OMNIA SUNT COMMUNIA
POCHE CHIACCHERE: IL PROLETARIATO INDUSTRIALE E' SEMPRE QUELLO, MILIONI DI OPERAI ADDENSATI NEI LUOGHI CHIAMATE FABBRICHE, NEGLI ULTIMI ANNI E' ADDIRITTURA RINGIOVANITO IN TERMINI COMPLESSIVI ED E' IL MOTORE FONDAMENTALE DELLA CONCENTRAZIONE DELLA RICCHEZZA BORGHESE (DELL'ITALIETTA) IN POCHE MANI CHE DECIDE DELLA MISERIA OPERAIA PER MANTENERE IL LORO ADEGUATO SAGGIO DI PROFITTO, LA CRISI QUINDI E' CRISI DI SALARIO NON CEDUTO DAI DETENTORI DEI MEZZI DI PRODUZIONE (PROPRIETARI) PER ECCELLENZA AGLI STESSI PRODUTTORI DIRETTI: GLI OPERAI
OPERAI CONTRO
DICEMBRE 2005 - n° 118
LA CRISI DEL PROLETARIATO
INDUSTRIALE - PARTE I
Un lavoro sui dati Istat per rappresentare l’evoluzione del lavoro dipendente in Italia. Il primo articolo
tratta della situazione in generale degli occupati e disoccupati, della consistenza delle imprese e delle
variazioni quantitative dal 1083 al 2003. La seconda parte affronterà gli occupati per settore
dall’industria ai servizi, all’agricoltura. La terza parte tratterà del peso che nel proletariato industriale
assumono le nuove figure di lavoro atipico, degli immigrati e del lavoro irregolare in generale.
Premessa
I dati non altrimenti specificati, sono Istat,
compresi quelli sugli atipici che ci sembrano
sottostimati. I dati sugli immigrati sono
presi dal Dossier Caritas 2004. Molte cifre
Istat sono arrotondate alle migliaia, perciò
le somme di dati parziali possono discostarsi
leggermente dal dato complessivo. Essendo
ampio il periodo considerato e il tema,
affrontato essenzialmente con degli esempi,
il testo va letto come una tabella: schematico
ma sicuramente indicativo.
Il punto di osservazione,
20 anni: 1983 - 2003
Per guardare più da vicino i cambiamenti
avvenuti all’interno del proletariato industriale,
ed i profili di figure ad esso assimilate,
abbracciamo un periodo di tempo
adeguato in cui questa mutazione è stata incubata
dalla realtà esistente e poi prodotta.
Prendiamo come riferimento il periodo dal
1983 al 2003, ben sapendo che il risultato di
un raffronto “secco” tra un indicatore visto
oggi e 20 anni prima, non rende giustizia all’intero
processo, esempio, gli operai dell’industria
che in questi 20 anni sono stati licenziati
o colpiti dalle ristrutturazioni, sono molti
di più del saldo negativo “secco”.
Partiamo dal 1983 anno in cui sparutamente,
si affaccia la tecnologia del computer, non
intesa solo come progenitrice dell’attuale p.c.;
ma quale agente che darà il via alla robotica,
all’impulso esponenziale nei processi produttivi,
all’automazione informatica. Cambiamenti
che, dato il mercato, data la produzione
per il profitto, hanno in buona parte contribuito
a creare i cosiddetti “esuberi”. Nel
1983 inoltre, è in pieno corso l’attacco generalizzato
al salario, che verrà poi amputato
dalla scala mobile.
Una precisazione
Con la definizione “Operai” ci riferiamo
agli indici Istat che comprendono operai
e assimilati, apprendisti, lavoranti a domicilio
per conto imprese. Per gli impiegati
invece, nella rilevazione per settori
l’Istat nel 1983 contava insieme “impiegati
e dirigenti”. Oggi questa voce è diventata
“impiegati o intermedi”. I “dirigenti”
sono da soli ed in più si sono aggiunti i
“direttivi-quadro”. Per omogeneità col
1983, riportiamo nel confronto per settori,
il dato “impiegati” 2003, sia quello
comprendente la gerarchia, sia quello senza.
Quest’ultimo ovviamente non è confrontabile
col 1983 per i motivi detti. Siamo
qui costretti a sorvolare anche sul dato
“intermedi” perché non scorporabile dagli
impiegati, non solo per una questione
di numero, quanto per il fatto che una quota
di figure intermedie, svolgendo funzioni
di comando, rientra nella gerarchie.
Rilevazioni incrociate
Un’altra rilevazione Istat, prescinde dai
settori di appartenenza e suddivide per tipo
di professione i 22.054.000 occupati del
2003 di cui, 16.046.000 dipendenti e
6.008.000 indipendenti.
Nel 2003 nella rilevazione per settori abbiamo
8.540.000 “Impiegati”; nella seconda,
quella senza gerarchia, gli “Impiegati”
sono 7.172.652, ben 1.367.348 in meno, appunto
i “dirigenti e quadri” (vedi sotto).
Lo stesso confronto su rilevazioni incrociate,
vale per gli operai, ai quali bisogna
aggiungere, “apprendisti” e “lavoratori a
domicilio per conto imprese”, sotto la voce
“altro” (vedi sotto) per un totale di
7.506.000 operai.
Occupati per professione
Tutti i settori-2003
16.046.000 dipendenti
6.008.000 indipendenti
22.054.000 totale occupati di cui:
7.323.466 operai 33,2% 7.506.000 con
apprendisti e lavoratori a domicilio per conto
imprese.
7.172.652 impiegati 32,5%
8.540.000 con “dirigenti e quadri”
4.267.000 lav. in proprio 19,4%
1.741.000 imprend. e liberi profes. 7,9%
1.367.348 dirigenti e quadri 6,2% sommati
agli impiegati nella rilevazione per settori
182.534 altro 0,8% apprend. e lav. a
domic. per conto imprese. Aggiunti agli
operai 100%
Totale disoccupati 2003
4.192.000 disoccupati pari al 19% rispetto
agli occupati e al 17,3% rispetto alla forza
lavoro disponibile, (24.150.000).
L’Istat classifica così i disoccupati: 2 milioni
96 mila “in cerca di lavoro”; 782 mila
“disoccupati”; 843 mila “in cerca di prima
occupazione”; 471 mila”altri”.
Operai per fasce di età
Nei 20 anni considerati, il numero degli
operai di tutti i settori, fra i 15 e i 29 anni,
registra un calo del 29%; e del 27,7% per
gli operai dai 50 anni in sù. Mentre la fascia
dai 30 ai 49 anni, cala solo del 2,57%.
Questa fascia in proporzione al calo complessivo,
ne esce potenziata e concentra più
di prima l’occupazione operaia.
Operai di tutti i settori per fasce di età
1983 - 2.858.000 dai 15 ai 29 anni
2003 - 2.013.000 meno 29%
1983 - 4.314.000 dai 30 ai 49 anni
2003 - 4.203.000 meno 2,57%
1983 - 1.786.000 dai 50 in sù
2003 - 1.291.000 meno 27,7%
Impiegati di tutti i settori per fasce di età
1983 - 1.538.000 dai 15 ai 29 anni
2003 - 1.486.000 meno 3,38%
1983 - 3.247.000 dai 30 ai 49 anni
2003 - 5.254.000 più 61,8%
1983 - 928.000 dai 50 in sù
2003 - 1.802.000 più 94,18%
(il dato degli impiegati comprende
1.367.348 “dirigenti e quadri”)
Le imprese in Italia
In Italia nel 2003 le aziende erano 4,2 milioni
attive nell’industria e nei servizi. Di
queste 2,5 milioni (più della metà) hanno
un solo addetto, ovvero lavoro autonomo
organizzato sotto forma d’impresa. Un altro
milione e mezzo di imprese ha tra 2 e 9
addetti, e occupano nel complesso 5,1 milioni
di persone, con una media di 3 persone
per impresa. Quindi dei 4,2 milioni di
imprese, ben 4 milioni sono microimprese,
ossia hanno meno di 10 addetti. Le piccole
imprese (tra 10 e 50 dipendenti) e le medie
imprese (tra 50 e 250 addetti) sono circa
200 mila.
Le imprese artigiane
Nel 2001 le imprese a carattere artigiano
rappresentano il 30,7% delle imprese italiane.
Occupano il 20,7% degli addetti, con
un aumento rispetto al 1991 del 15,6% in
quanto imprese e del 9,1% in quanto addetti.
Questa tendenza al rialzo è generalizzata
in tutte le regioni italiane, con l’accezione
della Lombardia e della Basilicata,
dove l’occupazione artigianale non è aumentata.
Ogni anno nascono circa 300 mila
microimprese e altrettante muoiono, costringendo
ogni anno 900 mila lavoratori a
rincorrere una nuova occupazione.
Le grandi imprese
Le grandi imprese quelle che hanno più
di 250 dipendenti, al censimento del 2001
sono aumentate del 13,21% rispetto al 1991
(da 2.890 a 3.272) e continuano a crescere
arrivando nel 2003 a 3.372. Occupano 3,3
milioni di addetti, in media mille per azienda.
Di queste 3.372 grandi aziende, 1.534
sono nell’industria (su 550.000); 1.316 nei
servizi non commerciali (su 1,6 milioni
d’imprese); 84 nelle costruzioni; 438 nel
commercio e turismo. (La comparazione col
1983 non è possibile perché l’Istat ha cambiato
la classificazione delle imprese per
numero di dipendenti).
Variazione per settori
1983 - 14.671.000 lavoratori dipendenti
2003 - 16.046.000
1983 - 42,2% industria
2003 - 34%
1983 - 51,3% terziario
2003 - 63,1%
1983 - 6,3% agricoltura
2003 -2,8%
Dal 1983 al 2003, il lavoro dipendente aumenta
di 1.375.000 posti, (più 9,37%). Copre
tutto l’aumento occupazionale, compensando
anche il calo del lavoro indipendente,
che perde 25 mila posti, (meno 0,41%).
Rapporto tra lavoro dipendente e il totale
occupati
1983 - Dipendenti 14.671.000 su un totale
di 20.704.000 = 70,86%
2003 - Dipendenti 16.046.000 su un totale
di 22.054.000 = 72,75%
Rapporto tra operai di tutti i settori e
il totale occupati
1983 - 8.958.000 operai su 20.704.000
occupati = 43,26%
2003 - 7.506.000 operai su 22.054.000
occupati = 34,03%
Rapporto tra operai di tutti i settori
e la popolazione residente
1983- 8.958.000 operai su 56.228.000
residenti = 15,93%
2003- 7.506.000 operai su 57.888.245
residenti = 12,96%
Scostamenti occupazionali per settori
e ripartizione geografica
2003 su 1983
Industria Italia settentrionale meno
10,6%
Industria Italia centrale meno 12,9%
Industria Italia meridionale e insulare
meno 14,4%
Totale Italia meno 11,8%
Terziario Italia settentrionale più 42,5%
Terziario Italia centrale più 29.1%
Terziario Italia meridionale e insulare
più 27,7%
Totale Italia più 34,3%
Agricoltura Italia settentrionale meno
47%
Agricoltura Italia centrale meno 37%
Agricoltura Italia meridionale e insulare
meno 54%
Totale Italia meno 51,5%
(Continua sul prossimo numero)
G.P.
Per contatti: Associazione per la Liberazione degli Operai
Via Falck, 44 - 20099 Sesto S. Giovanni (MI)
Sito AsLO: http://www.asloperaicontro.org
OC telematico: http://www.operaicontro.it
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Dir. Resp. Alfredo Simone
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CHIUSO IN REDAZIONE MARTEDI’ 13 DICEMBRE 2005
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