La competizione tra Enzo Chigo della Cdl e Mercedes Bresso dell'Unione per la presidenza della regione Piemonte è certamente una delle più rilevanti sul piano politico: il Piemonte è l'unica grande regione del Nord dove il centro-destra potrebbe venire sconfitto. Lombardia e Veneto sono regioni "sicure" perla Cdl: Piemonte e Liguria no. In entrambe queste regioni la gara tra i candidati delle due coalizioni maggiori è aperta. In Piemonte è in vantaggio la Cdl, in Liguria l'Unione., ma l'esito in entrambi i casi si giocherà sul filo di lana. Molto dipenderà dalla campagna elettorale e dall'affluenza alle urne.
Al momento del nostro sondaggio Ghigo ha raccolto il 47,0% delle intenzioni di voto, contro il 44,5 per la Bresso. Questo dato però non tiene conto di tutti i candidati che attualmente sono in corsa e che non lo erano ancora nel momento in cui è stata effettuata la rilevazione. In Piemonte la scena è affollata. Oltre ai due candidati maggiori ce ne sono altri tre: Renzo Rabellino di Alternativa dei cittadini-Lega padana-No euro, Gianfranco Rotondi della Democrazia cristiana e Lodovico Ellena di Alternativa sociale.
Non sappiamo quanti voti prenderanno, ma sappiamo che la loro presenza tende a danneggiare più Ghigo della Bresso. E' dimostrato, infatti, che la fedeltà dell'elettorato di centro-destra é più labile di quella dell'elettorato di centro-sinistra. La presenza di candidati minori, anche quando non hanno alcuna chance di vincere, come in questo caso, tende a creare incentivi alla defezione. Un'altra ragione per considerare i dati della tabella 1 con cautela.
Più solidi sono i dati della tabella 2 che mettono in luce alcune interessanti differenze nella composizione dell' elettorato dei due candidati. Sono differenze non grandi ma sistematiche che disegnano un quadro abbastanza preciso. Nell'elettorato della Bresso sono sovrarappresentati gli uomini (il 52,2 contro una media della popolazione del 47,8%.) e le persone che vivono in comuni capoluogo, con un titolo di studio superiore, occupate e più giovani (tra i 18 e 34 anni), Per Ghigo è il contrario: colpisce, in particolare, il confronto tra la prima e l'ultima fascia d'età che vede i due candidati con percentuali quasi perfettamente speculari. A livella di caratteristiche socio-demograliche dell'elettorato dei due schieramenti, il Piemonte non è un'eccezione. Avevamo già visto nel Lazio un quadro simile che è conferrnatie anche da altre ricerche a livello nazionale come quelle dell'Ialian national election studies.
Anche il dato sulle motivazioni di voto (che non pubblichiamo) conferma un quadro già noto: il 48% di coloro che dichiarano di voler votare Ghigo citano le qualità personali come la ragione più importante della loro scelta, mentre nel caso della Bresso il 56% cita come fattore decisivo la coalizione e solo il 25% le qualità personali. La differenza acquista un significato anche maggiore tenendo conto che la Bresso è una candidata gradita che ottiene, su una scala da 1 a 10, un volo medio di 6,8 (contro ìl 6,4 di Ghìgo). E però meno nota di Ghigo (solo il 65%' degli intervistati hanno detto di conoscerla contro l'85% nel caso di Ghigo), Questo potrebbe aver influito sulla valutazione. Sarebbe interessante monitorare come cambieranno le intenzioni di voto a mano a mano che nel corso della campagna elettorale la Bresso colmerà il gap che la separa da Ghigo in fatto di notorietà.
Anche in Piemonte abbiamo controllato intenzioni di voto e autocollocazione degli intervistati sull'asse sinistra-destra. Sulla base dei dati della tabella 3, possìamo fare due osservazioni.
1. Entrambi i candidati dimostrano una buona capacità di raccogliere consensi nella propria area politica: oltre il 70% di coloro che stanno a sinistra del centro dichiarano di voler votare la Bresso, e lo stesso vale a destra per Ghigo;
2. Ghigo però raccoglie più consensi nel campo avversario, tra gli elettori di centro e tra quelli che non sanno dove collocarsi sull'asse sinistra destra o non rispondono alla domanda. Tra questi ultimi, il 26,7% dice di essere intenzionata a votare Ghigo e solo il 13,1 % la Bresso. In breve l'elettorato della Bresso è più concentrato di quello di Ghigo e più identificato ideologicamente, anche se è tendenzialmente più numeroso. Quest'ultimo è un punto che si coglie bene nei dati della tabella 4. Non c'è dubbio che la tendenza elettorale di fondo è favorevole al centro-sinistra e, quindi, alla Bresso. Se oggi si votasse per le elezioni politiche, l'Unione prenderebbe oltre il 52% dei voti contro il 38% circa della Cdl. Un risultato clamoroso con implicazioni molto rilevanti per le politiche del 2006. E probabile che questi dati sottostimino in qualche misura il voto al centro-destra, ma non tanto da alterare l'interpretazione complessiva,
Resta da spiegare come mai all'interno di una tendenza favorevole al centro-sinistra Ghigo riesca comunque ad essere competitivo e, anzi, a mantenere un vantaggio sulla Bresso. E tutto ciò senza avere a sua disposizione una lista personale a lui collegata come invece avviene per Storace nel Lazio e Biasotti in Liguria. In altre parole, il Piemonte va a sinistra ma Ghigo è in testa. Perché? La risposta in questo caso, come in altri (ma non tutti) di governatori uscenti della Cdl in regioni in bilico, sta nel fatto che anche Ghigo riesce a compensare il trend generale sfavorevole con le sue qualità personali e il peso del fattore incumbency, vale a dire l'essere il candidato-presidente uscente, quindi molto noto, e per di più con un giudizio più favorevole di quello dato all'operato del governo regionale. Sono probabilmente questi fattori a far sì che riesca a raccoglier più voti di quelli dei partiti che lo appoggiano e ad avere, quindi. un elettorato più diffuso di quello della Bresso (ma anche tendenzialmente più volatile). Basteranno a farlo vincere?
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