non c'è speranza :-0008n
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non c'è speranza :-0008n
La Tesi di Cassiciacum si basa "a monte" sulla impossibilità dell'intelletto di aderire nello stesso momento a due proposizioni in contraddizione. Non vi è un giudizio sulla prima sede, ovvero sulla cattedra di Pietro. La prima sede non può essere giudicata. Vi è invece la ferma constatazione di una palese impossibilità di fare l'Atto di Fede, ovvero credere a quello che la Chiesa da ai fedeli da credere in virtù della sua Autorità. Giovanni Battista Montini, promulgando i documenti del Concilio Vaticano II pone il fedele nella condizione di non potere aderire. Il fedele infatti solo aderisce, ma con intelletto. Se non ci fosse una adesione con atto della volontà e dell'intelletto, ovvero in piena avvertenza e con deliberato consenso, alla dottrina tutta che il Magistero insegna, non ci sarebbe il libero arbitrio, che Iddio ci ha dato solo per aderire a lui, non per fare il male. Questa impossibilità è spiegata bene in questo breve opuscolo che puoi leggere cliccando sopra le immagini: http://www.webalice.it/daniele78/Cen...i_Leone_X.htmlCitazione:
Originariamente Scritto da Samuele
Per i sedevacantisti "totali" invece basta, diciamo così, questo documento del Magistero: Bolla di Papa Paolo IV del 1559, Cum ex apostolatus
E dicono: Per queste ragioni (nuova messa, documenti CVII, ecc.), e suffragati dalla dichiarazione del Codice di Diritto Canonico del 1917, per la Bolla di Papa Paolo IV del 1559, Cum ex apostolatus, per l’opinione di un grandissimo teologo nonchè principe della Chiesa, S. Roberto Bellarmino nel De Romano Pontifice, per il giudizio di tutti gli antichi Padri, che insegnano che gli eretici manifesti perdono immediatamente ogni giurisdizione, per la dichiarazione di Papa Innocenzo III, citato dal teologo Billot nel suo Tract. De Ecclesia Christi, per la dichiarazione del Gaetano: CONSTATIAMO CHE, OGGI, LA SEDE DI PIETRO SIA VACANTE.
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Sulla questione prima sede e petizione di principio leggiamo cosa dice Don Francesco Ricossa (superiore dell'Istituto Mater Boni Consilii)
Petizione di principio
La Petizione di principio è un sofisma secondo il quale per arrivare ad una conclusione bisogna dare per provato ciò che si deve dimostrare.
In questo caso l’impossibilità consisterebbe nel dimostrare che Giovanni Paolo II non è papa:
In effetti è impossibile giudicare il papa.
Come si può portare a priori il giudizio sul papa?
Per risolvere questa difficoltà non è sufficiente avanzare dei testi e delle dimostrazioni che dimostrino esistere una contraddizione, perché colui che pone l’obiezione nega a priori, prima ancora di prendere in esame la difficoltà, anche la semplice possibilità che la difficoltà ci sia.
Bisogna quindi risolvere questa difficoltà.
La prima risposta che può essere data viene dal fatto che i teologi ed i papi, Innocenzo III e tanti altri, hanno ammesso la possibilità teorica, o perlomeno la non impossibilità, che si verifichi il caso di un papa eretico.
La Tesi di Cassiciacum non segue questa via per dimostrare che GPII non è vero papa, e tuttavia questa eventualità (senza che nessuno in passato si sia mai opposto a questa ipotesi) è ammessa dalla teologia cattolica e dagli autori approvati, perciò anche soltanto questa possibilità è sufficiente a distruggere l’obiezione che ci viene posta.
Infatti, come potrebbe un non papa, cioè qualcuno che è inferiore al papa, constatare che il papa è eretico? In effetti secondo questa teoria e/o ipotesi, che ammette l’eventualità del papa eretico come dottore privato, è evidente che il problema si pone perché delle persone inferiori a lui possono constatare che egli sia eretico. Da ciò se ne deduce che è lecito, e questo lo possiamo dire con un argomento di autorità (ovvero: l’autorità degli autori approvati dalla chiesa). Quindi si evince che sia possibile per i semplici fedeli, anche se si tratta di qualcosa di eccezionale, constatare (per lo meno non c’è l’impossibilità) che ci viene opposta una contraddizione tra quello che viene detto, seppure come dottore privato, da questo pontefice, e quello che è il deposito della fede.
Vi è inoltre la bolla di Paolo IV, della quale noi non ci serviamo, per sostenere la nostra posizione. Si potrebbe obiettare che la bolla di Paolo IV, che è pur sempre un documento del magistero, parla di una persona che non è papa ma che è creduta papa da tutti.
È proprio il caso in cui ci poniamo noi, in un certo senso. Infatti noi vediamo la possibilità di constatare una contraddizione tra l’insegnamento di questo soggetto e la fede. Quindi questo semplice fatto ci dimostra che opporci a priori l’impossibilità è qualcosa di insostenibile.
Ora si tratta di vedere come (abbiamo appena dato un argomento di autorità, anche se si parla solo di autori) e di spiegare il perché, noi possiamo affermare questo. Il perché è stato spiegato molto bene dall’abbè Belmont nel suo libretto: L’esercizio quotidiano della fede.
Ovverosia, quando noi constatiamo la contraddizione tra gli insegnamenti di colui che sembra essere il papa e la fede della chiesa, non portiamo un giudizio se il principio è che il papa non può essere giudicato da nessuno (questo assioma canonico riguarda il giudizio di un tribunale) ebbene in questo caso dobbiamo dire che il semplice fedele o la persona che constata questa contraddizione non porta in se stessa un giudizio (anche Comunione e Liberazione ci ha obiettato: voi in questo modo fate prevalere la vostra coscienza e opinione all’insegnamento del magistero, ragion per cui cadete proprio in ciò che d’altra parte cercate di condannare).
Risposta: Noi non preferiamo la nostra opinione al magistero della Chiesa, anzi, di fronte a quello che sembra essere il magistrato della chiesa, vogliamo fare un atto di fede, ma questo atto di fede deve basarsi sull’oggetto intelligibile.
L’atto di fede procede in questo modo: bisogna credere a questa proposizione. Una proposizione in cui c’è un soggetto, un verbo ed un predicato, questo è da credersi. Ora, se io già sono tenuto dalla fede, che non è inventata da me ma rivelata da Dio, e a me è giunta tramite l’insegnamento della chiesa, se io già devo credere alla proposizione contraria o contraddittoria allora, senza portare alcun giudizio, solamente per l’incapacità dell’intelletto umano di aderire al contraddittorio, o al contrario, mi trovo nell’impossibilità di aderire. Allora una volta constatata l’impossibilità di aderire all’insegnamento di colui che sembra essere il magistero vivente ne devono succedere le conseguenze. Ovverossia, ci si deve chiedere come sia possibile.
Per rispondere ci sono le due vie che conosciamo:
- quella di Mons. Lefebvre, che dice esserci errore nel magistero;
- oppure quella giusta, che dice che siccome un errore nel magistero non può esistere è impossibile che si tratti di autentico magistero e quindi di legittima autorità.
Il nodo centrale che alcuni forse troppo zelanti dell’aspetto, pur verissimo, della chiesa come società visibile e come gerarchia e autorità, non considerano, che l’autorità è stata istituita da Gesù Cristo per la custodia del deposito della verità rivelata. Dunque: non è la fede per il papa ma il papa per la fede. Ragion per cui è impossibile che il papa contraddica la fede almeno come dottore pubblico, ma resta pur sempre vero che la fede, ovverossia la parola di Dio rivelata, che ci giunge tramite il magistero e insegnamento della chiesa, è principale rispetto allo strumento divinamente istituito da Gesù per custodirla, approfondirla, difenderla e trasmetterla a tutte le generazioni.
Notiamo ancora e lo ricordiamo (riprendendo la questione della teoria teologica del papa eretico) che la posizione del Gaetano o quella posizione ben diversa di Bellarmino vogliono salvaguardare il principio che il papa non sia giudicato da nessuno, tranne quando sussiste il delitto di eresia (come dottore privato). Ma una volta che l’apparente papa perde il suo potere e autorità, nulla vieta che possa cadere in errore anche apparentemente come dottore pubblico. Sia Gaetano che Bellarmino ritengono che la chiesa gerarchica possa istituire, non un processo al papa, ma un processo a colui che sembra essere papa.
Nel caso del Bellarmino non lo è più perché Cristo stesso lo ha destituito e quindi non è più la prima sede ad essere giudicata.
Nel Gaetano (scuola tomista) si tratta di un vero papa ancora, perché Cristo lo mantiene nella sua autorità, ma in un certo modo non è il concilio che è superiore al papa ma, secondo il Gaetano, è superiore al legame tra questa persona e l’autorità. Quindi il Gaetano conclude pensando che questa evenienza sia sufficiente per salvaguardare il principio secondo il quale l’autorità non possa essere giudicata (autorità suprema). Resta comunque il fatto che questi teologi contemplano la possibilità che si possa svolgere un processo declaratorio, oppure in un certo senso depositorio, nei confronti del papa eretico. Questo significa quindi che l’obiezione canonica debba essere accolta sì, ma nei debiti limiti appena esposti.
Per riassumere: non è vero che a priori il caso che noi prospettiamo sia impossibile. È un caso difficilissimo, rarissimo ma non impossibile.
A posteriori, questo caso si realizza se dimostriamo che effettivamente la contraddizione sussiste.