
Originariamente Scritto da
salerno69
gennaio 26, 2006
SWG
L'effetto tv nuoce a Berlusconi
Attacca tutti: dall'Istat agli alleati. Sfida Ciampi. Impazza in tv. Il Cavaliere furioso segue alla lettera i consigli dell'esperto preso a prestito da Bush. Con una sola parola d'ordine: picchiare duro. Per garantirsi la sopravvivenza politica
I DATI DEL SONDAGGIO
"L'ESPRESSO-SWG"
Pensando al dibattito politico dell'ultima settimana,
Qual è il politico che secondo lei è stato più convincente?
Qual è il politico che secondo lei è stato meno convincente
e le è piaciuto di meno?
Se dovesse votare oggi per le prossime elezioni politiche
voterebbe più probabilmente per:
Se dovesse votare oggi per le prossime elezioni politiche
voterebbe più probabilmente per:
Soggetto realizzatore: SWG Srl-Trieste. Committente e acquirente: L¹Espresso Data di esecuzione: 21-22 gennaio 2006. Tipo di rilevazione: sondaggio telefonico CATI su un campione nazionale stratificato per quote di 1000 soggetti (su 6980 contatti), rappresentativi dell¹universo della popolazione italiana di età superiore ai 18 anni. Il documento completo è disponibile sul sito:
www.sondaggipoliticoelettorali.it
Ha dichiarato guerra contro tutto e tutti. Contro i lavoratori dell'Alitalia in sciopero ("Potrebbero succedere tragedie, li farò sgombrare manu militari") e contro la statistica ("I vertici dell'Istat sono stati nominati dalla sinistra"). Contro gli alleati democristiani e le partecipazioni statali e, in modo appena più velato, contro Carlo Azeglio Ciampi. Sfidato apertamente sulla data di scioglimento delle Camere e delle elezioni del 9 aprile che nasconde tante altre partite: in prospettiva, l'elezione del nuovo presidente della Repubblica. Gli alleati si ribellano, ma nulla è impossibile nel Silvio-mondo: rimandare le elezioni, anzi vincerle. Il problema è che non ci crede nessuno, tranne lui.
Silvio Berlusconi è tirato, stressato, furioso. A Firenze, nel comizio che ha dato il via al lungo tour elettorale in venti regioni, ha gridato slogan dal palco per oltre due ore, come non faceva da tempo. In televisione, da Paolo Bonolis, vorrebbe mostrarsi in versione familiare, tutto figli e lettone, ma non incanta più. A tenerlo su, per paradosso, ci sono i competitori del centro-sinistra: vogliosi di affrontarlo in tv finiscono per esaltarne la dote migliore, la combattività. Tutto il contrario di cinque anni fa. Nel 2001, di questi tempi, il Cavaliere invadeva i muri d'Italia con un sorriso rassicurante, prometteva meno tasse per tutti e città più sicure, agli avversari non restava che taroccare i suoi manifesti e appiccicare qualche naso rosso da clown al faccione del leader del centro-destra. "Non faceva la corsa sulla sinistra, parlava solo dei suoi programmi", sospira un forzista preoccupato.
Adesso sono i ragazzi del Motore azzurro a fare la parodia dei manifesti della Quercia. Mentre la strategia comunicativa di Forza Italia è tutta giocata in negativo: "Immigrazione clandestina a volontà? No grazie". "Più tasse sui risparmi? No grazie". È l'effetto Karl Rove, il Principe delle tenebre, il consigliere di George Bush che ha accettato di dare una mano all'amico Silvio. Una sola parola d'ordine: picchiare duro sull'avversario. Non dargli tempo di rifiatare. Appena sferrato un colpo, subito assestarne un altro, su un altro fronte. Una strategia poco raffinata, ma efficace, almeno nelle intenzioni, messa a punto con i consulenti americani spediti da Rove in un lungo week-end di metà dicembre.
Il premier ha cominciato ad attaccare i Ds con un argomento classico, l'anti-comunismo, i milioni di morti provocati dalla dittatura di Stalin. Poi è passato a temi di maggiore attualità: il caso Bnl-Unipol, la giornata in Procura a denunciare l'interessamento di Fassino e D'Alema. Appena i Ds si sono rimessi in piedi, un po' a fatica, il Cavaliere ha cambiato bersaglio e si è scatenato contro il rivale diretto, Romano Prodi. "È stato salvato da una legge ad personam", ha tuonato in comizio a Firenze, riferendosi alla modifica del reato di abuso d'ufficio, avvenuta mentre governava il Professore. La battuta ha avuto poco successo ed è finita lì. Ma è solo un assaggio: la guerra continua.
L'intento è evidente. Richiamare alle urne i delusi, i potenziali astensionisti. Trasformare le elezioni in un'ordalia, un giudizio di Dio, un referendum pro o contro Berlusconi. Finora, però, le cannonate del Cavaliere sono andate a vuoto. I sondaggi sono impietosi: nell'ultima settimana, rileva
l'Osservatorio elettorale 'L'espresso-Swg', la coalizione di centro-destra ha perso qualche altro voto per strada e Forza Italia mezzo punto, dal 16,5 al 16 per cento. Un mezzo punto in più per la coalizione del centro-sinistra e un punto secco in più per la lista dell'Ulivo alla Camera. L'alluvionale presenza del premier e dei politici in ogni spazio radiotelevisivo disponibile non paga in termini elettorali, almeno per ora. Anzi, finisce per aumentare il numero dei cittadini disillusi, che magari assistono allo scontro da telespettatori, ma molto più disincantati quando si chiede loro di fare il tifo per uno dei due contendenti. "Io mi sono già buttato dall'altra parte: ho infilato il maglione rosso", scherza sfoggiando un girocollo scarlatto il deputato forzista Mario Pepe, che sente aria di trombatura.
Eppure almeno un risultato il Berlusconi furioso sembra averlo raggiunto: oscurare gli alleati. I centristi di Pier Ferdinando Casini, sostenitori della linea del 'berlusconismo dal volto umano', sono spiazzati dall'aggressività del premier. Anche se si preparano al dopo-Berlusconi. "Come farete tra qualche mese quando non avrete più Silvio con cui prendervela?", ha chiesto l'altro giorno il centrista Bruno Tabacci ad alcuni deputati dell'opposizione. Ma il timore di Casini è che Berlusconi voglia ipotecare anche la guida della futura opposizione, nel caso in cui il centro-destra esca sconfitto dalle elezioni.
Il secondo alleato, Gianfranco Fini, sembra essersi eclissato. L'inserimento del nome del leader nel simbolo finora non ha fatto guadagnare ad Alleanza nazionale un solo voto in più. E il vice-premier fatica a trovare il suo spazio, stretto com'è tra l'irruenza di Berlusconi e i distinguo di Casini. Lo si è visto anche in occasione del balletto sulla data delle elezioni: Forza Italia a favore del rinvio, Udc contraria, An incerta. Si potrebbe giocare la carta della destra dei valori: Dio, patria, famiglia. Ma è un terreno scivoloso per il leader di An dopo la clamorosa decisione di andare a votare per i referendum sulla fecondazione assistita la scorsa estate.
Nel gioco delle tre punte è proprio Berlusconi a occupare il ruolo che gli è più congeniale: la parte di sempre, il leader dell'anti-politica. Snocciola le cifre delle sue azioni di governo, ma pensa, parla, si muove e agisce come il capo dell'opposizione. Con l'obiettivo di galvanizzare le ultime leve, i giovani berlusconiani nati e cresciuti con il mito di Silvio, che non hanno alle spalle vecchie appartenenze partitiche. E con un sogno: conquistare comunque il primato interno alla Casa delle libertà per contare nelle prime scelte istituzionali della prossima legislatura: presidenti delle Camere e presidente della Repubblica. Berlusconi lotta per la sua sopravvivenza, per la sua indispensabilità. È all'ultima campagna elettorale della sua carriera politica, non ha niente da perdere. E tutto da recuperare: a costo, però, di sfasciare il giocattolo.
di Marco Damilano
l'ESPRESSO 26-01-2006