La Repubblica 17.1.2006 - Pagina 8 - Economia
IL RETROSCENA
Sono cinque i membri del governo che hanno intrattenuto rapporti economici con la Popolare Lodi
Da Fiorani prestiti a Lunardi 2,1 milioni alle sue sette società
Da Rocksoil a Stone molte delle aziende del ministro dei Trasporti sono clienti della Bpi
WALTER GALBIATI
FERRUCCIO SANSA
MILANO - Cinque. Ministri e sottosegretari. Senza contare il gruppo dello stesso presidente del Consiglio. La Banca Popolare di Lodi (oggi Banca Popolare Italiana) ha molti clienti nel governo. E a tutti - in misura più o meno consistente - ha concesso fidi. In totale da Lodi ai membri di Palazzo Chigi sono arrivati direttamente o indirettamente circa 68 milioni di euro.
L´ultimo fido in ordine di tempo a essere emerso è quello riservato al ministro per le Infrastrutture e i Trasporti, Pietro Lunardi. Sette società legate al suo gruppo (e intestate direttamente a lui oppure a suoi famigliari) infatti hanno ottenuto negli ultimi anni affidamenti per 2.126.697 euro (di cui 1.684.018 utilizzati).
Niente di illecito, tengono a precisare gli investigatori che stanno passando al setaccio decine, centinaia di conti correnti ogni giorno. Molti riferibili a finanzieri e a politici. Ecco così venire fuori i nomi di diversi membri del Governo Berlusconi. Almeno cinque, finora.
Il primo era stato appunto lo stesso presidente del Consiglio. Da Lodi ad Arcore è corso un fiume di denaro. Gli affidamenti e i fidi della banca di Fiorani nei confronti del Cavaliere o di società e persone a lui comunque vicine arrivano a quasi 65 milioni di euro (circa 125 miliardi di lire). Si va dai 30 milioni di euro del fido concesso a Paolo Berlusconi per pagare la maxi-multa da 50 milioni patteggiata per la discarica di Cerro al denaro arrivato per Medusa, Milan, Il Foglio e Forza Italia. Tutti fidi ottenuti a interessi di mercato, va detto. Stesso discorso per Pietro Lunardi. Secondo gli investigatori, sette società legate al ministro hanno ottenuto fidi e affidamenti. Dai 110.523 euro della Rocksoil spa (che ne ha utilizzati soltanto 7.230, segno di buona salute della società) agli 803.450 della Stone spa passando per i 755.634 (interamente utilizzati) del Consorzio Tre Esse e i 457.090 della In Te Co. In tutto fa appunto oltre due milioni e centomila euro.
E ancora: il ministro per le Riforme Istituzionali, Roberto Calderoli risulta titolare di un fido di 13.000 euro. Tocca poi ai sottosegretari. Primo fra tutti Aldo Brancher, sottosegretario alle Riforme, insomma un gradino sotto Calderoli. In questo caso non si tratta di un vero e proprio fido, ma di qualcosa di più complesso e meno chiaro che ha attirato l´attenzione degli investigatori. A raccontarla è l´ispettore della Banca d´Italia Ferdinando Cutino: «Tra la metà del 2002 e la fine del 2004, la Maniezzo - la compagna di Brancher n.d.r. - ha ricevuto un premio di 300 mila euro derivante dalla vendita di un´opzione da parte della banca. Tale premio insieme con altri 100 mila euro di cui ora non ricordo la provenienza sono stati girocontati sul conto di Aldo Brancher per estinguere una posizione debitoria sorta a seguito della escussione di una garanzia da questi rilasciata a favore della Plastecopack. La Maniezzo ha ancora una posizione in Otc aperta». Non solo. La banca di Fiorani avrebbe offerto fidi anche al sottosegretario alle Comunicazioni, Paolo Romani, per almeno 200 mila euro.
Fidi consistenti sono stati concessi ad altri personaggi politici di primo piano del centrodestra. Circa 200 mila euro al senatore di Forza Italia, Romano Comincioli (lo «zio Romy» per i furbetti del quartierino), 300 mila euro per Ivo Tarolli (vicepresidente del gruppo Udc al Senato) e 250 mila per Luigi Grillo (presidente della commissione Lavori pubblici del Senato, Forza Italia). Finora gli investigatori non hanno riscontrato profili di illegalità nelle operazioni. E nessuno degli interessati è indagato.




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