Mobutu Sese Seko
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: Navigazione, cerca
Mobutu Sese Seko Kuku Ngbendu Wa Zabanga (14 ottobre 1930 - 7 settembre 1997), precedentemente noto con il nome di Joseph-Désiré Mobutu, è stato il secondo presidente della Repubblica Democratica del Congo dal 1965 al 1997.
[modifica]
Gli inizi e la carriera
Nacque a Lisala, nel Congo Belga. Suo padre era un cuoco, e morì quando il ragazzo aveva 8 anni. Fu quindi allevato da suo nonno e da suo zio. Studiò come segretario contabile in una scuola cattolica, e nel 1953 fu assegnato allo Stato maggiore della Forza pubblica di Kingshasa.
Nel 1957, dopo il servizio militare da cui era uscito con il grado di sottufficiale, divenne giornalista e cominciò ad esprimere pubblicamente le proprie idee.
Si recò per la prima volta in Europa in occasione di un congresso di giornalisti a Bruxelles, dove restò per qualche tempo a studiare. Nello stesso periodo i rappresentanti congolesi stavano negoziando l'indipendenza (Conferenza del 20 gennaio - 20 febbraio 1960), e al loro arrivo a Bruxelles Mobutu si mise a loro disposizione. Lumumba lo prese immediatamente come stretto collaboratore, e nella frenesia dell'instaurazione della nuova Repubblica del Congo, Mobutu fece una folgorante carriera militare, tanto che, nel 1961, fu in qualità di Capo di stato maggiore che fece arrestare lo stesso Lumumba, poi assassinato.
Dopo aver riorganizzato l'esercito, Mobutu capeggiò nel 1965 il colpo di stato contro Joseph Kasavubu, primo presidente della nuova Repubblica.
[modifica]
Il Maresciallo-presidente
Mobutu e Richard Nixon a Washington nel 1973
Ingrandisci
Mobutu e Richard Nixon a Washington nel 1973
Giunto al potere, instaurò un regime autoritario a partito unico di cui divenne maresciallo-presidente.
Uno dei suoi desideri era che il paese ritrovasse le proprie radici culturali (obiettivo condiviso con tutte le élites che stavano portando i loro paesi fuori dal regime coloniale, e che venne definito in generale "decolonizzazione culturale").
In quest'ottica, nel 1971 Mobutu cambiò il nome del paese, rinominandolo Zaire, impose un costume tradizionale e obbligò gli zairesi a scegliersi un nome africano (cioè non cristiano). Egli stesso si rinominò Mobutu Sese Seko Kuku Ngbendu Wa Zabanga, che vuol dire "Mobutu il guerriero che va di vittoria in vittoria senza che alcuno possa fermarlo".
Questo culto della personalità lo accomunò a vari altri dittatori allora presenti sulla scena, tra cui in particolare Ceausescu, di cui fu amico personale, ricevendone molti aiuti.
L'ascesa al potere di Mobutu, così folkloristico e gioviale,
fu fortemente appoggiata sul piano internazionale, in particolare dagli USA e dai governi occidentali, sia in funzione anti URSS, sia per garantirsi che la decolonizzazione politica non avesse conseguenze destabilizzanti sostanziali sullo sfruttamento delle risorse africane da parte delle multinazionali straniere. Lo Zaire fu così additato, in quel periodo, come esempio di decolonizzazione per tutta l'Africa.
La caduta
A poco a poco i metodi del regime e l'assenza di rispetto dei diritti umani resero insostenibile, presso quasi tutte le opinioni pubbliche occidentali, il supporto allo Zaire di Mobutu. Faceva eccezione la Francia, che anche dopo la decolonizzazione aveva saldamente mantenuto la propria influenza economica e politica in Africa, senza andare troppo per il sottile nella scelta dei suoi protetti (si pensi a Jean-Bédel Bokassa), in costante contrasto con gli USA.
Nel 1986, comunque, il regime di rapina e corruzione di Mobutu condusse lo Zaire ad una grave crisi economica, e il fossato che si era aperto tra il dittatore e la sua cerchia e il resto del paese diventò incolmabile. Consapevole del crescente malcontento popolare, inarrestabile anche con la violenza, e della caduta dei suoi sostenitori storici nell'est Europa (il muro di Berlino era caduto nel 1989), nell'aprile 1990 Mobutu si rassegnò ad accettare la presenza di un parlamento multipartitico al proprio fianco, e a condividere il potere con il presidente del parlamento stesso.
Ma questo non risolse la crisi, che infine venne decisa dall'attacco di forze ribelli ruandesi e ugandesi coalizzate sotto il comando di Laurent-Désiré Kabila, nel 1996.
Nel maggio 1997 Kabila si autoproclamò presidente, e Mobutu fuggì in Marocco, dove morì di cancro, a Rabat, il 7 settembre, lasciando il suo paese al collasso economico, in guerra con i paesi vicini e in guerra civile al proprio interno.
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Mobutu_Sese_Seko"