LETTERA APERTA ALL'EX PRESIDENTE SCALFARO

BASTA, PRESIDENTE, DI LEI NON SE NE PUO’ PIU’ !!

Caro Presidente,
il Suo ruolo di Presidente Emerito della Repubblica mi impone un doveroso rispetto, ma mi chiedo se – nel momento in cui Lei prende posizioni apertamente politiche – non debba essere considerato come tutti i comuni mortali e quindi essere anche oggetto di critica.
Ne ho molte da fare: innanzitutto per come Lei ripete in modo francamente ossessivo certi concetti storici sulla “Resistenza” che vanno senz’altro rispettati, ma sui quali sarebbe giusto aprire finalmente un serio dibattito, perché la loro essenza e validità si perde perpetuando solo ricostruzioni perennemente di parte, senza la minima possibilità di esprimere dissenso né riletture (non “revisionistiche”, ma “storiche” !) di quanto effettivamente sia - non solo nella nostra zona - durante la guerra dal 1943 al 1945.

Fatti di cui Lei fu testimone indiretto, anche perchè – al contrario di chi scelse la pericolosa via della montagna (ma anche quella dell’altra parte, visto che in camicia nera c’era solo da perderci) - Lei preferì la più tranquilla posizione di Magistrato civile a Novara, pur sotto gli ordini della “bieca” e fascista Repubblica Sociale Italiana.
Un ruolo che lei mantenne dopo la Liberazione anche se – come pubblico ministero – non manco’ di chiedere ed ottenere (pur con dichiarato, “profondo travaglio intimo e personale”) anche la pena di morte per alcuni responsabili fascisti.

Un Suo dramma personale che non risparmiò quelle vite dalla fucilazione, ma che in Lei – a 61 anni di distanza – non trova ancora spazio, evidentemente, neppure per un appello alla riconciliazione nazionale che, infatti, Lei si è sempre ben guardato di fare.
Avanti, quindi, con tutti i “buoni” di qua (compresi quei partigiani comunisti che di cadaveri anche innocenti ne hanno avuti tanti sulla coscienza) e – ovviamente – tutti i cattivi di là.

Ma quello che Le contesto con forza è soprattutto il Suo ruolo politico a partire da quando, nel 1994, dopo che un voto gli italiani avevano liberamente scelto Berlusconi ed il centro-destra (cosa che a Lei proprio non garbava) anziché la “gioiosa macchina da guerra” del compagno Occhetto. Lei operò allora in tutti i modi per cambiare l’esito del voto popolare fino a giungere ad organizzare e volere quel “ribaltone” che portò poi l’Ulivo a governare.

Proprio Lei, che li aveva sempre criticati, scelse i comunisti, i post-comunisti e relativi alleati - che per decenni, a parole, aveva detto di osteggiare - aprendo loro le porte del governo.
Mio padre – che Lei ben ha conosciuto e frequentato – e migliaia di altri democristiani anticomunisti questo non glielo avrebbero (ed hanno) mai perdonato.
In quella occasione Lei non prese minimamente in considerazione il voto popolare, ma operò in modo equivoco e subdolo per restaurare il Suo volere, con una specie di “golpe” istituzionale motivato anche (secondo molti, ma anche a mio avviso) dalla volontà di coprire qualche “scheletro nell’armadio”, magari riposto durante il suo (troppo) lungo periodo in carica come Ministro dell’Interno e durante il quale – questo almeno me lo concede?! – i Suoi rapporti con i servizi segreti non furono all’insegna dell’eccezionale trasparenza.

Passano 11 anni ed oggi Lei, promosso al pomposo ruolo di “ Presidente Emerito della Repubblica”, si scaglia con veemenza contro un Parlamento composto dai deputati e senatori eletti dal popolo italiano che con i 4 voti prescritti - a maggioranza assoluta - ed oltre 2 anni di dibattiti ha votato una parziale modifica costituzionale. Proprio Lei, quello che quotidianamente si riempie la bocca dicendosi difensore della Democrazia e del Parlamento!
Lei, caro Presidente, che comincia sempre con il dire che “Le Costituzioni non si votano a maggioranza…” Scusi, ma dov’era quando la sinistra impose nel 2001 un suo testo costituzionale, raffazzonato e confuso, votandolo con soli 4 ( dicesi quattro) voti di margine?

Allora Lei non si scandalizzò, non chiese più ampie maggioranze, non ammise che con quel testo le autonomie locali diventavano ingovernabili perché non erano più chiare le rispettive funzioni delle diverse amministrazioni dello stato.
Ora invece che “questo” Parlamento, (perfettamente legittimo e legittimato) solo perché ha una maggioranza che a Lei non garba, ha varato un testo sicuramente discutibile, ma cercando di dare risposte concrete e variando una Costituzione che tutti – tranne Lei - ammettevano dovesse essere riformata…Lei si straccia le vesti (e la Sua lunga sciarpa bianca) insultando tutti e tutti.

Quanta ipocrisia, signor Presidente, anche perché questo Parlamento (e poteva benissimo non farlo..) ha voluto che comunque la riforma costituzionale fosse poi oggetto di un referendum popolare, che si terrà a giugno: non Le pare questo un buon esempio di democrazia e di libertà, e non è strano che questo metodo viene proprio da quel centro-destra che Lei tanto aborrisce? La sinistra a suo tempo non lo fece … Ed io, rappresentante del popolo, fino a prova contraria eletto dalla gente perfino con più voti di quando fu eletto Lei, mi sento offeso da questo suo atteggiamento.
Sarebbe giusto spiegare, discutere e commentare – piuttosto - sul perché si vogliono certe riforme, mentre Lei critica a senso unico, ancora una volta senza contraddittorio alcuno (vorrei proprio poter dibattere pubblicamente con Lei! ) usando ed abusando del Suo ruolo di ex Presidente della Repubblica.

Un titolo che, come Lei ben sa, Le attribuisce – proprio per il suo ruolo presunto di “super partes” !! - non solo un seggio a vita a Palazzo Madama, ma anche tutta una serie di costosi vantaggi personali a Lei e discendenti( perfino Sua figlia Marianna, tanto per esempio, avrà diritto all’auto blu e scorta a vita!)
Forse Lei non se ne è accorto, ma l’Italia di oggi è un po’ diversa – e a volte peggiore - da quando lei negli anni ’50 affrontava le donne al ristorante perché avevano una spalla scoperta: è un’Italia meno bigotta e più matura, che crede per esempio anche nel federalismo – purchè sia ben garantita l’unità dello Stato – che non vuole più governi che durino un mese ma una intera legislatura, che vuole votare direttamente i propri eletti e soprattutto non vuole che poi passino di qua o di là a seconda di
come tira il vento, proprio come Lei ha fatto nel 1994.

Certo che il nuovo testo costituzionale potrà essere criticato e migliorato, ma tutto non può restare ingessato per i decenni solo perché Lei un giorno nel 1947 votò quella Costituzione, o perché – con il migliore augurio che il Signore non lo chiami a sé prima del 2011 – spariranno i senatori a vita !
Ma si rende conto di come facendo il “girotondino” insieme ai no global più arrabbiati abbia messo in ridicolo il Suo ruolo istituzionale? E tutto per avere ancora qualche titolo di giornale? …Che tristezza, signor Presidente !