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Mi spiace dirti che ti fa difetto la conoscenza di una vasta letteratura sugli ordini spontanei e sulla non necessità dell'autorità centrale: non parlo di anarchici ottocenteschi, ma di economisti e teorici dei giochi.
L'antitrust si occupa sempre di situazioni viziate dal preventivo intervento statale: ad esempio Microsoft è tributario di un copyright (ossia di una concessione regia), e poi occorre intervenire nuovamente perchè ne abusa. Se il mercato è libero, e non viziato dai contingentamenti statali, non si pone il problema dei new comers, che è in re ipsa. I soggetti forti del mercato non possono nulla, non disponendo della legittimazione all'uso della forza, nè tampoco del relativo monopolio. La fonte dei problemi è esattamente la presenza di un monopolista della forza: lo Stato, appunto, che si autolegittima come solutore dei problemi che esso stesso crea, e dà forza ai soggetti privati che gli sono più vicini, che da soli non potrebbero nulla.
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Io non sono un economista né un filosofo. Sarà terreno tuo, non mio. Non si può cercare di essere onniscienti, rischiando di sapere pochissimo di molte cose.
Il copyright è una esigenza di tutela dell'invenzione, poiché l'idea viene diffusa se è tutelata. Naturalmente il copyright deve essere di durata limitata per contemperare opposte esigenze: tutelare l'idea inventiva e di evitare rendite di posizione. Questo è il compito di un liberale: regolare contrapposti interessi.
Se il mercato è senza autorità i sogggetti forti faranno le regole per impedire agli altri soggetti di entrare nel mercato, per escluderli e soffocarli. Il mercato lasciato a sé stesso porta, tendenzialmente, al monopolio. Porta alla impossibilità del consumatore degli soggetti della produzione di avere adeguato potere di interazione col soggetto forte e di difesa dagli abusi, anche giuridici.
L'esempio di Microsoft dovrebbe insegnare appunto che il compito dello stato è impedire l'abuso di posizione dominante, che è un tipico effetto del mercato lasciato a sé stesso.
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Pensa che, a differenza di te, io so addirittura pochissimo di ancor meno cose. Secondo la concezione libertaria che seguo, il diritto, in quanto uso della forza, si giustifica solo a fronte dell'uso della forza. Il copyright usa la forza dello Stato per inibire condotte nonviolente (come la duplicazione), quindi mi rifiuto di "contemperare" l'interesse del nonviolento con quello del violento.
Su Microsoft evidentemente non mi sono spiegato: lungi dal costituire un esempio di mercato lasciato a sè stesso, si tratta di un esempio di mercato drogato dal monopolio concesso statualmente, attraverso appunto il copyright. Quindi il tuo argomento cade.
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Citazione:
Il copyright è una esigenza di tutela dell'invenzione, poiché l'idea viene diffusa se è tutelata.
Siamo andati avanti secoli senza copyright e brevetti e le invenzioni e le scoperte si sono ugualmente diffuse.. La proprietà privata di una idea è deleteria, poichè tutto ciò che è astratto può essere condiviso da ogni essere umano nello stesso momento, a differenza di ciò che è concreto.
Cmq, un buon libro sull'argomento (che fmnicosia conoscerà sicuramente) è Copia Pure di Benjamin tucker.
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Caro Carrapipanu (c'entra Pirandello, l'Aria del continente?), a Tucker non verrà perdonato di essere il maggiore anarchico (liberale e individualista, anche se non disdegnava di essere definito socialista) americano dell'ottocento!
Permettimi di farmi ancora propaganda, dato che nel mio libro già citato mi dilungo su questa questione.
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Citazione:
Originariamente Scritto da fmnicosia
Caro Carrapipanu (c'entra Pirandello, l'Aria del continente?), a Tucker non verrà perdonato di essere il maggiore anarchico (liberale e individualista, anche se non disdegnava di essere definito socialista) americano dell'ottocento!
Permettimi di farmi ancora propaganda, dato che nel mio libro già citato mi dilungo su questa questione.
No, c'entrano più umilmente le origini della mia famiglia, unita a questa stupenda citazione:
Chiamare qualcuno carrapipanu, che la persona
provenisse o no da quel paese, era un insulto
dato che tale parola simboleggiava quasi tutto
quello che ci fosse di maleducato e sgraziato.
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Non ho colto nelle tue parole nulla di sgraziato, ma forse mi sono perso il meglio, se è vero che sono arrivato solo ora in questo forum.
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Scusa se trovo solo ora il tempo di riprendere questo 3d ma ero preso dal bordello votatorio.
Citazione:
Tucker non verrà perdonato di essere il maggiore anarchico (liberale e individualista, anche se non disdegnava di essere definito socialista)
Non solo non disdegnava di essere definito così, lui si definiva così. Del resto lui era anche contrario al capitalismo, che non coincideva a suo dire con il libero mercato ma con forme di monopolio privato del tutto funzionali al sistema oligarchico che governava (governa?) la maggior parte degli stati.
Era tanto uno strenuo difensore della proprietà privata quanto dell'uguaglianza. Come non ricordare che tra i difetti del sistema capitalistico lui metteva tanto le tasse quanto il profitto?
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Al di là dei particolari, è forse l'anarchico che meglio ha realizzato la quadratura del cerchio tra i due poli dell'individualismo e del socialismo: era radicalmente per il mercato, ma contro i monopoli capitalistici, come ricordi tu.
Era anticomunista, ma contro il controllo della terra da parte di pochi. Contro lo Stato come fonte di tutti gli altri monopoli (compresi brevetti e copyright), ma si ricollegava ovviamente alla tradizione liberale dei padri fondatori americani.
Ricordo gli altri due della triade libertaria americana ottocentesca: Josiah Warren e Lysander Spooner: il primo immaginava un mercato a prezzo di costo (altra quadratura del cerchio tra liberalismo e socialismo), il secondo contestava il carattere vincolante della costituzione (non l'ho firmata!, diceva).
Vogliamo fare una correntina radicalmente libertaria dentro RNP?
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non in base a criteri che rislutano più utili perchè allora bisognarebbe chiarire quali i criteri in base ai quali si determina l'utilità delle norme di distribuzione iniziale.
oggettività e generalità dei criteri della distribuzione iniziale.
ripartizione in parti uguali o in base al carico delle bocche??
poi anche se si giungesse a una distribuzione condivisa, se poi il mercato distribuisce (rectius: redistribuisce in bae alle capacità personali) in modo diseguale non credi che si formerebbe una fazione che con qualche ragione chiederebbe una nuova ripartenza. un nuova distribuzione giusta?.
allora non si inserisco due diverse giustizie?