I personaggi del mistero: i Re Magi
http://www.acam.it/ReMagi.pdf
Dal sito http://www.acam.it - © 2000-2006 ACAM


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Massimo Centini
SE LA STELLA COMETA FOSSE UN ANGELO
Giotto - Adorazione dei Magi
Quando ci si pone davanti alla vicenda dei Magi cercando di individuare frammenti e indizi legati alla storia, si scorge nel “segno” della stella una possibile traccia. Anche se il fenomeno della stella deve essere soprattutto considerato nella sua dimensione simbolica, così da non perdere di vista il ruolo teologico del testo e incorrere nel rischio di storicizzare a tutti i costi eventi provenienti da testi religiosi. Al di là delle allegorie siderali che questa entità celeste propone, la “stella” seguita dai Magi è stata per molto tempo ricercata dagli astronomi nelle cronache del passato. Dall’indagine sono scaturite interessanti occasioni di approfondimento e soprattutto valide possibilità per collocare quella quasi mitica stella (o altro fenomeno celeste luminoso) fra i parametri della storia.
Per avvicinarci ordinatamente all’argomento, dobbiamo ricorrere a Matteo e in particolare al versetto del suo Vangelo in cui i Magi chiariscono ad Erode il motivo che li spinse ad intraprendere il viaggio verso il luogo della nascita divina: «Dov’è il neonato re dei giudei? Poiché abbiamo visto la sua stella in oriente e siamo venuti ad adorarlo». Poi è indicato: «Ed ecco, la stella che avevano visto in oriente li precedeva, finché non andò a fermarsi sopra il luogo dove si trovava il Bambino. Al vedere la stella furono pieni di straordinaria allegrezza». Gli altri evangelisti non si soffermano su questo importante particolare, mentre gli apocrifi ne parlano diffusamente.
Nel Protovangelo di Giacomo, ad esempio, il compilatore fa dire ai Magi: «Vedemmo una stella di singolare grandezza che brillava fra le altre stelle e che le offuscava così che le stelle non apparivano più. E così sapemmo che un re era nato per Israele e siamo venuti per adorarlo» (21,2). Nello Pseudo Matteo la descrizione trova un nitido accordo con la tradizione veterotestamentaria: «I profeti che erano a Gerusalemme dicevano che questa stella segnalava la nascita di Cristo, che avrebbe realizzato la promessa fatta non solo a Israele, ma anche a tutte le genti» (13,7). Amplia ed enfatizza questa versione un altro apocrifo, la “Natività e infanzia di Maria e Gesù”, contenuto nei Codici Hereford e Arundel, che affronta il tema della stella nel dialogo tra Giuseppe e i Magi: «A loro disse Giuseppe: Donde avete saputo questo che mi dite? I Magi gli risposero: Presso di voi ci sono le Scritture antiche dei profeti di Dio, nelle quali si parla del Cristo, come ha da essere la sua venuta in questo mondo. Così pure presso di noi ci sono delle scritture più antiche delle Scritture nelle quali si parla di lui (...) Nella stella che ci è apparsa abbiamo conosciuto che in questo tempo si realizzava la sua venuta in questo mondo: nessuno può degnamente parlare della bellezza del suo splendore o fulgore. Questa stella, infatti, sorse e ci apparve per la prima volta il giorno della nascita di questo ragazzo e, senza uscire dalla traiettoria, compiva da sola il giro del polo celeste, non come queste stelle che restano fisse sul firmamento. Quando la contemplammo per la prima volta, ci parve che tutto il popolo celeste non ne potesse contenere la grandezza. Ed anche il sole, con il suo splendore, non riusciva a ombreggiarla, ma apparve inferiore ai suoi bagliori» (A, 94).
L’enfasi tipicamente mitica che fa della stella un “segno” divino raggiunge il suo apogeo nella Cronaca di Zuqnin. Nella descrizione della stella, le fonti apocrife hanno dato libero sfogo alla fantasia, ma hanno anche saputo far convivere espressioni culturali, teologiche ed esoteriche all’interno di un unico tracciato descrittivo in cui l’astro risulta essere animato. Per averne una precisa indicazione, ricorriamo a Giovanni da Hildesheim, che nella sua Historia Trium Regum (XIV secolo) ebbe cura di compendiare numerosi temi legati alla forma della stella. Le fonti di Hildesheim erano gli Apocrifi dell’Infanzia, da cui aveva tratto le parti salienti; ad esempio, il Vangelo dell’Infanzia Armeno sottolinea che la stella era «più splendente della luce del sole e delle stelle che sono in cielo, perché infatti non sarà una stella, ma un angelo di Dio» (14,2). Per il Vangelo dell’Infanzia Arabo Siriaco era «un angelo, sotto forma di quella stella che prima era stata la loro guida nel viaggio» (7,1); sulla stessa linea il Vangelo Infanzia Armeno: «Perché infatti non sarà una stella, ma un angelo di Dio» (14,2).Nella Natività di Maria del papiro Bodmer, è indicato che nella stella «c’era l’immagine di una vergine adolescente che reggeva un piccolo fanciullo sul cui corpo vi era una corona di luce» (42,5).
L’angelo/stella recupera parte della simbologia escatologica ben espressa dagli angeli apocalittici, affermandosi nell’iconografia orientale e trovando, con la mediazione dell’arte bizantina e quindi barbarica, una sua collocazione anche in Occidente: si pensi all’emblematico altare di Ratchis (737-744), a Cividale del Friuli.
Altare di Ratchis (dettaglio)
Esiste un libro segreto che da Melchisedecco è passato sotto segreto a Melchiorre, che lo ha consegnato a i genitori di Gesù; i quali lo hanno consegnato al piccolo.
Il Libro con il Calice sono custoditi tuttora in un luogo "inarrivabile".
Il libro di Melchisedecco pare sia stato scritto da Seth.Dal Pardes passato alla custodia di Melchisedecco.
In realtà Matteo non dice che fossero re, e nemmeno che fossero in tre. I doni che portavano erano tre, denotanti regalità e importanti per dei maghi: l'incenso è usato nei rituali magico-religiosi, e la mirra e un unguento cui venivano attribuitte proprietà miracolose. Baldassarre è di origine assira, significa "Dio protegge la sua vita", Melchiorre ha la radice "Malch" che significa "potenza", o forse deriva dall'ebraico e significa "il mio re è luce", e Gaspare è di origine iranica (da dove venivano i Magi) e significa "stimabile maestro". La "stella" che seguivano è probabilmente una congiunzione Giove/Saturno del 5 A. C.