Ottone di Bismarck e la politica estera tedesca (1870-1890)
di Erik Marangoni - RAGIONPOLITICA.it
Dopo la sconfitta della Francia ad opera della Prussia guidata dal cancelliere Ottone di Bismarck, nel salone degli specchi della reggia di Versailles era stata proclamata la nascita del Reich tedesco, un regno che si estendeva dalle estreme propaggini della Prussia orientale (oggi territorio polacco) fino alle sorgenti dei grandi fiumi d'occidente (Reno e Danubio). Una cosi grande massa di terra nel cuore dell'Europa non poteva non preoccupare gli altri Stati europei, in particolare la Gran Bretagna, che si opponeva tradizionalmente alle tendenze egemoniche di qualsiasi Stato europeo, ma anche la Russia e l'Austria. Per questa ragione, dopo la proclamazione dell'Impero tedesco, la diplomazia del cancelliere Bismarck fu risolutamente dedicata a rassicurare l'Europa circa le intenzioni pacifiche della Germania che, una volta raggiunta l'unificazione territoriale, non intendeva minacciare la stabilità del continente. Ovviamente, nel gioco delle alleanze e accordi che Bismarck concluse con gli altri stati europei vi era una grande esclusa: la Francia, diventata una repubblica dopo la sconfitta di Sedan e l'abdicazione di Napoleone III, impegnata nella ricostituzione post- bellica ma desiderosa di una rivincita verso la Germania, nei cui confronti nutriva un odio profondo, dettato anche dall'amputazione territoriale impostale da Bismarck, che aveva annesso alla Germania le due regioni francesi dell'Alsazia e della Lorena. Bismarck era ben conscio del fatto che i tentativi francesi di revanche avrebbero potuto rappresentare un grosso rischio per la stabilità dell'Europa, perciò la sua politica estera, fino al momento dell'ascesa al trono tedesco di Guglielmo II, fu tesa all'isolamento di Parigi e alla ricomposizione di tutte le controversie, di qualsiasi natura, potessero sorgere tra le grandi potenze europee. Molti studiosi considerano Bismarck l'esponente più importante del militarismo e dell'imperialismo tedeschi; in realtà, ed è dimostrato dalla diplomazia tedesca dopo il 1870, il cancelliere prussiano era un realista, forse il primo grande realista della storia contemporanea. Per Bismarck guerra e pace erano semplici strumenti; fino al 1870 egli utilizzò prevalentemente il primo, dopo il 1870 divenne un pacifista, bene attento ad evitare il benché minimo turbamento alla pace europea.
Secondo Bismarck, una delle possibili cause di turbamento, in cui la Francia avrebbe potuto inserirsi per realizzare le proprie ambizioni di revanche, era rappresentata dalla rivalità austro-russa nei Balcani. La Russia, infatti, guardava con simpatia ai movimenti pan-slavisti serbi, finalizzati all'unificazione di tutti i popoli slavi della regione danubiano- balcanica, mentre Vienna aveva un interesse vitale ad allargare la propria influenza fino ai confini dell'Impero ottomano. Bismarck, quindi, intervenne personalmente presso le corti russa e austriaca per favorire la conclusione del primo Dreikaiserbund o Lega dei tre imperatori, nel 1872. Il Dreikaiserbund non era un'alleanza bensì un accordo di consultazione tra i tre paesi, il cui obiettivo principale era il mantenimento dello status quo nei Balcani. Con l'accordo di consultazione, inoltre, Austria e Russia si impegnavano ad evitare qualsiasi modifica di natura territoriale e politica nella regione. In effetti, la Russia non rispettò l'accordo e, pochi mesi dopo la firma, dichiarò guerra all'Impero Ottomano. Bismarck seguì l'evolversi della guerra russo - turca con grande preoccupazione e cercò in tutti i modi di arrivare ad una composizione pacifica del conflitto, che si chiuse con la vittoria dell'Impero zarista. La portata della sconfitta turca era tale che altri mutamenti di natura territoriale potevano verificarsi nei Balcani, provocando cosi il risentimento austriaco. Per questa ragione Bismarck convinse le potenze europee a partecipare ad un congresso a Berlino, nel 1878, al fine di ridimensionare la portata delle conquiste russe. Lo zar partecipò ai lavori della conferenza e fu molto irritato dall'atteggiamento di Bismarck, "onesto sensale", che cercava di comporre pacificamente tutte le questioni. La conseguenza immediata del congresso di Berlino fu, da parte russa, la rottura del Dreikaiserbund, anche se lo zar non si azzardò a rompere definitivamente i rapporti con Berlino.
Bismarck era conscio del fatto che il più fedele alleato della Germania, per ragioni storiche, culturali e linguistiche, era l'Impero austro-ungarico; il quale, però, soffriva di una profonda inquietudine, soprattutto in politica estera, ciò che avrebbe potuto causare grossi danni alla stabilità europea. Bismarck ottenne quindi, di legare Vienna alla politica tedesca attraverso la firma, nel 1879, di un'alleanza militare difensiva con l'Austria che, di fatto, durò fino alla fine della prima guerra mondiale. L'alleanza austro - tedesca era centrata principalmente sulla Russia: se la Russia avesse attaccato una delle controparti (o avesse aiutato una terza potenza ad attaccare), l'altra sarebbe corsa immediatamente in suo aiuto. Tuttavia, il casus foederis non si sarebbe verificato nel caso in cui una delle controparti avesse attaccato la Russia. Si trattava, quindi, di un accordo militare di difesa; dato che la Germania non avrebbe avuto ragione di attaccare la Russia, Bismarck rendeva chiaro a Vienna che la Germania non sarebbe intervenuta in aiuto all'Austria nel caso questa avesse deciso di iniziare operazioni belliche contro la Russia. Bismarck, benché soddisfatto della conclusione dell'accordo con l'Austria, non intendeva rischiare di pregiudicare i buoni rapporti con la Russia, già minati dalle risoluzioni prese al Congresso di Berlino. Per questo egli usò tutti i mezzi a sua disposizione per realizzare un secondo Dreikaiserbund, nel 1881, tra Germania, Austria e Russia. A differenza del precedente, il secondo Dreikaiserbund aveva una portata molto più ampia. In esso veniva stabilito che, qualora una delle controparti fosse stata attaccata da una quarta potenza, le altre avrebbero mantenuto un atteggiamento neutrale. Inoltre, nell'area danubiano - balcanica, l'Austria riconosceva l'interesse predominante della Russia sulla Bulgaria, mentre la Russia riconosceva l'interesse dell'Austria sulla Bosnia Herzegovina. Anche il secondo Dreikaiserbund non ebbe lunga vita; a seguito di una crisi scoppiata in Bulgaria nel 1887, la Russia decise di denunciare l'accordo.
Dal gioco diplomatico bismarckiano fino a questo momento, erano state escluse due potenze europee: Gran Bretagna e Italia. La Gran Bretagna manteneva ancora dei forti dubbi circa la effettiva volontà di pace del cancelliere prussiano e, in ogni caso, secondo la migliore tradizione britannica, era escluso che Londra potesse partecipare ad alleanze di natura militare con altre potenze sul continente europeo; al massimo, si poteva arrivare alla conclusione di accordi di portata limitata, per la definizione delle sfere di influenza. Per quanto riguarda l'Italia, invece, ultima arrivata tra le potenze europee e dotata di scarsi mezzi militari, fino al 1882 Bismarck non la considerò nemmeno tra le possibili alleate, visto che la sua posizione non rappresentava, per la Germania, un possibile pericolo. Tuttavia, a seguito della ripresa economica francese, Parigi ricominciò ad adottare una politica estera dinamica e l'Italia poteva rappresentare il primo anello di una catena di relazioni diplomatiche finalizzata alla realizzazione della revanche. Bismarck, quindi, coinvolse l'Italia, che puntava ad allearsi con altre potenze europee per essere riconosciuta come grande potenza, in un'alleanza con Germania e Austria. La Triplice Alleanza fu firmata nel 1882; era un trattato di natura difensiva in chiave anti - francese, secondo cui Austria e Germania si impegnavano a portare aiuto all'Italia nel caso in cui essa fosse stata attaccata militarmente dalla Francia. L'Italia premette affinché fosse inserita, nel testo del trattato, una dichiarazione secondo cui la Triplice Alleanza non avrebbe avuto effetto nel caso in cui la Gran Bretagna fosse stata coinvolta nel conflitto; ciò era frutto di una chiara consapevolezza da parte dell'Italia: la sua posizione geografica e la superiorità navale britannica non permettevano nemmeno di contemplare l'ipotesi di una guerra contro la Gran Bretagna. Bismarck, che intendeva mantenere con Londra buoni rapporti, non ebbe difficoltà ad accettare le richieste italiane. Anzi, al fine di coinvolgere, per quanto possibile la Gran Bretagna nel suo sistema di alleanze/accordi, il cancelliere tedesco favorì la conclusione di un accordo con l'Italia per il mantenimento dello status quo nel Mediterraneo.
Arrivati a questo punto, il gioco diplomatico di Bismarck era quasi completo, anche se l'elemento più imprevedibile era l'atteggiamento della Russia, che aveva denunciato il secondo Dreikaiserbund. Bismarck offrì allo zar un accordo con la Germania e, per tranquillizzarlo circa i rapporti austro- tedeschi, sorprendentemente gli mostrò il testo dell'alleanza tra Austria e Germania. Lo zar si convinse delle intenzioni di pace di Bismarck e accettò di legare la Russia ad un accordo con la Germania, noto come Trattato di contro - assicurazione, che prevedeva la neutralità di una delle controparti se l'altra fosse entrata in guerra con una terza potenza. Tale clausola, evidentemente, non avrebbe trovato applicazione nel caso di aggressione russa all'Austria né di aggressione tedesca alla Francia. Nel Trattato di contro - assicurazione Bismarck riconobbe l'interesse predominante della Russia in Bulgaria e sugli Stretti turchi, ma ciò avrebbe potuto causare tensioni con l'Austria. Al fine di contro - bilanciare le eventuali spinte russe verso l'Impero ottomano (che lo stesso cancelliere aveva avallato), Bismarck favorì la conclusione di un accordo tra Gran Bretagna, Italia e Austria finalizzato al mantenimento dello status quo nel Mediterraneo; la Russia quindi, avrebbe dovuto fare i conti con le tre potenze nel caso avesse deciso di imporre il proprio dominio nell'area.
Con il Trattato di contro-assicurazione si può dire concluso il gioco diplomatico di Bismarck, finalizzato all'isolamento internazionale della Francia. Il cancelliere prussiano aveva dimostrato di possedere una grande abilità e lungimiranza; anche nel settore delle conquiste coloniali, egli sapeva che grande era il rischio di entrare in collisione con un'altra potenza europea per il possesso di territori di dubbio valore; per questo motivo, cercò in tutti i modi di concordare le conquiste tedesche con gli altri paesi europei. Tuttavia, Bismarck non era eterno. Una nuova classe politica stava nascendo in Germania, che considerava la sua politica estera troppo timida. Il maggiore esponente di questa classe politica fu il nuovo imperatore, Guglielmo II, che ben presto si liberò di Bismarck, per affermare la propria politica di potenza. Purtroppo, Guglielmo II non aveva la capacità del suo cancelliere e le sue decisioni di politica estera ben presto posero la Germania in rotta di collisione con tutte le potenze europee, fino allo scoppio della Grande Guerra.
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