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Alla questione è dedicato il mio saggio "Il dittatore libertario". La proposta è di considerare il mondo non res nullius, come ritengono gli anarco-capitalisti di destra, ma res communis, come riteneva Locke. Ne deriva che ogni appropriazione individuale deve essere accompagnata da una compensazione a favore dei non proprietari (oppure che siano tutti proprietari). Il mercato redistribuisce il surplus, ma non intacca la base comune, sicchè ognuno mantiene la nuda proprietà della sua quota di mondo, ricavandone un canone che varrà come reddito di esistenza. Nella mia proposta saranno agenzie in concorrenza a effettuare i conteggi, ma nell'oggi mi sta bene che lo faccia lo Stato come unica funzione di intervento (altro che opere liriche!).
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L'idea che siano tutti proprietari è la più affascinante se la colleghi al modello della concorrenza perfetta. L'unico modo perchè il mercato elimini da solo il profitto è che nessuna azienda sia talmente avvantaggiata rispetto alle altre (vuoi per grandezza o per accesso alla pubblicità) da potere influenzare il mercato stesso. Da ciò ne viene fuori che la concorrenza stessa nel lungo periodo tenderebbe ad abbattere i prezzi sino al costo di produzione, annullando il profitto.
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La proprietà è il diritto di godere e disporre di un bene.
Nessuna proprietà comune delle cose di cui non vi è appropriazione. Questa è una astrazione lontana dalla realtà.
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La tua definizione è interessante. Se la proprietà è il diritto di Disporre di un bene, quando io non lo utilizzo questo che fine fa? Esiste un diritto all'accumulo di proprietà per te? Io ho dei problemi in questo senso, perchè attraverso l'accumulo eccessivo di risorse economiche si arriva facilmente a situazioni oligopolistiche..
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Non è la mia definizione della proprietà, ma quella del Codice Napoleone, sulla quale sono stati ritagliati tutti i codici moderni.
Il non utilizzo di un bene non significa perdita della proprietà. L'effettivo godimento non è una attività continuativa e necessaria per conservare il diritto di proprietà, ma una facoltà.
Il non esercizio non corrisponde a perdita del diritto se non c'è un altrui esercizio pacifico e ininterrotto, come se fosse proprietario, per un periodo piuttosto lungo (usucapione).
I problemi di utilizzo oligopolistico della proprietà sono reali. Non perché costiuscono le manomorte (che con l'attuale sistema produttivo e l'attuale tassazione sono non realizzabili), ma perché limitano la libertà del mercato.
Ecco la necessità di un efficace antitrust.
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Io considero giusto il diritto di un proprietario a disporre di un suo bene quando lui desidera, ma quando lui non la utilizza che si fa? Ok, giustamente non corrisponde a perdita di tale diritto, ma se si tratta di risorse che potrebbe essere utili ad altri? Parlo per esempio di un bene come la casa, ma anche di un mezzo produttivo quale la terra...
Le tue obiezioni apportano dei correttivi (che condivido veh..) ad un sistema che vuoi per un motivo vuoi per l'altro così è e così ce lo dobbiamo tenere..
Però visto che si faceva un 3d di teoria cercavo di andare oltre, vedere quali altre idee di proprietà potrebbero essere applicate.
A me piace un'idea a metà tra Bookchin e Tucker, per cui la proprietà diventa (sui beni durevoli, perchè su quelli di immediato consumo tale ragionamento non è possibile) un diritto di prelazione. Ovverro se mai io ne avrò bisogno, avrò sempre la possibilità di utilizzare quel bene. Nel caso di mancato utilizzo invece, il possesso passa temporaneamente a chiunque ne abbia bisogno..
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Caro Mat Kava, al di là dei dettagli mi pare che ti collochi un un'area libertaria che è la mia e di alcuni amici, che io definisco anarchica di centro, per distinguerla da un lato dagli anarco-capitalisti di destra e dall'altra dagli anarco-collettivisti: un mercato senza soperchierie. Presto dovremmo uscire con un nostro "manifesto libertario" in cui renderemo pubblica la nostra posizione.
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Citazione:
Originariamente Scritto da fmnicosia
Caro Mat Kava, al di là dei dettagli mi pare che ti collochi un un'area libertaria che è la mia e di alcuni amici, che io definisco anarchica di centro, per distinguerla da un lato dagli anarco-capitalisti di destra e dall'altra dagli anarco-collettivisti: un mercato senza soperchierie. Presto dovremmo uscire con un nostro "manifesto libertario" in cui renderemo pubblica la nostra posizione.
Lo leggerò con piacere, appena lo pubblicate mi mandi un pvt? Grazie Mille.
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Aguas, tu saresti un avvocato civilista?!! Dio scampi e liberi chiuque avesse la sfortuna di essere difeso da te...