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    Angry IL tossicodipendente è anche spacciatore

    tossicodipendente è anche spacciatore


    http://www.wolfstep.cc/
    Oh, povero carnefice.
    (Greggi), Scritto da: Uriel , Sunday , 08 Jan 2006
    Una discussione sul tema "droghe" mi fa venire voglia di scriverne. Non che io abbia chissa' quali soluzioni (quella migliore l'aveva Josip Tito) al problema droga, semplicemente mi appare chiaro un punto che invece tutte le letture ideologiche (di destra e di sinistra) tendono a non considerare.

    Prima cosa: l'antiproibizionismo e' fallito. Sono chiusi i parchi dell'eroina svizzeri, il governo danese ha dichiarato la fine dell'esperimento "christiania", il governo olandese ha deciso di chiudere i coffee shop. La linea e' fallita, completamente. Non ha prodotto benefici ma solo disastri sociali e umani.

    Il problema, semmai, e' un altro: l'analisi concreta del problema , senza considerare teorem ideologici. In particolare, al meccanismo del marketing.

    Siamo abituati, per nostra consuetudine, a pensare chi vende qualcosa come ad un negoziante. E di solito e' cura del negozio farsi pubblicita', ovvero raggiungere il cliente con una proposta commerciale. Questo e' ovvio: quanti piu' clienti raggiunge, quanta piu' merce vende.

    Questa cosa, pero', non vale per lo spacciatore. L'attivita' di marketing e di creazione del portfoglio clienti e' per forza di cose pubblica, mentre lo spacciatore ha necessita' di rimanere nell'ombra. Essendo un criminale, non puo' procedere a campione, semplicemente raggiungendo una persona che NON fa uso di droghe e proponendogliela.

    Non puo' contattare a tappeto i ragazzi sani e dire "vuoi?". Questa e' un'ovvieta', cui viene risposto semplicemente che il meccanismo di propagazione dela droga e' "ambientale". La persona che NON ne fa uso viene a contatto con le droghe perche' entra in ambienti che gliela fanno conoscere.

    Ma anche qui, vicini al fulcro del problema, sembra quasi non si voglia procedere oltre. Qualsiasi sia l'ambiente, lo spacciatore DEVE essere diffidente verso i nuovi entrati. Lo deve fare per difendersi da possibili incursioni della polizia. Lo deve fare per difendersi da soffiate e denunce.

    Deve esistere quindi un cuscinetto intermedio di persone che rappresentino un filtro il quale filtro protegge lo spacciatore. Dall'altro lato, deve esistere un cuscinetto che ammorbidisca il contatto tra la rete di vendita e il cliente.

    L'acquirente di droga NON puo' essere uno sconosciuto per lo spacciatore. Contemporaneamente, lo spacciatore NON puo' essere uno sconosciuto per il cliente.

    Ma nello stadio iniziale, nessuno dei due conosce l'altro.

    Domanda: CHI mette in contatto il cliente con lo spacciatore, garantendo al cliente che lo spacciatore gli venda qualcosa di buono, e contemporaneamente presentando il cliente allo spacciatore?

    Lo fanno gli amici del cliente, ovvero persone che gia' usano droghe. La gente scopre la cocaina durante feste nelle quali sono gia' presenti consumatori, aggiungendosi al consumo. Non esiste che qualcuno piazzi un vassoio di cocaina dove NESSUNO e' gia' consumatore.

    Il cliente, cioe' , non "inizia" il consumo, ma si unisce al consumo gia' esistente.

    Questo contrasta pesantemente con la normale opinione secondo la quale il cliente, cioe' il tossicodipendente, sia la vittima del traffico. E' vero che ci lascia la pelle, ma il suo ruolo non e' quello di passiva vittima di un traffico.

    Il tossicodipendente e' il principale canale di marketing della droga, perche' e' lo spacciatore che viene cercato dai clienti , e non il contrario. Oggi si direbbe che il tossicodipendente sia "il testimonial" della droga, se non addirittura l' agente. Il vero venditore , presso il cliente, e' il tossicodipendente, mentre lo spacciatore ha il ruolo di distribuzione.

    Il perdonismo ingiustificato, secondo il quale il tossicodipendente e' persona da aiutare in quanto vittima e basta , e' del tutto privo di concrete giustificazioni: nella sua carriera media, un tossicodipendente ha sulla coscienza 4-5 persone cui ha proposto la droga.

    Non e' affatto "caduto nell'abisso", e' uno di quelli che contribuiscono a scavarlo e ad ingrandirlo. La catena criminale non si ferma dunque allo spacciatore, cosi' come una catena di vendita si ferma al negozio. Il tossicodipentende e' "ATTIVO" nel meccanismo di spaccio delle droghe, nella misura in cui produce un ambiente che mette a contatto il futuro cliente con lo spacciatore, che altrimenti non avrebbe raggiunto il cliente.

    CHE ALTRIMENTI NON AVREBBE RAGGIUNTO IL CLIENTE e' il punto fondamentale del discorso. E' il punto fondamentale perche' se continuiamo a dire che il "consumo personale" non sia reato mentre lo spaccio lo e', continuiamo a colpire l'area sbagliata dello schieramento nemico.

    Nel colpire lo spacciatore non stiamo colpendo il meccanismo di vendita, cioe' non stiamo colpendo la fase di "proposta del prodotto al cliente", stiamo arrivando tardi, perche' arriviamo al momento in cui il cliente ha GIA' deciso di comprare, attratto dal marketing. Marketing fatto da altri.

    Quando Tito era ancora al potere, la distinzione tra consumatore e tossicodipendente non esisteva. Il tossicodipendente veniva, con sistematica razionalita', considerato come il collaboratore, se non il braccio destro, dello spacciatore.

    Quando la polizia titina iniziava l'interrogatorio del tossicodipendente, non veniva fuori solo il nome dello spacciatore, ma anche i nomi di coloro cui il tossicodipendente aveva proposto la droga, ovvero delle sue vittime. Per questo non c'era pieta' per loro: venivano rinchiusi in campi di lavoro, e le crisi di astinenza venivano affrontate a colpi di asciugamano bagnato dai secondini.

    La mancanza di pieta' non era dovuta ad una crudelta' intrinseca , ma semplicemente alla percezione di avere di fronte non solo UN criminale, ma IL criminale, cioe' la chiave di volta del meccanismo. Il marketing.

    Al contrario, nel nostro paese una certa cultura IDEOLOGICA preferisce NON vedere questo fatto. Definiscono "ambientale" il meccanismo della propagazione delle droghe, quindi SANNO di cosa si stia parlando. Ma non chiariscono mai, PERCHE' SONO IN CATTIVA FEDE, che l'ambiente sia il prodotto di altri tossicodipendenti, ovvero che il tossicodipendente e' COLPEVOLE della propagazione del prodotto ad altri "clienti".

    Questo punto dell'analisi viene normalmente omesso. Sia dalla destra, che ha inteso punire il consumatore dicendo di farlo per vietare il consumo, sia dalla sinistra che continua ad affermare che il miglior metodo per affrontare il problema sia abituarcisi.

    Non ha senso alcuno trasformare il consumo in se' in un reato. Il consumo e' un atto solitario, la semplice repressione non serve a nulla perche' non disgrega l' "ambiente". Non ha senso alcuno affidare ad altri , come dice la sinistra, la distribuzione della droga: non essendo lo spacciatore il fulcro del problema, vendere droghe nei tabacchini non va ad intaccare l' "ambiente" che mette la vittima a contatto con la droga.

    Sarebbe stato razionale introdurre il reato di "propaganda dell'uso di droghe". Fermato il tossicodipendente, lo si interroga sino a stabilire da chi ha visto fare uso di droga la prima volta. Chi sia l'amico, dove sia stata la festa, eccetera. E a quel punto, colpire l'ambiente.

    Invece, la destra ha le mani che prudono al manganello e rifiuta categoricamente di colpire l'ambiente, dicendo che sia sufficente fare la voce grossa col singolo consumatore. Cosa che non e' , perche' il consumo in se' e' atto a se' stante, non propaga. Propaga quando il consumo e' collettivo, cioe' propaga quando altri vengono da lui convinti a fare uso di droghe.

    E sbaglia la sinistra che individua nello spacciatore il delinquente, senza rendersi conto che lo spacciatore viene CERCATO dal cliente quando ormai gli avvoltoi (cioe' gli altri tossicodipendenti) hanno terminato il loro lavoro.


    L'assassino non e' lo spacciatore. L'assassino e' l'amico che ha presentato lo spacciatore. Sinche' non si colpisce l'amico, non si andra' da nessuna parte.

  2. #2
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