alla cattedra di Pietro, il contagio che si è propagato da un punto all’altro dell’Europa, e l’apostasia ufficiale, nazionale della Francia, per la separazione della Chiesa dallo Stato. Il lamento di Leone XIII emesso, sul declinar della sua vita, nel concistoro del 24 dicembre 1902, si sarebbe avverato: uno Stato, la Francia, si sarebbe ricostituita sulle basi dei naturalismo pagano! Tutto ciò, Pio X l’ha riassunto nella sua prima Enciclica. Ritornando egli sulla parola apostasia, caduta tante volte dalle labbra e dalla penna di Leone XIII, non ha esitato, come il suo augusto predecessore, di pronunziarla nuovamente, l’11 giugno dell’anno 1905, nella sua Lettera Enciclica ai vescovi d’Italia sull’Azione cattolica: «Continui strappi si vanno facendo alle pacifiche conquiste della Chiesa, tanto più dolorosi e funesti, quanto più la società umana tende a reggersi con principi avversi al concetto cristiano, anzi ad apostatare interamente da Dio».
Ma Pio X è andato ancora più oltre. Denunziata l’apostasia, egli ha avuto la fermezza d’indicare ciò che accadrebbe, se andasse ogni dì più crescendo. Citiamo di nuovo le gravissime parole della sua prima Enciclica: «Chi tutto questo considera, bene ha ragione di temere che siffatta perversità di menti sia quasi un saggio e forse il cominciamento dei mali, che agli estremi tempi son riserbati: e che gia sia nel mondo il figlio di perdizione, di cui parla l’Apostolo».
V L’Anticristo! Ecco dove finirà l’apostasia, allorchè avrà raggiunto in estensione e perversità il grado assegnatole dalla pazienza divina. Ma le parole di Pio X lascerebbero forse intendere che l’Anticristo sarebbe già nel mondo? Non si potrebbe affermarlo con certezza. Esso devonsi veramente interpretare secondo i testi seguenti di san Giovanni: «Siccome udiste che l’Anticristo viene, anche adesso molti sono diventati anticristi».
«Qualunque spirito che divida Gesù, non è da Dio: e questi è un Anticristo, il quale avete udito che viene, e già fin d’adesso è nel mondo». «Molti impostori sono usciti pel mondo, i quali non confessano che Gesù Cristo sia venuto nella carne: questi tali sono impostori ed Anticristi». Come nel passato il vero Cristo, Signor nostro, ha avuto dei precursori, che erano suoi tipi e figure profetiche: Abele, Isacco, Giuseppe, Davide, Giona, ecc.; così per una permissione divina, l’Anticristo ha pure i suoi: Antioco Epifane, Nerone, Diocleziano, Galerio, Giuliano Apostata, Maometto, ecc. Ai nomi di questi precursori nel passato, altri se ne potrebbero aggiungere nel presente. Ma ciò che v’ha di doloroso e di grave si è che la società umana, incredula ed ostile, si trasforma essa medesima, secondo l’osservazione di Pio X, in vero Anticristo.
«Tanta è l’audacia e l’ira con cui si perseguita da per tutto la religione, si combattono i dogmi della fede, e si adopera sfrontatamente a sterpare, ad annientare ogni rapporto dell’uomo colla Divinità! In quella vece, ciò che appunto, secondo il dire del medesimo Apostolo, è il carattere proprio dell’Anticristo, l’uomo stesso, con infinita temerità, si è posto in luogo di Dio, sollevandosi sopra tutto ciò che chiamasi Iddio; per modo che, quantunque non possa spegnere, interamente in sè stesso ogni notizia di Dio, pure manomessa la maestà di Lui, ha fatto dell’universo quasi un tempio a sè medesimo per esservi adorato. Si asside nel tempio di Dio mostrandosi quasi fosse Dio».
Così si è espresso Pio X. Nei secoli passati, soltanto alcuni uomini perversi o sétte nefaste avevano rappresentato l’Anticristo: ai giorni nostri, è l’uomo in generale, è l’umanità ribelle che prende posto accanto agli antichi Anticristi, preparando l’Anticristo straordinario, l’Anticristo propriamente detto. E’, infatti, manifestamente annunziato questo Anticristo propriamente detto. Se, ne’ testi citati più sopra, San Giovanni non si occupa che degli uomini perversi, i quali, animati dallo spirito dell’Anticristo, possono essere considerati come suoi precursori e meritano di portarne il nome, egli lascia intendere, come pure Pio X, che verso la fine del mondo, qualcuno sorgerà ad esser l’avversario accanito di nostro Signore, suo rivale, secondo la parola Anticristo, che vuol dire contro il Cristo, avversario di Cristo. Chi sarà dunque quest’empio misterioso di cui certi uomini perversi non sarebbero stati che pallide figure?
Capitolo II
Tre ritratti dell’Anticristo tracciati profeticamente nella Bibbia
Sommario: I Ritratto nel libro di Daniele: Il piccolo corno crescente; II Ritratto nell’Apocalisse di San Giovanni: La Bestia; III Ritratto nella IIa epistola di San Paolo ai Tessalonicesi: L’uomo del peccato.
I Nella Bibbia si trovano tre ritratti dell’Anticristo. Il primo ritratto è nel libro di Daniele: Il piccolo corno crescente.
«Io stava osservando nella notturna visione, ed ecco una quarta bestia, terribile e prodigiosa e forte straordinariamente; ella avea grandi denti di ferro; mangiava e sbranava..., e aveva dieci corna. Io considerava le corna, quand’ecco un altro piccolo corno spunta in mezzo a queste; e tre delle prime corna le furono svelte all’apparire di questo; ed ecco che in questo corno erano occhi, quasi occhi di uomo, e una bocca che spacciava cose grandi... L’orrore mi prese: io, Daniele, rimasi atterrito per tali cose; e le mie visioni mi conturbarono. Mi appressai ad uno degli assistenti, ed a lui domandava la verità di tutte queste cose... Io bramava ardentemente di essere informato intorno alle dieci corna... e all’altro corno che era spuntato, all’apparir del quale erano cadute tre corna e come quel corno avesse occhi e bocca spacciante cose grandi, e fosse maggiore di tutti gli altri. Io stava osservando, ed ecco che quel corno faceva guerra contro dei santi e li superava... E l’angelo mi parlò così: ... I dieci corni saran dieci re; e un altro si alzerà dopo di essi, e sarà più possente dei primi; e umilierà tre regi. Ed ei parlerà male contro l’Altissimo e calpesterà i santi dell’Altissimo e si crederà di poter cangiare i tempi e le leggi; e saranno poste in mano a lui tutte le cose per un tempo, due tempi, e per la metà di un tempo. E il giudizio sarà assiso, affinchè si tolga a lui la potenza, ed ei sia distrutto e per sempre perisca».
In questo piccolo corno crescente i Padri, e specialmente Sant’Ireneo, Teodoreto, Lattanzio, San Girolamo, i commentatori moderni, Maldonato, Cornelio a Lapide, Calmet, ecc., e parecchi esegeti contemporanei, cattolici e protestanti, han veduto con buona ragione la figura dell’Anticristo. Il corno è il simbolo della forza e della potenza. Presso alcuni animali è esso la grand’arma offensiva e difensiva. Prima delle scoperte assiriologiche era assai difficile spiegare perchè Daniele avesse, a preferenza, usato questo simbolo per descrivere l’Anticristo. Oggi niente v’è di più naturale. In mezzo ai Caldei, tra cui viveva questo profeta, le statue degli dèi e dei re babilonesi portavano dei corni alle tiare. Disposti con grazia alla base di queste tiare e, sopraposti gli uni agli altri, formavano dei veri ornamenti. E dunque cosa naturalissima che l’ispirazione divina, volendo caratterizzare lo sviluppo e la potenza del dominio dell’Anticristo, abbia indotto Daniele, dimorante e scrivente in Babilonia, a rappresentarlo sotto il simbolo di un piccolo corno crescente.
II Il Secondo ritratto è nell’Apocalisse: La Bestia.
«Vidi Una bestia Che Saliva dal Mare, che aveva sette teste e dieci corna, e sopra le sue corna dieci diademi, e sopra le sue teste nomi di bestemmia. E la bestia ch’io vidi era simile al pardo, e i suoi piedi come piedi d’orso e la sua bocca come bocca di leone, ed il dragone diede ad essa la sua forza e il suo potere grande. E vidi una delle sue teste come piagata a morte: ma la sua piaga mortale fu guarita, e tutta quanta la terra con ammirazione seguì la bestia. E adorarono il dragone che dette potestà alla bestia; e adorarono la bestia dicendo: Chi è da paragonarsi colla bestia? E chi potrà combattere con essa? E fulle data una bocca per dir cose grandi e bestemmie; e fulle dato potere di agire per mesi quarantadue. Aprì adunque la sua bocca in bestemmie contro Dio, a bestemmiare il suo nome e il suo tabernacolo e gli abitatori del cielo. E fu conceduto a lei di far guerra co’ santi e di vincerli. E fulle dato potere sopra ogni tribù e popolo e lingua e nazione. E lei adorarono tutti quelli che abitano la terra, i nomi dei quali non sono scritti nel libro di vita dell’Agnello, il quale fu ucciso dal cominciamento del mondo».
In questo secondo ritratto l’Anticristo è rassomigliato ad una Bestia mostruosa. Non si può dubitare, infatti, che questa bestia, munita di tutta la potenza di Satana e adorata con lui, non sia la figura dell’Anticristo. Tale è stato il sentimento comune dei commentatori cristiani, dai tempi antichi sino a noi. L’uso di questa espressione la bestia, mostra che, nell’essere in questione, il carattere bestiale dominerà, invece dei sentimenti umani. La pelle del pardo, i piedi dell’orso e la gola del leone indicano ancora che esso riunirà in sè la scaltrezza, la ferocia e la forza. Ben a ragione, dunque, gli esegeti riconoscono egualmente nella Bestia dell’Apocalisse il simbolo della Città del male coi grandi imperi pagani in essa succeduti. Ma tutti questi imperi pagani della Città del male finiscono e si riassumono nella persona dell’Anticristo. I profeti presentano e comprendono spesso, sotto una sola figura parecchie cose, che succederanno in tempi diversi, quando esse hanno qualche rapporto tra loro. Rilevasi dalla spiegazione che fu data a San Giovanni in un’altra visione della Bestia, simbolo, questa volta, della Città del male: «L’angelo mi disse: Le sette teste sono i sette monti, sopra dei quali siede la donna, e sette sono i re (o imperi). Cinque caddero, uno è, e l’altro non è ancora: e, venuto che sia, dee durar poco". Tutta la malizia e tutta la potenza di questi differenti imperi, che si sono succeduti nella Città del male, figurata dalla Bestia e suoi accessori, si vedranno personificarsi e riepilogarsi in un solo individuo: nell’Anticristo. Ben a ragione, dunque, gli è stato attribuito il nome di Bestia.
III Il terzo ritratto è nella seconda lettera ai Tessalonicesi: L’uomo del peccato.
«Bisogna che prima sia seguita l’apostasia e sia manifestato l’uomo del peccato, il figliuolo di perdizione, il quale si oppone e si innalza sopra tutto quello che dicesi Dio, o si adora, talmente che sederà egli nel tempio di Dio, spacciandosi per Dio... E allora sarà manifestato quell’iniquo, cui il Signore Gesù ucciderà, col fiato della sua bocca, e lo annichilerà con lo splendore di sua venuta. L’arrivo del quale per operazione di Satana sarà con tutta potenza e con segni e prodigi bugiardi, e con tutte le seduzioni dell’iniquità per coloro i quali si perdono, per non aver abbracciato l’amor della verità per esser salvi. E perciò manderà Dio ad essi l’operazione dell’errore, talmente che credano alla menzogna, onde siano giudicati tutti coloro che non hanno creduto alla verità, ma si sono compiaciuti nell’iniquità». Questa volta, è l’uomo che appariva, con tratti precisamente designati, ma l’uomo avversario di Cristo e della Chiesa, l’uomo del peccato, il figliuolo di perdizione. «Nessun dubbio, dice Sant’Agostino, che l’Apostolo non parli qui dell’Anticristo».
Da questi tre ritratti profetici, confrontati tra loro, si posson trarre spiegazioni riguardo alla persona, al regno, alla persecuzione e alla fine dell’Anticristo. Queste spiegazioni noi le classificheremo nei seguenti paragrafi: Cose certe, cose probabili, cose indecise, cose fantastiche.
Capitolo III
Persona, regno, persecuzione, fine dell’Anticristo
Sommario: I Cose certe; II Cose probabili; III Cose indecise; IV Cose fantastiche.
Prima certezza: L’Anticristo sarà una prova per i buoni, un castigo per gli empi e gli apostati.
Prova: «Ecco che quel corno faceva guerra contro de’ santi e li superava». «E fu conceduto a lei (alla Bestia) di far la guerra coi santi e di vincerli».
Castigo: «L’arrivo di quest’empio apra luogo... con tutte le seduzioni dell’iniquità per coloro i quali si perdono, per non aver abbracciato l’amor della Verità per essere salvi. E perciò manderà Dio l’operazione dell’errore, talmente che credano alla menzogna, onde siano giudicati tutti coloro che non hanno creduto alla verità, ma si sono compiaciuti nell’iniquità».
Dio non pone la pietra d’inciampo sulla via dei cattivi, se non allorquando hanno proprio meritato la punizione: essi mettono allora il colmo ai loro delitti. E’, dunque, per una permissione divina che si avvererà la venuta dell’Anticristo. Per provare, da una parte, la fede degli eletti, per castigare, dall’altra, l’apostasia di un gran numero, Satana riceverà, come avvenne con Giobbe, la libertà d’esercitare, per un dato tempo, la sua funesta possanza contro il genere umano. Allora sorgerà colui che San Ireneo chiama il compendio di ogni malizia, e sorgerà quel tempo di persecuzione, di cui nostro Signore ha detto: «Grande sarà allora la tribolazione, quale non fu dal principio del mondo sino a quest’oggi, nè mai sarà».
Seconda certezza: L’Anticristo sarà un uomo, un individuo.
«Bisogna che prima si sia manifestato l’uomo del peccato».
L’Anticristo non è dunque una finzione, un mito, come una penna di critico leggero, quella di Rénan, si è sforzata di stabilire. Esso non deve inoltre esser confuso con una setta qualunque, una collezione d’empi, un centro d’ateismo, un periodo di persecuzione, come hanno pensato alcune anime pie. L’Anticristo sarà un vero individuo, una persona, che sorgerà, è vero, in un’epoca d’ateismo e di sétte perverse, ma, pur ritenendo legami stretti con queste sétte e con questo centro di ateismo, non lascerà d’essere una persona, un individuo «avente gli occhi di un uomo ed una bocca che proferiva grandi cose e bestemmie».
Terza certezza: L’Anticristo non sarà Satana incarnato, nè un demonio sotto apparenza umana, ma un membro della famiglia umana, un uomo, nient’altro che un uomo.
«L’uomo del peccato». Senza dubbio quest’essere sarà ispirato da Satana e sarà come il suo strumento; Satana sarà il suo consigliere e il suo ispiratore invisibile: gli presterà il suo appoggio, ma non sarà l’Anticristo egli stesso.
Quarta certezza: L’Anticristo sarà seduttore per certe sue qualità personali.
«Questo corno aveva occhi quasi occhi d’uomo e una bocca che spacciava cose grandi». «E fu data alla bestia una bocca per dir cose grandi». «E adorarono la bestia dicendo. Chi è da paragonarsi colla bestia?». «L’arrivo di quest’empio sarà con tutte le seduzioni dell’iniquità».
E’ un errore popolare quello di figurarsi l’Anticristo sotto apparenze ributtanti, come un compendio di tutto le laidezze fisiche. Questo proviene probabilmente dall’interpretazione data a questo passo dell’Apocalisse: «Io vidi una bestia ella saliva dal mare, che aveva sette teste e dieci corna, e sopra le sue corna dieci diademi, e sopra le sue teste nomi di bestemmia. E la bestia ch’io vidi era simile al pardo, e i suoi piedi come piedi d’orso, e la sua bocca come bocca di leone».
Lungi dal rappresentare l’esteriore fisico dell’Anticristo, questo passo simbolico non ha altro scopo che di darci un’idea della sua vasta potenza e dell’estensione del suo impero, cose di cui tra poco tratteremo. I diversi testi, che sono stati riportati, provano, al contrario, che la persona dell’Anticristo non mancherà di attrattive seduttrici. Infatti, la descrizione di Daniele fa risaltare gli occhi dell’Anticristo: «Questo corno aveva occhi quasi occhi d’uomo» è perchè gli occhi denotano l’intelligenza, la perspicacia, l’abilità. Ma fra le bellezze seduttrici, Daniele e l’Apocalisse s’accordano a descrivere, come più dannose, la bellezza della voce e dell’eloquenza. «E fu dato alla bestia una bocca per dire cose grandi». Cose grandi! Gli interpreti danno generalmente a queste espressioni il senso di parole strane, di parole d’orgoglio, di ribellione... di enormità. Ma la parola ebraica in Daniele significando «grandissimo», indica che si può trattare anche di parole sublimi, eloquenti, affascinanti. L’angelo decaduto avendo scelto l’Anticristo come capo visibile dell’ultima battaglia da combattersi contro Cristo e la sua Chiesa, gli comunicherà qualche cosa delle bellezze naturali e incomparabili che l’Eden contemplò un tempo con stupore in Lucifero, bellezze che a lui non furon tolte, ma di cui abusa per fare il male. Sotto questa influenza occulta, il sublime, nella bocca dei figliuolo di perdizione, s’unirà alla bestemmia; e questa tentazione del sublime sarà così attraente, che gli eletti stessi, se è possibile, saranno ingannati . V’ha di più: il ritratto, tracciato nell’epistola ai Tessalonicesi, lascia intravedere nell’Anticristo una potenza di seduzione più vasta di quella della voce e dell’eloquenza: con tutte le seduzioni dell’iniquità, vi è detto; per conseguenza, seduzione di una bella presenza e di un bel volto, seduzione di un bell’ingegno, seduzione di una falsa virtù, seduzione di prestigi e falsi miracoli uniti alla seduzione della voce e dell’eloquenza. Ed è, per questo che la terra, sedotta e in mezzo all’ammirazione griderà: Chi è da paragonarsi colla Bestia?
Quinta certezza: I principî dell’Anticristo saranno umili e poco osservati.
«Io considerava le corna, quand’ecco un altro piccolo corno spuntò in mezzo a queste».
L’espressione piccolo significa una potenza debole al suo principio; essa parrà da prima affatto trascurabile.
Sesta certezza: L’Anticristo crescerà e farà conquiste.
«Tre delle prime corna le furono svelte all’apparire di questo». «Questo corno era maggiore di tutti gli altri». «E l’angelo così mi disse: i dieci corni saran dieci re; e un altro si alzerà dopo di essi... e umilierà tre regi». L’Anticristo crescerà sino a diventar re, e re conquistatore. Tre de’ dieci corni, cioè tre degli Stati nati, smembrati dall’antico impero romano, cadranno sotto la sua potenza. Essi saranno svèlti all’apparire di esso; ebraismo che significa: svèlti da lui. E anche notato che l’aspetto del piccolo corno divenne maggiore di quello de’ suoi compagni. Questa denominazione di «compagni», applicata ai dieci corni indica che i dieci Stati esisteranno simultaneamente; l’Anticristo, undicesimo corno, è sorto e cresciuto in mezzo ad essi, e riesce ad abbatterne tre. Se è detto dall’Angelo che un altro si alzerà dopo di essi, l’espressione dopo di essi significa che l’Anticristo apparirà dopo la sparizione dei dieci re o dei dieci Stati, poichè, secondo il versetto 8 (quinta certezza), il piccolo corno (l’Anticristo) sorge, s’innalza in mezzo ai dieci Stati (ai dieci corni) e riesce ad abbatterne tre. Che significa dunque l’espressione dopo di essi? Significa che il regno dell’Anticristo deriverà dalla medesima sorgente degli altri suoi predecessori, cioè dalle rovine dell’antico impero romano.
Settima certezza: L’impero dell’Anticristo sarà universale.
«E fu dato potere alla Bestia sopra ogni tribù e popolo e lingua e nazione».
Quest’accumulamento di espressioni non lascia alcun dubbio sulla universalità dell’impero dell’Anticristo. Esso diventerà, o da sè medesimo o per mezzo de’ suoi luogotenenti, padrone del mondo. Si avrà allora la cattolicità dell’anticristianesimo dinanzi alla cattolicità della Chiesa.
Come nostro Signore meritò di riscattare col suo sangue l’umanità tutta intera, così l’Anticristo, in maniera opposta e per una permissione divina, estenderà per un dato tempo, il suo giogo di ferro e di empietà sopra ogni tribù e popolo e lingua e nazione. Le scoperte moderne, che abbreviano il tempo e fanno sparire le distanze, mostrano che «l’uomo del peccato» non mancherà dei mezzi per arrivare a questo dominio. Alla facilità delle comunicazioni, unirà al suo servizio la potenza, detta scientifica, con tutto ciò che v’è mischiato di antirazionale e di anticristiano. Concentrando così le forze dello spirito rivoluzionario, trascinerà le folle sempre pronte a seguire tutti i servaggi. Coll’appoggio che troverà nelle società anticristiane, questo nemico di Gesù Cristo potrà formare in breve tempo un impero gigantesco. Allora si avvereranno in tutta la loro pienezza quelle espressioni dell'epistola ai Tessalonicesi: Revelabitur ille iniquus, quest’empio si manifesterà: egli sarà in evidenza, la sua potenza risplenderà per ogni dove.
Ottava certezza: L’Anticristo farà una guerra accanita a Dio e alla Chiesa.
«E parlerà male contro l’Altissimo e calpesterà i santi dell’Altissimo e si crederà di poter cangiare i tempi e le leggi». «Ed essa (la Bestia) aprì la sua bocca in bestemmie contro Dio, a bestemmiare il suo nome e il suo tabernacolo e gli abitatori del cielo. E fu conceduto a lei di far guerra ai santi e di vincerli». Se si interroga la Tradizione e le si domanda in qual maniera avverrà, secondo i testi, la persecuzione dell’Anticristo, si alza Sant’Agostino e risponde: «La prima persecuzione (quella dei Cesari), fu violenta: per costringere i cristiani a sacrificare agli idoli, si proscrivevano, si tormentavano, si scannavano. La seconda, quella attuale, è insidiosa e ipocrita: gli eretici ed i fratelli sleali ne sono gli autori. Più tardi ne succederà unaltra, più funesta delle precedenti; perchè aggiungerà la seduzione alla violenza, e questa sarà la persecuzione dell’Anticristo». Subito il suo odio si rivolgerà contro Dio medesimo: «E la Bestia aprì la sua bocca in bestemmie contro Dio, a bestemmiare il suo nome e il suo tabernacolo e gli abitatori del cielo». Proibizione di rendere a Dio il menomo culto, proibizione di pronunziarne il nome, proibizione di comunicare colla Chiesa, suo tabernacolo vivente, proibizione di onorare i santi del cielo. Ma, al contrario, libertà di bestemmia contro Dio, libertà di bestemmia contro il suo nome, libertà di bestemmia contro la Chiesa, libertà di bestemmia contro i santi del cielo! Ma, tra tutte queste bestemmie, quelle proferite dall’Anticristo provocheranno un entusiasmo indescrivibile. Da un punto all’altro del mondo si spaccerà, si ripeterà: «Chi è da paragonarsi colla Bestia?». Tale sarà il grido di trionfo di empietà e d’orgia che farà rintronare l’aria! Grido selvaggio che sarà la più grande bestemmia di cui gli uomini si saranno resi colpevoli, poichè esso supporrà che tutto ciò che esiste e che viene da Dio sia inferiore alla Bestia, portavoce di Lucifero. E, insieme a questi attentati contro Dio, oppressione della Chiesa, oppressione di tutti coloro che vorranno rimanere fedeli a Gesù Cristo. Contro di essi ogni sorta d’iniqui provvedimenti.




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