Quest'ultima casta è anche chiamata "casta nemica" e "casta oscura", mentre quella degli arya è detta anche "casta divina". Il termine "ario" o "ariano" appartiene anche alla tradizione irànica. Quanto al De Gobineau, egli vuol ritrovare la radice ar di arya nella stessa parola tedesca Ehre, che significa "onore", per confermare l'inerenza del concetto di "onore" alla pura razza bianca; nella parola greca aristos, che implica l'idea di superiorità e si riconnette alla stessa radice; infine nel latino herus e nel tedesco Herr, parole che significano "signore" - donde di nuovo, l'idea della razza aria come razza di dominatori nati. Al centro della spiritualità della razza aria sta per il De Gobineau il concetto di luce, di splendore. Gli dèi ariani sono essenzialmente divinità della luce, dello splendore solare, del cielo luminoso, del giorno. Definito il concetto di razza bianca aria, di civiltà e di spiritualità aria, il De Gobineau non esita ad affermare che "ogni civiltà procede dalla razza bianca, nessuna può esistere senza il concorso di questa razza e una civiltà è grande e splendente proporzionatamente al fatto, che essa conservi per lungo tempo il nobile gruppo che l'ha creata, cioè un gruppo appartenente al ramo più illustre della specie, al ramo ario". Gruppi arii crearono la civiltà indù, la civiltà persiana e la civiltà greca, che poi fu modificata da elementi semiti. Le stesse antiche civiltà del Perù e del Messico sarebbero derivate da misteriose colonie arie. Infine, prettamente aria è l'ultima civiltà della storia del mondo, quella sorta dal Medioevo nordico-germanico. Il De Gobineau è l'introduttore del metodo razziale dinamico, cioè di un metodo che individua e separa qualità eterogenee in quel che in una data civiltà sembrava unito, e in funzione del dinamismo di questi elementi eterogenei, ricondotti a fattori etnici, lascia svolgere dinanzi a noi le vicende della vita e della morte delle varie civiltà. Per esempio, il sentimento estetico e la creazione artistica sarebbero dei derivati della combinazione del sangue ario col sangue negro-melanesiano. Il relazione a ciò, va anche ricordato che al De Gobineau va parimenti ricondotta una delle idee che avranno gran parte nella filosofia della civiltà razzisticamente intonata: l'opposizione fra razze maschili e razze femminili. Un altro prodotto della mescolanza del sangue per il De Gobineau sarebbbe il sentimento della patria e dell'autorità, che sorgerebbe dall'unione degli Arii con i Semiti, da una mitigazione semitica del gusto ariano per l'isolamento, l'indipendenza e la personalità. Per il De Gobineau i Germani e le altre stirpi nordiche del periodo delle invasioni appaiono naturalmente come razze di puro sangue ario. La conclusione delle vedute del Gobineau, quali si trovano esposte nella sua opera principale, il famoso Saggio sull'Ineguaglianza delle Razze Umane [6], che vide la luce fra il 1853 e il 1855, è pessimista. Note del curatore:
[1] Questo brano è tratto dal saggio di Julius Evola "Il mito del sangue". Ndc. Ndc. Ndc.
[4] Felice intuizione precorritrice delle scoperte di G. Dumézil sulla "tripartizione" delle società indoeuropee. Ndc.
[6] Essai sur l'inégalité des races humaines, tradotto e pubblicato in Italia nel 1997 col titolo Saggio sulla disuguaglianza delle razze umane.




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