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Discussione: iran

  1. #1
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    Predefinito iran

    non capisco tutto questo vostro appoggio all'iran di quel pazzoide, uno stato dove il fondamentalismo islamico è l'anima della nazione, fanatismo che se potesse ci cancellerebbe tutti dalla faccia della terra, in quanto cristiani ed occidentali.
    perfino putin e la cina hano detto che se l'iran continuerà con la politica nucleare saranno costretti ad intervenire.
    l'iran è un pericolo per tutti, io spero si possa arrivare ad una soluzione diplomatica come si è fatto a suo tempo per la korea del nord.

  2. #2
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    Ma secondo te è più pericoloso Israele con 200 bombe atomiche, o il Pakistan , l'India..o l'Iran?
    Ti ricordo che i missili dei sionisti sono in buona parte puntati sulle capitali europee...quindi anche su alcune città padane.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Celtic Pride
    non capisco tutto questo vostro appoggio all'iran di quel pazzoide, uno stato dove il fondamentalismo islamico è l'anima della nazione, fanatismo che se potesse ci cancellerebbe tutti dalla faccia della terra, in quanto cristiani ed occidentali.
    perfino putin e la cina hano detto che se l'iran continuerà con la politica nucleare saranno costretti ad intervenire.
    l'iran è un pericolo per tutti, io spero si possa arrivare ad una soluzione diplomatica come si è fatto a suo tempo per la korea del nord.
    Cazzate.
    L'Iran non ha mai minacciato la pace e mai ha minacciato l'europa,che anzi e' un partner commerciale dell'Iran.
    Giustamente l'Iran odia l'occidentalismo,ma non l'occidente fisico,infine per quanto riguarda il cristianesimo,in Iran le minoranze religiose sono tutelate,
    e ci sono anche chiese.




  4. #4
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  5. #5
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    "Israele" ha testate nucleari puntate su di noi. E' uno stato canaglia incontrollato e incontrollabile, nato da un deviato istinto religioso, popolato da gente che si crede la razza eletta da Dio. Le lobby che fanno riferimento a questo stato sono presenti e comandano in Occidente. E non sarebbe pericoloso?

    Un leone sta per sbranarci e ci si preoccupa del miagolio di un gattino. Io lo chiamo diversivo. Ci vogliono far preoccupare dell'Islam e tenerci occupati nello scontro di civiltà contro un fumoso terrorismo internazionale da loro finanziato e gestito. Sono proprio loro, USA e lobby ebree, a fomentare lo scontro.

    Due esempi? La Turchia in Europa sponsorizzata dagli USA e la Moschea di Firenze proposta da un ebreo.

    L'Iran non ha mai utilizzato armi illegali, al contrario di Italia, Francia, USA... Israele. Né ha mai invaso altri Stati semmai è sempre stato aggredito ed ha fieramente difeso la sua indipendenza.

    Divide et impera. Con questa strategia gli ebrei ci fregano.
    Lorenzo Proia
    Responsabile Ufficio Stampa Lega Nord Toscana
    Coordinatore Zoonale GnP
    Vice Coordinatore Movimento Giovani Toscani

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da ilMagnifico86
    "Israele" ha testate nucleari puntate su di noi. E' uno stato canaglia incontrollato e incontrollabile, nato da un deviato istinto religioso, popolato da gente che si crede la razza eletta da Dio. Le lobby che fanno riferimento a questo stato sono presenti e comandano in Occidente. E non sarebbe pericoloso?

    Un leone sta per sbranarci e ci si preoccupa del miagolio di un gattino. Io lo chiamo diversivo. Ci vogliono far preoccupare dell'Islam e tenerci occupati nello scontro di civiltà contro un fumoso terrorismo internazionale da loro finanziato e gestito. Sono proprio loro, USA e lobby ebree, a fomentare lo scontro.

    Due esempi? La Turchia in Europa sponsorizzata dagli USA e la Moschea di Firenze proposta da un ebreo.

    L'Iran non ha mai utilizzato armi illegali, al contrario di Italia, Francia, USA... Israele. Né ha mai invaso altri Stati semmai è sempre stato aggredito ed ha fieramente difeso la sua indipendenza.

    Divide et impera. Con questa strategia gli ebrei ci fregano.
    Un post...
    magnifico
    Quoto in pieno.

  7. #7
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    La tattica sionista dello scontro di civiltà e' stata tentata anche in palestina
    dove stranamente venne concesso il permesso di costruire una moschea
    davanti alla chiesa della natività.
    La stessa chiesa che i porci sionisti presero a mitragliate qualche anno dopo...
    alla faccia di quei cristiani venduti che vedono i sionisti come alleati dei cristiani...

  8. #8
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    Nazione Nucleare; le armi di distruzione di massa in Israele



    di John Steinbach
    tratto da CovertAction Quarterly
    n. 70 Aprile-Giugno 2001
    http://www.covertactionquarterly.org




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    John Steinbach è coautore insieme alla moglie Louise Franklin-Ramirez della mappatura e database "Pericolo radioattivo in USA". E' attivo nell area di Washington D.C. nel movimento per la pace e la giustizia.


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    Nei primi mesi del 2001, gli sforzi per trovare la pace in Medio Oriente hanno dovuto subire due colpi molto forti. Il leader della destra israeliana Ariel Sharon è stato eletto capo del governo di Israele, la nazione nucleare "tralasciata". Ed il primo bombardamento dell'Iraq da parte di forze USA/UK del presidente George W. Bush, che è stato giustificato come atto "difensivo".
    Dalla guerra del Golfo nel 1991, molta attenzione è stata dedicata sulla presunta minaccia da parte delle armi di distruzione di massa irachene, mentre il maggior imputato nella regione, Israele, è stato ampiamente trascurato.
    Con un arsenale di 200-500 armi termonucleari e un sofisticato sistema di lancio, Israele, con una popolazione di 6 milioni di persone, ha recentemente preso il posto della Gran Bretagna come quinta potenza nucleare mondiale. Può ora rivaleggiare con Francia e Cina per la consistenza e il livello tecnologico del suo arsenale nucleare.

    Possedendo armi chimiche e biologiche, un arsenale atomico molto sofisticato e una strategia aggressiva per il loro uso effettivo, Israele fornisce il maggior impeto regionale per lo sviluppo di armi di distruzione di massa e rappresenta una grande minaccia alla pace e alla stabilità in Medio Oriente.

    L'ipocrisia implicita nella condanna dell'Iraq per le sue armi di distruzione di massa e l'attenzione ossessiva verso "stati fuorilegge" come la Corea del Nord, unite al fatto che si ignori il provocatorio arsenale israeliano, è davvero sbalorditiva.
    L'esistenza del programma nucleare israeliano è un serio impedimento alla non-proliferazione e al disarmo.
    E' arrivato il momento per chi si occupa delle sanzioni contro l'Iraq, della pace giusta in medio Oriente e del disarmo nucleare, di affrontare direttamente il problema delle armi di distruzione di massa detenute da Israele.


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    LA BOMBA ISRAELIANA
    Il programma nucleare israeliano iniziò negli ultimi anni '40. Fu stabilito dal Dipartimento di Ricerca sugli Isotopi al Weissman Institute of Science, sotto la direzione di Bergmann, il "padre della bomba israeliana", che nel 1952 fondò la Commissione israeliana per l'Energia Atomica.
    Sin dall'inizio, gli USA sono stati pesantemente coinvolti nello sviluppo della capacità nucleare israeliana, addestrando scienziati nucleari israeliani e fornendo tecnologia nucleare incluso un piccolo reattore per la "ricerca" nel 1995 nell'ambito del programma "Atomi per la pace".

    E' stata la Francia, comunque, a fornire il grosso dell'assistenza nucleare ad Israele, culminata con la costruzione di Dimona, un pesante reattore ad uranio naturale e a riprocessamento di plutonio, situato vicino Bersheeba, nel deserto del Negev.
    Israele è stato attivo nel programma di armi nucleari francese dal suo inizio e ha fornito fondamentali competenze tecniche. Dimona diventò operativa nel 1964 e il riprocessamento del plutonio cominciò subito dopo. Nonostante le affermazioni israeliane che Dimona fosse una "fabbrica di manganese o un'industria tessile", le misure di sicurezza estreme che sono state impiegate, hanno smascherato queste falsità.
    Nel 1976 Israele ha abbattuto uno dei suoi aerei Mirage e nel 1973 un aereo civile libico che si era avvicinato troppo a Dimona, uccidendo 104 persone.

    Ci sono ipotesi credibili sul fatto che Israele abbia fatto esplodere almeno uno e forse diversi ordigni nucleari a metà degli anni '60 nel deserto del Negev, vicino alla frontiera egiziana, e che abbia partecipato attivamente ai test nucleari francesi in Algeria.
    Dal tempo della guerra dello Yom Kippur nel 1973, Israele ha avuto un arsenale di forse diverse dozzine di atomiche pronte ed arrivò allo stato di pieno allarme nucleare.

    Possedendo un'avanzata tecnologia nucleare e il meglio degli scienziati nucleari, Israele ha dovuto presto affrontare un grosso problema - come ottenere l'uranio necessario. La fonte propria di uranio erano i depositi di fosfati nel Negev, totalmente inadeguati per il fabbisogno del programma in rapida crescita. La risposta a breve termine furono i raid in Francia e Gran Bretagna per appropriarsi delle spedizioni di uranio di contrabbando e nel 1968 con il "Plumbatt Affair" collaborò con la Germania occidentale per appropriarsi i 200 tonnellate di yellowcake (ossido di uranio).

    Queste acquisizioni clandestine di uranio per Dimona furono successivamente coperte dai paesi coinvolti.
    Ci fu anche l'ipotesi che una Società USA, Nuclear Material and Equipment Corporation (NUMEC), ha deviato centinaia di libbre di uranio arricchito a Israele dalla metà degli anni '50 alla metà dei '60. Nonostante inchieste della CIA e dell'FBI e udienze del Congresso, nessuno èstato perseguito.
    Alla fine degli anni '60 Israele risolse il problema dell'uranio sviluppando stretti legami con il Sud Africa con degli accordi per cui Israele forniva la tecnologia e le competenze per la "Bomba dell'Apartheid" mentre il Sud Africa provvedeva all'uranio.


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    IL SUD AFRICA E GLI USA
    Nel 1977 l'Unione Sovietica avvertì gli USA che delle foto satellitari indicavano che il Sud Africa stava progettando un test nucleare nel deserto del Kalahari. Il regime di apartheid tornò indietro, sotto le pressioni dell'amministrazione Carter.
    Il 22 settembre 1979, un satellite USA captò un test in atmosfera di una piccola bomba termonucleare nell'oceano Indiano, al largo delle coste sudafricane, ma dato il coinvolgimento israeliano, il rapporto fu prontamente insabbiato. Più tardi si è appreso da fonti israeliane che erano effettivamente avvenuti tre test di ordigni nucleari di artiglieria israeliani miniaturizzati.

    La collaborazione israelo-sudafricana non si concluse con i test ma è continuata fino alla caduta dell'apartheid, specialmente con lo sviluppo e i test di missili a medio raggio e artiglieria avanzata. Oltre ad uranio e test il Sud Africa ha fornito ad Israele grossi capitali da investire, mentre Israele metteva a disposizione la sua capacità commerciale per permettergli di aggirare le sanzioni internazionali imposte al regime di apartheid.
    Nonostante la Francia e il Sud Africa sono stati i primi responsabili dello sviluppo del programma nucleare israeliano, gli USA conservano la maggior parte delle colpe. Un osservatore ha rimarcato che il programma nucleare israeliano "è stato possibile solo per un raggiro calcolato da parte israeliana e un'attiva complicità da parte americana". Iniziando con la fornitura di un piccolo reattore a metà degli anni '50, l'America ha giocato un ruolo critico nei piani nucleari israeliani.

    Gli scienziati israeliani sono stati ampiamente addestrati nelle università USA e nei laboratori militari. Nei primi anni '60, i controlli per il reattore di Dimona sono stati ottenuti clandestinamente da una società chiamata Tracer Lab, la pincipale fornitrice dei pannelli di controllo per i reattori militari USA, comprati attraverso una sussidiaria belga.
    Nel 1971 l'amministrazione Nixon approvò la vendita a Israele di centinaia di Kryton, un apparecchio necessario allo sviluppo di sofisticate bombe nucleari. E nel 1979 il presidente Carter fornì a Tel Aviv foto ad altissima risoluzione del satellite spia KH-11, che furono poi usate due anni dopo per bombardare il reattore iracheno Osirak. Con l'amministrazione Nixon e Carter, accelerando poi drammaticamente sotto Reagan, i trasferimenti di tecnologia avanzata a Israele continuarono e continuano fino ad oggi.


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    LE RIVELAZIONI DI VANUNU
    Dopo la guerra del 1973 Israele ha intensificato il suo programma nucleare, continuando la sua politica di oscuramento. Alla metà degli anni '80 molte stime dell'arsenale nucleare israeliano erano dell'ordine di due dozzine ma le esplosive rivelazioni di Mordechai Vanunu, un tecnico nucleare che lavorava nel complesso di riprocessamento di uranio di Dimona, ha cambiato tutto.

    Un sostenitore di sinistra dei diritti dei palestinesi, Vanunu credeva che fosse un dovere verso l'umanità divulgare il programma nucleare israeliano al mondo. Ha esportato clandestinamente dozzine di foto e dati scientifici fuori da Israele e nel 1986 la sua storia fu pubblicata dal londinese Sunday Times.

    Rigorose valutazioni scientifiche delle rivelazioni di Vanunu portarono alla scoperta che Israele possedeva la bellezza di 200 bombe termonucleari miniaturizzate e altamente sofisticate. Le sue informazioni rivelavano che la capacità dell reattore di Dimona si era ampliata e che Israele produceva 1.2 chili di plutonio a settimana, abbastanza per fabbricare 10-12 bombe all'anno e che stava producendo armi nucleari avanzate. Appena prima della pubblicazione, Vanunu fu rapito a Roma da una agente segreta israelo-americana del Mossad, fu picchiato, drogato e rapito in Israele. Dopo una campagna di disinformazione e diffamazione sulla stampa israeliana, Vanunu fu processato per tradimento da una corte di sicurezza segreta e condannato a 18 anni di prigione. Ha scontato più di 12 anni in isolamento in una cella di 6 piedi per 9 e, secondo Amnesty International è il prigioniero conosciuto della nostra epoca che ha scontato il più lungo periodo di isolamento. Dopo un anno di trattamento speciale rispetto alla popolazione carceraria - non gli era permesso avere contatti con arabi - Vanunu è stato soggetto, dal 2000, a periodi di punizione in isolamento e deve ancora scontare tre anni di prigione. Le rivelazioni di Vanunu sono state ampiamente ignorate dalla stampa internazionale, specialmente in USA e Israele continua a godere di campo libero riguardo al suo status nucleare.

    Campagna per la liberazione di Mordechai Vanunu
    e-mail: freevanunu@mindspring.com
    web: http://www.nonviolent.org/vanunu




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    L'arsenale nucleare
    I prodotti principali dell'arsenale nucleare israeliano sono bombe al neutrone, bombe termonucleari miniaturizzate destinate a massimizzare l'irradiazione di raggi gamma, minimizzando gli effetti esplosivi e le radiazioni a lungo termine (in pratica destinate ad uccidere le persone, lasciando intatte le cose).
    Le armi comprendono missili balistici e bombardieri capaci di raggiungere Mosca, missili da crociera, mine terrestri (negli anni '80 Israele ha impiantato mine terrestri nucleari lungo le alture del Golan) e ordigni di artiglieria con una gittata di 45 miglia.

    Il Sunday Times (Londra) riporta nel Giugno 2000 che un sottomarino israeliano ha lanciato un missili cruise, colpendo un obiettivo a 950 miglia. Israele è la terza nazione dopo USA e Russia ad avere questa capacità. Quest'anno dispiegherà` tre di questi sottomarini, virtualmente imprendibili, di cui ognuno equipaggiato con 4 missili Cruise.

    Lo stesso arsenale nucleare schiera dalle "bombe che distruggono città" più potenti di quella di Hiroshima a mini-bombe tattiche. L'arsenale israeliano di armi di distruzione di massa fa impallidire il potenziale effettivo o virtuale di tutti gli stati mediorientali messi insieme ed è sproporzionato per ogni ragionevole bisogno di "deterrenza".

    Israele possiede anche un completo arsenale di armi chimiche e biologiche. Secondo il Sunday Times, Israele ha prodotto sia armi chimiche e batteriologiche con un sofisticato sistema di lancio. Un alto ufficiale dei servizi israeliani ha ammesso: "c'è a malapena una singola arma biologica o chimica che non sia stata prodotta nell'Istituto Biologico di Nes Tziyona". Lo stesso rapporto descrive Jet F-16 destinati specificatamente ad armare armi chimiche e biologiche, con personale addestrato ad essere operativo in pochi istanti.

    Nel 1998 il Sunday Times ha scritto che Israele, usando ricerche sudafricane, stava sviluppando una "bomba etnica". Nello sviluppo di quest'arma, gli scienziati israeliani stavano sfruttando i progressi medici identificando un gene distintivo degli arabi, creando un batterio o virus geneticamente modificato Gli scienziati stavano provando a costruire microorganismi mortali che potessero attaccare solo coloro con il gene distintivo nella loro mappa genetica.
    Dedi Zucker, membro di sinistra della Knesset, il parlamento israeliano, ha denunciato questa ricerca dicendo: "Moralmente, e sulla base della nostra storia, delle nostre esperienze e delle nostre tradizioni, tale arma è mostruosa e deve essere bloccata".


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    L'AGGRESSIONE NUCLEARE
    Nell'immaginario popolare, la bomba israeliana è l'arma come "ultima risorsa", da essere usata all'ultimo momento per evitare la distruzione. Questa strategia, descritta dal giornalista USA Seymour Hersh come "l'opzione Samson" è sottoscritta da molti sostenitori di Israele.

    "GLI ARABI POSSONO AVERE IL PETROLIO, MA NOI ABBIAMO I FIAMMIFERI" - Ariel Sharon

    Per quanto questa formula possa essere stata vera nelle menti dei primi strateghi nucleari israeliani, oggi l'arsenale nucleare israeliano è legato inestricabilmente ed integrato con la strategia militare e politica globale israeliana. Come dice Hersh: "l'opzione Samson non è più l'unica opzione nucleare che Israele ha a disposizione."

    Israele ha fatto un numero infinito di velate minacce contro le nazioni arabe e contro l'Unione Sovietica prima e la Russia poi. Un esempio lampante viene da Ariel Sharon, ora primo ministro israeliano: Gli arabi possono avere il petrolio, ma noi abbiamo i fiammiferi".
    In un altro esempio, l'esperto nucleare Oded Brosh affermò nel 1992: "non dobbiamo vergognarci del fatto che l'opzione nucleare sia il mezzo più importante per la nostra difesa e un deterrente contro chi ci attacchi."

    L'accademico israeliano Israel Shahak ha commentato nel 1997: "la speranza per la pace, così spesso assunta come scopo per Israele, non è secondo il mio punto di vista, un principio della politica israeliana come invece è l'estensione della dominazione e dell' influenza israeliana." Ha poi aggiunto: "Israele si sta preparando ad una guerra, nucleare se necessario, per impedire cambiamenti nell'area che non corrispondono alle sue volontà`, come quelli che riguardino qualche stato mediorientale Israele chiaramente si prepara ad usare tutti i mezzi a sua disposizione, inclusi quelli nucleari."

    Israele usa il suo arsenale nucleare non solo nel contesto della deterrenza o della guerra diretta ma anche in modi più sottili ma non meno importanti. Per esempio, il possesso di armi di distruzione di massa può essere una potente leva per mantenere lo status quo o per influenzare gli eventi secondo il suo vantaggio, come proteggere i cosiddetti paesi arabi moderati da insurrezioni interne o per intervenire in guerre inter-arabe.

    Nel gergo politico-militare israeliano questo concetto è chiamato "coercizione non convenzionale" ed è semplificato da una citazione del 1962 di Shimon Peres: "Acquisire un sistema d'arma superiore (leggi nucleare) significa la possibilità di usarlo come mezzo di coercizione, in modo che costringa l'altra parte ad accettare le richieste politiche israeliane come quella del mantenimento dello status quo tradizionale e la firma di trattati di pace."

    Un altro tra gli usi principali della bomba israeliana è di coercizione nei confronti degli USA per farla agire in favore di Israele, anche andando contro i propri stessi interessi strategici. Addirittura nel 1956 Francis Perrin, capo del progetto atomico francese scriveva : "Pensiamo che la bomba israeliana sia indirizzata agli americani, non per lanciargliela contro ma per dire 'Se voi non ci aiutate in una situazione critica, vi obbligheremo a farlo, altrimenti useremo la bomba atomica."

    Durante la guerra del 1973 Israele ha usato il ricatto nucleare per costringere Henry Kissinger e il presidente Richard Nixon ad inviargli massicci aiuti militari. Come l'allora ambasciatore israeliano Simcha Dinitz affermava: "se non ci verranno inviati aiuti militari massicci immediatamente, allora sapremo che gli USA non rispettano le loro promesse e dovremo trarre conclusioni molto serie"
    Un esempio di questo scenario è illustrato nel 1987 da Amos Rubin, consigliere economico dell'allora primo ministro Yitzhak Shamir. "Se lasciato a se stesso Israele non avrà altra scelta se non cadere in un livello di difesa più rischioso che metterà in pericolo se stesso e il mondo in generale. Per impedire che Israele dipenda dall'uso di armi nucleari chiediamo 2-3 miliardi di dollari all'anno in aiuti USA." Da allora l'arsenale nucleare israeliano è stato enormemente incrementato, quantitativamente e qualitativamente, mentre il borsellino americano è stato sempre aperto.


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    IMPLICAZIONI
    E' chiaro che Israele non è interessato alla pace se non quella dettata dai suoi propri termini, e non ha alcuna intenzione di negoziare lealmente per tagliare il suo programma nucleare o discutere seriamente su un medioriente libero dal nucleare.
    Seymour Hersh scrive: "l'entità` e la raffinatezza dell'arsenale nucleare israeliano permette a uomini come Ariel Sharon di sognare il ridisegnamento della mappa del Medioriente, aiutato dall'implicita minaccia della forza nucleare."

    C'è un'abbondanza di prove a sostegno di questa analisi. Ezer Weizman, l'ex presidente israeliano, afferma: " L'opzione nucleare guadagna attualità` e la prossima guerra non sarà convenzionale."
    Ze'ev Shiff, un esperto militare israeliano che scrive su Ha'aretz dice: "chiunque creda che Israele firmerà la Convenzione ONU contro la proliferazione di armi nucleari sta sognando ad occhi aperti."

    E Munya Mardoch, direttore dell'Istituto Israeliano per lo sviluppo dei sistemi d'arma dice nel 1994: "Il significato morale e politico delle armi nucleari è che gli stati che rinunciano al loro uso si mettono nella situazione di vassalli. Tutti questi stati che si sentono soddisfatti dal possesso di armi convenzionali sono destinati al ruolo di vassalli."
    Nel momento in cui la società` israeliana diventa sempre più polarizzata, l'influenza della destra radicale si rafforza sempre di più. Secondo Shahak: " La prospettiva che gruppi come il Gush Emunin o altri fanatici israeliani di destra o qualcuno dei deliranti generali dell'esercito israeliano prendano il controllo delle armi nucleari non è da escludersi nel momento in cui la società ebraica israeliana segue una solida polarizzazione, il sistema di sicurezza si affida sempre più al reclutamento tra le fila dell'estrema destra."

    In una futura guerra mediorientale - che non si può del tutto escludere stanti le asserzioni di Ariel Sharon, un criminale di guerra con un passato di sangue che va dal massacro di civili palestinesi a Quibya nel 1953 al massacro di Sabra e Chatila nel 1982,e via discorrendo - il possibile uso di armi nucleari da parte israeliana non può essere escluso.

    Seymour Hersh avverte: "Se scoppierà una nuova guerra in medioriente o se qualche nazione araba lancerà missili contro Israele, come ha fatto l'Iraq, un'escalation nucleare, una volta impensabile se non come ultima risorsa, non sarebbe una probabilità remota."

    Molti pacifisti mediorientali hanno esitato a discutere sul monopolio nucleare israeliano nella regione e questo ha portato ad analisi incomplete e non uniformi e a strategie d'azione sbagliate. Ma rimettere al centro dell'attenzione il problema delle armi di distruzione di massa di Israele avrà diversi effetti salutari.

    Primo, metterà in luce la dinamica di destabilizzazione che porta gli eserciti mediorientali a costringere gli stati della regione a cercare ognuno il proprio "deterrente".

    Secondo, metterà in luce il doppio standard grottesco che vede gli USA e l'Europa da un lato condannare l'Iraq, la Siria e la Corea del Nord per lo sviluppo di armi di distruzione di massa mentre contemporaneamente proteggono e legittimano il principale colpevole.

    Terzo, scoprire la strategia nucleare israeliana, aiuterà a focalizzare l'attenzione internazionale.e ci saranno maggiori pressioni per farne smantellare l'arsenale e negoziare lealmente.

    Infine, un'Israele non nuclearizzata, darebbe luogo ad un Medioriente non nuclearizzato, rendendo molto più probabile un accordo di pace complessivo nella regione.

    Finchè la comunità internazionale non affronterà Israele rispetto al suo programma nucleare segreto, è improbabile che si sarà alcuna soluzione del conflitto Israelo-arabo, un fatto su cui conta con tutta evidenza Israele, come l'era Sharon fa presagire.

  9. #9
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    Intervista esclusiva a Mordechaï Vanunu

    DI SILVIA CATTORI

    Ingegnere al centro di Dimona, Mordechaï Vanunu rivelò al Sunday Times nel 1986 l’esistenza del programma nucleare militare israeliano. Rapito in Italia dal Mossad quando aveva appena preso contatti coi giornalisti britannici e prima che il loro articolo venisse pubblicato, fu giudicato a porte chiuse e imprigionato per diciotto anni. Nonostante gli fosse vietato di avere contatti con la stampa, Mordechaï Vanunu ha risposto alle domande di Silvia Cattori per Réseau Voltaire.

    Silvia Cattori: Che lavoro faceva in Israele prima che gli agenti del Mossad la rapissero a Roma nell’ottobre del 1986?

    Mordechaï Vanunu: Lavoravo da nove anni al centro di ricerca in armamenti di Dimona, nella regione di Beer Sheva. Proprio prima di lasciare questo lavoro nel 1986, avevo preso delle foto all’interno dello stabilimento per dimostrare al mondo che Israele nascondeva un segreto nucleare. Il mio lavoro a Dimona consisteva nel produrre elementi radioattivi utilizzabili per la fabbricazione di bombe atomiche. Sapevo esattamente quali quantità di materie fissili venivano prodotte, quali materiali venivano utilizzati e che tipo di bombe veniva fabbricato.



    Rivelare – da solo – al mondo che il suo paese deteneva segretamente l’arma nucleare, non voleva dire rischiare moltissimo?

    Mordechaï Vanunu: Se l’ho fatto è stato perché le autorità israeliane non dicevano la verità. Si profondevano ripetendo che i responsabili politici israeliani non avevano assolutamente l’intenzione di dotarsi di armi nucleari. In realtà, però, producevano molte sostanze radioattive che potevano servire solo ad un unico scopo: costruire bombe nucleari. Notevoli quantità: ho calcolato che avevano già all’epoca – nel 1986! – più di duecento bombe atomiche. Avevano anche iniziato a costruire bombe a idrogeno molto potenti. Così ho deciso di far sapere al mondo intero cosa tramassero nel più assoluto segreto. E poi, volevo in questo modo impedire agli israeliani di utilizzare le bombe atomiche, per evitare una guerra nucleare in Medio Oriente. Volevo contribuire a portare la pace in questa area. Avendo già delle armi superpotenti, Israele poteva fare la pace: non doveva più temere alcuna minaccia palestinese, né tanto meno araba, poiché possedeva tutto l’armamento necessario alla sua sopravvivenza.

    Era preoccupato per la sicurezza dell’intero paese?

    Mordechaï Vanunu: Sì. Certamente. Intendiamoci, non ho fatto tutto questo per il popolo israeliano. Gli israeliani avevano eletto questo governo, e questo governo aveva deciso di dotarli di armi nucleari. Tutti gli israeliani seguono la politica del governo israeliano da molto vicino … ma, per quanto mi riguarda, riflettevo considerando il punto di vista dell’umanità, il punto di vista di un essere umano, di tutti gli esseri umani che vivono in Medio Oriente, e anche di tutti gli esseri umani in tutto il mondo. Perché quello che aveva fatto Israele, potrebbero farlo molti altri paesi. Così’, nell’interesse dell’umanità, ho deciso di far conoscere a tutto il mondo il pericolo che rappresentavano le armi nucleari segrete di Israele.



    (La prima pagina del quotidiano inglese “Sunday Times” del 5 ottobre 1986: I segreti dell’arsenale nucleare israeliano)

    Nel 1986, eravamo in piena Guerra fredda e le armi nucleari proliferavano. Si stavano diffondendo in molti paesi che non avevano ancora il nucleare, come il Sudafrica e altri. Il pericolo rappresentato dalle armi nucleari era reale. Ai giorni nostri, questo pericolo è diminuito.

    Sapeva a cosa andava incontro? Perché era lei in particolare, e nessun altro, che doveva rischiare molto?

    Mordechaï Vanunu: Certamente, sapevo che stavo rischiando. Ma quello che potevo fare, non avrebbe potuto farlo nessun altro a parte me. Sapevo che avrei avuto a che fare col governo israeliano. Non è come prendersela con degli interessi privati; sapevo che me la stavo prendevo direttamente col governo israeliano e con lo Stato ebreo israeliano. Sapevo quindi che avrebbero potuto punirmi, uccidermi, che avrebbero potuto fare di me quello che volevano. Ma avevo la responsabilità di dire la verità al mondo. Nessuno altro tranne me era in grado di farlo: era dunque mio dovere farlo. Qualunque fossero i rischi.

    La sua famiglia l’’ha quindi sostenuta?

    Mordechaï Vanunu: I miei famigliari non hanno capito la mia decisione. Per loro è stato più brutto scoprire di essermi convertito al cristianesimo. Per loro era più dannoso, più doloroso dell’aver rivelato i segreti nucleari di Israele… Li rispetto e loro rispettano la mia vita. Siamo rimasti in buoni rapporti, ma non ci frequentiamo più.

    Si sente solo?

    Mordechaï Vanunu: Sì. Certo, sono solo qui, alla cattedrale di Saint-Georges. Ma ho molti amici che mi sostengono.

    In che condizioni è stato processato e imprigionato?

    Mordechaï Vanunu: Il mio processo si è tenuto nel segreto più assoluto. Ero solo col mio avvocato. Sono stato condannato per spionaggio e tradimento. Le autorità israeliane si sono vendicate lasciandomi in isolamento e per tutta la durata del processo. Nessuno era autorizzato a vedermi né a parlarmi, mi vietavano di rivolgermi ai media. Hanno pubblicato molta disinformazione sul mio conto. Il governo israeliano ha utilizzato tutto il suo potere mediatico per fare un lavaggio del cervello all’opinione pubblica. Per lavare anche il cervello dei giudici al punto da convincerli della necessità di mettermi in prigione. Così il mio processo è stato tenuto segreto e i media non hanno avuto la possibilità di accedere alla verità; non hanno potuto sentirmi. Le persone erano convinte che fossi un traditore, una spia, un criminale. Non c’è stato un briciolo di giustizia nello svolgimento. Non c’era solo il processo: la cosa più crudele è stata isolarmi, in prigione. Mi hanno punito non solo tramite la detenzione ma anche isolandomi completamente, spiandomi continuamente, con trattamenti malvagi particolarmente viziosi e crudeli: hanno cercato di farmi arrabbiare, hanno cercato di farmi rimpiangere ciò che avevo fatto. Sono stato tenuto nella cella di segregazione durante diciotto anni di cui dodici anni e mezzo in isolamento totale. Il primo anno hanno messo delle videocamere nella mia cella. Mi hanno lasciato la luce accesa tre anni di fila! Le loro spie mi picchiavano continuamente, mi impedivano di dormire. Sono stato sottomesso ad un barbaro trattamento; hanno tentato di sfiancarmi. Il mio obiettivo era di resistere, di sopravvivere. E ci sono riuscito…

    Fortunatamente non hanno cercato di impiccarla, come voleva il ministro della Giustizia di allora, Tommy Lapid. Ha retto bene, ed è stato rilasciato il 21 aprile del 2004. Aveva giusto 50 anni!

    Mordechaï Vanunu: Se mi hanno rilasciato è stato perché avevo scontato i diciotto anni di prigione ai quali mi avevano condannato. Volevano uccidermi. Ma, in fin dei conti, il governo israeliano ha deciso di non farne nulla.

    Nell’aprile del 2004, le televisioni hanno mostrato la sua scarcerazione. Il mondo ha allora scoperto quello che le era successo. Lei è apparso davanti alle telecamere felice, determinato, combattivo: l’esatto contrario di un uomo distrutto

    Mordechaï Vanunu: Uscire di prigione, andare a parlare a tutto il mondo, festeggiare quel momento…dopo diciotto anni di prigionia, di proibizione di tutto… è stato un grande momento…

    I suoi carcerieri non sono riusciti a stroncarla mentalmente?

    Mordechaï Vanunu: No; assolutamente no. Il mio obiettivo era di uscire e di parlare al mondo intero, di far capire alle autorità israeliane che avevano fallito. Il mio scopo era di sopravvivere e questa è stata la mia più grande vittoria su tutte quelle organizzazioni di spionaggio. Sono riusciti a rapirmi, a trascinarmi davanti al loro tribunale, a mettermi in prigione, in un posto segreto durante diciotto anni… e io sono sopravvissuto a tutto ciò. Ho sofferto, naturalmente, ma sono sopravvissuto. Nonostante tutti i loro crimini, sono ancora vivo e sono anche in ottima salute! Sono di forte costituzione, e grazie a questa caratteristica ho superato la prova.

    Cosa l’’ha aiutata a tenere duro?

    Mordechaï Vanunu: La mia fermezza. Il fatto di continuare ad essere convinto che avevo avuto ragione nel fare ciò che avevo fatto. La volontà di far loro capire che, qualunque cosa facessero per punirmi, io avrei continuato a restare in vita.

    Qual è l’ostacolo più grande che ha dovuto fronteggiare, attualmente?

    Mordechaï Vanunu: Mi hanno vietato di lasciare Israele. Sono stato liberato dalla prigione, ma qui, in Israele, sono in una grande prigione. Vorrei lasciare questo paese, godere della libertà nel vasto mondo. Ne ho abbastanza del potere israeliano. L’esercito può venire ad arrestarmi in qualsiasi momento, punirmi. Sento di essere alla loro mercé. Mi piacerebbe così tanto vivere lontano, molto lontano da qui…

    Quando Israele le permetterà di lasciare il paese?

    Mordechaï Vanunu: Non ne so nulla. Mi hanno vietato di lasciare il paese per un anno. Passato un anno, mi hanno rinnovato il divieto per un nuovo anno che finirà ad aprile prossimo. Ma possono ancora prolungarmi il divieto tutto il tempo che vorranno…

    Che ne pensa del Trattato di non proliferazione nucleare quando, nel caso di Israele, si tollera "l’ambiguità nucleare", mentre si mette costantemente sotto pressione l’Iran – un paese che, tra l'altro, si sottomette alle ispezioni?

    Mordechaï Vanunu: Tutti i paesi dovrebbero consentire le ispezioni internazionali e dire la verità su ciò stanno facendo, segretamente, in tutti gli impianti nucleari di cui dispongono. Israele non ha firmato il Trattato di non proliferazione nucleare. Centottanta paesi l’hanno firmato, tra cui tutti i paesi arabi. L’Egitto, la Siria, il Libano, l’Iraq, la Giordania… tutti i paesi vicini a Israele hanno aperto le loro frontiere alle ispezioni dell’AIEA (Agenzia internazionale per l’energia atomica, n.d.t.). Israele è peggiore esempio. E’ l’unico paese che ha rifiutato di firmare il Trattato di non proliferazione nucleare. Gli Stati Uniti e l’Europa dovrebbero cominciare a risolvere il caso di Israele; Israele deve essere considerato come qualsiasi altro paese. Dobbiamo finirla con l’ipocrisia e obbligare Israele a firmare il Trattato di non proliferazione nucleare. Bisogna imporre a Israele il libero accesso degli ispettori dell’AIEA al centro di Dimona.

    L’Iran, che adempie ai propri obblighi e accetta le ispezioni dell’ONU, è pur minacciato da sanzioni. Israele, che dispone dell’arma nucleare rifiuta ogni ispezione dell’AIEA, non è oggetto di alcuna azione. Perché "due pesi, due misure" da parte degli Stati Uniti, ma anche dell’Europa?

    Mordechaï Vanunu: Va anche peggio di ciò che lei dice: non solo non ce la prendiamo con Israele, ma per giunta aiutiamo segretamente questo paese. Esiste una cooperazione segreta tra Israele e la Gran Bretagna, la Francia e gli Stati Uniti. Questi paesi hanno deciso di contribuire alla potenza nucleare di Israele per fare di questo paese uno Stato coloniale nel mondo arabo. Aiutano Israele perché vogliono che sia al loro servizio, in quanto paese colonialista che controlla il Medio Oriente, ciò che permette loro di impossessarsi degli introiti provenienti dal petrolio e di mantenere gli arabi sottosviluppati e all’interno di conflitti fratricida. E’ questo il motivo principale di questa cooperazione.

    L’Iran non rappresenta una minaccia, come affermano Israele e gli Stati Uniti?

    Mordechaï Vanunu: Essendo sotto il controllo degli ispettori dell’AIEA, l’Iran non rappresenta alcun pericolo. Gli esperti occidentali sanno perfettamente qual è la natura del programma nucleare iraniano. Contrariamente a Israele, che non lascia accedere nessuno ai suoi impianti nucleari. Questo è il motivo per cui l’Iran ha deciso di agire con risolutezza e di dire al mondo intero: "Non potete esigere più trasparenza da noi, mentre continuate a chiudere gli occhi su quello che accade in Israele!". Tutti gli arabi si rendono conto, dopo quaranta anni, che Israele ha delle bombe atomiche e che nessuno fa nulla a riguardo. Finché il mondo continuerà ad ignorare le armi atomiche di Israele, non potrà permettersi di dire qualunque cosa all’Iran. Se il mondo è davvero preoccupato, e se vuole sinceramente porre fine alla proliferazione nucleare, che cominci dall’inizio, vale a dire con Israele!…

    Deve averle dato fastidio quando ha sentito Israele, che non è in regola, dire che è pronto a bombardare l’Iran, che, a questo punto, non ha assolutamente infranto alcuna regola!

    Mordechaï Vanunu: Sì, mi fa uscire di senno. Non abbiamo nulla da rimproverare all’Iran: prima di fare qualsiasi cosa contro un qualunque altro paese, bisogna occuparsi del caso israeliano. Se qualcuno vuole prendersela con l’Iran, deve, innanzitutto, prendersela con Israele. Il mondo non può ignorare quello che fa Israele, in proposito, da più di quaranta anni… Gli Stati Uniti dovrebbero obbligare Israele a firmare il Trattato di non proliferazione nucleare. Ed è arrivato il momento anche per l’Europa di riconoscere ufficialmente che Israele possiede delle bombe atomiche. Tutto il mondo arabo dovrebbe essere estremamente preoccupato sentendo tutti questi discorsi che incriminano l’Iran, che non possiede alcuna arma atomica, e che continuano ad ignorare Israele.

    Quali sono gli stati che hanno cooperato con Israele?

    Mordechaï Vanunu: Israele ha aiutato la Francia e la Gran Bretagna nella campagna contro l’Egitto nel 1956. Dopo l’operazione di Suez, la Francia e la Gran Bretagna hanno iniziato a cooperare al programma nucleare israeliano, per ringraziare Israele per il sostegno che ha loro fornito durante quella guerra.



    Il Sudafrica non ha aiutato Israele fino al 1991?

    Mordechaï Vanunu: E’ stato effettivamente in Sudafrica, nel deserto, che Israele ha proceduto ai suoi test nucleari…

    Sembra che negli anni sessanta il presidente Kennedy avrebbe chiesto che venissero effettuate delle ispezioni a Dimona in Israele. Lei vede un legame tra questa richiesta e il suo assassinio?

    Mordechaï Vanunu: Credo che all’epoca di Kennedy gli Stati Uniti si fossero opposti al programma nucleare israeliano. Kennedy ha cercato di fermare Israele, a riguardo, ma il suo assassinio non gli ha lasciato il tempo… Secondo me, il momento dell’assassinio di Kennedy è legato alla diffusione delle armi nucleari in Israele e in altri paesi. Quelli che l’hanno assassinato erano favorevoli all'espansione nucleare. Grazie all’eliminazione dell’importuno Kennedy, la proliferazione ha potuto continuare. Di fatto, i presidenti Johnson e Nixon [che sono succeduti a Kennedy, ndt] non hanno creato alcun inconveniente: hanno lasciato fare Israele. Constatiamo semplicemente che, dopo l’assassinio di Kennedy, si è manifestato un cambiamento che andava in quella direzione…

    La sua denuncia non ha impedito a Israele di mantenere tabù questa questione: è riuscito a non inimicarsi le grandi potenze. La sua strategia poco trasparente non si sarebbe dunque accertata efficace?

    Mordechaï Vanunu: E’ meglio riconoscere la forza che dire di sì. Israele è un caso che fa scuola. Come può un piccolo paese sfidare il mondo intero e seguire una politica aggressiva senza preoccuparsi affatto degli altri? Gli israeliani sono riusciti a farlo all’epoca… Ma oggi, il mondo è cambiato. La Guerra fredda è finita, il comunismo è sconfitto, il mondo si orienta verso la pace: si capisce, le armi nucleari non aiuteranno Israele in niente. Adesso che Israele deve mostrare che desidera la pace, e in che modo intende contribuirvi, per questo paese, che utilità potrebbero avere le armi nucleari? La politica nucleare israeliana era possibile nel contesto della Guerra fredda. Ma oggi, dobbiamo far sì che Israele adotti una nuova politica, che dimostri al mondo intero che vuole la pace e che riconosca di non aver assolutamente bisogno delle armi atomiche.

    Negli anni cinquanta Israele già disponeva di un considerevole armamento. Che motivo aveva quindi di dotarsi dell’arma nucleare?

    Mordechaï Vanunu: Un paese anche piccolo come Israele non ha alcun valido motivo di detenere un numero così vasto di armi atomiche. E’ un po’ come se il programma di armamento nucleare di Israele gli avesse montato la testa. Non si può in alcun caso usare l’arma atomica nella regione: tutte le bombe atomiche che verrebbero utilizzate contro la Siria, l’Egitto o la Giordania avrebbero effetti radioattivi e renderebbero la vita impossibile anche in Israele. Ogni bomba danneggerebbe anche Israele. Fino a qui, gli israeliani non hanno neanche il diritto di discutere tra loro. Tuttavia, questo problema preoccupa tutti. Attendiamo la risposta di Israele su questo problema.

    Per Israele non si tratta di un’arma che gli permette di mantenere lo status quo? Di uno strumento di ricatto politico? E’ per poter discutere coi grandi allo stesso livello – Stati Uniti in testa – e non concedere nulla agli arabi, che Israele ha defraudato e che sono deboli militarmente?

    Sì, è proprio così. Israele usa la potenza delle armi nucleari per assestare le sue politiche. Israele ha molto potere, annienta i suoi vicini con l’arroganza. Gli Stati Uniti – anche loro! – non sono nella condizione di dire agli israeliani quello che devono fare. L’Europa, oggi, si rende conto della potenza di Israele. Anche senza usare la bomba atomica, anche senza brandire la minaccia che gli farebbero, gli israeliani possono imporre il loro potere, posso fare assolutamente ciò che vogliono: possono innalzare muraglie, possono edificare colonie in Palestina, nessuno è nella condizione di dire loro che non hanno il diritto di farlo perché sono estremamente potenti. Si tratta del risultato dell’ uso delle armi atomiche a scopi di ricatto politico. Possono usare la bomba atomica contro ogni paese che vorrebbe fermare la loro politica aggressiva verso i palestinesi. Questa è la situazione oggi. Il mondo intero lo sa, tutto il mondo lo sa. C’è un’altra ragione per cui né gli Stati Uniti né l’Europa fanno nulla: loro sanno fino a che punto Israele è potente. Di conseguenza, il modo migliore di neutralizzare Israele consiste nel far sapere la verità al mondo e nel studiare quello che succede, nel campo dell’armamento atomico, finché vi rinuncia.

    Israele ha pensato di ricorrere all’arma nucleare contro i suoi vicini arabi nel 1973?

    Mordechaï Vanunu: Sì. Nel 1973, Israele era pronto a utilizzare delle armi atomiche contro la Siria. E contro l’Egitto.

    Per aver rivelato un segreto di Stato, lei ha molto sofferto. Alla fine, per quale risultato?

    Mordechaï Vanunu: Innanzitutto, il mondo ha adesso la prova che Israele possiede delle armi atomiche. Nessuno, oramai, può più ignorare la verità per quanto riguarda il progetto nucleare di Israele. Detto questo, Israele si è trovato nell’impossibilità di ricorrere a queste armi. Un altro risultato della mia azione riguarda il fatto che il mondo ha preso coscienza di ciò che ha fatto questo piccolo Stato ebreo, nel segreto più assoluto. E il mondo ha anche scoperto su quali menzogne e su quale disinformazione è stato edificato questo Stato. Il fatto di sapere che un paese così piccolo sia stato capace di fabbricare segretamente duecento bombe atomiche ha contribuito ad allettare l’opinione pubblica mondiale sul suo comportamento. La paura che un altro piccolo paese possa fare la stessa cosa e fabbricare delle armi atomiche ha stimolato il mondo a riflettere sulla maniera di fermare la proliferazione nucleare e di impedire ad Israele di aiutare altri paesi ad usare queste armi, in futuro. Quando il mondo è venuto a conoscenza di ciò che Israele ha fatto nel più grande segreto, si è manifestata la paura per la proliferazione nucleare. Il mondo ha preso coscienza del potere di Israele e ha iniziato ad esercitare delle pressioni su questo paese per costringerlo a fare la pace coi palestinesi e col mondo arabo. Israele non aveva più alcun motivo di affermare che temeva i suoi vicini arabi dal momento che disponeva, dalla fine degli anni cinquanta, di una quantità di armi sufficiente per assicurare la sua sicurezza.

    Per quale ragioni Israele continua a perseguitarla?

    Mordechaï Vanunu: Quello che ho fatto ha irritato molto gli atteggiamenti politici israeliani! Gli israeliani hanno dovuto cambiare i loro piani. La politica nucleare segreta di Israele è l’opera di Shimon Pérès. Ed ecco che è stata distrutta questa politica che consiste nel fabbricare armi atomiche clandestinamente. A causa di questa rivelazione, Israele ha dovuto prendere una nuova direzione, definire nuovi piani e quello a cui assistiamo oggi è la conseguenza delle mie rivelazioni. Hanno dovuto inventare nuovi tipi di armi. Oggi, costruiscono il muro, i check-point, le colonie e hanno fatto in modo di rendere la società ebrea più religiosa, più nazionalista, più razzista. Invece di andare in un’altra direzione, invece di comprendere che esiste anche la soluzione della pace, invece di riconoscere ai palestinesi gli stessi diritti e di porre fine al conflitto. Israele non vuole porre fine al conflitto. Ciò che vuole Israele è continuare a costruire la sua muraglia e le sue colonie…

    Le ha compiuto una vera e propria impresa!

    Mordechaï Vanunu: In qualità di essere umano, ho fatto qualcosa per la sicurezza e il rispetto dell’umanità. Ogni paese ha il dovere di rispettarci, tutti, in quanto esseri umani, qualunque sia la nostra fede religiosa, ebrei, cristiani, musulmani, buddisti… Israele ha un grosso problema: non rispetta gli esseri umani. Quello che ha potuto fare, perchè non considera gli esseri umani uguali, è assolutamente terribile. Per l’immagine di Israele, il risultato è devastante; lo Stato di Israele non è in nessun caso una democrazia. Lo Stato di Israele è razzista. Il mondo dovrebbe sapere che Israele mette in pratica una politica di apartheid: se si è ebrei, si ha il diritto di andare dove si vuole e di fare ciò che sembra giusto; se non si è ebrei, non si ha alcun diritto. Questo razzismo è il vero e proprio problema con quale Israele si confronta. Israele è assolutamente incapace di dimostrare di essere una democrazia. Nessuno può accettare questo Stato razzista: né gli Stati Uniti né l’Europa. Le armi nucleari israeliane, potrebbero, a rigore, accettarle … Ma come potrebbero giustificare questo Stato di apartheid fascista?

    Sembra che lei si rifiuti di riconoscere la legittimità di questo Stato?

    Mordechaï Vanunu: Certamente. E’ quello che ho detto quando sono uscito di prigione: noi non dobbiamo accettare questo Stato ebreo. Lo Stato ebreo di Israele è l’opposto della democrazia; noi abbiamo bisogno di uno Stato per tutti i suoi cittadini, a prescindere dalla fede religiosa. La soluzione è uno Stato unico per tutti i suoi abitanti, di tutte le religioni come succede nelle democrazie quali la Francia o la Svizzera, e non uno Stato solo per gli ebrei. Uno Stato ebreo non ha assolutamente alcun motivo di esistere. Gli ebrei non hanno bisogno di un regime fondamentalista come quello che regna in Iran. Le persone hanno bisogno di una vera e propria democrazia che rispetti gli esseri umani. Oggi, in Medio Oriente abbiamo due Stati fondamentalisti: l’Iran e Israele. Ma in materia di fondamentalismo, Israele è molto in anticipo, anche sull’Iran!…

    Secondo lei, Israele è, quindi, una grande minaccia più dell’Iran?

    Mordechaï Vanunu: Intendiamoci: sappiamo ciò che gli israeliani fanno subire al popolo palestinese da più di cinquanta anni! E’ arrivato il momento di ricordarsi dell’olocausto palestinese e di preoccuparsene. I palestinesi hanno sofferto così tanto, e da tantissimo tempo, per questa oppressione. Gli ebrei non li rispettano affatto, non li considerano esseri umani; non riconoscono loro alcun diritto e continuano a perseguitarli, a mettere in pericolo la vita dei palestinesi e, di conseguenza, anche il loro stesso avvenire.

    Cosa ha da dire al mio paese, la Svizzera, che è depositaria delle Convenzioni di Ginevra?

    Mordechaï Vanunu: La Svizzera dovrebbe condannare chiaramente e ad alta voce la politica razzista di Israele, vale a dire tutte le violazioni dei diritti dei palestinesi, così come dei musulmani e dei cristiani. Ogni paese deve esigere dal governo israeliano che vengano rispettati coloro che non sono ebrei in quanto esseri umani. Di fatto, io non ho il diritto di parlarle, non sono autorizzato a parlare a degli estranei; se lo faccio comunque, è a mio rischio e pericolo. Israele ha utilizzato i risarcimenti dell’Olocausto per fabbricare armi, per distruggere case e beni dei palestinesi. Sarei molto contento se il suo paese mi rilasciasse un passaporto e mi aiutasse a lasciare questo paese, Israele. Qui la vita è molto dura. Se si è ebrei, non si ha alcun problema; se non lo si è (o non lo si è più), si è trattati senza il minimo rispetto.

    Silvia Cattori
    Giornalista svizzera
    Fonte : www.voltairenet.org
    Link : http://www.voltairenet.org/article129626.html
    14.10.05

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    GLI USA PRONTI A SFIDARE L’IRAN


    MAURIZIO BLONDET
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    Stavolta pare certo: gli Usa si preparano a colpire l’Iran, per distruggerne le installazioni nucleari. Prima di Capodanno è andato ad Ankara il capo della Cia, Porter Goss, per avvertire il premier turco Erdogan che «Teheran ha già la bomba atomica» (cosa non vera: o almeno smentita dalla Iaea, l’ente dell’Onu che sorveglia i progressi nucleari iraniani), e che questo «minaccia la Turchia», confinante con l’Iran. In realtà, Porter Goss è andato ad assicurarsi che l’attacco avrà il necessario appoggio logistico turco. In queste stesse ore, delegati... ...americani stanno convincendo gli alleati della Nato della convenienza dell’attacco.
    Un’accelerazione preoccupante, specie dal punto di vista petrolifero: si aggrava la crisi tra Mosca e l’Ucraina, che minaccia le nostre forniture di gas russo, e rischia di... ...aprirsi una crisi maggiore con l’Iran, che detiene il 10% delle riserve petrolifere mondiali. Perché l’attacco americano avrà l’effetto di chiudere chissà per quanto tempo gli stretti di Ormutz nel Golfo Persico, da cui passa praticamente tutto il greggio medio-orientale. Una crisi dopo l’altra, un rincaro dopo l’altro. E saranno l’Europa e l’Italia, dipendenti dal greggio estero, a pagarne le spese.
    Ma i preparativi per l’attacco contro l’Iran sono in corso da almeno un anno. A luglio l’Us strategic command (Centcom) del Pentagono ha avuto l’ordine dal vicepresidente Dick Cheney di approntare i piani particolareggiati. Non si tratterà di un’invasione (gli Usa, già col fiato grosso in Iraq, non hanno i mezzi; e l’Iran è più grosso, con 40 milioni di abitanti), ma di un attacco mirato dal cielo, missilistico e aereo. Per distruggere i siti nucleari.
    Problema difficile. Le foto dei satelliti-spia e le riprese degli aerei senza pilota (droni) che da mesi sorvolano l’Iran (uno di questi droni è caduto ad agosto nella zona di Aster, ha fatto sapere Teheran) hanno mostrato ben 450 siti sospetti. E quasi tutti sono in profondità nel sottosuolo, e corazzati. Perciò Washington ha ventilato a lungo l’uso di una speciale bomba atomica “a penetrazione”, di pochi chilotoni, capace di “spaccare i bunher” (bunker buster). A quanto pare il piano è stato accantonato per le ricadute negative evidenti: non solo in termini di radiazioni, ma diplomatiche. Sarebbe la prima volta nella storia che un attacco nucleare preventivo e non provocato, contro un paese che non è formalmente in guerra con gli Usa, verrebbe sferrato dalla superpotenza.
    L’attacco sarà dunque, probabilmente, con bombe convenzionali. Senza la sicurezza di neutralizzare la reazione militare di Teheran: che se attaccata, lo ha già detto, ritorcerà bombardando Israele. E dispone di qualche mezzo per nuocere. L’Iran si è costruita missili intercontinentali. Ha acquistato per vie traverse una dozzina di missili da crociera sovietici (raggio di 3 mila chilometri) che dormivano incustoditi in qualche magazzino in Ucraina. E ha acquistato da Mosca 29 sistemi missilistici Tor-Mi: si tratta di armi anti-aeree di nuova generazione, i cui computer “tengono d’occhio” fino a 40 bersagli in arrivo (aerei, missili e bombe intelligenti), “decidono” quali sono i dieci più pericolosi e li neutralizzano sparando un missile ultraveloce che li intercetta in cielo nel raggio di 6 chilometri. Insomma, l’Iran ha un ombrello contro la pioggia di fuoco prevista; bisogna dunque che l’attacco sia molto massiccio. Con “danni collaterali” sui civili, prevedibilmente tragici.
    Ma allora perché un attacco militare? Perché non puntare sulle trattative che l’Europa continua con Teheran?
    La risposta l’ha data Dick Cheney: se non attacchiamo noi, saranno gli israeliani ad attaccare l’Iran, «lasciando poi al mondo il compito di ripulire il disastro diplomatico che ne seguirà». Curiosa motivazione: gli Usa devono attaccare, sennò attacca Israele.
    Ma è proprio questa la motivazione con cui Israele ha fatto pressing sulla Casa Bianca. Ancora a novembre Yuval Steinitz, capo della commissione esteri e difesa di Tel Aviv, è andato a Washington a dire: «Per noi la bomba nucleare iraniana rappresenta una minaccia per l’esistenza stessa di Israele». Sottinteso: per la nostra sopravvivenza, attacchiamo noi se non lo fate voi.
    Si potrebbe essere tentati di rispondere: va bene, attaccate voi, visto che la cosa interessa a voi. Dopotutto è di Israele la responsabilità del riarmo atomico nell’area. Israele si è data 2-300 bombe nucleari. Da qualche mese, si è dotata anche della possibilità di “secondo colpo” nucleare: se lo stato ebraico venisse incenerito da una bomba atomica islamica, i suoi cinque sommergibili “Dolphin” (donati dalla Germania) che navigano sotto il Mediterraneo potrebbero colpire l’aggressore con i missili a testate atomiche che portano nella pancia. Si tratta dell’antica strategia di “mutua distruzione assicurata” (Mad) - se tu mi incenerisci, finirai incenerito - che per mezzo secolo ha garantito la pace nucleare tra Usa e Urss. È una garanzia solida.
    Ma Israele non si sente sicura. Più si arma, più insicura si sente. E vuole restare “l’unica” potenza atomica dell’area.
    Ma Teheran si sta facendo davvero la Bomba? Contrariamente ad Israele, l’Iran ha firmato il trattato di non-proliferazione. E secondo la Iaea, l’ente dell’Onu che sorveglia il rispetto del trattato, la centrale iraniana di Busher non sta producendo uranio abbastanza arricchito da formare la Bomba. Persino la Cia, mesi fa, ha detto che Teheran è distante “anni” dalla sua prima arma nucleare. E se poi l’avesse, non è detto che l’Iran se ne servirebbe contro Israele, con la certezza di una ritorsione nucleare che la cancellerebbe dalla carta geografica. Ci sono motivi strategici più pressanti. Teheran non ha alleati, ed è vicina a paesi che hanno l’atomica, come India e Pakistan; inoltre ha constatato che quando un paese si dà l’arma nucleare, gli Usa lo trattano coi guanti: vedi Nord Corea. E ha motivo di ritenere che Washington, che occupa il vicino Iraq per controllarne i tesori energetici (l’11% delle riserve petrolifere globali), che già controlla il greggio saudita (29%) e quello africano (9%), stia mirando anche alle riserve iraniane (10%) per acquisire un’egemonia assoluta sull’energia del mondo. In vista del conflitto futuro con la Cina.
    Non a caso Cina e Russia hanno preso posizione a favore dell’Iran. Nei mesi scorsi Bush ha cercato di raggranellare all’Onu i 22 voti su 35 necessari per deferire Teheran al Consiglio di Sicurezza come violatrice dei Trattati di Non-Proliferazione: primo passo per colpire di embargo Teheran, e legalizzare un possibile attacco preventivo. Ma è stata la Cina, con la Russia, a bloccare il tentativo.
    Ma proprio il vicolo cieco diplomatico non lascia a Washington che l’opzione militare. Come parte di questa opzione, c’è la protezione di Israele. Truppe americane sono già in Israele a rafforzare lo scudo antimissile “Patriot” insieme agli israeliani. E il Pentagono ha fornito Israele di 5 mila bombe “intelligenti”, fra cui mezzo migliaio di blu-109: bombe a penetrazione “spacca-bunker”, concepite per distruggere le installazioni corazzate sotterranee.
    E soprattutto, Washington ha inserito Israele nel sistema difensivo della Nato. Alla chetichella. Nel novembre 2004, a Bruxelles, Nato e Israele hanno firmato un protocollo difensivo con altri paesi filo-americani islamici, Egitto e Algeria, Tunisia e Marocco, Mauritania e Giordania. Ma questa su-alleanza occulta (ufficialmente stretta “contro il terrorismo”), di fatto impegna la Nato a partecipare alle guerre di Israele.
    Ciò è grave, perché l’attacco preventivo contro l’Iran presenta imprevedibili rischi di escalation. L’attacco “limitato” dal cielo può non bastare. Teheran può rispondere anche con mezzi non aggressivi: basta che affondi qualche nave, o piazzi qualche mina nell’angusto stretto di Ormutz, per bloccare il traffico delle petroliere di mezzo mondo. Per prevenire una simile misura, gli Usa possono essere costretti a una “limitata” occupazione delle zone costiere iraniane: visto come andata in Iraq, l’invasione di terra può diventare un disastro. E si sa che Teheran tiene le fila della guerriglia sciita in Iraq: può creare gravi problemi anche lì.
    Ma nessun ragionamento vale: Israele preme, e moltiplica i segnali che, se non sarà Washington ad agire, farà da sé. Nel febbraio scorso Sharon ha sostituito il capo di Stato maggiore israeliano, Moshe Yaalon, con Dan Halutz: è un generale dell’aviazione, ed è la prima volta nella storia che un pilota viene elevato al grado supremo. Ma è l’uomo giusto in vista di un attacco aereo all’Iran. Pochi giorni dopo, Sharon ha dato una “autorizzazione iniziale” per l’attacco alle installazioni nucleari iraniane di Natane; e i suoi piloti da caccia si addestrano da mesi al rifornimento in volo, visto che l’Iran è lontano, fuori dal raggio d’azione normale degli F-16.
    Insomma tutto è pronto. Manca solo il pretesto. Il nuovo premier iraniano, il folle Ahmadinejad, ne ha fornito uno, esprimendo il desiderio che “Israele sia cancellata dalle mappe”. Basterà? Pat Buchanan, il giornalista conservatore, ha espresso un timore peggiore: che «per giustificare l’ingiustificabile aggressione, la Casa Bianca abbia bisogno di un “nuovo” 11 settembre».
    Così, scritto nero su bianco sulla sua rivista The American Conservative, il primo agosto: «Dick Cheney ha chiesto al Pentagono di delineare un piano immediato (contro l’Iran) da usare in risposta a un nuovo attacco terroristico tipo 11 settembre su suolo americano», ha scritto Buchanan in base alle sue fonti. Un attentato di cui non sarà incolpato per una volta Osama Bin Laden, ma il regime degli ayatollah.
    Prepariamoci al peggio. Perché saremo noi a pagare il petrolio alle stelle.


    [Data pubblicazione: 03/01/2006]

 

 
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