Non c'è più tempo per la satira. E' una strana campagna elettorale. Perchè sui cento schermi televisivi, a colazione, a pranzo, a cena o a merenda, sono quasi completamente assenti i discorsi politici. Siamo assaliti dai comici, anzi da un Capocomico eccezionale che imperversa con i suoi occhietti audaci e allusivi. Uno che improvvisa uno spettacolino dopo l'altro. Una volta sventola un giornale denominato l'Unità che annuncia la morte di tal Giuseppe Stalin, un'altra volta accusa i redattori dello stesso giornale d'aver sostenuto che lui è la controfigura di Saddam e d'essere così i mandanti del suo prossimo assassinio. Un'altra ancora descrive un'Italia miracolata, in preda a felicità inebrianti per le buste paga emanate direttamente dal governo e gonfie di Euro. E poi attacca chi vuole impedirgli di costruire, nel cuore della Brianza, un'immensa tomba di massa per i suoi ventiquattro parenti. Oppure invita tutti a cena con il presidente della Banca nazionale del lavoro a parlare dell'Unipol. Insomma, tenta di farci morir dal ridere.
E così cala il silenzio su cose meno divertenti. Tipo il fatto che si sono promessi ponti faraonici e intanto la Salerno-Reggio Calabria ogni estate fa imbestialire gli italiani. E la stessa cosa succede a Fiumicino o alla Malpensa quando si deve prendere un aereo e ci si accorge che l'Alitalia è ancora sull'orlo del crack e basta un po' di neve per bloccare i voli. Oppure non si discute sul fatto che mancano le case di abitazione e per rinnovare i contratti di lavoro occorrono mesi e mesi, mentre i giovani trovano solo lavori precari.
Andiamo in tal modo alle elezioni. Come se si andasse in gita all'Isola dei famosi.
C'è un aspetto curioso. Le mosse di questo grande comico che si dice sia anche a capo del governo italiano, hanno come iniettato una dose di grande attivismo nella sinistra. Un esempio eclatante di tale rinata vitalità lo si è visto nel ritorno, dopo quaranta anni, alla diffusione porta a porta del giornale omicida l'Unità. Dirigenti famosi come Piero Fassino, Massimo D'Alema, Sergio Cofferati sono andati nelle piazze italiane a vendere il giornale. Tutto merito, appunto, del capo comico.
Qualcuno sussurra che in realtà costui faccia il doppio gioco. Finga di combattere, con la sua mordacità esagerata, il centrosinistra, ma in realtà sia lui stesso un alfiere del cambio di governo. Non ne può più di Letta, Casini, Fini, e delle tante noiose pratiche governative. Vuole lasciare Palazzo Chigi per tornare nella sua casa prediletta. Il cabaret.




Non c'è più tempo per la satira. E' una strana campagna elettorale. Perchè sui cento schermi televisivi, a colazione, a pranzo, a cena o a merenda, sono quasi completamente assenti i discorsi politici. Siamo assaliti dai comici, anzi da un Capocomico eccezionale che imperversa con i suoi occhietti audaci e allusivi. Uno che improvvisa uno spettacolino dopo l'altro. Una volta sventola un giornale denominato l'Unità che annuncia la morte di tal Giuseppe Stalin, un'altra volta accusa i redattori dello stesso giornale d'aver sostenuto che lui è la controfigura di Saddam e d'essere così i mandanti del suo prossimo assassinio. Un'altra ancora descrive un'Italia miracolata, in preda a felicità inebrianti per le buste paga emanate direttamente dal governo e gonfie di Euro. E poi attacca chi vuole impedirgli di costruire, nel cuore della Brianza, un'immensa tomba di massa per i suoi ventiquattro parenti. Oppure invita tutti a cena con il presidente della Banca nazionale del lavoro a parlare dell'Unipol. Insomma, tenta di farci morir dal ridere.
Rispondi Citando
