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  1. #1
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Unhappy 5 milioni di persone rischiano di morire

    CORNO D'AFRICA Appello del Pam per aiuti immediati
    a cinque milioni e mezzo di persone sulle quali incombe la morte per fame


    La siccità sta provocando una catastrofe umanitaria

    La situazione si fa sempre più drammatica soprattutto in Kenya, in Etiopia, in Somalia e a Gibuti

    NAIROBI, 14.

    Sul Corno d'Africa incombe una catastrofe umanitaria provocata dalla lunga siccità e non meno di cinque milioni e mezzo di persone hanno bisogno di aiuti immediati per scampare alla morte per fame. Un nuovo, pressante appello in questo senso è stato rivolto ieri alla comunità internazionale da Arthur Holdbrook, direttore regionale per il Centro e per l'Est Africa del Programma alimentare mondiale (Pam) dell'Onu. Quello fatto ieri da Holdbrook a Nairobi non è certo il primo appello in questo senso - ormai gli allarmi in tal senso si succedono sempre più frequenti e drammatici almeno da un mese - ma si spera non resti sostanzialmente inascoltato come i precedenti.

    In particolare, stando alle cifre del Pam, l'emergenza certa riguarda per ora due milioni e mezzo di persone in Kenya, nelle regioni orientali e nordorientali, un milione e mezzo nel Sud-Est dell'Etiopia, poco meno che altrettante nel Sud della Somalia e circa sessantamila a Gibuti. Si tratta, comunque, di cifre purtroppo "al ribasso" e che non tengono conto del già accertato analogo dramma che è in atto sia nel Sud del Sudan, dove sono centinaia di migliaia le persone a gravissimo rischio, sia nell'Eritrea, il cui Governo non fornisce peraltro dati precisi, sia in Burundi e in Tanzania, sebbene in una misura più marginale. Il tutto anche senza valutare quella carestia catastrofica quanto ormai strutturalmente endemica, indipendente cioè perfino dagli andamenti climatici, che sconvolge molti Paesi della regione subsahariana, quali Malawi, Swaziland, Zambia e Zimbabwe, solo per citare le situazioni più spaventose.
    Di fronte a tale flagello, che moltiplica anche le tragedie sanitarie che stanno falcidiando tutta l'Africa subsahariana, finora la reazione internazionale è stata largamente insufficiente.

    Nel Nord-Est del Kenya, ad esempio, sono già quaranta le persone, in maggioranza bambini, delle quali è stata accertata la morte per inedia o per malattie ad essa connesse. Nella stessa area, inoltre, la carestia ha decimato il bestiame da allevamento, unico sostentamento delle popolazioni nomadi locali, compreso quello tradizionalmente più resistente alla sete, come i cammelli. Da poco più di una settimana, con molto ritardo, stanno giungendo alcuni soccorsi di agenzie internazionali e di organizzazioni non governative, peraltro ancora largamente insufficienti.

    Purtroppo, come spesso accade, la tragedia sta innescando anche una "guerra tra poveri". I contadini dell'Ovest del Kenya, dove i raccolti sono stati normali, stanno infatti sfidando l'ingiunzione governativa di vendere allo Stato il grano. Il motivo è semplice e drammatico: il Governo non paga subito, ma rilascia solo dei certificati di credito, nei quali i coltivatori ripongono scarsa fiducia, mentre i privati, ma anche le agenzie internazionali che devono reperire derrate per gli aiuti, pagano in contanti.


    Nel suo discorso di inizio anno, il Presidente della Repubblica kenyano Mwai Kibaki ha parlato di "catastrofe nazionale", evocando per la prima volta, e senza mezzi termini, lo spettro della fame per due milioni e mezzo di persone, cioè per circa un decimo della popolazione del Paese. Il Governo kenyano ha chiesto uno sforzo negli aiuti, da parte dei donatori, di portata "formidabile" ed ha anche sollecitato la cancellazione del debito estero (circa 4,6 miliardi di euro) già ottenuta da altri Paesi africani, una misura che le autorità di Nairobi ritengono indispensabile per fronteggiare il cataclisma, senza intaccare le già scarse riserve di bilancio destinate a settori strategici quali sanità ed istruzione. Si sta valutando anche l'ipotesi di abolire il divieto della cosiddetta caccia grossa. Questo dal 1997 rende il Kenya è una sorta di oasi animalistica, ma nell'attuale contingenza e vedendo quanta valuta pregiata la caccia - attentamente contingentata, quanto fatta pagare carissima - procura alla confinante Tanzania e del Sud Africa, non sono da escludere cambiamenti.

    Né quella dei cacciatori è l'unica minaccia che incombe sulla fauna in Kenya: proprio in questi giorni, l'ufficio governativo che se ne occupa ha segnalato sconfinamenti sempre più frequenti dai parchi nazionali, soprattutto di elefanti che trovando i loro pozzi vuoti e vanno alla ricerca di altre fonti d'acqua e di cibo. Molte fattorie sono state già devastate dai pachidermi, e la tensione è fortissima: anche qui sono i poveri coltivatori a pagare e chiedono invano al Governo di difenderli.

    (©L'Osservatore Romano - 15 Gennaio 2006)
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  2. #2
    Assatanata, cogliona & indegna
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    Già cogliona ed oggi anche "indegna di essere italiana"!!!
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    Ieri sono morti 40.000 bambini.
    Nessuno ha parlato di loro. Nessuno ha detto: è abominevole.

    E questo mi fa stare male.

    In Africa si muore di fame, noi moriamo perchè siamo troppo grassi.

  3. #3
    Estremismo Turoldo-Dossettiano
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    23/12/2005
    Salviamo il Malawi dalla carestia: il progetto della Comunità di Sant'Egidio



    Il Malawi (assieme ad altri paesi dell’Africa Australe) dal 2002 è stato ripetutamente colpito da carestie. In quell'anno, si è stimato che quasi due terzi della popolazione si trovasse in stato di carenza alimentare. Una percentuale scesa ma rimasta su livelli gravi l'anno seguente, quando l’emergenza riguardava il 30 % dei malawani.

    Da allora la Comunità di Sant'Egidio è intervenuta nel paese prima con aiuti di emergenza e in seguito con più vasto progetto di lotta alla malnutrizione e la realizzazione di centri nutrizionali.

    Il paese

    Il Malawi è un piccolo paese, senza accesso al mare, con poco più di dieci milioni di abitanti, la metà dei quali ha meno di 18 anni. L'asp
    ettativa di vita, abbassatasi di cinque anni nell'ultimo quinquennio, è oggi di solo 36,5 anni.
    E' il segno di un impoverimento grave, dovuto ad una molteplicità di fattori, tra cui la malnutrizione, l’accesso alle cure mediche negato, lo scarso livello culturale che aumenta l’incidenza delle malattie, l’ enorme diffusione dell'infezione da HIV.
    Un Malawiano sopravvive in media con meno di 1 dollaro al giorno.

    La mortalità infantile è del 103/1000 e nel paese si contano più di un milione di orfani di cui 700.000 a causa dell'HIV.
    La siccità degli ultimi mesi rende la situazione attuale molto rischiosa: una nuova, gravissima carestia è in atto. Dalla fine di novembre sono iniziate le morti per fame.

    Un rapporto FAO del giugno 2005 prevede che un quarto della popolazione del paese, cioè 4.22 milioni di malawiani, non avranno il cibo necessario alla sopravvivenza. Lo stesso studio prevede che al sud del paese la popolazione affetta da carenze alimentari sarà tra il 55 e il 61%, nei distretti di Balaka e Chiqwawa sarà colpito l’80% della popolazione, il 76% a Mulanje, il 71% Thiolo, il 66 e 61,5 % rispettivamente a Blantyre rurale e Ntchew.

    Dallo stesso rapporto si evince che una delle cause della carestia è la diffusione della monocoltura, e un ritardo nella distribuzione di fertilizzanti, che avrebbero potuto sopperire anche parzialmente alla carenza di piogge.

    La carestia ha sommato i suoi effetti disastrosi con quelli prodotti dalla diffusione dell’HIV, incrementando le morti premature. Attualmente la stima ufficiale del Governo del Malawi riporta che una persona su 9 è sieropositiva, cioè si stima che il 14,2 % della popolazione sia affetto da HIV e che nel solo 2003 siano decedute a causa dell’infezione da HIV circa 90.000 persone. Ma stime non ufficiali, basate sugli ingressi negli ospedali privati, porta la percentuale al 30%.


    Il progetto della Comunità di Sant’Egidio in Malawi nel 2003/2004


    La Comunità di Sant’Egidio già dal 2003 ha attuato un progetto di supplementazione alimentare per rispondere alla terribile carestia che ha attanagliato centinaia di migliaia di persone.
    Il progetto prevedeva la costruzione di 2 centri nutrizionali e la ristrutturazione di un terzo a Balaka, Lilongwe e Mangochi. Presso I tre centri sono stati assistiti 4200 bambini circa in 12 mesi.
    Ma la maggior parte della popolazione disagiata è stata raggiunta attraverso delle distribuzioni in agglomerati urbani distanti dai villaggi o dalle città. Le persone indebolite dalla malnutrizione, infatti, non riuscivano a raggiungere i pur necessari centri nutrizionali.
    Con le comunità locali abbiamo quindi distribuito aiuti alimentari per un anno a nuclei familiari e si stima che in 18 mesi siano state raggiunte 35.000 persone. Molti dei bambini particolarmente malnutriti sono stati conosciuti con le scuole della pace. Hanno usufruito del programma bambini di ogni confessione religiosa: musulmani, cattolici, protestanti, delle religioni tradizionali, delle nuove chiese protestanti. Abbiamo ricevuto i ringraziamenti ufficiali della Scuola Coranica di Zomba, dei capi villaggio, delle autorità locali, di tanti catechisti , di tanti anziani che non avevano più nulla da dare ai loro nipoti. Il progetto fu in parte sostenuto con i fondi per la lotta alla fame dell'8x1000.

    Il progetto della Comunità di Sant’Egidio in Malawi nel periodo 2005/2006


    Poiché l’attuale crisi arriva dopo un lungo periodo di indebolimento della popolazione locale, si è ritenuto necessario proseguire nel sostegno alimentare.
    Il progetto prevede una distribuzione contemporanea nelle tre zone del Malawi: nord, centro sud, con l'utilizzo dei centri nutrizionali e della rete già implementata negli anni scorsi.
    In ogni zona vogliamo supplementare 4 villaggi, circa 2000 persone a villaggio, 10.000 persone al mese in tutto il Malawi.
    Sono stati censite già 5400 persone che possono cominciare a ricevere gli aiuti alimentari.
    Il censimento è stato fatto con l’aiuto dei capi villaggio, le autorità locali, i preti e attraverso la fitta rete delle Comunità di Sant’Egidio malawiane, che ormai in alcune zone è presente da 5 anni. Poiché nel paese si sono verificate dei disordini, i capi villaggio con glia anziani hanno collaborato con le persone della Comunità per scegliere i più poveri e per effettuare le distribuzioni. Infatti il 19 dicembre abbiamo cominciato il progetto e già si sono effettuate le distribuzioni a Mzuzu, Ciqwawa, Nguludi, Chimwala e Katema per un totale di 3600 nuclei familiari raggiunti.


    I pacchi alimentari sono composti da:
    10 kg di Fortified Mais ( cioè mais addizionato con vitamine)
    2 Kg Fagioli
    1 Lt di olio
    2 Kg di Likuniphala ( pappa altamente energetica per bambini fino a 5 anni fatta con farina di mais, zucchero, olio, noccioline)
    2 kg di zucchero
    1 kg di noccioline



    La distribuzione degli aiuti alimentari è già iniziata nei villaggi, suscitando con grande gioia. Non è stato un caso riceverli pochi giorni prima del Natale. E' il nostro regalo, l'inizio di un anno che vogliamo e speriamo diverso per il Malawi, i suoi bambini, i suoi giovani.

    http://www.santegidio.org/it/amicimo...222_malawi.htm

  4. #4
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    ...meno male che qualcuno ancora si ricorda che esiste altro......grazie Elettra...e Cinobita..

    DRAMMA AFRICANO


    Nonostante le immagini di morte, l'Africa è luogo di vita e di riscatto emblematico e profetico per tutta l'umanità: è la sfida della liberazione e della resurrezione.

    In questo cammino le Chiese - soprattutto quella cattolica - sono diventate punto di riferimento spirituale, morale, politico, sociale e culturale per le popolazioni. La Chiesa africana, con i suoi organismi pastorali (Caritas, commissioni Giustizia e Pace), prosegue in una riflessione ed un rinnovamento da cui le Chiese più antiche possono cogliere profetici spunti pastorali.

    Caritas Italiana sta camminando a fianco di questa Chiesa sorella, in un percorso di accompagnamento e di crescita reciproca. Per curare le piaghe e condividere le speranze. La collaborazione e lo scambio con le Caritas locali ci portano ad intervenire in favore delle persone più vulnerabili: malati, disabili, detenuti, donne, minori, rifugiati. All’assistenza nelle urgenze si affianca l’accompagnamento morale delle famiglie ed il sostegno alla ricostruzione materiale, attraverso la promozione socio-economica: sviluppo agro-pastorale, accesso all’acqua potabile, microcredito…

    Nella Regione Africa, secondo la suddivisione di Caritas Internationalis, sono compresi 45 dei 54 Stati africani (i paesi del Nord Africa, Somalia e Gibuti, sono nella Regione Medio Oriente e Nord Africa). Caritas Italiana collabora attivamente con le Caritas nazionali e diocesane di molti paesi.

    Africa occidentale: Sierra Leone, Liberia, Guinea-Conakry e Guinea-Bissau.

    Africa centrale: Angola, Repubblica Democratica del Congo, Rwanda e Burundi.

    Africa orientale: Sudan, Etiopia, Eritrea e Kenya.

    Africa meridionale: Mozambico, Zambia e Sud Africa.

    Operatori di Caritas Italiana sono presenti in Mozambico, Kenya ed Etiopia.
    In Africa i Caschi Bianchi svolgono il servizio civile in Rwanda, Mozambico e Kenya.

    Per ulteriori informazioni
    Ufficio Africa - Area Internazionale Caritas Italiana, tel. 06 54192263, africa.ai@caritasitaliana.it

    Come contribuire:
    Chi vuole sostenere gli interventi di Caritas Italiana (causale: "Africa") può versare il proprio contributo tramite:

    conto corrente postale n.347013
    Banca Popolare Etica, Piazzetta Forzaté, 2 Padova -
    Iban: IT23 S050 1812 1000 0000 0011 113 Bic: CCRTIT2T84A
    Banca Intesa, Agenzia Rm P.le Gregorio VII
    Iban: IT20 D030 6905 0320 0001 0080 707 Bic: BCITITMM700
    Cartasì e Diners, telefonando al n. 06 541921, orario d'ufficio
    Fraternamente Caterina
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  5. #5
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    basta con questo buonismo lacrimevole cattocomunista...
    I problemi che affliggono l'Europa sono molto più gravi. Pensiamo a quelli!

  6. #6
    Estremismo Turoldo-Dossettiano
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    Citazione Originariamente Scritto da Felix
    basta con questo buonismo lacrimevole cattocomunista...
    I problemi che affliggono l'Europa sono molto più gravi. Pensiamo a quelli!
    Puoi darmi del terzomondista quanto vuoi, la corazza e' forte.

    Ma la vecchia cara Europa dovrebbe davvero commuoversi nel vedere come in Mozambico sono persone davvero umili a spendere il proprio tempo libero a favore di chi vive in condizioni davvero miserabili.

    La tua, la mia vecchia cara Europa dovrebbe imparare come il valore dell'amicizia possa nascere davvero in maniera sincera tra chi vive queste realta' africane.

    Ho visto con i miei occhi conversioni (o meglio un ritorno) alla fede in Gesu' da parte di ragazzi e ragazze della Moldova con la semplicita' di un pranzo offerto il giorno di Natale.
    Non era il pane che mancava a queste persone, ma l'amicizia.
    E credimi alla fine di tutto questo sono io che mi sento davvero fortunato.

  7. #7
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    nonostante la morìa degli affamati i popoli africani godono di una buona salute demografica. Non rischiano di scomparire, tutto il contrario. I nostri invece hanno un indice negativo, ed il rischio per la sopravvivenza fisica è reale. Ecco il problema di cui parlavo.
    La morte di 40.000 bambini è una brutta storia. La morte di un intero popolo è una COLOSSALE tragedia.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da SibriumCenobita
    La tua, la mia vecchia cara Europa dovrebbe imparare come il valore dell'amicizia possa nascere davvero in maniera sincera tra chi vive queste realta' africane.
    l'europa è in decadenza, cara sì ma sfigurata dalla degenerazione. Resta da vedere perchè il suo Dio l'ha abbandonata ad un così triste destino...

  9. #9
    Estremismo Turoldo-Dossettiano
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    Citazione Originariamente Scritto da Felix
    nonostante la morìa degli affamati i popoli africani godono di una buona salute demografica. Non rischiano di scomparire, tutto il contrario. I nostri invece hanno un indice negativo, ed il rischio per la sopravvivenza fisica è reale. Ecco il problema di cui parlavo.
    La morte di 40.000 bambini è una brutta storia. La morte di un intero popolo è una COLOSSALE tragedia.
    Sottovaluti alcune condizioni che si stanno sviluppando in Africa.

    Forse non sei sufficientemente informato ma la scomparsa di cui tu parli e' reale proprio nel continente africano.

    L'Africa non viene considerata, al contrario di alcune realta' asiatiche e sudamericane gli africani sono ignorati.

    Felix fai tanto il gradasso conservatore, ma il tuo sistema di ragionamento sembra quello di un ecologista anni 70, uno di quelli col chiodo fisso "...non ci saranno risorse alimentari per tutti...."
    Bocciato

  10. #10
    Ashmael
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    Il guaio è che il momdo ha gli occhi puntati sul Medio Oriente, e questi drammi sono costantemente ignorati dai media.

 

 
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